V DOMENICA DI PASQUA

il: 

28 Aprile 2026

di: 

giovanni 2
giovanni 2

Immagine elaborata digitalmente

Un Popolo Sacerdotale sulla “via” di Cristo

Letture: At 6, 1-7; 1 Pt 2, 4-9; Gv 14, 1-12

La Chiesa è il popolo in cammino verso il Regno, dove Cristo ormai è andato a prepararci un posto, per ritornare poi a prenderci per sempre con sé. Per arrivare al Regno, la Chiesa sa che non ha altra strada che Cristo. Lui solo è “la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Vangelo: Gv 14,1-12). Gesù è la via (At 9,2; Gv 10,9) verso la verità (Gv 1,14.17; 8,31-32; 18,37) e la vita (Gv 1,3; 5,21.26; 10,10.28); e al contempo è la via perché è la verità e la vita.

La Chiesa annuncia al mondo questo scandalo: non si arriva a Dio tramite visioni, apparizioni, mirabolanti esperienze; non ci portano a Dio nessuno dei grandi personaggi che hanno calcato la scena umana: filosofi, pensatori, intellettuali, santoni, mistici, fondatori di varie religioni. L’unica “via” a Dio, l’unica “verità”, la sola “vita” del mondo, l’”unico maestro e unica guida” (Mt 23,8.10) è il falegname di Nazareth, il “figlio del carpentiere” (Mt 13,55), quel Galileo nato a Betlemme in una stalla e morto crocifisso a Gerusalemme come un malfattore. In lui, Dio è diventato il nostro vicino di casa, si è fatto l’uomo della porta accanto. Ma Gesù è nel Padre ed il Padre in lui: “Io e il Padre siamo una cosa sola” (Gv 10,30.38; 14,10-11). Gesù è davvero l’”Emmanuele, che significa Dio con noi” (Mt 1,23). La contemplazione del suo volto, la fede in lui sono l’esperienza di Dio: “Chi ha visto me ha visto il Padre” (Gv 14,9).

Gesù ha confermato il suo essere Dio con le sue grandi opere, soprattutto con la sua resurrezione. Ma afferma: “Chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi” (Gv 14,12). La sua Chiesa è chiamata a compiere opere addirittura maggiori di quelle del Maestro. E per questo che la Chiesa sarà tutta ministeriale. La prima Lettura ci narra l’istituzione del diaconato, che si pone accanto all’episcopato e al presbiterato (At 6,1-7). La seconda Lettura va oltre: se in Israele esisteva una tribù specificamente deputata al culto (Nm 1,48-54; 3,5-51), ora tutti i credenti in Cristo sono chiamati ad essere popolo sacerdotale: “Stringendovi a lui, pietra viva…, anche voi venite impiegati… per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio” (1 Pt 2,4-5). Gesù infatti “ha fatto di noi un regno di sacerdoti per il suo Dio e Padre” (Ap 1,6; 5,10; 20,6). “In tutto il Nuovo Testamento coloro che noi oggi chiamiamo sacerdoti non vengono chiamati così. Addetti al culto sono tutti i cristiani. Apparteniamo tutti alla tribù di Levi… Tutti i battezzati realizzano un nuovo tipo di sacerdozio, in quanto siamo consacrati a servizio di Dio nella testimonianza di tutta la vita, per offrire a lui il sacrificio di noi stessi, quale autentico culto in spirito e verità.” (A. Fontana).

Il Concilio Ecumenico Vaticano II ha parlato di “sacerdozio comune dei fedeli” (Lumen gentium., nn. 10-11). “L’Eucarestia è azione di Cristo e della Chiesa: il sacerdote ha il compito specifico di presiederla, ma tutti la celebrano, soprattutto accogliendo il dono che Dio ci fa in essa affinché noi lo viviamo in tutta la nostra vita. Non è il semplice fatto di dire Messa che «dà gloria a Dio», ma è la nostra vita stessa che deve dare gloria a Dio, diventando Eucarestia quotidiana” (A. Fontana). Celebrare l’Eucarestia significa per tutti diventare “sacrificio vivente, santo e gradito a Dio” (Rm 12,1; 15,16; Eb 13,15): essere cioè “uomini eucaristici”, di dono, di servizio, di comunione. Uniti a Cristo, potremo realizzare opere più grandi di quelle da lui compiute!

Fonte

Un Popolo Sacerdotale sulla “via” di Cristo

Letture: At 6, 1-7; 1 Pt 2, 4-9; Gv 14, 1-12

La Chiesa è il popolo in cammino verso il Regno, dove Cristo ormai è andato a prepararci un posto, per ritornare poi a prenderci per sempre con sé. Per arrivare al Regno, la Chiesa sa che non ha altra strada che Cristo. Lui solo è “la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Vangelo: Gv 14,1-12). Gesù è la via (At 9,2; Gv 10,9) verso la verità (Gv 1,14.17; 8,31-32; 18,37) e la vita (Gv 1,3; 5,21.26; 10,10.28); e al contempo è la via perché è la verità e la vita.

La Chiesa annuncia al mondo questo scandalo: non si arriva a Dio tramite visioni, apparizioni, mirabolanti esperienze; non ci portano a Dio nessuno dei grandi personaggi che hanno calcato la scena umana: filosofi, pensatori, intellettuali, santoni, mistici, fondatori di varie religioni. L’unica “via” a Dio, l’unica “verità”, la sola “vita” del mondo, l’”unico maestro e unica guida” (Mt 23,8.10) è il falegname di Nazareth, il “figlio del carpentiere” (Mt 13,55), quel Galileo nato a Betlemme in una stalla e morto crocifisso a Gerusalemme come un malfattore. In lui, Dio è diventato il nostro vicino di casa, si è fatto l’uomo della porta accanto. Ma Gesù è nel Padre ed il Padre in lui: “Io e il Padre siamo una cosa sola” (Gv 10,30.38; 14,10-11). Gesù è davvero l’”Emmanuele, che significa Dio con noi” (Mt 1,23). La contemplazione del suo volto, la fede in lui sono l’esperienza di Dio: “Chi ha visto me ha visto il Padre” (Gv 14,9).

Gesù ha confermato il suo essere Dio con le sue grandi opere, soprattutto con la sua resurrezione. Ma afferma: “Chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi” (Gv 14,12). La sua Chiesa è chiamata a compiere opere addirittura maggiori di quelle del Maestro. E per questo che la Chiesa sarà tutta ministeriale. La prima Lettura ci narra l’istituzione del diaconato, che si pone accanto all’episcopato e al presbiterato (At 6,1-7). La seconda Lettura va oltre: se in Israele esisteva una tribù specificamente deputata al culto (Nm 1,48-54; 3,5-51), ora tutti i credenti in Cristo sono chiamati ad essere popolo sacerdotale: “Stringendovi a lui, pietra viva…, anche voi venite impiegati… per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio” (1 Pt 2,4-5). Gesù infatti “ha fatto di noi un regno di sacerdoti per il suo Dio e Padre” (Ap 1,6; 5,10; 20,6). “In tutto il Nuovo Testamento coloro che noi oggi chiamiamo sacerdoti non vengono chiamati così. Addetti al culto sono tutti i cristiani. Apparteniamo tutti alla tribù di Levi… Tutti i battezzati realizzano un nuovo tipo di sacerdozio, in quanto siamo consacrati a servizio di Dio nella testimonianza di tutta la vita, per offrire a lui il sacrificio di noi stessi, quale autentico culto in spirito e verità.” (A. Fontana).

Il Concilio Ecumenico Vaticano II ha parlato di “sacerdozio comune dei fedeli” (Lumen gentium., nn. 10-11). “L’Eucarestia è azione di Cristo e della Chiesa: il sacerdote ha il compito specifico di presiederla, ma tutti la celebrano, soprattutto accogliendo il dono che Dio ci fa in essa affinché noi lo viviamo in tutta la nostra vita. Non è il semplice fatto di dire Messa che «dà gloria a Dio», ma è la nostra vita stessa che deve dare gloria a Dio, diventando Eucarestia quotidiana” (A. Fontana). Celebrare l’Eucarestia significa per tutti diventare “sacrificio vivente, santo e gradito a Dio” (Rm 12,1; 15,16; Eb 13,15): essere cioè “uomini eucaristici”, di dono, di servizio, di comunione. Uniti a Cristo, potremo realizzare opere più grandi di quelle da lui compiute!

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