Congo | Ero malato e mi avete visitato”: una missione che interpella tutti

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13 Febbraio 2026

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Dal nostro corrispondente per l’Africa, un commento dell’incontro per i delegati della pastorale dei malati nella diocesi di Kisangani

La Pastorale dei malati al cuore della riEvoluzione delle opere di misericordia

In occasione della Giornata mondiale del malato, celebrata l’11 febbraio, l’arcidiocesi di Kisangani ha organizzato una formazione pastorale destinata ai delegati della pastorale dei malati.

Animato dall’abate Victor Mbatu, direttore del Centro di Pastorale, l’incontro ha messo in luce l’urgenza di una “riEvoluzione delle opere di misericordia”, invitando le comunità cristiane a una presa in carico integrale delle persone malate alla luce del Vangelo.

La malattia, luogo teologico e pastorale

Fin dall’introduzione, l’abate Victor Mbatu ha ricordato che la malattia è una delle esperienze umane più universali e più destabilizzanti. Essa rende fragile il corpo, mette alla prova la fede, sconvolge le relazioni familiari e spesso immerge le persone nella solitudine e nell’angoscia.

Di fronte a questa realtà, la Chiesa non può restare spettatrice: è inviata proprio nei luoghi della sofferenza.

Richiamandosi al Vangelo di Matteo – «Ero malato e mi avete visitato» (Mt 25,36) – ha sottolineato una verità centrale della fede cristiana: il malato non è soltanto qualcuno da aiutare, ma è il luogo dell’incontro con Cristo stesso. Visitare un malato diventa così un atto di fede incarnata, un criterio del Regno, e non una semplice opera sociale.

Pastorale dei malati: una misericordia che diventa missione

abbè-Victor_Congo_pastorale-malati_opere-misericordiaAl centro della catechesi vi era l’espressione forte di “riEvoluzione delle opere di misericordia”, in richiamo anche al Forum OPERA M di spazio + spadoni, che si è svolto nell’arcidiocesi di Kisangani nel settembre 2024 e che continua a suscitare frutti grazie all’impegno dell’abate Victor e del Centro di Pastorale nel diffondere le opere di misericordia.

Parlare di “riEvoluzione” non significa evocare uno sconvolgimento violento, ma un cambiamento nel nostro modo di vivere la misericordia e nel nostro stile pastorale. Si tratta di passare da una compassione spontanea e occasionale a una misericordia organizzata, duratura e comunitaria.

La pastorale dei malati, ha insistito l’abate Victor, non può più essere marginale né riservata al solo sacerdote: riguarda tutta la comunità cristiana. La misericordia non è un’opzione pastorale, ma il cuore della missione della Chiesa, sull’esempio di Gesù che toccava i lebbrosi, rialzava i paralitici e si faceva vicino agli esclusi.

Una presa in carico integrale del malato

Uno dei contributi principali della formazione è stata la lettura pastorale integrale della malattia. Essa non tocca soltanto il corpo, ma anche la psiche, la vita sociale e la dimensione spirituale della persona. Paura di morire, senso di abbandono, perdita di reddito, stigmatizzazione, interrogativi sul senso della sofferenza: tutte realtà che richiedono una risposta globale.

Da qui l’importanza di un accompagnamento fatto di presenza fedele, ascolto paziente, preghiera, sacramenti e solidarietà concreta. Il sacramento dell’unzione degli infermi, ha ricordato l’abate, non è riservato ai morenti, ma è destinato a rafforzare la persona nella prova.

Una Chiesa-famiglia mobilitata

La formazione ha inoltre evidenziato il ruolo dei diversi attori pastorali: sacerdoti, catechisti, comunità ecclesiali vive, famiglie e giovani.pastorale-malati-congo Ognuno ha una parte da svolgere in questa rete di misericordia. Una parrocchia che si prende cura dei suoi malati diventa una vera casa di misericordia, dove nessuno si sente abbandonato.

L’abate Victor ha lanciato un appello chiaro: organizzare l’amore, strutturare la compassione e fare del malato il centro della sollecitudine cristiana.

Una RiEvoluzione dolce ma profonda, capace di trasformare le comunità cristiane in segni vivi del Vangelo e della misericordia.

Immagini

  • Foto di Rodrigue Bidubula

Dal nostro corrispondente per l’Africa, un commento dell’incontro per i delegati della pastorale dei malati nella diocesi di Kisangani

La Pastorale dei malati al cuore della riEvoluzione delle opere di misericordia

In occasione della Giornata mondiale del malato, celebrata l’11 febbraio, l’arcidiocesi di Kisangani ha organizzato una formazione pastorale destinata ai delegati della pastorale dei malati.

Animato dall’abate Victor Mbatu, direttore del Centro di Pastorale, l’incontro ha messo in luce l’urgenza di una “riEvoluzione delle opere di misericordia”, invitando le comunità cristiane a una presa in carico integrale delle persone malate alla luce del Vangelo.

La malattia, luogo teologico e pastorale

Fin dall’introduzione, l’abate Victor Mbatu ha ricordato che la malattia è una delle esperienze umane più universali e più destabilizzanti. Essa rende fragile il corpo, mette alla prova la fede, sconvolge le relazioni familiari e spesso immerge le persone nella solitudine e nell’angoscia.

Di fronte a questa realtà, la Chiesa non può restare spettatrice: è inviata proprio nei luoghi della sofferenza.

Richiamandosi al Vangelo di Matteo – «Ero malato e mi avete visitato» (Mt 25,36) – ha sottolineato una verità centrale della fede cristiana: il malato non è soltanto qualcuno da aiutare, ma è il luogo dell’incontro con Cristo stesso. Visitare un malato diventa così un atto di fede incarnata, un criterio del Regno, e non una semplice opera sociale.

Pastorale dei malati: una misericordia che diventa missione

abbè-Victor_Congo_pastorale-malati_opere-misericordiaAl centro della catechesi vi era l’espressione forte di “riEvoluzione delle opere di misericordia”, in richiamo anche al Forum OPERA M di spazio + spadoni, che si è svolto nell’arcidiocesi di Kisangani nel settembre 2024 e che continua a suscitare frutti grazie all’impegno dell’abate Victor e del Centro di Pastorale nel diffondere le opere di misericordia.

Parlare di “riEvoluzione” non significa evocare uno sconvolgimento violento, ma un cambiamento nel nostro modo di vivere la misericordia e nel nostro stile pastorale. Si tratta di passare da una compassione spontanea e occasionale a una misericordia organizzata, duratura e comunitaria.

La pastorale dei malati, ha insistito l’abate Victor, non può più essere marginale né riservata al solo sacerdote: riguarda tutta la comunità cristiana. La misericordia non è un’opzione pastorale, ma il cuore della missione della Chiesa, sull’esempio di Gesù che toccava i lebbrosi, rialzava i paralitici e si faceva vicino agli esclusi.

Una presa in carico integrale del malato

Uno dei contributi principali della formazione è stata la lettura pastorale integrale della malattia. Essa non tocca soltanto il corpo, ma anche la psiche, la vita sociale e la dimensione spirituale della persona. Paura di morire, senso di abbandono, perdita di reddito, stigmatizzazione, interrogativi sul senso della sofferenza: tutte realtà che richiedono una risposta globale.

Da qui l’importanza di un accompagnamento fatto di presenza fedele, ascolto paziente, preghiera, sacramenti e solidarietà concreta. Il sacramento dell’unzione degli infermi, ha ricordato l’abate, non è riservato ai morenti, ma è destinato a rafforzare la persona nella prova.

Una Chiesa-famiglia mobilitata

La formazione ha inoltre evidenziato il ruolo dei diversi attori pastorali: sacerdoti, catechisti, comunità ecclesiali vive, famiglie e giovani.pastorale-malati-congo Ognuno ha una parte da svolgere in questa rete di misericordia. Una parrocchia che si prende cura dei suoi malati diventa una vera casa di misericordia, dove nessuno si sente abbandonato.

L’abate Victor ha lanciato un appello chiaro: organizzare l’amore, strutturare la compassione e fare del malato il centro della sollecitudine cristiana.

Una RiEvoluzione dolce ma profonda, capace di trasformare le comunità cristiane in segni vivi del Vangelo e della misericordia.

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  • Foto di Rodrigue Bidubula
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