“Tunisicilianità”: quando i migranti vengono accolti davvero

Fonte: Il Mediterraneo24
Su “Il Mediterraneo24”, Stefano Edward ci racconta la storia di Mohamed Firas Bettem, un ragazzo tunisino oggi integrato in Sicilia, a Polizzi Generosa
(di Stefano Edward Puvanendrarajah)
Grazie a questo articolo, che spazio + spadoni ripubblica, Il Mediterraneo24 ci offre l’occasione di parlare della quarta opera di misericordia corporale: alloggiare i pellegrini.
Questa è una storia positiva di accoglienza e di integrazione, di riEvoluzione delle opere, ma la nostra domanda è: Quante volte le nostre porte restano chiuse al migrante, al diverso?
Basta poco per cambiare la vita di qualcuno, per fare sì che chi bussa a quella porta sia una persona felice. Basta essere misericordiosi.
L’adolescenza di Firas a Tunisi non è stata così semplice. Ha dovuto affrontare diverse fasi avverse, tra cui tante difficoltà economiche. Nonostante ciò, non si è tirato indietro, grazie al supporto imprescindibile di sua madre.
“Il mio era un destino vissuto attimo per attimo tra speranza e dolore, sacrificio e fame, e allo stesso tempo gratitudine e resilienza – sottolinea Firas -. Mia madre è un pilastro portante della mia vita. È una Iron Lady che ha sfidato tutto ciò che le stava attorno per crescere egregiamente me e mio fratello”, precisa con un po’ di commozione.
Il giorno della maturità è stato per lui uno spartiacque.
Poco dopo, con la famiglia, ha deciso di affrontare la traversata del Mediterraneo verso l’Europa: “Non è facile capire cosa possa spingere un giovane istruito a rischiare la vita in mare. È stata un’esperienza durissima, psicologicamente e fisicamente. Lampedusa è stata la soglia di un nuovo mondo, ma è la Sicilia che mi ha dato il coraggio di affrontare il mio destino”.
Fonte e immagine
Su “Il Mediterraneo24”, Stefano Edward ci racconta la storia di Mohamed Firas Bettem, un ragazzo tunisino oggi integrato in Sicilia, a Polizzi Generosa
(di Stefano Edward Puvanendrarajah)
Grazie a questo articolo, che spazio + spadoni ripubblica, Il Mediterraneo24 ci offre l’occasione di parlare della quarta opera di misericordia corporale: alloggiare i pellegrini.
Questa è una storia positiva di accoglienza e di integrazione, di riEvoluzione delle opere, ma la nostra domanda è: Quante volte le nostre porte restano chiuse al migrante, al diverso?
Basta poco per cambiare la vita di qualcuno, per fare sì che chi bussa a quella porta sia una persona felice. Basta essere misericordiosi.
L’adolescenza di Firas a Tunisi non è stata così semplice. Ha dovuto affrontare diverse fasi avverse, tra cui tante difficoltà economiche. Nonostante ciò, non si è tirato indietro, grazie al supporto imprescindibile di sua madre.
“Il mio era un destino vissuto attimo per attimo tra speranza e dolore, sacrificio e fame, e allo stesso tempo gratitudine e resilienza – sottolinea Firas -. Mia madre è un pilastro portante della mia vita. È una Iron Lady che ha sfidato tutto ciò che le stava attorno per crescere egregiamente me e mio fratello”, precisa con un po’ di commozione.
Il giorno della maturità è stato per lui uno spartiacque.
Poco dopo, con la famiglia, ha deciso di affrontare la traversata del Mediterraneo verso l’Europa: “Non è facile capire cosa possa spingere un giovane istruito a rischiare la vita in mare. È stata un’esperienza durissima, psicologicamente e fisicamente. Lampedusa è stata la soglia di un nuovo mondo, ma è la Sicilia che mi ha dato il coraggio di affrontare il mio destino”.
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Fonte: Il Mediterraneo24


