Reggio Calabria | Il mondo in casa

Foto di padre Renato Zilio
La Festa dei Popoli in piazza S. Agostino a Reggio Calabria: un inno alla convivenza e alla fraternità tra culture diverse
Una mano sul cuore, lo sguardo lontano, il corpo irrigidito dall’emozione, al momento dell’inno nazionale: era un incanto vederli tutti così, grandi e piccoli, sul palco. Infatti, con l’alternarsi dei differenti gruppi di danza, scorreva l’inno dell’Ucraina, poi della Georgia, del Marocco, dell’Egitto, della Romania, dell’Italia o delle Filippine… Sì, sempre un forte impatto emotivo per questi migranti da tempo radicati a Reggio Calabria. La centrale piazza di s. Agostino si trasformava, come per magia, in un pezzo di mondo. Era il pomeriggio di domenica 10 maggio.
La “Festa dei Popoli” 2026 voleva essere un’oasi, in mezzo al grave clima conflittuale dei nostri tempi, un segno controcorrente. Un simbolo di resistenza degli animi e dei popoli. Una vera boccata di ossigeno, in fondo, sapendo che violenza e guerre non fanno che soffocare la vita, le relazioni tra i popoli, spezzare tradizioni e valori, seminare odio per generazioni. Il tema quest’anno era: la “cultura dell’incontro”.
Le comunità presenti sul territorio, dalla Romania alle Filippine, dall’Ucraina al Marocco, scendevano in campo proprio per questo a Reggio Calabria. Per manifestare, attraverso la musica, il canto e le danze, il desiderio profondo di ogni uomo: coltivare la pace, l’incontro con l’altro, colui che proviene da altre terre o da altri orizzonti.
Il mondo vuole essere una casa comune, non una casa che brucia per un conflitto permanente.
Polizia, carabinieri e vigili urbani presenti ne rimanevano pure loro conquistati. Come pure gli operatori di TV locali.
In una decina di gazebo di ogni Paese venivano esposti e distribuiti cibi tradizionali, prodotti tipici, informazioni, in un’atmosfera sorprendente di condivisione e di fratellanza. “Solo attraverso l’incontro, il rispetto reciproco e la collaborazione – afferma convinta Natividad, filippina, – possiamo costruire una comunità più forte, inclusiva e ricca di umanità.”
Incontrare l’altro è un’arte esigente. Domanda di uscire di casa, uscire dalla propria mentalità, tradizione e abitudini.
Valorizza la diversità come arricchimento reciproco per il bene comune. Si oppone alla “cultura dello scarto” o alla “cultura dello scontro” così praticate ai nostri giorni. Ma allarga l’orizzonte, amplia le prospettive, andando oltre il gruppo di appartenenza.
Promuove, così, un mondo più fraterno e più umano.
In questo contesto si è fatto memoria, pure, delle centinaia di migliaia di calabresi nel mondo: vivono la stessa avventura migratoria in Argentina, Francia, Germania… Lo stesso coraggio. La stessa resilienza. La stessa passione.
Come ogni migrante, hanno un cuore più grande del normale, amando con uguale amore la terra di origine e quella di accoglienza. Sanno mettere insieme valori, lingue, gusti differenti: sono diventati uomini e donne di sintesi. Hanno sposato il mondo.
Come oggi, per davvero, questa piazza. Voilà, la cultura dell’incontro!
Immagine
- Foto di padre Renato Zilio
La Festa dei Popoli in piazza S. Agostino a Reggio Calabria: un inno alla convivenza e alla fraternità tra culture diverse
Una mano sul cuore, lo sguardo lontano, il corpo irrigidito dall’emozione, al momento dell’inno nazionale: era un incanto vederli tutti così, grandi e piccoli, sul palco. Infatti, con l’alternarsi dei differenti gruppi di danza, scorreva l’inno dell’Ucraina, poi della Georgia, del Marocco, dell’Egitto, della Romania, dell’Italia o delle Filippine… Sì, sempre un forte impatto emotivo per questi migranti da tempo radicati a Reggio Calabria. La centrale piazza di s. Agostino si trasformava, come per magia, in un pezzo di mondo. Era il pomeriggio di domenica 10 maggio.
La “Festa dei Popoli” 2026 voleva essere un’oasi, in mezzo al grave clima conflittuale dei nostri tempi, un segno controcorrente. Un simbolo di resistenza degli animi e dei popoli. Una vera boccata di ossigeno, in fondo, sapendo che violenza e guerre non fanno che soffocare la vita, le relazioni tra i popoli, spezzare tradizioni e valori, seminare odio per generazioni. Il tema quest’anno era: la “cultura dell’incontro”.
Le comunità presenti sul territorio, dalla Romania alle Filippine, dall’Ucraina al Marocco, scendevano in campo proprio per questo a Reggio Calabria. Per manifestare, attraverso la musica, il canto e le danze, il desiderio profondo di ogni uomo: coltivare la pace, l’incontro con l’altro, colui che proviene da altre terre o da altri orizzonti.
Il mondo vuole essere una casa comune, non una casa che brucia per un conflitto permanente.
Polizia, carabinieri e vigili urbani presenti ne rimanevano pure loro conquistati. Come pure gli operatori di TV locali.
In una decina di gazebo di ogni Paese venivano esposti e distribuiti cibi tradizionali, prodotti tipici, informazioni, in un’atmosfera sorprendente di condivisione e di fratellanza. “Solo attraverso l’incontro, il rispetto reciproco e la collaborazione – afferma convinta Natividad, filippina, – possiamo costruire una comunità più forte, inclusiva e ricca di umanità.”
Incontrare l’altro è un’arte esigente. Domanda di uscire di casa, uscire dalla propria mentalità, tradizione e abitudini.
Valorizza la diversità come arricchimento reciproco per il bene comune. Si oppone alla “cultura dello scarto” o alla “cultura dello scontro” così praticate ai nostri giorni. Ma allarga l’orizzonte, amplia le prospettive, andando oltre il gruppo di appartenenza.
Promuove, così, un mondo più fraterno e più umano.
In questo contesto si è fatto memoria, pure, delle centinaia di migliaia di calabresi nel mondo: vivono la stessa avventura migratoria in Argentina, Francia, Germania… Lo stesso coraggio. La stessa resilienza. La stessa passione.
Come ogni migrante, hanno un cuore più grande del normale, amando con uguale amore la terra di origine e quella di accoglienza. Sanno mettere insieme valori, lingue, gusti differenti: sono diventati uomini e donne di sintesi. Hanno sposato il mondo.
Come oggi, per davvero, questa piazza. Voilà, la cultura dell’incontro!
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- Foto di padre Renato Zilio

Foto di padre Renato Zilio


