Letture: Ml 3,19-20a; 2 Ts 3,7-12; Lc 21,5-19
Il genere apocalittico (da apo-kaluptein = s-velare, togliere il velo del mistero) è una rimeditazione sugli annunci profetici riguardanti gli interventi di Dio nella storia, ma soprattutto una rilettura immaginifica della teologia del “Giorno di IHWH” (jom ‘Adonaj): esso sarebbe stato il momento del giudizio finale di Dio contro le nazioni infedeli e contro lo stesso Israele peccatore (Is 13,6-13; Sof 1,14; Gl 4,14-20; Zc 14,1; Ml 3,14-19…), ma anche di salvezza dei giusti dopo un periodo di tribolazione e di afflizione, con retribuzione terrena o futura (Dn 9; 11; 12…). In un tempo di crisi e di oppressione, si rinnova la speranza in Dio che, tramite il suo Messia, interverrà per sconfiggere gli empi e far trionfare i buoni.
Nel brano del Vangelo di oggi si parla della distruzione del magnifico Tempio di Gerusalemme (70 d. C.), che Erode il grande aveva fatto costruire una cinquantina d’anni prima; si parla di falsi profeti che si presenteranno come divinità da adorare, attribuendosi il Nome stesso di Dio: “Egó eimi: Io sono” (Lc 21,8); di guerre mondiali, terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e tragedie cosmiche (pensiamo agli sconvolgimenti climatici…) (Lc 21,10-11), e terribili persecuzioni dei credenti (Lc 21,12.16-17).
Ma questi avvenimenti – eresie, guerre, persecuzioni, fenomeni cosmici – non sono tanto una predizione di sciagure future: Gesù li considera come situazioni tipiche e ricorrenti, che il discepolo deve essere sempre pronto ad affrontare. È la storia di tutti gli uomini di tutti i tempi che è costellata da questi frangenti di paura e di angoscia.
Nel Vangelo odierno c’è anzitutto un ammonimento. Come affermava Papa Francesco: “Questo discorso di Gesù è sempre attuale, anche per noi che viviamo nel XXI secolo. Egli ci ripete: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome» (Lc 21,8). È un invito al discernimento, questa virtù cristiana di capire dove è lo spirito del Signore e dove è il cattivo spirito. Anche oggi, infatti, ci sono falsi «salvatori», che tentano di sostituirsi a Gesù: leader di questo mondo, santoni, anche stregoni, personaggi che vogliono attirare a sé le menti e i cuori, specialmente dei giovani. Gesù ci mette in guardia: «Non andate dietro a loro!». «Non andate dietro a loro!»“.
Poi il Vangelo ci dà una Parola di consolazione e di speranza. Scrive Ermes Ronchi: “Dov’è la buona notizia su Dio e sull’uomo in questo Vangelo di catastrofi, in questo balenare di spade e di pianeti che cadono? Se ascoltiamo con attenzione, ci accorgiamo di un ritmo profondo: ad ogni immagine della fine si sovrappone il germoglio della speranza. Lc 21,9: «Quando sentirete parlare di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, non è la fine»; ai vv.16-17: «Sarete imprigionati, traditi, uccideranno alcuni, sarete odiati, ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto»; e ancora ai vv. 25-28: «Vi saranno segni nel sole, nella luna, nelle stelle, e sulla terra angoscia e paura: ma voi risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina». Ad ogni descrizione di dolore, segue un punto di rottura, dove tutto cambia, un tornante che apre l’orizzonte, la breccia della speranza: «Non vi spaventate, non è la fine; neanche un capello…; risollevatevi»… Al di là di profeti ingannatori, al di là di guerre e tradimenti, anche quando l’odio dovesse dilagare dovunque, ecco quell’espressione struggente: «Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto»; raddoppiata da Mt 10,30: «I capelli del vostro capo sono tutti contati, non abbiate paura»… Perché Dio come un innamorato ha cura di ogni dettaglio del suo amato”.
Afferma Enzo Bianchi: “Il discepolo sa che nulla potrà separarlo dall’amore di Cristo: né la persecuzione, né la prigione, né la morte (cfr Rm 8,35)… In ogni avversità, il cristiano non deve temere nulla. Deve solo continuare a confidare nel Signore Gesù, accogliendo la sua promessa: «Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita». Ecco la virtù cristiana per eccellenza, l’hypomoné, la perseveranza-pazienza: è la capacità di non disperare, di non lasciarsi abbattere nelle tribolazioni e nelle difficoltà, di rimanere e durare nel tempo, che diviene anche capacità di supportare gli altri, di sopportarli e di sostenerli. La vita cristiana, infatti, non è l’esperienza di un momento o di una stagione della vita, ma abbraccia l’intera esistenza, è «perseveranza fino alla fine» (cfr Mt 10,22; 24,13), continuando a vivere nell’amore «fino alla fine», sull’esempio di Gesù (Gv 13,1). Ecco perché questa pagina evangelica non parla della fine del mondo, ma del nostro qui e ora: la nostra vita quotidiana è il tempo della difficile eppure beata (cfr Gc 5,11) e salvifica perseveranza”.
Quanta speranza in questo brano evangelico! È un richiamo alla pazienza, al saper aspettare i frutti sicuri della salvezza, confidando nel senso profondo della vita e della storia: le prove e le difficoltà fanno parte di un disegno più grande; il Signore, padrone della storia, conduce tutto al suo compimento. Nonostante i disordini e le sciagure che turbano il mondo, il disegno di bontà e di misericordia di Dio si compirà! E questa è la nostra fiducia: procedere così, nella storia, certi che il disegno di Dio che si attuerà. È la ragione del nostro ottimismo.
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DOMENICA XXXIII – Anno C
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Letture: Ml 3,19-20a; 2 Ts 3,7-12; Lc 21,5-19
Il genere apocalittico (da apo-kaluptein = s-velare, togliere il velo del mistero) è una rimeditazione sugli annunci profetici riguardanti gli interventi di Dio nella storia, ma soprattutto una rilettura immaginifica della teologia del “Giorno di IHWH” (jom ‘Adonaj): esso sarebbe stato il momento del giudizio finale di Dio contro le nazioni infedeli e contro lo stesso Israele peccatore (Is 13,6-13; Sof 1,14; Gl 4,14-20; Zc 14,1; Ml 3,14-19…), ma anche di salvezza dei giusti dopo un periodo di tribolazione e di afflizione, con retribuzione terrena o futura (Dn 9; 11; 12…). In un tempo di crisi e di oppressione, si rinnova la speranza in Dio che, tramite il suo Messia, interverrà per sconfiggere gli empi e far trionfare i buoni.
Nel brano del Vangelo di oggi si parla della distruzione del magnifico Tempio di Gerusalemme (70 d. C.), che Erode il grande aveva fatto costruire una cinquantina d’anni prima; si parla di falsi profeti che si presenteranno come divinità da adorare, attribuendosi il Nome stesso di Dio: “Egó eimi: Io sono” (Lc 21,8); di guerre mondiali, terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e tragedie cosmiche (pensiamo agli sconvolgimenti climatici…) (Lc 21,10-11), e terribili persecuzioni dei credenti (Lc 21,12.16-17).
Ma questi avvenimenti – eresie, guerre, persecuzioni, fenomeni cosmici – non sono tanto una predizione di sciagure future: Gesù li considera come situazioni tipiche e ricorrenti, che il discepolo deve essere sempre pronto ad affrontare. È la storia di tutti gli uomini di tutti i tempi che è costellata da questi frangenti di paura e di angoscia.
Nel Vangelo odierno c’è anzitutto un ammonimento. Come affermava Papa Francesco: “Questo discorso di Gesù è sempre attuale, anche per noi che viviamo nel XXI secolo. Egli ci ripete: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome» (Lc 21,8). È un invito al discernimento, questa virtù cristiana di capire dove è lo spirito del Signore e dove è il cattivo spirito. Anche oggi, infatti, ci sono falsi «salvatori», che tentano di sostituirsi a Gesù: leader di questo mondo, santoni, anche stregoni, personaggi che vogliono attirare a sé le menti e i cuori, specialmente dei giovani. Gesù ci mette in guardia: «Non andate dietro a loro!». «Non andate dietro a loro!»“.
Poi il Vangelo ci dà una Parola di consolazione e di speranza. Scrive Ermes Ronchi: “Dov’è la buona notizia su Dio e sull’uomo in questo Vangelo di catastrofi, in questo balenare di spade e di pianeti che cadono? Se ascoltiamo con attenzione, ci accorgiamo di un ritmo profondo: ad ogni immagine della fine si sovrappone il germoglio della speranza. Lc 21,9: «Quando sentirete parlare di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, non è la fine»; ai vv.16-17: «Sarete imprigionati, traditi, uccideranno alcuni, sarete odiati, ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto»; e ancora ai vv. 25-28: «Vi saranno segni nel sole, nella luna, nelle stelle, e sulla terra angoscia e paura: ma voi risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina». Ad ogni descrizione di dolore, segue un punto di rottura, dove tutto cambia, un tornante che apre l’orizzonte, la breccia della speranza: «Non vi spaventate, non è la fine; neanche un capello…; risollevatevi»… Al di là di profeti ingannatori, al di là di guerre e tradimenti, anche quando l’odio dovesse dilagare dovunque, ecco quell’espressione struggente: «Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto»; raddoppiata da Mt 10,30: «I capelli del vostro capo sono tutti contati, non abbiate paura»… Perché Dio come un innamorato ha cura di ogni dettaglio del suo amato”.
Afferma Enzo Bianchi: “Il discepolo sa che nulla potrà separarlo dall’amore di Cristo: né la persecuzione, né la prigione, né la morte (cfr Rm 8,35)… In ogni avversità, il cristiano non deve temere nulla. Deve solo continuare a confidare nel Signore Gesù, accogliendo la sua promessa: «Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita». Ecco la virtù cristiana per eccellenza, l’hypomoné, la perseveranza-pazienza: è la capacità di non disperare, di non lasciarsi abbattere nelle tribolazioni e nelle difficoltà, di rimanere e durare nel tempo, che diviene anche capacità di supportare gli altri, di sopportarli e di sostenerli. La vita cristiana, infatti, non è l’esperienza di un momento o di una stagione della vita, ma abbraccia l’intera esistenza, è «perseveranza fino alla fine» (cfr Mt 10,22; 24,13), continuando a vivere nell’amore «fino alla fine», sull’esempio di Gesù (Gv 13,1). Ecco perché questa pagina evangelica non parla della fine del mondo, ma del nostro qui e ora: la nostra vita quotidiana è il tempo della difficile eppure beata (cfr Gc 5,11) e salvifica perseveranza”.
Quanta speranza in questo brano evangelico! È un richiamo alla pazienza, al saper aspettare i frutti sicuri della salvezza, confidando nel senso profondo della vita e della storia: le prove e le difficoltà fanno parte di un disegno più grande; il Signore, padrone della storia, conduce tutto al suo compimento. Nonostante i disordini e le sciagure che turbano il mondo, il disegno di bontà e di misericordia di Dio si compirà! E questa è la nostra fiducia: procedere così, nella storia, certi che il disegno di Dio che si attuerà. È la ragione del nostro ottimismo.
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Letture: Ml 3,19-20a; 2 Ts 3,7-12; Lc 21,5-19
Il genere apocalittico (da apo-kaluptein = s-velare, togliere il velo del mistero) è una rimeditazione sugli annunci profetici riguardanti gli interventi di Dio nella storia, ma soprattutto una rilettura immaginifica della teologia del “Giorno di IHWH” (jom ‘Adonaj): esso sarebbe stato il momento del giudizio finale di Dio contro le nazioni infedeli e contro lo stesso Israele peccatore (Is 13,6-13; Sof 1,14; Gl 4,14-20; Zc 14,1; Ml 3,14-19…), ma anche di salvezza dei giusti dopo un periodo di tribolazione e di afflizione, con retribuzione terrena o futura (Dn 9; 11; 12…). In un tempo di crisi e di oppressione, si rinnova la speranza in Dio che, tramite il suo Messia, interverrà per sconfiggere gli empi e far trionfare i buoni.
Nel brano del Vangelo di oggi si parla della distruzione del magnifico Tempio di Gerusalemme (70 d. C.), che Erode il grande aveva fatto costruire una cinquantina d’anni prima; si parla di falsi profeti che si presenteranno come divinità da adorare, attribuendosi il Nome stesso di Dio: “Egó eimi: Io sono” (Lc 21,8); di guerre mondiali, terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e tragedie cosmiche (pensiamo agli sconvolgimenti climatici…) (Lc 21,10-11), e terribili persecuzioni dei credenti (Lc 21,12.16-17).
Ma questi avvenimenti – eresie, guerre, persecuzioni, fenomeni cosmici – non sono tanto una predizione di sciagure future: Gesù li considera come situazioni tipiche e ricorrenti, che il discepolo deve essere sempre pronto ad affrontare. È la storia di tutti gli uomini di tutti i tempi che è costellata da questi frangenti di paura e di angoscia.
Nel Vangelo odierno c’è anzitutto un ammonimento. Come affermava Papa Francesco: “Questo discorso di Gesù è sempre attuale, anche per noi che viviamo nel XXI secolo. Egli ci ripete: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome» (Lc 21,8). È un invito al discernimento, questa virtù cristiana di capire dove è lo spirito del Signore e dove è il cattivo spirito. Anche oggi, infatti, ci sono falsi «salvatori», che tentano di sostituirsi a Gesù: leader di questo mondo, santoni, anche stregoni, personaggi che vogliono attirare a sé le menti e i cuori, specialmente dei giovani. Gesù ci mette in guardia: «Non andate dietro a loro!». «Non andate dietro a loro!»“.
Poi il Vangelo ci dà una Parola di consolazione e di speranza. Scrive Ermes Ronchi: “Dov’è la buona notizia su Dio e sull’uomo in questo Vangelo di catastrofi, in questo balenare di spade e di pianeti che cadono? Se ascoltiamo con attenzione, ci accorgiamo di un ritmo profondo: ad ogni immagine della fine si sovrappone il germoglio della speranza. Lc 21,9: «Quando sentirete parlare di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, non è la fine»; ai vv.16-17: «Sarete imprigionati, traditi, uccideranno alcuni, sarete odiati, ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto»; e ancora ai vv. 25-28: «Vi saranno segni nel sole, nella luna, nelle stelle, e sulla terra angoscia e paura: ma voi risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina». Ad ogni descrizione di dolore, segue un punto di rottura, dove tutto cambia, un tornante che apre l’orizzonte, la breccia della speranza: «Non vi spaventate, non è la fine; neanche un capello…; risollevatevi»… Al di là di profeti ingannatori, al di là di guerre e tradimenti, anche quando l’odio dovesse dilagare dovunque, ecco quell’espressione struggente: «Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto»; raddoppiata da Mt 10,30: «I capelli del vostro capo sono tutti contati, non abbiate paura»… Perché Dio come un innamorato ha cura di ogni dettaglio del suo amato”.
Afferma Enzo Bianchi: “Il discepolo sa che nulla potrà separarlo dall’amore di Cristo: né la persecuzione, né la prigione, né la morte (cfr Rm 8,35)… In ogni avversità, il cristiano non deve temere nulla. Deve solo continuare a confidare nel Signore Gesù, accogliendo la sua promessa: «Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita». Ecco la virtù cristiana per eccellenza, l’hypomoné, la perseveranza-pazienza: è la capacità di non disperare, di non lasciarsi abbattere nelle tribolazioni e nelle difficoltà, di rimanere e durare nel tempo, che diviene anche capacità di supportare gli altri, di sopportarli e di sostenerli. La vita cristiana, infatti, non è l’esperienza di un momento o di una stagione della vita, ma abbraccia l’intera esistenza, è «perseveranza fino alla fine» (cfr Mt 10,22; 24,13), continuando a vivere nell’amore «fino alla fine», sull’esempio di Gesù (Gv 13,1). Ecco perché questa pagina evangelica non parla della fine del mondo, ma del nostro qui e ora: la nostra vita quotidiana è il tempo della difficile eppure beata (cfr Gc 5,11) e salvifica perseveranza”.
Quanta speranza in questo brano evangelico! È un richiamo alla pazienza, al saper aspettare i frutti sicuri della salvezza, confidando nel senso profondo della vita e della storia: le prove e le difficoltà fanno parte di un disegno più grande; il Signore, padrone della storia, conduce tutto al suo compimento. Nonostante i disordini e le sciagure che turbano il mondo, il disegno di bontà e di misericordia di Dio si compirà! E questa è la nostra fiducia: procedere così, nella storia, certi che il disegno di Dio che si attuerà. È la ragione del nostro ottimismo.
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