PENTECOSTE

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19 Maggio 2026

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giovanni 3
giovanni 3

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Lo Spirito Santo, che è Signore e dà la vita

Letture: At 2, 1-11; 1 Cor 13, 3-7. 12-13; Gv 20, 19-23

Noi cristiani diciamo una delle nostre più grosse bugie addirittura recitando il “Credo”: “Credo nello Spirito Santo…, che con il Padre ed il Figlio è adorato e glorificato”: chi di noi adora e glorifica lo Spirito quanto rende culto al Padre e al Figlio? Certamente nelle nostre chiese si prega molto di più… la Madonna, Santa Rita o Padre Pio che lo Spirito Santo! È una storia vecchia: già nella Chiesa primitiva, a Efeso, alcuni discepoli dicevano a Paolo: “Non abbiamo nemmeno sentito dire che ci sia uno Spirito Santo!” (At 19,2). Non per niente lo Spirito Santo è stato definito “il Grande Dimenticato”. Eppure nella IV Preghiera Eucaristica lo definiamo “primo dono ai credenti”!

Lo Spirito Santo non solo partecipa alla creazione primordiale (Gn 1,2; Sl 33,6), ma continuamente ci crea, facendoci esistere in ogni momento: “Se Dio… richiamasse il suo Spirito a sé…, ogni carne morirebbe all’istante” (Gb 34,14-15; cfr Sl 104,29-30; Sap 12,1). È questa la chiara percezione che tanti popoli hanno sempre avuto: “ruah” per gli ebrei, “pneuma” per i greci, “spiritus” per i latini, “mana” per i melanesiani, “wakan” per i pellirossa dakota, “shi” per i cinesi, “ki” per gli asiatici, “axè” per talune genti africane, “xapiri” presso gli Yanomami dell’Amazzonia…: “lo Spirito del Signore riempie l’universo” (Sap 1,7). Dire allora che “Dio è Spirito” (Gv 4,24) significa contemplare Dio come energia, passione, esplosione, e al contempo meraviglioso ordine e razionalità sottesi a tutto l’universo. Siamo qui al vero fondamento di una teologia dell’ecologia: lo Spirito è “ubique diffusus, transfusus e circumfusus”, come dicevano i Padri della Chiesa. Una poesia orientale ben lo esprime: “Lo Spirito dorme nella pietra, sogna nel fiore, si sveglia nell’animale e sa di essere sveglio nell’essere umano”. Siamo ben lungi, sia chiaro, dai vari panteismi, cioè non stiamo dicendo che tutto è Dio: siamo piuttosto di fronte a un “pan- en – teismo”, cioè alla presenza permanente dello Spirito in tutte le cose: presenza vera, profonda, al punto che lo Spirito si è anch’egli, come il Figlio, autoesiliato nella creazione, e con essa gioisce e soffre, geme e aspetta la liberazione finale (Rm 8,19-24).

Dobbiamo diventare capaci di scorgere lo Spirito nel creato e specialmente nell’uomo che ne è portatore in maniera particolare, non solo come Spirito vitale ma come Spirito infuso “a immagine e somiglianza” di Dio (Gn 1,27; 2,7); e soprattutto nei profeti, nei leaders carismatici, nei Santi, negli artisti e nei poeti, in quelle persone che riconosciamo “ispirate”, con una speciale “presenza di Spirito”. Dobbiamo riconoscere lo Spirito in tutto ciò che è novità e freschezza (Gn 1,2; Rm 1,4), forza di unità e al contempo energia di pluralismo (1 Cor 12,7-13), comunicazione e relazione (At 2,11), capacità di significazione profonda e di trascendenza (Gv 6,63).

Per cogliere lo Spirito dobbiamo diventare capaci di estasi e di entusiasmo: estasi che non è alzarsi da terra di mezzo metro, ma che è saper “uscire da noi stessi” per contemplare lo Spirito: di questa “Spiritualità” è fulgido esempio San Francesco, che predicava ai fiori, ai fiumi, ai pesci e agli uccelli, che considerava “fratelli” e “sorelle” tutte le creature. Entusiasmo poi, come dice la parola stessa, significa “possedere Dio dentro”: “èn-theos” è colui che è inabitato da Dio: avere entusiasmo è lasciarsi guidare dall’energia vivificante dello Spirito che è in noi (Gv 14,16-17; Rm 8,9-11). E se lo Spirito è vita, opposto della vita non è la materia, ma la morte: “Spiritualità” sarà allora orientare tutta la propria esistenza a contrapporsi alla logica di morte presente nel mondo attuale, impegnandosi a promuovere sempre ogni forma di vita, a partire da quelle vite più minacciate e oppresse, in cui lo Spirito Santo “è abbattuto” e “rattristato” (1 Ts 5,19; Ef 4,30).

Fonte

Lo Spirito Santo, che è Signore e dà la vita

Letture: At 2, 1-11; 1 Cor 13, 3-7. 12-13; Gv 20, 19-23

Noi cristiani diciamo una delle nostre più grosse bugie addirittura recitando il “Credo”: “Credo nello Spirito Santo…, che con il Padre ed il Figlio è adorato e glorificato”: chi di noi adora e glorifica lo Spirito quanto rende culto al Padre e al Figlio? Certamente nelle nostre chiese si prega molto di più… la Madonna, Santa Rita o Padre Pio che lo Spirito Santo! È una storia vecchia: già nella Chiesa primitiva, a Efeso, alcuni discepoli dicevano a Paolo: “Non abbiamo nemmeno sentito dire che ci sia uno Spirito Santo!” (At 19,2). Non per niente lo Spirito Santo è stato definito “il Grande Dimenticato”. Eppure nella IV Preghiera Eucaristica lo definiamo “primo dono ai credenti”!

Lo Spirito Santo non solo partecipa alla creazione primordiale (Gn 1,2; Sl 33,6), ma continuamente ci crea, facendoci esistere in ogni momento: “Se Dio… richiamasse il suo Spirito a sé…, ogni carne morirebbe all’istante” (Gb 34,14-15; cfr Sl 104,29-30; Sap 12,1). È questa la chiara percezione che tanti popoli hanno sempre avuto: “ruah” per gli ebrei, “pneuma” per i greci, “spiritus” per i latini, “mana” per i melanesiani, “wakan” per i pellirossa dakota, “shi” per i cinesi, “ki” per gli asiatici, “axè” per talune genti africane, “xapiri” presso gli Yanomami dell’Amazzonia…: “lo Spirito del Signore riempie l’universo” (Sap 1,7). Dire allora che “Dio è Spirito” (Gv 4,24) significa contemplare Dio come energia, passione, esplosione, e al contempo meraviglioso ordine e razionalità sottesi a tutto l’universo. Siamo qui al vero fondamento di una teologia dell’ecologia: lo Spirito è “ubique diffusus, transfusus e circumfusus”, come dicevano i Padri della Chiesa. Una poesia orientale ben lo esprime: “Lo Spirito dorme nella pietra, sogna nel fiore, si sveglia nell’animale e sa di essere sveglio nell’essere umano”. Siamo ben lungi, sia chiaro, dai vari panteismi, cioè non stiamo dicendo che tutto è Dio: siamo piuttosto di fronte a un “pan- en – teismo”, cioè alla presenza permanente dello Spirito in tutte le cose: presenza vera, profonda, al punto che lo Spirito si è anch’egli, come il Figlio, autoesiliato nella creazione, e con essa gioisce e soffre, geme e aspetta la liberazione finale (Rm 8,19-24).

Dobbiamo diventare capaci di scorgere lo Spirito nel creato e specialmente nell’uomo che ne è portatore in maniera particolare, non solo come Spirito vitale ma come Spirito infuso “a immagine e somiglianza” di Dio (Gn 1,27; 2,7); e soprattutto nei profeti, nei leaders carismatici, nei Santi, negli artisti e nei poeti, in quelle persone che riconosciamo “ispirate”, con una speciale “presenza di Spirito”. Dobbiamo riconoscere lo Spirito in tutto ciò che è novità e freschezza (Gn 1,2; Rm 1,4), forza di unità e al contempo energia di pluralismo (1 Cor 12,7-13), comunicazione e relazione (At 2,11), capacità di significazione profonda e di trascendenza (Gv 6,63).

Per cogliere lo Spirito dobbiamo diventare capaci di estasi e di entusiasmo: estasi che non è alzarsi da terra di mezzo metro, ma che è saper “uscire da noi stessi” per contemplare lo Spirito: di questa “Spiritualità” è fulgido esempio San Francesco, che predicava ai fiori, ai fiumi, ai pesci e agli uccelli, che considerava “fratelli” e “sorelle” tutte le creature. Entusiasmo poi, come dice la parola stessa, significa “possedere Dio dentro”: “èn-theos” è colui che è inabitato da Dio: avere entusiasmo è lasciarsi guidare dall’energia vivificante dello Spirito che è in noi (Gv 14,16-17; Rm 8,9-11). E se lo Spirito è vita, opposto della vita non è la materia, ma la morte: “Spiritualità” sarà allora orientare tutta la propria esistenza a contrapporsi alla logica di morte presente nel mondo attuale, impegnandosi a promuovere sempre ogni forma di vita, a partire da quelle vite più minacciate e oppresse, in cui lo Spirito Santo “è abbattuto” e “rattristato” (1 Ts 5,19; Ef 4,30).

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