26 anni di sacerdozio: servire Dio tra i poveri

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14 Maggio 2026

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Dal profilo Fb di padre Angelo Esposito

Una riflessione del nostro amico padre Angelo Esposito: tra gratitudine, fede e il ricordo della missione accanto agli ultimi

Oggi, nel mio 26º anniversario di sacerdozio, il cuore è colmo di gratitudine verso Dio.

Guardando il cammino percorso, rivedo volti, luoghi, sorrisi, lacrime, missioni, incontri e tanti piccoli miracoli quotidiani che il Signore ha seminato nella mia vita. Dall’Eremo di Assisi ai giorni vissuti ad Alvito, dalle missioni in Romania e Guatemala fino agli abbracci dei poveri tra i poveri, tutto parla della fedeltà di Dio.

In questi anni ho compreso che essere sacerdote significa soprattutto amare: amare senza misura, condividere il dolore della gente, portare speranza, rialzarsi dopo ogni caduta e continuare a credere che con Cristo nulla è impossibile.

Anche nei momenti segnati dalla malattia e dalla sofferenza, il Signore non mi ha mai lasciato solo. Mi ha sostenuto attraverso la preghiera, l’affetto di tante persone, l’amicizia sincera e la forza della fede.

Ringrazio tutti coloro che hanno camminato accanto a me in questi 26 anni: amici, confratelli, volontari, bambini, poveri, missionari e ogni persona che Dio ha messo sul mio cammino. Ognuno di voi è stato un dono.

Continuo a camminare aggrappato alla mano di Cristo, con il desiderio di servire, amare e testimoniare il Vangelo con la vita.
A Dio tutta la gloria.

Fonte e immagine

  • Dal profilo Fb di padre Angelo Esposito

Una riflessione del nostro amico padre Angelo Esposito: tra gratitudine, fede e il ricordo della missione accanto agli ultimi

Oggi, nel mio 26º anniversario di sacerdozio, il cuore è colmo di gratitudine verso Dio.

Guardando il cammino percorso, rivedo volti, luoghi, sorrisi, lacrime, missioni, incontri e tanti piccoli miracoli quotidiani che il Signore ha seminato nella mia vita. Dall’Eremo di Assisi ai giorni vissuti ad Alvito, dalle missioni in Romania e Guatemala fino agli abbracci dei poveri tra i poveri, tutto parla della fedeltà di Dio.

In questi anni ho compreso che essere sacerdote significa soprattutto amare: amare senza misura, condividere il dolore della gente, portare speranza, rialzarsi dopo ogni caduta e continuare a credere che con Cristo nulla è impossibile.

Anche nei momenti segnati dalla malattia e dalla sofferenza, il Signore non mi ha mai lasciato solo. Mi ha sostenuto attraverso la preghiera, l’affetto di tante persone, l’amicizia sincera e la forza della fede.

Ringrazio tutti coloro che hanno camminato accanto a me in questi 26 anni: amici, confratelli, volontari, bambini, poveri, missionari e ogni persona che Dio ha messo sul mio cammino. Ognuno di voi è stato un dono.

Continuo a camminare aggrappato alla mano di Cristo, con il desiderio di servire, amare e testimoniare il Vangelo con la vita.
A Dio tutta la gloria.

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