Africa, Costa d’Avorio | Jean, viaggio tra sofferenza e speranza

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22 Maggio 2026

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Foto di padre Stefano Camerlengo

In Africa, l’accesso alle cure non è facile. Dalla diocesi di Abengourou, in Costa d’Avorio, don Marco Giudici, fidei donum della diocesi di Bergamo, ci racconta una storia di perseveranza e  speranza

(di don Marco Giudici)

Tra i volti incontrati nei nostri villaggi, quello di Jean resta impresso nel cuore. Giovane, non ancora trentenne, vive a Bangoua, una delle comunità della nostra missione. La sua storia, iniziata quasi in silenzio, è diventata un cammino lungo e faticoso, segnato da ostacoli continui.

Tutto comincia con una ferita alla coscia: una pustola dolorosa che non smette di produrre pus, togliendogli il sonno e le forze. Non è un problema recente, ma qualcosa che Jean si porta dietro da mesi. Prima di arrivare a noi, aveva già cercato aiuto altrove, attraversando persino il confine per affidarsi a un guaritore in Burkina Faso. Ma senza risultato.

La difficoltà più grande, come spesso accade, è l’accesso alle cure. In Costa d’Avorio tutto ha un costo, anche ciò che per noi è scontato: una visita medica, dei guanti, le medicine.

La famiglia di Jean non ha i mezzi necessari, e per questo non si era mai rivolto a un ospedale. Quando finalmente riesce a fare degli esami, la diagnosi è seria: osteite al femore.
Da quel momento inizia un percorso complesso. L’intervento chirurgico, programmato con speranza, viene rimandato per un guasto al mezzo di trasporto e per un semplice dettaglio – aver fatto colazione prima dell’operazione. Un piccolo imprevisto che però, in queste condizioni, diventa un grande ostacolo.

Quando finalmente viene operato, Jean non è solo: accanto a lui c’è la sua giovane compagna, prossima al parto, che si prende cura di lui in un ospedale dove il paziente deve provvedere a tutto, persino al cibo e ai farmaci.

Ma l’operazione non risolve il problema. Seguono settimane di attesa, nuovi esami, viaggi lunghi e faticosi tra villaggi e città distanti decine di chilometri. Ogni passo avanti sembra accompagnato da due indietro. I risultati tardano ad arrivare, le cure non sono sempre disponibili, e spesso ciò che servirebbe semplicemente non si trova.

Nel frattempo, la vita continua: nasce la sua bambina, segno di speranza in mezzo alla prova.

Ma anche la seconda operazione non porta i risultati attesi. I problemi aumentano, e attorno a Jean si fanno strada interpretazioni diverse della malattia: qualcuno parla di cause “mistiche” e propone percorsi spirituali alternativi.

Nonostante tutto, si continua a cercare una soluzione. Anche i medici, pur facendo il possibile, riconoscono i limiti delle strutture e suggeriscono di rivolgersi a un ospedale più attrezzato, lontano centinaia di chilometri. Ancora una volta, questo significa organizzare un viaggio lungo e costoso, affrontando nuove incognite.

La storia di Jean è segnata da sofferenza, attese, tentativi e delusioni. Ma è anche una storia di perseveranza: la sua, quella della sua famiglia, e di chi gli sta accanto cercando di sostenerlo. È il volto concreto di tante persone che lottano ogni giorno non solo contro la malattia, ma anche contro la mancanza di mezzi, le distanze e le difficoltà del sistema sanitario.

Mentre ci prepariamo a partire per un nuovo ospedale, più lontano ma forse decisivo, accompagniamo Jean con la nostra preghiera e il nostro sostegno. La sua storia non è ancora conclusa, ma resta per tutti noi un invito a non dimenticare chi vive nella prova e a rinnovare il nostro impegno di solidarietà.

Immagine

  • Foto di padre Stefano Camerlengo

In Africa, l’accesso alle cure non è facile. Dalla diocesi di Abengourou, in Costa d’Avorio, don Marco Giudici, fidei donum della diocesi di Bergamo, ci racconta una storia di perseveranza e  speranza

(di don Marco Giudici)

Tra i volti incontrati nei nostri villaggi, quello di Jean resta impresso nel cuore. Giovane, non ancora trentenne, vive a Bangoua, una delle comunità della nostra missione. La sua storia, iniziata quasi in silenzio, è diventata un cammino lungo e faticoso, segnato da ostacoli continui.

Tutto comincia con una ferita alla coscia: una pustola dolorosa che non smette di produrre pus, togliendogli il sonno e le forze. Non è un problema recente, ma qualcosa che Jean si porta dietro da mesi. Prima di arrivare a noi, aveva già cercato aiuto altrove, attraversando persino il confine per affidarsi a un guaritore in Burkina Faso. Ma senza risultato.

La difficoltà più grande, come spesso accade, è l’accesso alle cure. In Costa d’Avorio tutto ha un costo, anche ciò che per noi è scontato: una visita medica, dei guanti, le medicine.

La famiglia di Jean non ha i mezzi necessari, e per questo non si era mai rivolto a un ospedale. Quando finalmente riesce a fare degli esami, la diagnosi è seria: osteite al femore.
Da quel momento inizia un percorso complesso. L’intervento chirurgico, programmato con speranza, viene rimandato per un guasto al mezzo di trasporto e per un semplice dettaglio – aver fatto colazione prima dell’operazione. Un piccolo imprevisto che però, in queste condizioni, diventa un grande ostacolo.

Quando finalmente viene operato, Jean non è solo: accanto a lui c’è la sua giovane compagna, prossima al parto, che si prende cura di lui in un ospedale dove il paziente deve provvedere a tutto, persino al cibo e ai farmaci.

Ma l’operazione non risolve il problema. Seguono settimane di attesa, nuovi esami, viaggi lunghi e faticosi tra villaggi e città distanti decine di chilometri. Ogni passo avanti sembra accompagnato da due indietro. I risultati tardano ad arrivare, le cure non sono sempre disponibili, e spesso ciò che servirebbe semplicemente non si trova.

Nel frattempo, la vita continua: nasce la sua bambina, segno di speranza in mezzo alla prova.

Ma anche la seconda operazione non porta i risultati attesi. I problemi aumentano, e attorno a Jean si fanno strada interpretazioni diverse della malattia: qualcuno parla di cause “mistiche” e propone percorsi spirituali alternativi.

Nonostante tutto, si continua a cercare una soluzione. Anche i medici, pur facendo il possibile, riconoscono i limiti delle strutture e suggeriscono di rivolgersi a un ospedale più attrezzato, lontano centinaia di chilometri. Ancora una volta, questo significa organizzare un viaggio lungo e costoso, affrontando nuove incognite.

La storia di Jean è segnata da sofferenza, attese, tentativi e delusioni. Ma è anche una storia di perseveranza: la sua, quella della sua famiglia, e di chi gli sta accanto cercando di sostenerlo. È il volto concreto di tante persone che lottano ogni giorno non solo contro la malattia, ma anche contro la mancanza di mezzi, le distanze e le difficoltà del sistema sanitario.

Mentre ci prepariamo a partire per un nuovo ospedale, più lontano ma forse decisivo, accompagniamo Jean con la nostra preghiera e il nostro sostegno. La sua storia non è ancora conclusa, ma resta per tutti noi un invito a non dimenticare chi vive nella prova e a rinnovare il nostro impegno di solidarietà.

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  • Foto di padre Stefano Camerlengo
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Foto di padre Stefano Camerlengo

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