Letture: Nm 11,25-29; Gc 5,1-6; Mc 9,38-43.45.47-48
Il Vangelo odierno ci propone tre tematiche etiche di forza straordinaria: il non ritenerci monopolio della verità, l’evitare lo scandalo, la radicalità della sequela del Signore.
Il primo invito è a credere veramente che “lo Spirito soffia dove vuole” (Gv 3,8), come ben ci ricorda la Prima Lettura (Nm 11,25-29), in cui sono profeti non solo i Settanta che sono nella Tenda Santa, ma anche i due che sono fuori, nell’accampamento. È la condanna di ogni integralismo: un invito all’umiltà, alla ricerca comune con tutte le confessioni cristiane e anche con le altre religioni, le quali, come ci ha ricordato il Concilio, “riflettono un raggio della verità che illumina tutti gli uomini” (Nostra Aetate, n. 2). È un’esortazione alla lotta per un’umanità nuova, senza preclusioni verso nessuno, attenti a cogliere e valorizzare ogni contributo positivo. Ed è uno schiaffo a tutti i particolarismi che inficiano la Chiesa, nella logica satanica del mio gruppo che è più bello del tuo, del mio movimento che è più evangelico degli altri, della mia parrocchia che un’altra così non ce n’è, del pensare in corto, prima al mio orto e poi al resto, prima alla mia parrocchia e poi alla Chiesa diocesana, prima alla Diocesi e poi alla Chiesa tutta, prima alla Chiesa e poi al mondo… È il peccato di pensare sempre a “noi” come contrapposti agli “altri”, invece che dilatare il cuore alle dimensioni della terra, sull’esempio dell’infinita misericordia di Dio (Mt 5,43-48).
“Skàndalon” significa, in greco, “ostacolo” sia nel senso di “pietra di inciampo” che di “muro che divide”. Gesù ci ammonisce sulla gravità del dare scandalo con parole terribili: meglio ammazzarsi che dare scandalo (Mc 9,42)! Invece nella nostra società tutto è lecito e, in nome della libertà di pensiero e di espressione, la pornografia dilaga e la violenza è propinata senza ritegno dai mass-media; tra noi sono esaltati i “furbi”, i vincenti con ogni mezzo, la “bustarella” è giustificata come necessaria, l’empio esaltato come chi sa vivere davvero (ma quale condanna riceve da Giacomo nella seconda Lettura: Gc 5,1-6!)… Salvo poi stracciarci le vesti di fronte alla pedofilia, agli stupri, ai femminicidi, alle brutalità, alla corruzione della politica: ma ci si dimentica che ciò è frutto di una mancata educazione, che deve contemplare il saper porre “una custodia” (Sl 141,3) ai nostri occhi, alle nostre labbra, al nostro cuore. Occorre un’abitudine alla “vigilanza”, perché “la carne è debole” (Mc 14,38), con un’attenzione prioritaria ai fratelli più “piccoli” (Mc 9,42; cfr Rom 14,13-15,2)!
Scandalo è poi porre un muro di fronte agli altri: tanti uomini non credono perché noi Chiesa diamo una pessima testimonianza, e impediamo con il nostro comportamento che gli altri vedano, tramite noi, il dolce Volto di Dio. Invece di essere “la città sul monte”, la “lampada sopra il moggio”, così che “vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli” (Mt 5,14-16), siamo di ostacolo al mondo con la nostra incoerenza, con la nostra ipocrisia, con il nostro peccato…
Con genere letterario semita, Gesù sottolinea infine la chiamata del discepolo alla radicalità: per entrare nel Regno dobbiamo essere disposti ad amputarci un arto o a cavarci un occhio (Mc 9,43-48). Scegliere Gesù è prendere definitivamente posizione tra la carne e lo Spirito, tra la logica mondana e quella divina, tra le tenebre e la luce (Gv 3,19-21). Non sono ammessi compromessi, mezze misure, impegni parziali (Ap 3,16): “perché chi vorrà salvare la propria vita la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà” (Mc 8,35)…
Domenica XXVI Anno B – L’etica Radicale Dell’amore
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Letture: Nm 11,25-29; Gc 5,1-6; Mc 9,38-43.45.47-48
Il Vangelo odierno ci propone tre tematiche etiche di forza straordinaria: il non ritenerci monopolio della verità, l’evitare lo scandalo, la radicalità della sequela del Signore.
Il primo invito è a credere veramente che “lo Spirito soffia dove vuole” (Gv 3,8), come ben ci ricorda la Prima Lettura (Nm 11,25-29), in cui sono profeti non solo i Settanta che sono nella Tenda Santa, ma anche i due che sono fuori, nell’accampamento. È la condanna di ogni integralismo: un invito all’umiltà, alla ricerca comune con tutte le confessioni cristiane e anche con le altre religioni, le quali, come ci ha ricordato il Concilio, “riflettono un raggio della verità che illumina tutti gli uomini” (Nostra Aetate, n. 2). È un’esortazione alla lotta per un’umanità nuova, senza preclusioni verso nessuno, attenti a cogliere e valorizzare ogni contributo positivo. Ed è uno schiaffo a tutti i particolarismi che inficiano la Chiesa, nella logica satanica del mio gruppo che è più bello del tuo, del mio movimento che è più evangelico degli altri, della mia parrocchia che un’altra così non ce n’è, del pensare in corto, prima al mio orto e poi al resto, prima alla mia parrocchia e poi alla Chiesa diocesana, prima alla Diocesi e poi alla Chiesa tutta, prima alla Chiesa e poi al mondo… È il peccato di pensare sempre a “noi” come contrapposti agli “altri”, invece che dilatare il cuore alle dimensioni della terra, sull’esempio dell’infinita misericordia di Dio (Mt 5,43-48).
“Skàndalon” significa, in greco, “ostacolo” sia nel senso di “pietra di inciampo” che di “muro che divide”. Gesù ci ammonisce sulla gravità del dare scandalo con parole terribili: meglio ammazzarsi che dare scandalo (Mc 9,42)! Invece nella nostra società tutto è lecito e, in nome della libertà di pensiero e di espressione, la pornografia dilaga e la violenza è propinata senza ritegno dai mass-media; tra noi sono esaltati i “furbi”, i vincenti con ogni mezzo, la “bustarella” è giustificata come necessaria, l’empio esaltato come chi sa vivere davvero (ma quale condanna riceve da Giacomo nella seconda Lettura: Gc 5,1-6!)… Salvo poi stracciarci le vesti di fronte alla pedofilia, agli stupri, ai femminicidi, alle brutalità, alla corruzione della politica: ma ci si dimentica che ciò è frutto di una mancata educazione, che deve contemplare il saper porre “una custodia” (Sl 141,3) ai nostri occhi, alle nostre labbra, al nostro cuore. Occorre un’abitudine alla “vigilanza”, perché “la carne è debole” (Mc 14,38), con un’attenzione prioritaria ai fratelli più “piccoli” (Mc 9,42; cfr Rom 14,13-15,2)!
Scandalo è poi porre un muro di fronte agli altri: tanti uomini non credono perché noi Chiesa diamo una pessima testimonianza, e impediamo con il nostro comportamento che gli altri vedano, tramite noi, il dolce Volto di Dio. Invece di essere “la città sul monte”, la “lampada sopra il moggio”, così che “vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli” (Mt 5,14-16), siamo di ostacolo al mondo con la nostra incoerenza, con la nostra ipocrisia, con il nostro peccato…
Con genere letterario semita, Gesù sottolinea infine la chiamata del discepolo alla radicalità: per entrare nel Regno dobbiamo essere disposti ad amputarci un arto o a cavarci un occhio (Mc 9,43-48). Scegliere Gesù è prendere definitivamente posizione tra la carne e lo Spirito, tra la logica mondana e quella divina, tra le tenebre e la luce (Gv 3,19-21). Non sono ammessi compromessi, mezze misure, impegni parziali (Ap 3,16): “perché chi vorrà salvare la propria vita la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà” (Mc 8,35)…
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