Letture: Gn 15,5-12.17-18; Fil 3,17-4,1; Lc 9,28-36
“Il racconto della Trasfigurazione, originato dalla fede pasquale, intende anticipare nella trama del Vangelo il significato dell’evento di Pasqua” (G. Barbaglio).
Che cosa è probabilmente successo? Che Gesù si è preso una giornata di ritiro con i suoi amici più cari, se ne è andato sul monte e si è messo a leggere la Bibbia, cioè Mosé ed Elia. Per dire “La Sacra Scrittura”, gli ebrei dicevano “Mosé ed Elia”, oppure “Mosé e i profeti”. Gesù legge la Bibbia – questo significa parlare con Mosé ed Elia-, ed in questa riflessione sulla Scrittura Gesù prende coscienza di essere il Messia e, per miracolo divino, questa consapevolezza viene capita anche dai tre ai discepoli che sono con lui. Non vogliamo negare a Dio la possibilità di trasfigurarsi, di diventare bianco, splendente, con tutti i raggi intorno, ma è molto più vicino a noi pensare che quando riusciamo a trovare mezza giornata per ritirarci su un monte per leggere la Scrittura, in quei momenti anche noi parliamo con Mosé e con Elia, in quei momenti Dio parla a noi e ci trasfigura, si rivela a noi, ci dice che siamo suoi figli, ci fa capire la nostra missione, ci dà coraggio per portare avanti la nostra vita. Nulla vieta di pensare e credere che sia avvenuto un fatto strepitoso, ma dobbiamo leggere la Bibbia al di là del genere letterario e recuperare il senso plastico di questo brano, la rivelazione concreta che in esso ci viene data.
“Nella fatica di ogni giorno per seguire Gesù portando la nostra propria croce (Mt 16,24) abbiamo bisogno di momenti in cui poter dire: «È bello per noi stare qui accanto a te, Gesù, nostro Signore!»; momenti in cui la luce del «Dio-con-noi» (Mt 1,23) si fa evidente, in cui la nostra fede è confermata dalla voce di Dio che ascoltiamo nel cuore: «È lui il mio Figlio amato, ascoltatelo!»” (E. Bianchi).
Afferma Papa Francesco: “Siamo chiamati a riscoprire il silenzio pacificante e rigenerante della meditazione del Vangelo, della lettura della Bibbia, che conduce verso una meta ricca di bellezza, di splendore e di gioia. E quando noi ci mettiamo così, con la Bibbia in mano, in silenzio, cominciamo a sentire questa bellezza interiore, questa gioia che genera la Parola di Dio in noi… Al termine dell’esperienza mirabile della Trasfigurazione, i discepoli scesero dal monte con occhi e cuore trasfigurati dall’incontro con il Signore. È il percorso che possiamo compiere anche noi. La riscoperta sempre più viva di Gesù non è fine a se stessa, ma ci induce a «scendere dal monte», ricaricati della forza dello Spirito divino, per decidere nuovi passi di conversione e per testimoniare costantemente la carità, come legge di vita quotidiana. Trasformati dalla presenza di Cristo e dall’ardore della sua parola, saremo segno concreto dell’amore vivificante di Dio per tutti i nostri fratelli, specialmente per chi soffre, per quanti si trovano nella solitudine e nell’abbandono, per gli ammalati e per la moltitudine di uomini e di donne che, in diverse parti del mondo, sono umiliati dall’ingiustizia, dalla prepotenza e dalla violenza”.
È l’esperienza che fa Abramo, che vede Dio passare come “un braciere fumante e una fiaccola ardente” (Prima Lettura: Gn 15,5-12.17-18). È l’esperienza dei discepoli che vedono “il corpo glorioso di Gesù” (Seconda Lettura: Fil 3,17-4,1). In ambedue i casi sono oppressi dal “torpore” (Gn 15,12), da un “sonno” (Lc 9,32). Talora Dio si manifesta all’uomo durante il tardemah, il sonno estatico e profondo, che spesso nella Bibbia è proprio il modo per esprimere un intervento soprannaturale (da Giacobbe a San Giuseppe: Gen 15,12; 20,3; 26,24; 28,10-22; 31,24; 1 Re 3,5; Gb 33,15; Mt 1,20; 2,12-13.19.22!). Preghiamo Dio di non restare invece addormentati per davvero quando Dio ci passa vicino e vuole manifestarsi a noi!
II Domenica Di Quaresima Anno C
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Letture: Gn 15,5-12.17-18; Fil 3,17-4,1; Lc 9,28-36
“Il racconto della Trasfigurazione, originato dalla fede pasquale, intende anticipare nella trama del Vangelo il significato dell’evento di Pasqua” (G. Barbaglio).
Che cosa è probabilmente successo? Che Gesù si è preso una giornata di ritiro con i suoi amici più cari, se ne è andato sul monte e si è messo a leggere la Bibbia, cioè Mosé ed Elia. Per dire “La Sacra Scrittura”, gli ebrei dicevano “Mosé ed Elia”, oppure “Mosé e i profeti”. Gesù legge la Bibbia – questo significa parlare con Mosé ed Elia-, ed in questa riflessione sulla Scrittura Gesù prende coscienza di essere il Messia e, per miracolo divino, questa consapevolezza viene capita anche dai tre ai discepoli che sono con lui. Non vogliamo negare a Dio la possibilità di trasfigurarsi, di diventare bianco, splendente, con tutti i raggi intorno, ma è molto più vicino a noi pensare che quando riusciamo a trovare mezza giornata per ritirarci su un monte per leggere la Scrittura, in quei momenti anche noi parliamo con Mosé e con Elia, in quei momenti Dio parla a noi e ci trasfigura, si rivela a noi, ci dice che siamo suoi figli, ci fa capire la nostra missione, ci dà coraggio per portare avanti la nostra vita. Nulla vieta di pensare e credere che sia avvenuto un fatto strepitoso, ma dobbiamo leggere la Bibbia al di là del genere letterario e recuperare il senso plastico di questo brano, la rivelazione concreta che in esso ci viene data.
“Nella fatica di ogni giorno per seguire Gesù portando la nostra propria croce (Mt 16,24) abbiamo bisogno di momenti in cui poter dire: «È bello per noi stare qui accanto a te, Gesù, nostro Signore!»; momenti in cui la luce del «Dio-con-noi» (Mt 1,23) si fa evidente, in cui la nostra fede è confermata dalla voce di Dio che ascoltiamo nel cuore: «È lui il mio Figlio amato, ascoltatelo!»” (E. Bianchi).
Afferma Papa Francesco: “Siamo chiamati a riscoprire il silenzio pacificante e rigenerante della meditazione del Vangelo, della lettura della Bibbia, che conduce verso una meta ricca di bellezza, di splendore e di gioia. E quando noi ci mettiamo così, con la Bibbia in mano, in silenzio, cominciamo a sentire questa bellezza interiore, questa gioia che genera la Parola di Dio in noi… Al termine dell’esperienza mirabile della Trasfigurazione, i discepoli scesero dal monte con occhi e cuore trasfigurati dall’incontro con il Signore. È il percorso che possiamo compiere anche noi. La riscoperta sempre più viva di Gesù non è fine a se stessa, ma ci induce a «scendere dal monte», ricaricati della forza dello Spirito divino, per decidere nuovi passi di conversione e per testimoniare costantemente la carità, come legge di vita quotidiana. Trasformati dalla presenza di Cristo e dall’ardore della sua parola, saremo segno concreto dell’amore vivificante di Dio per tutti i nostri fratelli, specialmente per chi soffre, per quanti si trovano nella solitudine e nell’abbandono, per gli ammalati e per la moltitudine di uomini e di donne che, in diverse parti del mondo, sono umiliati dall’ingiustizia, dalla prepotenza e dalla violenza”.
È l’esperienza che fa Abramo, che vede Dio passare come “un braciere fumante e una fiaccola ardente” (Prima Lettura: Gn 15,5-12.17-18). È l’esperienza dei discepoli che vedono “il corpo glorioso di Gesù” (Seconda Lettura: Fil 3,17-4,1). In ambedue i casi sono oppressi dal “torpore” (Gn 15,12), da un “sonno” (Lc 9,32). Talora Dio si manifesta all’uomo durante il tardemah, il sonno estatico e profondo, che spesso nella Bibbia è proprio il modo per esprimere un intervento soprannaturale (da Giacobbe a San Giuseppe: Gen 15,12; 20,3; 26,24; 28,10-22; 31,24; 1 Re 3,5; Gb 33,15; Mt 1,20; 2,12-13.19.22!). Preghiamo Dio di non restare invece addormentati per davvero quando Dio ci passa vicino e vuole manifestarsi a noi!
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