In questa che è stata è stata definita “la perla delle parabole”, Signore, di “prodigo” ci sei solo Tu. Prodigo di perdono, di misericordia, di tenerezza, di Amore.
Fin dall’inizio, ci sconcerti con il tuo atteggiamento d’amore: quando il tuo secondogenito ti dice che vuole andarsene di casa, rifiuti persino di indagare sui suoi progetti, sulle sue intenzioni. E quando se ne va, non proferisci nessuna minaccia, non lanci nessuna scomunica. Non gli dici il classico: “Guarda che se esci da quella porta….!”: gli lasci aperto il tuo cuore. Il figlio, giunto al fondo della sua abiezione, sarà proprio attirato dalla dolcezza della tua casa, anche se spera di potervi rientrare al massimo come servo. E non tornerà perché pentito, ma per interesse, per pura necessità: “Io qui muoio di fame!” (15,17). Penserà di usarti e sfruttarti ancora una volta.
Ma tu ogni giorno hai scrutato l’orizzonte sperando nel suo ritorno. Passavi le giornate nella sua attesa. E per questo, “quando era ancora lontano” (15,20), lo hai visto, e ti sei profondamente “commosso”, ti sei messo a piangere di gioia, e hai cominciato a correre verso di lui (15,20). Per la cultura orientale, chiunque eserciti l’autorità, che si metta a correre, perde la sua onorabilità (Sir 19,27; Pr 19,2). Inoltre il figlio è un guardiano dei porci, è impuro. Ebbene, tu ti getti al suo collo lo stesso. Accetti di perdere la faccia e di diventare immondo tu stesso, pur di trasmettergli la vita.
E quando il figlio comincia a recitare la formula di pentimento che aveva precedentemente elaborato, non lo lasci finire, impazzito di gioia: ‘‘Questo mio figlio era morto, ed è risuscitato! Era perduto, ed è stato ritrovato!” (Lc 15,24). Ci fai capire che la cosa più inutile è chiederti scusa: mai Gesù nei Vangeli invita a chiederti perdono, perché tu mai ti senti offeso. Tu concedi il tuo amore a tutti, indipendentemente dalla nostra condotta.
Poi, o Signore, compi una serie di azioni che ci lasciano davvero stupefatti. Il figlio dissoluto viene anche subito reintegrato in tutti i diritti di prima, con un vero rito di investitura, attraverso tre simboli: la veste, segno di dignità, l’anello al dito, cioè il sigillo, con cui potrà compiere tutti gli atti giuridici e amministrativi, e i calzari, segno di adozione filiale (Dt 25,7-10).
È ben comprensibile la reazione del tuo figlio maggiore, il quale vede il restante capitale ora ridiviso in due, e che a lui, sempre ligio al lavoro e all’obbedienza, toccherà ormai solo un quarto dei beni iniziali. Ma la Tua logica non è quella della giustizia umana: è quella dell’amore, del perdono incondizionato, della grazia assoluta.
E sarai modello di Amore anche verso il figlio perbenista e giustizialista. Fai Tu il primo passo, uscendogli incontro; inoltre Tu, che non avevi fatto nessun discorso al figlio minore quando questi se ne voleva andare, ora supplichi, scongiuri (parekàlei: 15,28) il primogenito perché receda dal suo irrigidimento.
Restiamo sbalorditi dalla tua Misericordia, che va contro la nostra idea di Giustizia. Ma non dobbiamo preoccuparci di nulla, o Signore, perché, come ci dice la prima Lettura (Gs 3,9.10-12), tu sempre ci sazi con la manna del tuo Amore e della tua Provvidenza,
Signore, aiutaci a convertirci: fa’ che passiamo da un’idea di Te come controllore esoso e vendicativo, a quella di un Dio che non giudica nessuno, ma che sempre perdona, scusa, accoglie, ama. Aiutaci a camminare da una religiosità fatta di osservanza a prescrizioni verso una Fede in un Dio Misericordia che gratuitamente salva tutti.
E fa che sappiamo essere davvero per tutti “ambasciatori della tua Misericordia, come se tu esortassi per mezzo nostro…, affidando a noi il ministero della riconciliazione” (Seconda Lettura: 2 Cor 3,17-21).
Grazie, o Padre, di essere così meravigliosamente “prodigo” verso di noi!
IV Domenica Di Quaresima Anno C
il:
– di:
Letture: Gs 3,9.10-12; 2 Cor 3,17-21; Lc 15,1-3.11-32
In questa che è stata è stata definita “la perla delle parabole”, Signore, di “prodigo” ci sei solo Tu. Prodigo di perdono, di misericordia, di tenerezza, di Amore.
Fin dall’inizio, ci sconcerti con il tuo atteggiamento d’amore: quando il tuo secondogenito ti dice che vuole andarsene di casa, rifiuti persino di indagare sui suoi progetti, sulle sue intenzioni. E quando se ne va, non proferisci nessuna minaccia, non lanci nessuna scomunica. Non gli dici il classico: “Guarda che se esci da quella porta….!”: gli lasci aperto il tuo cuore. Il figlio, giunto al fondo della sua abiezione, sarà proprio attirato dalla dolcezza della tua casa, anche se spera di potervi rientrare al massimo come servo. E non tornerà perché pentito, ma per interesse, per pura necessità: “Io qui muoio di fame!” (15,17). Penserà di usarti e sfruttarti ancora una volta.
Ma tu ogni giorno hai scrutato l’orizzonte sperando nel suo ritorno. Passavi le giornate nella sua attesa. E per questo, “quando era ancora lontano” (15,20), lo hai visto, e ti sei profondamente “commosso”, ti sei messo a piangere di gioia, e hai cominciato a correre verso di lui (15,20). Per la cultura orientale, chiunque eserciti l’autorità, che si metta a correre, perde la sua onorabilità (Sir 19,27; Pr 19,2). Inoltre il figlio è un guardiano dei porci, è impuro. Ebbene, tu ti getti al suo collo lo stesso. Accetti di perdere la faccia e di diventare immondo tu stesso, pur di trasmettergli la vita.
E quando il figlio comincia a recitare la formula di pentimento che aveva precedentemente elaborato, non lo lasci finire, impazzito di gioia: ‘‘Questo mio figlio era morto, ed è risuscitato! Era perduto, ed è stato ritrovato!” (Lc 15,24). Ci fai capire che la cosa più inutile è chiederti scusa: mai Gesù nei Vangeli invita a chiederti perdono, perché tu mai ti senti offeso. Tu concedi il tuo amore a tutti, indipendentemente dalla nostra condotta.
Poi, o Signore, compi una serie di azioni che ci lasciano davvero stupefatti. Il figlio dissoluto viene anche subito reintegrato in tutti i diritti di prima, con un vero rito di investitura, attraverso tre simboli: la veste, segno di dignità, l’anello al dito, cioè il sigillo, con cui potrà compiere tutti gli atti giuridici e amministrativi, e i calzari, segno di adozione filiale (Dt 25,7-10).
È ben comprensibile la reazione del tuo figlio maggiore, il quale vede il restante capitale ora ridiviso in due, e che a lui, sempre ligio al lavoro e all’obbedienza, toccherà ormai solo un quarto dei beni iniziali. Ma la Tua logica non è quella della giustizia umana: è quella dell’amore, del perdono incondizionato, della grazia assoluta.
E sarai modello di Amore anche verso il figlio perbenista e giustizialista. Fai Tu il primo passo, uscendogli incontro; inoltre Tu, che non avevi fatto nessun discorso al figlio minore quando questi se ne voleva andare, ora supplichi, scongiuri (parekàlei: 15,28) il primogenito perché receda dal suo irrigidimento.
Restiamo sbalorditi dalla tua Misericordia, che va contro la nostra idea di Giustizia. Ma non dobbiamo preoccuparci di nulla, o Signore, perché, come ci dice la prima Lettura (Gs 3,9.10-12), tu sempre ci sazi con la manna del tuo Amore e della tua Provvidenza,
Signore, aiutaci a convertirci: fa’ che passiamo da un’idea di Te come controllore esoso e vendicativo, a quella di un Dio che non giudica nessuno, ma che sempre perdona, scusa, accoglie, ama. Aiutaci a camminare da una religiosità fatta di osservanza a prescrizioni verso una Fede in un Dio Misericordia che gratuitamente salva tutti.
E fa che sappiamo essere davvero per tutti “ambasciatori della tua Misericordia, come se tu esortassi per mezzo nostro…, affidando a noi il ministero della riconciliazione” (Seconda Lettura: 2 Cor 3,17-21).
Grazie, o Padre, di essere così meravigliosamente “prodigo” verso di noi!
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