Signore Gesù, tu sei un Re ben strano! Il libro di Daniele, nella prima Lettura (Dan 7,13-14) e l’Apocalisse, nella Seconda Lettura (Ap 1,5-8) ti presentano glorioso e trionfante, ma la tua reggia lascia molto a desiderare: nasci in una stalla, la tua culla è una mangiatoia, perchè non c’è posto per te nell’albergo (Lc 2,7) e, per tutta la vita, non hai “nemmeno dove posare il capo” (Mt 8,20).
La tua corte è un disastro: ti circondi non della nobiltà e dei grandi del tuo tempo, ma sei l'”amico dei pubblicani e dei peccatori” (Mt 11,19; Lc 7,34), e non hai timore di scandalizzare i benpensanti sedendo alla mensa di questi emarginati (Lc 5,27-32; 7, 36-50; 15,1-2; 19,1-10). Non frequenti i sani, ma i malati (Mt 9,12).
Passi la tua vita regale non tra piaceri e mollezze, ma tra i poveri, gli emarginati, gli oppressi, i malati più ripugnanti (Lc 7,18-22; At 10,38; Mt 4,24; 8, 2-4; 9,35; 14,35-36…).
Sei uno strano Re che soffre la sete (Gv 4,7), la stanchezza (Gv 4,6), il sonno (Mt 8,24). I tuoi famigliari ti credono pazzo (Mc 3,21), i tuoi concittadini vogliono ucciderti (Lc 4,28-29), i tuoi fidi non ti capiscono, ti abbandonano (Gv 6,66; Mt 26,56), ti tradiscono (Mt 26,47-50); e persino il tuo primo ministro ti rinnega tre volte (Mt 26,69-75).
La sola unzione che ricevi è un’unzione per la morte (Gv 12,7), la sola corona che porti è una corona di spine (Gv 19,2), il solo manto che indossi è un mantello da beffa (Gv 19,2); e quando, così consacrato e vestito di porpora, sei presentato come re ai tuoi sudditi, essi gridano: “Crocifiggilo, crocifiggilo!” (Gv 19,6). Signore Gesù, tu sei un Re ben strano!
E poi, Signore, che razza di sudditi ti scegli! Proclami che il tuo Regno è riservato ai poveracci, a quelli che soffrono, ai miti che non alzano mai la voce, a quelli che muoiono di fame e di sete, a quelli che hanno un cuore da miseri, ai semplici, a quelli che ripudiano ogni violenza, ai perseguitati di tutta la terra, e dici loro che saranno beati quando saranno insultati e calunniati, e li esorti a rallegrarsi ed esultare per questo (Mt 5,3-12; Lc 6,20-26). Nel tuo Regno addirittura hanno la precedenza i pubblicani e le prostitute (Mt 21,31). Signore Gesù, tu sei un Re ben strano!
Nel tuo Regno, poi, le cose vanno tutte al contrario: gli ultimi sono i primi e i primi gli ultimi (Mt 19,30), rovesci i potenti dai troni e innalzi gli umili, ricolmi di beni gli affamati e rimandi i ricchi a mani vuote (Lc 1,52-53), per salvare la propria vita bisogna perderla (Mc 8,35), chi vuole essere il più grande deve diventare come un bambino (Mt 18,4), chi vuole essere il primo deve farsi servo di tutti (Mc 10,43-44). Tu stesso non hai voluto essere servito ma servire (Mc 10,45), non sei venuto per esercitare il dominio sugli altri, ma per regalare la tua vita per tutti (Mc 10,45). E quando siedi a tavola, tu, il Maestro e Signore, compi il gesto dello schiavo, lavando i piedi ai tuoi sudditi (Gv 13,1-20). Signore Gesù, tu sei un Re ben strano!
Quando ti acclamano Figlio di Dio, imponi il silenzio (Mc 1,34.43-44), quando vogliono riconoscerti Re dopo la moltiplicazione dei pani, fuggi sulla montagna, tutto solo (Gv 6,15), quando ti proclamano Re all’ingresso di Gerusalemme, tu spiazzi tutti cavalcando un somaro (Mc 11,1-11); quando ti arrestano non vuoi che i tuoi si battano per te, rinunciando persino alla difesa di dodici legioni di angeli (Mt 26,51-53).
Ti manifesti Re solo quando sei perduto, incatenato davanti a un pagano (Gv 18,33-37). Il tuo trono è una Croce, su cui campeggia finalmente la scritta che tu sei il Re (Gv 19,19-22): come aveva proclamato il Salmista: “Il Signore regna dal legno!” (Sl 96,10). La tua regalità si rivela come puro amore, che splende nelle piaghe del tuo corpo martoriato. Davvero, Signore Gesù, tu sei un Re ben strano!
Domenica XXXIV Anno B – Signore Gesù, tu sei un re ben strano!
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– di:
Letture: Dn 7,13-14; Ap 1,5-8; Gv 18,33-37
Signore Gesù, tu sei un Re ben strano! Il libro di Daniele, nella prima Lettura (Dan 7,13-14) e l’Apocalisse, nella Seconda Lettura (Ap 1,5-8) ti presentano glorioso e trionfante, ma la tua reggia lascia molto a desiderare: nasci in una stalla, la tua culla è una mangiatoia, perchè non c’è posto per te nell’albergo (Lc 2,7) e, per tutta la vita, non hai “nemmeno dove posare il capo” (Mt 8,20).
La tua corte è un disastro: ti circondi non della nobiltà e dei grandi del tuo tempo, ma sei l'”amico dei pubblicani e dei peccatori” (Mt 11,19; Lc 7,34), e non hai timore di scandalizzare i benpensanti sedendo alla mensa di questi emarginati (Lc 5,27-32; 7, 36-50; 15,1-2; 19,1-10). Non frequenti i sani, ma i malati (Mt 9,12).
Passi la tua vita regale non tra piaceri e mollezze, ma tra i poveri, gli emarginati, gli oppressi, i malati più ripugnanti (Lc 7,18-22; At 10,38; Mt 4,24; 8, 2-4; 9,35; 14,35-36…).
Sei uno strano Re che soffre la sete (Gv 4,7), la stanchezza (Gv 4,6), il sonno (Mt 8,24). I tuoi famigliari ti credono pazzo (Mc 3,21), i tuoi concittadini vogliono ucciderti (Lc 4,28-29), i tuoi fidi non ti capiscono, ti abbandonano (Gv 6,66; Mt 26,56), ti tradiscono (Mt 26,47-50); e persino il tuo primo ministro ti rinnega tre volte (Mt 26,69-75).
La sola unzione che ricevi è un’unzione per la morte (Gv 12,7), la sola corona che porti è una corona di spine (Gv 19,2), il solo manto che indossi è un mantello da beffa (Gv 19,2); e quando, così consacrato e vestito di porpora, sei presentato come re ai tuoi sudditi, essi gridano: “Crocifiggilo, crocifiggilo!” (Gv 19,6). Signore Gesù, tu sei un Re ben strano!
E poi, Signore, che razza di sudditi ti scegli! Proclami che il tuo Regno è riservato ai poveracci, a quelli che soffrono, ai miti che non alzano mai la voce, a quelli che muoiono di fame e di sete, a quelli che hanno un cuore da miseri, ai semplici, a quelli che ripudiano ogni violenza, ai perseguitati di tutta la terra, e dici loro che saranno beati quando saranno insultati e calunniati, e li esorti a rallegrarsi ed esultare per questo (Mt 5,3-12; Lc 6,20-26). Nel tuo Regno addirittura hanno la precedenza i pubblicani e le prostitute (Mt 21,31). Signore Gesù, tu sei un Re ben strano!
Nel tuo Regno, poi, le cose vanno tutte al contrario: gli ultimi sono i primi e i primi gli ultimi (Mt 19,30), rovesci i potenti dai troni e innalzi gli umili, ricolmi di beni gli affamati e rimandi i ricchi a mani vuote (Lc 1,52-53), per salvare la propria vita bisogna perderla (Mc 8,35), chi vuole essere il più grande deve diventare come un bambino (Mt 18,4), chi vuole essere il primo deve farsi servo di tutti (Mc 10,43-44). Tu stesso non hai voluto essere servito ma servire (Mc 10,45), non sei venuto per esercitare il dominio sugli altri, ma per regalare la tua vita per tutti (Mc 10,45). E quando siedi a tavola, tu, il Maestro e Signore, compi il gesto dello schiavo, lavando i piedi ai tuoi sudditi (Gv 13,1-20). Signore Gesù, tu sei un Re ben strano!
Quando ti acclamano Figlio di Dio, imponi il silenzio (Mc 1,34.43-44), quando vogliono riconoscerti Re dopo la moltiplicazione dei pani, fuggi sulla montagna, tutto solo (Gv 6,15), quando ti proclamano Re all’ingresso di Gerusalemme, tu spiazzi tutti cavalcando un somaro (Mc 11,1-11); quando ti arrestano non vuoi che i tuoi si battano per te, rinunciando persino alla difesa di dodici legioni di angeli (Mt 26,51-53).
Ti manifesti Re solo quando sei perduto, incatenato davanti a un pagano (Gv 18,33-37). Il tuo trono è una Croce, su cui campeggia finalmente la scritta che tu sei il Re (Gv 19,19-22): come aveva proclamato il Salmista: “Il Signore regna dal legno!” (Sl 96,10). La tua regalità si rivela come puro amore, che splende nelle piaghe del tuo corpo martoriato. Davvero, Signore Gesù, tu sei un Re ben strano!
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