“Dove nascerà il Messia?”: si chiedeva tutto Israele. La risposta è attinta (prima Lettura: Mi 5,1-4°) dal libro profetico di un contemporaneo e forse discepolo di Isaia, il contadino Michea del villaggio di Moreset, 35 chilometri a sud-ovest di Gerusalemme. Predicatore appassionato e durissimo contro la corruzione dei politici e dell’alto clero del suo tempo – Mi 3,3: “Divorano la carne del mio popolo e gli strappano la pelle di dosso, ne rompono le ossa e lo fanno a pezzi come carne in una pentola, come lesso in una caldaia” – Michea apre nel finale l’orizzonte a una luce di tonalità messianica. Da Betlemme, piccolo villaggio ma patria di Davide, una partoriente darà alla luce un nuovo Davide, re di pace e di gioia, fonte di un’armonia cosmica.
Questo Cristo che entra nel mondo “per santificarci per mezzo dell’offerta del suo corpo, fatta una volta per sempre” (seconda Lettura: Eb 10,5-10), è da Maria subito portato all’anziana parente Elisabetta, anch’essa incinta. La visita di Maria ad Elisabetta va letta sulla falsariga di vari brani dell’Antico Testamento (2 Sam 6,9.11.18; 1 Cr 15,28; 2 Cr 5,13; Gdt 13,18; Dt 28,3-4).
Maria è l’arca dell’alleanza:
a) di fronte alla quale ci sente indegni: “A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?” (1,43), esclama Elisabetta, come Davide che aveva detto: “Come potrà venire a me l’arca del Signore?” (2 Sam 6,9);
b) che resta tre mesi (1,56-> 2 Sam 6,11: “L’arca del Signore rimase tre mesi in casa di Obed-Edom di Gat e il Signore benedisse Obed-Edom e tutta la sua casa”);
c) davanti a cui si danza: “il bambino ha danzato di gioia nel mio grembo” (1,44), come Davide di fronte all’arca (2 Sam 6,14.16);
d) di fronte a cui esplode la benedizione e la lode: Elisabetta “anafonesen” (1,42), innalza a gran voce il grido liturgico degli accompagnatori dell’arca (1 Cr 15,28: “Tutto Israele accompagnava l’arca dell’alleanza del Signore con grida”; cfr 16,4; 2 Cr 5,13);
e) arca incorruttibile, nascosta per la fine dei tempi (2 Mac 2,4-8: “Si diceva anche nello scritto che il profeta (Geremia), ottenuto un responso, ordinò che lo seguissero con la tenda e l’arca. Quando giunse presso il monte dove Mosè era salito e aveva contemplato l’eredità di Dio, Geremia salì e trovò un vano a forma di caverna e là introdusse la tenda, l’arca e l’altare degli incensi e sbarrò l’ingresso. Alcuni del suo seguito tornarono poi per segnare la strada, ma non trovarono più il luogo. Geremia, saputolo, li rimproverò dicendo: «Il luogo deve restare ignoto, finché Dio non avrà riunito la totalità del suo popolo e si sarà mostrato propizio. Allora il Signore mostrerà queste cose e si rivelerà la gloria del Signore e la nube, come appariva sopra Mosè, e come avvenne quando Salomone chiese che il luogo fosse solennemente santificato»”; cfr Ap 11,19): da tale riflessione nascerà il dogma dell’Assunzione di Maria.
Maria è la benedetta (1,42.45.48), perché in lei si incarna il Benedetto: è l’unica beatitudine ad personam del Nuovo Testamento con quello di Pietro in Mt 16,17. Maria è “la donna riassunto del femminile aperto a Dio e al suo progetto: Gioele, Giuditta, Sara, Rebecca, Lia, Rachele, Tamar, Raab, Betsabea, Rut, Anna ed Elisabetta” (G. Bruni). E solo nello Spirito Santo (1,41) è possibile lodare Maria.
In questa occasione Elisabetta proclama la beatitudine di Maria: “Beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore” (Lc 1,45). Maria è beata perché donna di fede. La sua felicità consiste nella fiducia che ha riposto pienamente nel suo Signore. Ella è chiaramente un modello per ogni credente, beato proprio perché credente. Con forza sottolinea Agostino: “Beatior Maria percipiendo fidem Christi quam concipiendo carnem Christi”; la fede è fonte di maggiore felicità, rispetto al fatto di essere madre secondo la carne. Continua il grande dottore: “A nulla sarebbe giovato a Maria la vicinanza materna, se non fosse stata contenta di portare Cristo più nel cuore che nella carne”. Il valore della maternità di Maria sta dunque nell’atteggiamento originale di fede che l’ha resa possibile.
Il viaggio di Maria è missionario: per Luca non vi è “andare” che non sia determinato dallo Spirito. L’“in fretta” del v. 39 corrisponde al “Non salutate nessuno lungo la strada” di Lc 10,4, e l’“entrata in casa salutò” di Lc 1,40 all’“In qualunque casa entriate, prima di tutto dite: «Pace a questa casa»” di Lc 10,5, le ammonizioni tipiche ai discepoli in missione.
Il viaggio di Maria è diaconale: Maria resta a servizio dell’anziana parente fino alla nascita di Giovanni. È la “serva del Signore” (1,38) dove egli vuole essere servito, nei fratelli.
IV Domenica Di Avvento C
il:
– di:
Letture: Mi 5,1-4a; Eb 10,5-10; Lc 2,39-45
“Dove nascerà il Messia?”: si chiedeva tutto Israele. La risposta è attinta (prima Lettura: Mi 5,1-4°) dal libro profetico di un contemporaneo e forse discepolo di Isaia, il contadino Michea del villaggio di Moreset, 35 chilometri a sud-ovest di Gerusalemme. Predicatore appassionato e durissimo contro la corruzione dei politici e dell’alto clero del suo tempo – Mi 3,3: “Divorano la carne del mio popolo e gli strappano la pelle di dosso, ne rompono le ossa e lo fanno a pezzi come carne in una pentola, come lesso in una caldaia” – Michea apre nel finale l’orizzonte a una luce di tonalità messianica. Da Betlemme, piccolo villaggio ma patria di Davide, una partoriente darà alla luce un nuovo Davide, re di pace e di gioia, fonte di un’armonia cosmica.
Questo Cristo che entra nel mondo “per santificarci per mezzo dell’offerta del suo corpo, fatta una volta per sempre” (seconda Lettura: Eb 10,5-10), è da Maria subito portato all’anziana parente Elisabetta, anch’essa incinta. La visita di Maria ad Elisabetta va letta sulla falsariga di vari brani dell’Antico Testamento (2 Sam 6,9.11.18; 1 Cr 15,28; 2 Cr 5,13; Gdt 13,18; Dt 28,3-4).
a) di fronte alla quale ci sente indegni: “A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?” (1,43), esclama Elisabetta, come Davide che aveva detto: “Come potrà venire a me l’arca del Signore?” (2 Sam 6,9);
b) che resta tre mesi (1,56-> 2 Sam 6,11: “L’arca del Signore rimase tre mesi in casa di Obed-Edom di Gat e il Signore benedisse Obed-Edom e tutta la sua casa”);
c) davanti a cui si danza: “il bambino ha danzato di gioia nel mio grembo” (1,44), come Davide di fronte all’arca (2 Sam 6,14.16);
d) di fronte a cui esplode la benedizione e la lode: Elisabetta “anafonesen” (1,42), innalza a gran voce il grido liturgico degli accompagnatori dell’arca (1 Cr 15,28: “Tutto Israele accompagnava l’arca dell’alleanza del Signore con grida”; cfr 16,4; 2 Cr 5,13);
e) arca incorruttibile, nascosta per la fine dei tempi (2 Mac 2,4-8: “Si diceva anche nello scritto che il profeta (Geremia), ottenuto un responso, ordinò che lo seguissero con la tenda e l’arca. Quando giunse presso il monte dove Mosè era salito e aveva contemplato l’eredità di Dio, Geremia salì e trovò un vano a forma di caverna e là introdusse la tenda, l’arca e l’altare degli incensi e sbarrò l’ingresso. Alcuni del suo seguito tornarono poi per segnare la strada, ma non trovarono più il luogo. Geremia, saputolo, li rimproverò dicendo: «Il luogo deve restare ignoto, finché Dio non avrà riunito la totalità del suo popolo e si sarà mostrato propizio. Allora il Signore mostrerà queste cose e si rivelerà la gloria del Signore e la nube, come appariva sopra Mosè, e come avvenne quando Salomone chiese che il luogo fosse solennemente santificato»”; cfr Ap 11,19): da tale riflessione nascerà il dogma dell’Assunzione di Maria.
In questa occasione Elisabetta proclama la beatitudine di Maria: “Beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore” (Lc 1,45). Maria è beata perché donna di fede. La sua felicità consiste nella fiducia che ha riposto pienamente nel suo Signore. Ella è chiaramente un modello per ogni credente, beato proprio perché credente. Con forza sottolinea Agostino: “Beatior Maria percipiendo fidem Christi quam concipiendo carnem Christi”; la fede è fonte di maggiore felicità, rispetto al fatto di essere madre secondo la carne. Continua il grande dottore: “A nulla sarebbe giovato a Maria la vicinanza materna, se non fosse stata contenta di portare Cristo più nel cuore che nella carne”. Il valore della maternità di Maria sta dunque nell’atteggiamento originale di fede che l’ha resa possibile.
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