XIV Domenica anno B
1 Partì di là e venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. 2 Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: “Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? 3 Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?”. Ed era per loro motivo di scandalo. 4 Ma Gesù disse loro: “Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua”. 5 E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. 6 E si meravigliava della loro incredulità. Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.
Mc 6, 1-6
Cari Consorelle e Confratelli delle Misericordie, sono Carlo Miglietta, medico, biblista, laico, marito, papà e nonno (www.buonabibbiaatutti.it). Anche oggi condivido con voi un breve pensiero di meditazione sul Vangelo, con particolare riferimento al tema della misericordia.
Il testo del Vangelo odierno (Mc 6,1-6) è l’unico, con Lc 13,33, in cui Gesù si autodefinisce profeta, Parola definitiva di Dio che annuncia la fedeltà di Dio al suo popolo: ma come tutti i profeti (Mt 23,37), Gesù viene respinto dai suoi. Egli è identificato come un modesto lavoratore qualsiasi: “Non è costui il carpentiere («tékton»)?”: “Senza troppo comodi sincretismi come fanno certi teologi americani del conservatorismo «misericordioso»…, se stiamo alla documentazione più attenta e fondata…, possiamo ottenere che… la categoria dei «tékton»…, si collocava… con una tendenza verso il basso… La famiglia di Gesù non era… da ricondurre alla nostra borghesia commerciale piccola o media che sia. Si trattava di un tenore di vita decoroso ma modesto” (G. F. Ravasi). E’ proprio lo scandalo di un Dio carpentiere che i suoi compaesani non accettano (Mc 6,1-6), ma che fa problema forse anche per gli stessi evangelisti. E’ curioso che Matteo, riprendendo il brano di Marco, iscriva invece Giuseppe alla professione di salariato: “Non é egli (Gesù) il figlio del carpentiere?” (Mt 13,55); e che Luca si rifugi in un asettico: “Costui non è il figlio di Giuseppe?” (Lc 4,22)…
Ma il lavoro, anche il più umile, è evento eminentemente cristologico: non può non stupire anche noi che il Figlio di Dio sia stato per quasi tutta la sua vita, trent’anni, un modesto lavoratore del suo tempo.
“L’eloquenza della vita di Cristo è inequivocabile: egli appartiene al «mondo del lavoro», ha per il lavoro umano riconoscimento e rispetto; si può dire di più: egli guarda con amore questo lavoro, le sue diverse manifestazioni, vedendo in ciascuna una linea particolare della somiglianza dell’uomo con Dio, Creatore e Padre… Gesù Cristo nelle sue parabole sul regno di Dio si richiama costantemente al lavoro umano: al lavoro del pastore (per es. Gv 10,1-16), dell’agricoltore (Mc 12,1-12), del medico (Lc 4,23), del seminatore (Mc 4,1-9), del padrone di casa (Mt 13,52), del servo (Mt 24,45; Lc 12,42-48), dell’amministratore (Lc 16,1-8), del pescatore (Mt 13,47-50), del mercante (Mt 13,45s), dell’operaio (Mt 20,1-16). Parla pure dei diversi lavori delle donne (Mt 13,33; Lc 15,8s). Presenta l’apostolato a somiglianza del lavoro manuale dei mietitori (Mt 9,37; Gv 4,35-38) o dei pescatori (Mt 4,19). Inoltre, si riferisce anche al lavoro degli studiosi (Mt 13,52)” (Laborem exercens, n. 26).
Gesù ha assunto fino in fondo “la condizione di servo, e divenendo simile agli uomini” (Fil 2,7): non poteva quindi non prendere su di sé anche la dimensione del lavoro, anche con la sua misura di fatica e di morte. E rifiutò la tentazione satanica di diventare potente, di uscire dalla logica della finitudine (Mt 4,1-11). Anche la sua missione pubblica fu sotto il segno della “kénosis”, dello “spogliarsi-svuotarsi” (Fil 2,7): e le opere di giustizia da lui compiute si scontrarono contro la logica mondana del potere, e per questo Gesù sarà messo a morte.
Ma le opere di Gesù rivelano anche l’aspetto positivo del lavoro: esse sono segno di liberazione e di guarigione, costruiscono il Regno di Dio (Mt 11,4-6). Anzi, Gesù “porta a compimento l’opera del Padre” (Gv 4,34; 9,4).
Nella prima Chiesa, il lavoro è parte integrante della vita quotidiana: di molti apostoli conosciamo il mestiere: Matteo è esattore delle tasse (Mt 9,9); Pietro, Andrea, Giacomo, Giovanni, Tommaso detto Didimo sono pescatori (Mt 4,18-22; Gv 21,2), e non può non stupire che anche dopo la Resurrezione essi continuino a darsi alla pesca, e che Gesù appaia a loro nel loro contesto lavorativo (Gv 21,1-14).
Anche Paolo lavora con le sue mani, facendo il fabbricatore di tende (At 18,3), e se ne vanta (At 20,34). E per Paolo il lavoro diventa anche mezzo per vivere il comando nuovo della carità, per soccorrere “i deboli” (At 20,35), “chi si trova in necessità” (Ef 4,28).
Facendo obbedienza alla propria condizione creaturale, il credente dovrà abbracciare il lavoro, come Cristo, con i suoi aspetti negativi e positivi. Alla sequela del Crocifisso, il credente deve sapere, come Gesù, accettare la dimensione negativa del lavoro, la sua fatica e le sue frustrazioni: “Nel lavoro umano il cristiano ritrova una piccola parte della croce di Cristo e l’accetta nello stesso spirito di redenzione, nel quale il Cristo ha accettato per noi la sua croce” (Laborem exercens, n. 27). Il grande criterio del lavoro è quindi la croce: il lavoro non sarà mai importante per i suoi risultati oggettivi, per l’onore che avrà sulla terra: ciò che conta è lo spirito di servizio, di amore, con cui viene svolto; quindi anche i lavori più umili agli occhi degli uomini possono essere i più preziosi di fronte al Signore. Il lavoro per il credente non sarà quindi, come per la logica di questo mondo, ricerca di autorealizzazione, di carriera, di promozione sociale, di successo: sarà “abodah”, servizio di Dio (Es 3,12) e dei fratelli, sull’esempio di colui che si è fatto “ebed IHWH”, il “Servo sofferente” (Is 42,1; 49,3; 52,13; 53,11). Il lavoro sarà prendere su di noi i nostri fratelli, sull’esempio di colui al quale “portarono molti indemoniati ed egli scacciò gli spiriti con la sua parola e guarì tutti i malati, perché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia: «Egli ha preso le nostre infermità e si è addossato le nostre malattie»” (Mt 8,16-17; cfr Is 53,4).
Ma il lavoro è per il credente anche sequela di colui che è il Risorto: questo significa che il nostro lavoro, redento anch’esso da Cristo, ha anche riacquistato il senso originario, paradisiaco, voluto da Dio su di esso. Con il nostro lavoro dobbiamo “coltivare e custodire” il mondo (Gen 2,15), compartecipando all’opera creazionale di Dio stesso, di cui siamo “immagine” (Gen 1,27). Il credente è chiamato a prolungare sulla terra l’opera di Gesù, ponendo gesti di liberazione, di maturazione, di costruzione del Regno. “L’attesa di una terra nuova non deve indebolire, bensì stimolare piuttosto la sollecitudine a coltivare questa terra, dove cresce quel corpo dell’umanità nuova che già riesce ad offrire una certa prefigurazione che adombra il mondo nuovo” (Gaudium et spes, n. 39).
Il lavoro è quindi una missione costitutiva dell’uomo che non diventerà alienazione o schiavitù solo se vissuto, alla sequela di Cristo Crocifisso e Risorto, come dono che ci fa cooperatori di Dio, per la realizzazione del suo Regno.
Buona Misericordia a tutti!
Chi volesse leggere un’esegesi più completa del testo, o qualche approfondimento, me li chieda a migliettacarlo@gmail.com.
Vangelo di Domenica 07 luglio: Marco 6, 1-6
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Cari Consorelle e Confratelli delle Misericordie, sono Carlo Miglietta, medico, biblista, laico, marito, papà e nonno (www.buonabibbiaatutti.it). Anche oggi condivido con voi un breve pensiero di meditazione sul Vangelo, con particolare riferimento al tema della misericordia.
Il testo del Vangelo odierno (Mc 6,1-6) è l’unico, con Lc 13,33, in cui Gesù si autodefinisce profeta, Parola definitiva di Dio che annuncia la fedeltà di Dio al suo popolo: ma come tutti i profeti (Mt 23,37), Gesù viene respinto dai suoi. Egli è identificato come un modesto lavoratore qualsiasi: “Non è costui il carpentiere («tékton»)?”: “Senza troppo comodi sincretismi come fanno certi teologi americani del conservatorismo «misericordioso»…, se stiamo alla documentazione più attenta e fondata…, possiamo ottenere che… la categoria dei «tékton»…, si collocava… con una tendenza verso il basso… La famiglia di Gesù non era… da ricondurre alla nostra borghesia commerciale piccola o media che sia. Si trattava di un tenore di vita decoroso ma modesto” (G. F. Ravasi). E’ proprio lo scandalo di un Dio carpentiere che i suoi compaesani non accettano (Mc 6,1-6), ma che fa problema forse anche per gli stessi evangelisti. E’ curioso che Matteo, riprendendo il brano di Marco, iscriva invece Giuseppe alla professione di salariato: “Non é egli (Gesù) il figlio del carpentiere?” (Mt 13,55); e che Luca si rifugi in un asettico: “Costui non è il figlio di Giuseppe?” (Lc 4,22)…
Ma il lavoro, anche il più umile, è evento eminentemente cristologico: non può non stupire anche noi che il Figlio di Dio sia stato per quasi tutta la sua vita, trent’anni, un modesto lavoratore del suo tempo.
“L’eloquenza della vita di Cristo è inequivocabile: egli appartiene al «mondo del lavoro», ha per il lavoro umano riconoscimento e rispetto; si può dire di più: egli guarda con amore questo lavoro, le sue diverse manifestazioni, vedendo in ciascuna una linea particolare della somiglianza dell’uomo con Dio, Creatore e Padre… Gesù Cristo nelle sue parabole sul regno di Dio si richiama costantemente al lavoro umano: al lavoro del pastore (per es. Gv 10,1-16), dell’agricoltore (Mc 12,1-12), del medico (Lc 4,23), del seminatore (Mc 4,1-9), del padrone di casa (Mt 13,52), del servo (Mt 24,45; Lc 12,42-48), dell’amministratore (Lc 16,1-8), del pescatore (Mt 13,47-50), del mercante (Mt 13,45s), dell’operaio (Mt 20,1-16). Parla pure dei diversi lavori delle donne (Mt 13,33; Lc 15,8s). Presenta l’apostolato a somiglianza del lavoro manuale dei mietitori (Mt 9,37; Gv 4,35-38) o dei pescatori (Mt 4,19). Inoltre, si riferisce anche al lavoro degli studiosi (Mt 13,52)” (Laborem exercens, n. 26).
Gesù ha assunto fino in fondo “la condizione di servo, e divenendo simile agli uomini” (Fil 2,7): non poteva quindi non prendere su di sé anche la dimensione del lavoro, anche con la sua misura di fatica e di morte. E rifiutò la tentazione satanica di diventare potente, di uscire dalla logica della finitudine (Mt 4,1-11). Anche la sua missione pubblica fu sotto il segno della “kénosis”, dello “spogliarsi-svuotarsi” (Fil 2,7): e le opere di giustizia da lui compiute si scontrarono contro la logica mondana del potere, e per questo Gesù sarà messo a morte.
Ma le opere di Gesù rivelano anche l’aspetto positivo del lavoro: esse sono segno di liberazione e di guarigione, costruiscono il Regno di Dio (Mt 11,4-6). Anzi, Gesù “porta a compimento l’opera del Padre” (Gv 4,34; 9,4).
Nella prima Chiesa, il lavoro è parte integrante della vita quotidiana: di molti apostoli conosciamo il mestiere: Matteo è esattore delle tasse (Mt 9,9); Pietro, Andrea, Giacomo, Giovanni, Tommaso detto Didimo sono pescatori (Mt 4,18-22; Gv 21,2), e non può non stupire che anche dopo la Resurrezione essi continuino a darsi alla pesca, e che Gesù appaia a loro nel loro contesto lavorativo (Gv 21,1-14).
Anche Paolo lavora con le sue mani, facendo il fabbricatore di tende (At 18,3), e se ne vanta (At 20,34). E per Paolo il lavoro diventa anche mezzo per vivere il comando nuovo della carità, per soccorrere “i deboli” (At 20,35), “chi si trova in necessità” (Ef 4,28).
Facendo obbedienza alla propria condizione creaturale, il credente dovrà abbracciare il lavoro, come Cristo, con i suoi aspetti negativi e positivi. Alla sequela del Crocifisso, il credente deve sapere, come Gesù, accettare la dimensione negativa del lavoro, la sua fatica e le sue frustrazioni: “Nel lavoro umano il cristiano ritrova una piccola parte della croce di Cristo e l’accetta nello stesso spirito di redenzione, nel quale il Cristo ha accettato per noi la sua croce” (Laborem exercens, n. 27). Il grande criterio del lavoro è quindi la croce: il lavoro non sarà mai importante per i suoi risultati oggettivi, per l’onore che avrà sulla terra: ciò che conta è lo spirito di servizio, di amore, con cui viene svolto; quindi anche i lavori più umili agli occhi degli uomini possono essere i più preziosi di fronte al Signore. Il lavoro per il credente non sarà quindi, come per la logica di questo mondo, ricerca di autorealizzazione, di carriera, di promozione sociale, di successo: sarà “abodah”, servizio di Dio (Es 3,12) e dei fratelli, sull’esempio di colui che si è fatto “ebed IHWH”, il “Servo sofferente” (Is 42,1; 49,3; 52,13; 53,11). Il lavoro sarà prendere su di noi i nostri fratelli, sull’esempio di colui al quale “portarono molti indemoniati ed egli scacciò gli spiriti con la sua parola e guarì tutti i malati, perché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia: «Egli ha preso le nostre infermità e si è addossato le nostre malattie»” (Mt 8,16-17; cfr Is 53,4).
Ma il lavoro è per il credente anche sequela di colui che è il Risorto: questo significa che il nostro lavoro, redento anch’esso da Cristo, ha anche riacquistato il senso originario, paradisiaco, voluto da Dio su di esso. Con il nostro lavoro dobbiamo “coltivare e custodire” il mondo (Gen 2,15), compartecipando all’opera creazionale di Dio stesso, di cui siamo “immagine” (Gen 1,27). Il credente è chiamato a prolungare sulla terra l’opera di Gesù, ponendo gesti di liberazione, di maturazione, di costruzione del Regno. “L’attesa di una terra nuova non deve indebolire, bensì stimolare piuttosto la sollecitudine a coltivare questa terra, dove cresce quel corpo dell’umanità nuova che già riesce ad offrire una certa prefigurazione che adombra il mondo nuovo” (Gaudium et spes, n. 39).
Il lavoro è quindi una missione costitutiva dell’uomo che non diventerà alienazione o schiavitù solo se vissuto, alla sequela di Cristo Crocifisso e Risorto, come dono che ci fa cooperatori di Dio, per la realizzazione del suo Regno.
Buona Misericordia a tutti!
Chi volesse leggere un’esegesi più completa del testo, o qualche approfondimento, me li chieda a migliettacarlo@gmail.com.
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Spazio Spadoni
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Vangelo di domenica 06 aprile V Domenica di Quaresima anno C – Giovanni 8, 1-11
Vangelo di domenica 30 marzo IV Domenica di Quaresima anno C – Luca 15, 1 – 3. 11-32
Vangelo di domenica 23 marzo III Domenica di Quaresima anno C – Luca 13, 1-9
Vangelo di domenica 16 marzo: II Domenica di Quaresima anno C – Luca 9, 28-36
Vangelo di domenica 09 marzo: I Domenica di Quaresima anno C – Luca 4,1-13
Vangelo di domenica 02 marzo: VII Domenica C: Luca 6, 39-45
Vangelo di domenica 23 febbraio: VI Domenica C: Luca 6, 27-38
Vangelo di domenica 16 febbraio: VI Domenica C: Luca 6, 17. 20-26
Vangelo di domenica 09 febbraio: V Domenica C: Luca 5, 1-11
Vangelo di domenica 02 febbraio: Presentazione del Signore C: Luca 2, 22-40
Vangelo di domenica 26 gennaio III Domenica C: Luca 1, 1-4; 4, 14-21
Vangelo di domenica 19 gennaio: Giovanni 2,1-11
Vangelo di domenica 12 gennaio: Luca 3,15-22
Vangelo di lunedì 06 gennaio: Matteo 2, 1-12
Vangelo di domenica 05 gennaio: Giovanni 1, 1-18
Vangelo di mercoledì 1 gennaio: Luca 2, 16-21
Vangelo di domenica 29 dicembre: Luca 2, 41-52
Vangelo di mercoledì 25 dicembre: Luca 2, 1-14
Vangelo di domenica 22 dicembre: Luca 1, 39-45
Vangelo di domenica 15 dicembre: Luca 3, 10-18
Vangelo di domenica 08 dicembre: Luca 1, 26-38
Vangelo di domenica 01 dicembre: Luca 21, 25-28.34-36
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Vangelo di domenica 17 novembre: Marco 13,24-32
Vangelo di domenica 10 novembre: Marco 12, 38-44
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Vangelo di domenica 27 ottobre: Marco 10, 46-52
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Vangelo di Domenica 11 agosto: Giovanni 6, 41-51
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Vangelo di Domenica 18 febbraio: Marco 1, 12-15
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Vangelo di Domenica 04 febbraio: Marco 1, 29-39
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Vangelo di Domenica 3 Aprile: Giovanni 8, 1-11
Vangelo di Domenica 27 Marzo: Luca 15 ,1-3.11-32
Vangelo di Domenica 20 Marzo: Luca 13, 1-9
Vangelo di Domenica 13 Marzo: Luca 9, 28-36
Vangelo di Domenica 6 Marzo: Luca 4, 1-13
Vangelo di Domenica 27 Febbraio: Luca 6, 39-45
Vangelo di Domenica 20 Febbraio: Luca 6, 27-38
Vangelo di Domenica 13 Febbraio: Luca 6, 17. 20-26
Vangelo di Domenica 6 Febbraio: Luca 5, 1-11
Vangelo di Domenica 30 Gennaio Luca 4, 21-30
Vangelo di Domenica 23 Gennaio Luca 1, 1-4; 4, 14-21
Vangelo di Domenica 16 Gennaio: Giovanni 2, 1-11
Vangelo di Domenica 9 Gennaio Luca 3, 15-16.21-22
Vangelo di Giovedì 6 Gennaio: Matteo 2, 1-12
Vangelo di Domenica 2 Gennaio: Giovanni 1, 1-18
Vangelo di Sabato 1 Gennaio: Luca 2, 16-21
Vangelo di Domenica 26 Dicembre: Luca 2, 41-52
Vangelo di Sabato 25 Dicembre: Luca 2, 1-14
Vangelo di Domenica 19 Dicembre: Luca 1, 39-45
Vangelo di Domenica 12 Dicembre: Luca 3, 10-18
Vangelo di Mercoledì 8 Dicembre: Luca 1, 26-38
Vangelo di Domenica 5 Dicembre: Luca 3, 1-6
Vangelo di Domenica 28 Novembre: Luca 21, 25-28. 34-36
Vangelo di Domenica 21 Novembre: Giovanni 13, 33-37
Vangelo di Domenica 14 Novembre: Marco 13, 24-32
Vangelo di Domenica 7 Novembre: Marco 12, 38-44
Vangelo di Lunedì 1 Novembre: Luca 6, 17. 20-26/ Matteo 5, 1-12
Vangelo di Domenica 31 Ottobre: Marco 12, 28-34
Vangelo di Domenica 24 Ottobre: Marco 10, 46-52
Vangelo di Domenica 17 Ottobre: Marco 10, 35-45
Vangelo di Domenica 10 Ottobre: Marco 10, 17-31
Vangelo di Domenica 3 Ottobre: Marco 10, 2-16
Vangelo di Domenica 26 Settembre: Marco 9, 38-43.45.47-48
Vangelo di Domenica 19 Settembre: Marco 9, 30-37
Vangelo di Domenica 12 Settembre: Marco 8, 27-35
Vangelo di Domenica 5 Settembre: Marco 7, 31-37
Vangelo di Domenica 29 Agosto: Marco 7, 1-8.14-15.21-23
Vangelo di Domenica 22 Agosto: Giovanni 6, 60-70
Vangelo di Domenica 15 Agosto: Luca 1, 39-56
Vangelo di Domenica 8 Agosto: Giovanni 6, 41-51
Vangelo di Domenica 1 Agosto: Giovanni 6, 24-35
Vangelo di Domenica 25 Luglio: Giovanni 6, 1-15
Vangelo di Domenica 18 Luglio: Marco 6, 30-34
Vangelo di Domenica 11 Luglio: Marco 6, 7-13
Vangelo di Domenica 4 Luglio: Marco 6, 1-6
Vangelo di Martedì 29 Giugno: Matteo 16, 13-19
Vangelo di Domenica 27 Giugno: Marco 5, 21-43
Vangelo di Domenica 20 Giugno: Marco 4, 35-41
Vangelo di Domenica 13 Giugno: Marco 4, 26-34
Vangelo di Domenica 6 Giugno: Marco 14, 12-16.22-26
Vangelo di Martedì 30 Maggio: Matteo 28, 16-20
Vangelo di Domenica 23 Maggio: Luca 24, 35-48
Vangelo di Domenica 16 Maggio: Marco 16, 15-20
Vangelo di Domenica 9 Maggio: Giovanni 15, 9-17
Vangelo di Domenica 2 Maggio: Giovanni 15, 1-8
Vangelo di Domenica 25 Aprile: Giovanni 10, 11-18
Vangelo di Domenica 18 Aprile: Luca 24, 35-48
Vangelo di Domenica 11 Aprile: Giovanni 20, 19-31
Vangelo di Venerdì 2 Aprile: Giovanni 18-19
Vangelo di Giovedì 1 Aprile: Giovanni 13, 1-15
Vangelo di Domenica 28 Marzo: Marco 14-15
Vangelo di Domenica 21 Marzo: Giovanni 12, 20-33
Vangelo di Domenica 14 Marzo: Giovanni 3, 14-21
Vangelo di Domenica 7 Marzo: Giovanni 2, 13-25
Vangelo di Domenica 28 Febbraio: Marco 9, 2-10
Vangelo di Domenica 21 Febbraio: Marco 1, 12-15
Vangelo di Domenica 14 Febbraio: Marco 1, 40-45
Vangelo di Domenica 7 Febbraio: Marco 1, 29-39
Vangelo di Domenica 31 Gennaio: Marco 1, 21-28
Vangelo di Domenica 24 Gennaio: Marco 1, 14-20
Vangelo di Domenica 10 Gennaio: Marco 1, 9-11
Vangelo di Giovedì 7 Gennaio: Giovanni 1, 35-42
Vangelo di Mercoledì 6 Gennaio: Matteo 2, 1-12
Vangelo di Domenica 3 Gennaio: Giovanni 1, 1-18
Vangelo di Venerdì 1 Gennaio: Luca 2, 16-21
Vangelo di Domenica 27 Dicembre: Luca 2, 25-38
Vangelo di Venerdì 25 Dicembre: Luca 2, 1-14
Vangelo di Domenica 20 Dicembre: Luca 1, 26-38
Vangelo di Domenica 13 Dicembre: Giovanni 1, 6-8.19-28
Vangelo di Domenica 6 Dicembre: Marco 1, 1-8
Vangelo di Domenica 29 Novembre: Marco 13, 33-37
Vangelo di Domenica 22 Novembre: Matteo 25, 31-46
Vangelo di Domenica 15 novembre: Matteo 25, 14-30
Vangelo di Domenica 8 Novembre: Matteo 25, 1-13
Vangelo di Domenica 1 Novembre: Luca 6, 17. 20-26/ Matteo 5, 1-12
Vangelo di Domenica 25 Ottobre: Matteo 22, 34-40
Vangelo di Domenica 18 Ottobre: Matteo 22, 15-21
Vangelo di Domenica 10 Ottobre: Matteo 22, 1-14
Vangelo di Domenica 4 Ottobre: Matteo 21, 33-43
Vangelo di Domenica 27 Settembre: Matteo 21, 28-32
Vangelo di Domenica 20 Settembre: Matteo 20, 1-16
Vangelo di Domenica 13 Settembre: Matteo 18, 21-35
Vangelo di Domenica 6 Settembre: Matteo 18, 15-20
Vangelo di Domenica 6 Settembre