Cari Consorelle e Confratelli delle Misericordie, sono Carlo Miglietta, medico, biblista, laico, marito, papà e nonno (www.buonabibbiaatutti.it). Anche oggi condivido con voi un breve pensiero di meditazione sul Vangelo, con particolare riferimento al tema della misericordia.
Il mondo moderno vive generalmente all’insegna dell’egoismo, dell’isolamento, del disinteressarsi degli altri. “Pensa a te stesso”, “Fatti gli affari tuoi”, “Non mettere il naso nei fatti altrui”, “Homo homini lupus”, “Mors tua, vita mea”, “Poca brigata, vita beata”, “Morto io, morti tutti”…: sono le “massime” correnti della morale contemporanea. La logica di Dio è completamente diversa: il nostro Dio è il Dio della relazione, è il Dio della “giustizia” (in ebraico “sedaqah” e in greco “dikaiosyne”), che nella Bibbia altro non significa che la sua volontà di essere comunicazione, comunione, solidarietà.
Dio crea l’uomo perché sia anche lui relazione, con tutto il creato e soprattutto con i suoi simili. Fin dalla Genesi è ricordata la reciproca fratellanza degli uomini: nel racconto di Caino e Abele (Gn 4,1-16) la parola-chiave “fratello” (“‘ah”) ricorre ben sette volte. E viene sottolineato che ciascuno è custode del fratello: ognuno è responsabile di fronte a Dio dei problemi, delle sofferenze, delle tragedie degli altri. Perché “la voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo” (Gn 4,10), dice il Signore: a lui dovremo rispondere di tutti i morti di fame, di solitudine, di malattie curabili, di povertà, di violenza per conflitti sociali, razziali, economici, politici, religiosi: ogni uomo è mio fratello! Caino è cacciato in una terra desertica (Gn 4,12.14), tuttavia anche lui è un fratello, e pertanto porterà un segno che lo proteggerà dalla vendetta (Gn 4,15).
La consapevolezza di essere un popolo di fratelli regola in Israele i rapporti sociali: il Deuteronomio riprende tutte le disposizioni dell’Esodo reinterpretandole in chiave di fratellanza (Dt 15,1-15). Il Levitico afferma: “Non odierai il fratello…, ma amerai il prossimo tuo come te stesso” (Lv 19,17-18). Il “fratello” non è solo il membro della stessa famiglia, dello stesso clan o dello stesso popolo, ma anche lo straniero (Lv 19,34).
Il Vangelo (Mt 18,15-20) ci invita ad ogni sforzo per ricucire relazioni profonde con i fratelli, facendoci ministri di vera riconciliazione e di perdono. Di fronte al mondano: “Ma chi se ne importa!”, il Vangelo ci chiama a quello che sarà il motto di Don Milani: “I care”, “Me ne prendo cura”, “Me ne interesso”.
“I pochi versetti proclamati in questa domenica vogliono indicare la necessità della riconciliazione sia nel vivere quotidiano sia nella preghiera rivolta al Signore vivente. Ecco allora la prima parola di Gesù: «Se tuo fratello pecca (contro di te), va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato tuo fratello». In verità questa sentenza di Gesù è attestata nei manoscritti in due forme: quella breve, che parla di un fratello che pecca (cioè che compie un peccato contro le esigenze cristiane), e quella lunga, che specifica «contro di te», ipotizzando un’offesa personale. Nel primo caso la direttiva sarebbe ecclesiale, e dunque si tratterebbe di un preciso comportamento da viversi come chiesa; nel secondo caso Gesù si riferirebbe alla riconciliazione fraterna in caso di dissidio o offesa. La traduzione italiana ufficiale opta per questa seconda lettura, ma sia l’una sia l’altra versione sono accentuazioni diverse di un’unica verità, perché il peccato intravisto è comunque un peccato grave che impedisce la comunione fraterna… Il cristiano assume su di sé due responsabilità, quella di perdonare il peccato oppure di non perdonarlo: «Tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo». Il potere del legare e dello sciogliere, conferito da Gesù a Pietro (cfr Mt 16,19), è dato anche a ogni cristiano affinché eserciti il ministero della riconciliazione, sempre e con autorevolezza. Questo potere è dato ai discepoli come l’ha avuto Gesù stesso, «non per giudicare ma per salvare il mondo» (cfr Gv 3,17). Nella sua Regola san Benedetto sa che, esaurita ogni possibilità di correzione di un fratello che continua a dimorare nel peccato grave, non resta che pregare, rimettendo l’altro alla misericordia del Signore e alla potenza della grazia, l’amore che non va mai meritato (cfr RBen 23-28)” (E. Bianchi).
La fonte di quel miracolo che è la trasformazione dei nostri deserti di solitudine ed egoismo nei prati rigogliosi della relazione e della carità è Cristo stesso, sempre presente laddove due o tre sono riuniti, sono “sinfonici” (“si metteranno d’accordo”, da sýn-phonéo) nel suo nome (Mt 18,20). Ed ogni Eucarestia, incontro specialissimo con lui, deve spingerci a creare legami di fraternità profonda a livello non solo personale ma anche comunitario e sociale. “L’Eucarestia è una riconciliazione con Dio che si realizza mediante una riconciliazione fra noi e con le cose. Il pane e il vino sono il «simbolo dei beni della terra e del lavoro dell’uomo»: il simbolo del petrolio, del carbone, del rame, dell’oro, delle banane, dello zucchero, del caffè, dei manufatti, dei macchinari, di tutti quei beni cioè che sono la causa prima delle nostre separazioni, della disuguaglianza profonda tra popoli, fra nazioni e nazioni, fra uomo e uomo, i simboli della non-fraternità, dell’esclusione. Il grande tema che tutte le generazioni si trovano assegnato come compito essenziale da svolgere…, è precisamente il tema eucaristico: il tema dell’uguaglianza tra tutti gli uomini, della relazione e della riconciliazione” (A. Paoli).
Buona Misericordia a tutti!
Chi volesse leggere un’esegesi più completa del testo, o qualche approfondimento, me li chieda a migliettacarlo@gmail.com.
Vangelo di Domenica 10 settembre: Matteo 18, 15-20
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Cari Consorelle e Confratelli delle Misericordie, sono Carlo Miglietta, medico, biblista, laico, marito, papà e nonno (www.buonabibbiaatutti.it). Anche oggi condivido con voi un breve pensiero di meditazione sul Vangelo, con particolare riferimento al tema della misericordia.
Il mondo moderno vive generalmente all’insegna dell’egoismo, dell’isolamento, del disinteressarsi degli altri. “Pensa a te stesso”, “Fatti gli affari tuoi”, “Non mettere il naso nei fatti altrui”, “Homo homini lupus”, “Mors tua, vita mea”, “Poca brigata, vita beata”, “Morto io, morti tutti”…: sono le “massime” correnti della morale contemporanea. La logica di Dio è completamente diversa: il nostro Dio è il Dio della relazione, è il Dio della “giustizia” (in ebraico “sedaqah” e in greco “dikaiosyne”), che nella Bibbia altro non significa che la sua volontà di essere comunicazione, comunione, solidarietà.
Dio crea l’uomo perché sia anche lui relazione, con tutto il creato e soprattutto con i suoi simili. Fin dalla Genesi è ricordata la reciproca fratellanza degli uomini: nel racconto di Caino e Abele (Gn 4,1-16) la parola-chiave “fratello” (“‘ah”) ricorre ben sette volte. E viene sottolineato che ciascuno è custode del fratello: ognuno è responsabile di fronte a Dio dei problemi, delle sofferenze, delle tragedie degli altri. Perché “la voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo” (Gn 4,10), dice il Signore: a lui dovremo rispondere di tutti i morti di fame, di solitudine, di malattie curabili, di povertà, di violenza per conflitti sociali, razziali, economici, politici, religiosi: ogni uomo è mio fratello! Caino è cacciato in una terra desertica (Gn 4,12.14), tuttavia anche lui è un fratello, e pertanto porterà un segno che lo proteggerà dalla vendetta (Gn 4,15).
La consapevolezza di essere un popolo di fratelli regola in Israele i rapporti sociali: il Deuteronomio riprende tutte le disposizioni dell’Esodo reinterpretandole in chiave di fratellanza (Dt 15,1-15). Il Levitico afferma: “Non odierai il fratello…, ma amerai il prossimo tuo come te stesso” (Lv 19,17-18). Il “fratello” non è solo il membro della stessa famiglia, dello stesso clan o dello stesso popolo, ma anche lo straniero (Lv 19,34).
Il Vangelo (Mt 18,15-20) ci invita ad ogni sforzo per ricucire relazioni profonde con i fratelli, facendoci ministri di vera riconciliazione e di perdono. Di fronte al mondano: “Ma chi se ne importa!”, il Vangelo ci chiama a quello che sarà il motto di Don Milani: “I care”, “Me ne prendo cura”, “Me ne interesso”.
“I pochi versetti proclamati in questa domenica vogliono indicare la necessità della riconciliazione sia nel vivere quotidiano sia nella preghiera rivolta al Signore vivente. Ecco allora la prima parola di Gesù: «Se tuo fratello pecca (contro di te), va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato tuo fratello». In verità questa sentenza di Gesù è attestata nei manoscritti in due forme: quella breve, che parla di un fratello che pecca (cioè che compie un peccato contro le esigenze cristiane), e quella lunga, che specifica «contro di te», ipotizzando un’offesa personale. Nel primo caso la direttiva sarebbe ecclesiale, e dunque si tratterebbe di un preciso comportamento da viversi come chiesa; nel secondo caso Gesù si riferirebbe alla riconciliazione fraterna in caso di dissidio o offesa. La traduzione italiana ufficiale opta per questa seconda lettura, ma sia l’una sia l’altra versione sono accentuazioni diverse di un’unica verità, perché il peccato intravisto è comunque un peccato grave che impedisce la comunione fraterna… Il cristiano assume su di sé due responsabilità, quella di perdonare il peccato oppure di non perdonarlo: «Tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo». Il potere del legare e dello sciogliere, conferito da Gesù a Pietro (cfr Mt 16,19), è dato anche a ogni cristiano affinché eserciti il ministero della riconciliazione, sempre e con autorevolezza. Questo potere è dato ai discepoli come l’ha avuto Gesù stesso, «non per giudicare ma per salvare il mondo» (cfr Gv 3,17). Nella sua Regola san Benedetto sa che, esaurita ogni possibilità di correzione di un fratello che continua a dimorare nel peccato grave, non resta che pregare, rimettendo l’altro alla misericordia del Signore e alla potenza della grazia, l’amore che non va mai meritato (cfr RBen 23-28)” (E. Bianchi).
La fonte di quel miracolo che è la trasformazione dei nostri deserti di solitudine ed egoismo nei prati rigogliosi della relazione e della carità è Cristo stesso, sempre presente laddove due o tre sono riuniti, sono “sinfonici” (“si metteranno d’accordo”, da sýn-phonéo) nel suo nome (Mt 18,20). Ed ogni Eucarestia, incontro specialissimo con lui, deve spingerci a creare legami di fraternità profonda a livello non solo personale ma anche comunitario e sociale. “L’Eucarestia è una riconciliazione con Dio che si realizza mediante una riconciliazione fra noi e con le cose. Il pane e il vino sono il «simbolo dei beni della terra e del lavoro dell’uomo»: il simbolo del petrolio, del carbone, del rame, dell’oro, delle banane, dello zucchero, del caffè, dei manufatti, dei macchinari, di tutti quei beni cioè che sono la causa prima delle nostre separazioni, della disuguaglianza profonda tra popoli, fra nazioni e nazioni, fra uomo e uomo, i simboli della non-fraternità, dell’esclusione. Il grande tema che tutte le generazioni si trovano assegnato come compito essenziale da svolgere…, è precisamente il tema eucaristico: il tema dell’uguaglianza tra tutti gli uomini, della relazione e della riconciliazione” (A. Paoli).
Buona Misericordia a tutti!
Chi volesse leggere un’esegesi più completa del testo, o qualche approfondimento, me li chieda a migliettacarlo@gmail.com.
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Spazio Spadoni
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Vangelo di domenica 06 aprile V Domenica di Quaresima anno C – Giovanni 8, 1-11
Vangelo di domenica 30 marzo IV Domenica di Quaresima anno C – Luca 15, 1 – 3. 11-32
Vangelo di domenica 23 marzo III Domenica di Quaresima anno C – Luca 13, 1-9
Vangelo di domenica 16 marzo: II Domenica di Quaresima anno C – Luca 9, 28-36
Vangelo di domenica 09 marzo: I Domenica di Quaresima anno C – Luca 4,1-13
Vangelo di domenica 02 marzo: VII Domenica C: Luca 6, 39-45
Vangelo di domenica 23 febbraio: VI Domenica C: Luca 6, 27-38
Vangelo di domenica 16 febbraio: VI Domenica C: Luca 6, 17. 20-26
Vangelo di domenica 09 febbraio: V Domenica C: Luca 5, 1-11
Vangelo di domenica 02 febbraio: Presentazione del Signore C: Luca 2, 22-40
Vangelo di domenica 26 gennaio III Domenica C: Luca 1, 1-4; 4, 14-21
Vangelo di domenica 19 gennaio: Giovanni 2,1-11
Vangelo di domenica 12 gennaio: Luca 3,15-22
Vangelo di lunedì 06 gennaio: Matteo 2, 1-12
Vangelo di domenica 05 gennaio: Giovanni 1, 1-18
Vangelo di mercoledì 1 gennaio: Luca 2, 16-21
Vangelo di domenica 29 dicembre: Luca 2, 41-52
Vangelo di mercoledì 25 dicembre: Luca 2, 1-14
Vangelo di domenica 22 dicembre: Luca 1, 39-45
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Vangelo di domenica 27 ottobre: Marco 10, 46-52
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Vangelo di Domenica 21 aprile: Giovanni 10, 11-18
Vangelo di Domenica 14 aprile: Luca 24, 35-48
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Pasqua di Resurrezione: Giovanni 20, 1-9
Vangelo di Domenica 24 marzo: Marco 14, 1-15, 47
Vangelo di Domenica 17 marzo: Giovanni 12, 20-33
Vangelo di Domenica 10 marzo: Giovanni 3, 14-21
Vangelo di Domenica 03 marzo: Giovanni 2, 13-25
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Vangelo di Domenica 18 febbraio: Marco 1, 12-15
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Vangelo di Domenica 6 Giugno: Marco 14, 12-16.22-26
Vangelo di Martedì 30 Maggio: Matteo 28, 16-20
Vangelo di Domenica 23 Maggio: Luca 24, 35-48
Vangelo di Domenica 16 Maggio: Marco 16, 15-20
Vangelo di Domenica 9 Maggio: Giovanni 15, 9-17
Vangelo di Domenica 2 Maggio: Giovanni 15, 1-8
Vangelo di Domenica 25 Aprile: Giovanni 10, 11-18
Vangelo di Domenica 18 Aprile: Luca 24, 35-48
Vangelo di Domenica 11 Aprile: Giovanni 20, 19-31
Vangelo di Venerdì 2 Aprile: Giovanni 18-19
Vangelo di Giovedì 1 Aprile: Giovanni 13, 1-15
Vangelo di Domenica 28 Marzo: Marco 14-15
Vangelo di Domenica 21 Marzo: Giovanni 12, 20-33
Vangelo di Domenica 14 Marzo: Giovanni 3, 14-21
Vangelo di Domenica 7 Marzo: Giovanni 2, 13-25
Vangelo di Domenica 28 Febbraio: Marco 9, 2-10
Vangelo di Domenica 21 Febbraio: Marco 1, 12-15
Vangelo di Domenica 14 Febbraio: Marco 1, 40-45
Vangelo di Domenica 7 Febbraio: Marco 1, 29-39
Vangelo di Domenica 31 Gennaio: Marco 1, 21-28
Vangelo di Domenica 24 Gennaio: Marco 1, 14-20
Vangelo di Domenica 10 Gennaio: Marco 1, 9-11
Vangelo di Giovedì 7 Gennaio: Giovanni 1, 35-42
Vangelo di Mercoledì 6 Gennaio: Matteo 2, 1-12
Vangelo di Domenica 3 Gennaio: Giovanni 1, 1-18
Vangelo di Venerdì 1 Gennaio: Luca 2, 16-21
Vangelo di Domenica 27 Dicembre: Luca 2, 25-38
Vangelo di Venerdì 25 Dicembre: Luca 2, 1-14
Vangelo di Domenica 20 Dicembre: Luca 1, 26-38
Vangelo di Domenica 13 Dicembre: Giovanni 1, 6-8.19-28
Vangelo di Domenica 6 Dicembre: Marco 1, 1-8
Vangelo di Domenica 29 Novembre: Marco 13, 33-37
Vangelo di Domenica 22 Novembre: Matteo 25, 31-46
Vangelo di Domenica 15 novembre: Matteo 25, 14-30
Vangelo di Domenica 8 Novembre: Matteo 25, 1-13
Vangelo di Domenica 1 Novembre: Luca 6, 17. 20-26/ Matteo 5, 1-12
Vangelo di Domenica 25 Ottobre: Matteo 22, 34-40
Vangelo di Domenica 18 Ottobre: Matteo 22, 15-21
Vangelo di Domenica 10 Ottobre: Matteo 22, 1-14
Vangelo di Domenica 4 Ottobre: Matteo 21, 33-43
Vangelo di Domenica 27 Settembre: Matteo 21, 28-32
Vangelo di Domenica 20 Settembre: Matteo 20, 1-16
Vangelo di Domenica 13 Settembre: Matteo 18, 21-35
Vangelo di Domenica 6 Settembre: Matteo 18, 15-20
Vangelo di Domenica 6 Settembre