Cari Consorelle e Confratelli delle Misericordie, sono Carlo Miglietta, medico, biblista, laico, marito, papà e nonno (www.buonabibbiaatutti.it). Anche oggi condivido con voi un breve pensiero di meditazione sul Vangelo, con particolare riferimento al tema della misericordia.
Una vita alternativa
Spesso i credenti sono “come gli altri”, non si distinguono dall’ambiente che li circondano: si lasciano anch’essi sedurre dalla mentalità dominante, e non sono sufficientemente critici verso “il mondo”.
Ma Paolo ci ammonisce: “Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto” (Rm 12,2); “Non camminiamo secondo la carne ma secondo lo Spirito. Quelli infatti che vivono secondo la carne, pensano alle cose della carne; quelli invece che vivono secondo lo Spirito, alle cose dello Spirito” (Rm 8,4-5).
Paolo presenta la vita come uno scontro tra due realtà: la “carne” e lo Spirito. “Carne” (in greco “sàrx”, in ebraico “basar”) non indica la materia, che invece è vivificata dallo Spirito stesso: la carne esprime, per l’Apostolo, il mondo del rifiuto di Dio. In Gal 5,19-21 egli raggruppa “le opere della carne” in quattro sezioni: l’impurità, perversione dell’amore umano, l’idolatria, perversione dell’amore di Dio, la discordia, perversione dell’amore verso gli altri, la sregolatezza, perversione dell’amore verso se stessi: “Ora quelli che sono in Cristo Gesù hanno crocifisso la loro carne con le sue passioni e i suoi desideri” (Gal 5,24).
La vita secondo lo Spirito è invece la condizione del cristiano. Contrapposto quindi alle “opere della carne”, Paolo parla del “frutto dello Spirito” (Gal 5,22), al singolare: questo perché non si tratta di “fare delle cose”, ma di essere una creatura nuova. L’essere “uomo nuovo” secondo lo Spirito significa produrre un unico frutto: l’Amore (“agàpe”); ecco perché Paolo ci parla del “frutto dello Spirito” nel capitolo 5 della lettera ai Galati, con parole che richiamano l’inno alla carità del capitolo 13 della prima lettera ai Corinti. L’amore quindi, contrapposto all’egoismo e al narcisismo del mondo, è la dimensione di tutto l’atteggiamento cristiano (Rm 5,5).
Anche Pietro invita a “non servire più alle passioni umane ma alla volontà di Dio…. Basta col tempo trascorso nel soddisfare le passioni del paganesimo, vivendo nelle dissolutezze, nelle passioni, nelle crapule, nei bagordi, nelle ubriachezze e nel culto illecito degli idoli. Per questo trovano strano che voi non corriate insieme con loro verso questo torrente di perdizione e vi oltraggiano” (1 Pt 4,2-4). Sull’esempio di Cristo, il credente vive nella “volontà di Dio”. Ciò significa rottura con la mondanità, esemplificata da Pietro nel disordine della sessualità (“dissolutezze, passioni”), nel disordine nel cibo (“crapule, bagordi, ubriachezze”), nel disordine del rapporto con Dio (“idolatrie illecite”). Un errato rapporto con la sessualità e con i beni non permette un corretto rapporto con Dio. È questo un messaggio duro per la nostra società così fondata sull’edonismo e sul consumismo. Ma è qui che ci giochiamo l’alternativa del vivere cristiano.
Pietro esige un taglio radicale: “Basta!” (1 Pt 4,3): dobbiamo davvero distinguerci! Senza dubbio il nostro nuovo comportamento farà contrasto con quello del mondo attorno a noi, e il mondo si meraviglierà perché non viviamo secondo i suoi canoni e i suoi pseudovalori. Faranno pressione su di noi, ci beffeggeranno, forse ci perseguiteranno. Perché il mondo sarà colpito dalla nostra diversità, dalla nostra alterità, prima di “rendere conto a colui che è pronto a giudicare i vivi e i morti” (1 Pt 4,5).
Una Chiesa capace di martirio
Se i cristiani sono fedeli al loro Signore, devono essere pronti, come lui, ad un amore fino al dono della vita: “Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia” (Gv 15,18-19). Se i cristiani sono obbedienti all’Evangelo, saranno perseguitati per causa di Cristo come furono prima perseguitati i profeti, perché “un discepolo non è da più del maestro, né un servo da più del suo padrone” (Mt 10,24).
“La profezia manifesta la sua forza quando diviene martirio. Esistono ancora cristiani che patiscono il martirio per la loro fede in certi paesi o sotto regimi totalitari. Ma esiste tutto un martirologio dell’amore: tutti coloro che hanno dato la loro vita perché i fratelli potessero vivere nella giustizia e nella dignità: pensiamo a tutti i martiri dell’America Latina. Coloro che hanno dato la vita semplicemente perché amavano: pensiamo ai fratelli cistercensi di Tibhérine in Algeria” (G. Lafont). “Ci sono stati probabilmente più martiri in questo secolo che non nei primi secoli di persecuzione… Ci eravamo forse un po’ abituati a considerare il martirio come un evento dei tempi passati, qualcosa che appartiene ai primi secoli della Chiesa, quello delle grandi persecuzioni degli imperatori romani” (C. M. Martini). Scriveva Giovanni Paolo II: “Al termine del secondo millennio la Chiesa è diventata nuovamente Chiesa di martiri”.
Il martirio è una chiamata per tutti, in modi e forme diverse, ma che ci deve trovare pronti. E non è solo essere uccisi per aver proclamato la nostra fede. É martirio essere presi in giro perché credenti, non fare carriera perché si rifiutano i compromessi; è la rinuncia ad abortire di una ragazza-madre, è accettare una maternità frutto di violenza, o rifiutare per sé cure anche importanti che poterebbero nuocere al figlio in gestazione; è martirio, se abbandonati, non risposarsi, restando “eunuchi per il Regno dei cieli” (Mt 19,12), o perdonare il coniuge adultero; o prendersi l’AIDS o la lebbra curando i malati; o essere derisi perché casti, o perché si è compartecipato i propri beni con i poveri; è lo stare in ogni caso dalla parte dei piccoli, dei poveri, dei sofferenti… È la logica della croce! Ha detto Benedetto XVI: “Anche nell’epoca attuale molti sono i cristiani nel mondo che, animati dall’amore per Dio, assumono ogni giorno la croce, sia quella delle prove quotidiane, sia quella procurata dalla barbarie umana, che talvolta richiede il coraggio dell’estremo sacrificio. Il Signore doni a ciascuno di noi di riporre sempre la nostra solida speranza in lui, certi che, seguendolo portando la nostra croce, giungeremo con lui alla luce della Risurrezione”.
Buona Misericordia a tutti!
Chi volesse leggere un’esegesi più completa del testo, o qualche approfondimento, me li chieda a migliettacarlo@gmail.com.
Vangelo di Domenica 14 Agosto: Luca 12, 49-53
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Cari Consorelle e Confratelli delle Misericordie, sono Carlo Miglietta, medico, biblista, laico, marito, papà e nonno (www.buonabibbiaatutti.it). Anche oggi condivido con voi un breve pensiero di meditazione sul Vangelo, con particolare riferimento al tema della misericordia.
Una vita alternativa
Spesso i credenti sono “come gli altri”, non si distinguono dall’ambiente che li circondano: si lasciano anch’essi sedurre dalla mentalità dominante, e non sono sufficientemente critici verso “il mondo”.
Ma Paolo ci ammonisce: “Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto” (Rm 12,2); “Non camminiamo secondo la carne ma secondo lo Spirito. Quelli infatti che vivono secondo la carne, pensano alle cose della carne; quelli invece che vivono secondo lo Spirito, alle cose dello Spirito” (Rm 8,4-5).
Paolo presenta la vita come uno scontro tra due realtà: la “carne” e lo Spirito. “Carne” (in greco “sàrx”, in ebraico “basar”) non indica la materia, che invece è vivificata dallo Spirito stesso: la carne esprime, per l’Apostolo, il mondo del rifiuto di Dio. In Gal 5,19-21 egli raggruppa “le opere della carne” in quattro sezioni: l’impurità, perversione dell’amore umano, l’idolatria, perversione dell’amore di Dio, la discordia, perversione dell’amore verso gli altri, la sregolatezza, perversione dell’amore verso se stessi: “Ora quelli che sono in Cristo Gesù hanno crocifisso la loro carne con le sue passioni e i suoi desideri” (Gal 5,24).
La vita secondo lo Spirito è invece la condizione del cristiano. Contrapposto quindi alle “opere della carne”, Paolo parla del “frutto dello Spirito” (Gal 5,22), al singolare: questo perché non si tratta di “fare delle cose”, ma di essere una creatura nuova. L’essere “uomo nuovo” secondo lo Spirito significa produrre un unico frutto: l’Amore (“agàpe”); ecco perché Paolo ci parla del “frutto dello Spirito” nel capitolo 5 della lettera ai Galati, con parole che richiamano l’inno alla carità del capitolo 13 della prima lettera ai Corinti. L’amore quindi, contrapposto all’egoismo e al narcisismo del mondo, è la dimensione di tutto l’atteggiamento cristiano (Rm 5,5).
Anche Pietro invita a “non servire più alle passioni umane ma alla volontà di Dio…. Basta col tempo trascorso nel soddisfare le passioni del paganesimo, vivendo nelle dissolutezze, nelle passioni, nelle crapule, nei bagordi, nelle ubriachezze e nel culto illecito degli idoli. Per questo trovano strano che voi non corriate insieme con loro verso questo torrente di perdizione e vi oltraggiano” (1 Pt 4,2-4). Sull’esempio di Cristo, il credente vive nella “volontà di Dio”. Ciò significa rottura con la mondanità, esemplificata da Pietro nel disordine della sessualità (“dissolutezze, passioni”), nel disordine nel cibo (“crapule, bagordi, ubriachezze”), nel disordine del rapporto con Dio (“idolatrie illecite”). Un errato rapporto con la sessualità e con i beni non permette un corretto rapporto con Dio. È questo un messaggio duro per la nostra società così fondata sull’edonismo e sul consumismo. Ma è qui che ci giochiamo l’alternativa del vivere cristiano.
Pietro esige un taglio radicale: “Basta!” (1 Pt 4,3): dobbiamo davvero distinguerci! Senza dubbio il nostro nuovo comportamento farà contrasto con quello del mondo attorno a noi, e il mondo si meraviglierà perché non viviamo secondo i suoi canoni e i suoi pseudovalori. Faranno pressione su di noi, ci beffeggeranno, forse ci perseguiteranno. Perché il mondo sarà colpito dalla nostra diversità, dalla nostra alterità, prima di “rendere conto a colui che è pronto a giudicare i vivi e i morti” (1 Pt 4,5).
Una Chiesa capace di martirio
Se i cristiani sono fedeli al loro Signore, devono essere pronti, come lui, ad un amore fino al dono della vita: “Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia” (Gv 15,18-19). Se i cristiani sono obbedienti all’Evangelo, saranno perseguitati per causa di Cristo come furono prima perseguitati i profeti, perché “un discepolo non è da più del maestro, né un servo da più del suo padrone” (Mt 10,24).
“La profezia manifesta la sua forza quando diviene martirio. Esistono ancora cristiani che patiscono il martirio per la loro fede in certi paesi o sotto regimi totalitari. Ma esiste tutto un martirologio dell’amore: tutti coloro che hanno dato la loro vita perché i fratelli potessero vivere nella giustizia e nella dignità: pensiamo a tutti i martiri dell’America Latina. Coloro che hanno dato la vita semplicemente perché amavano: pensiamo ai fratelli cistercensi di Tibhérine in Algeria” (G. Lafont). “Ci sono stati probabilmente più martiri in questo secolo che non nei primi secoli di persecuzione… Ci eravamo forse un po’ abituati a considerare il martirio come un evento dei tempi passati, qualcosa che appartiene ai primi secoli della Chiesa, quello delle grandi persecuzioni degli imperatori romani” (C. M. Martini). Scriveva Giovanni Paolo II: “Al termine del secondo millennio la Chiesa è diventata nuovamente Chiesa di martiri”.
Il martirio è una chiamata per tutti, in modi e forme diverse, ma che ci deve trovare pronti. E non è solo essere uccisi per aver proclamato la nostra fede. É martirio essere presi in giro perché credenti, non fare carriera perché si rifiutano i compromessi; è la rinuncia ad abortire di una ragazza-madre, è accettare una maternità frutto di violenza, o rifiutare per sé cure anche importanti che poterebbero nuocere al figlio in gestazione; è martirio, se abbandonati, non risposarsi, restando “eunuchi per il Regno dei cieli” (Mt 19,12), o perdonare il coniuge adultero; o prendersi l’AIDS o la lebbra curando i malati; o essere derisi perché casti, o perché si è compartecipato i propri beni con i poveri; è lo stare in ogni caso dalla parte dei piccoli, dei poveri, dei sofferenti… È la logica della croce! Ha detto Benedetto XVI: “Anche nell’epoca attuale molti sono i cristiani nel mondo che, animati dall’amore per Dio, assumono ogni giorno la croce, sia quella delle prove quotidiane, sia quella procurata dalla barbarie umana, che talvolta richiede il coraggio dell’estremo sacrificio. Il Signore doni a ciascuno di noi di riporre sempre la nostra solida speranza in lui, certi che, seguendolo portando la nostra croce, giungeremo con lui alla luce della Risurrezione”.
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Spazio Spadoni
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Vangelo di domenica 06 aprile V Domenica di Quaresima anno C – Giovanni 8, 1-11
Vangelo di domenica 30 marzo IV Domenica di Quaresima anno C – Luca 15, 1 – 3. 11-32
Vangelo di domenica 23 marzo III Domenica di Quaresima anno C – Luca 13, 1-9
Vangelo di domenica 16 marzo: II Domenica di Quaresima anno C – Luca 9, 28-36
Vangelo di domenica 09 marzo: I Domenica di Quaresima anno C – Luca 4,1-13
Vangelo di domenica 02 marzo: VII Domenica C: Luca 6, 39-45
Vangelo di domenica 23 febbraio: VI Domenica C: Luca 6, 27-38
Vangelo di domenica 16 febbraio: VI Domenica C: Luca 6, 17. 20-26
Vangelo di domenica 09 febbraio: V Domenica C: Luca 5, 1-11
Vangelo di domenica 02 febbraio: Presentazione del Signore C: Luca 2, 22-40
Vangelo di domenica 26 gennaio III Domenica C: Luca 1, 1-4; 4, 14-21
Vangelo di domenica 19 gennaio: Giovanni 2,1-11
Vangelo di domenica 12 gennaio: Luca 3,15-22
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Vangelo di domenica 05 gennaio: Giovanni 1, 1-18
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Vangelo di Domenica 10 Ottobre: Marco 10, 17-31
Vangelo di Domenica 3 Ottobre: Marco 10, 2-16
Vangelo di Domenica 26 Settembre: Marco 9, 38-43.45.47-48
Vangelo di Domenica 19 Settembre: Marco 9, 30-37
Vangelo di Domenica 12 Settembre: Marco 8, 27-35
Vangelo di Domenica 5 Settembre: Marco 7, 31-37
Vangelo di Domenica 29 Agosto: Marco 7, 1-8.14-15.21-23
Vangelo di Domenica 22 Agosto: Giovanni 6, 60-70
Vangelo di Domenica 15 Agosto: Luca 1, 39-56
Vangelo di Domenica 8 Agosto: Giovanni 6, 41-51
Vangelo di Domenica 1 Agosto: Giovanni 6, 24-35
Vangelo di Domenica 25 Luglio: Giovanni 6, 1-15
Vangelo di Domenica 18 Luglio: Marco 6, 30-34
Vangelo di Domenica 11 Luglio: Marco 6, 7-13
Vangelo di Domenica 4 Luglio: Marco 6, 1-6
Vangelo di Martedì 29 Giugno: Matteo 16, 13-19
Vangelo di Domenica 27 Giugno: Marco 5, 21-43
Vangelo di Domenica 20 Giugno: Marco 4, 35-41
Vangelo di Domenica 13 Giugno: Marco 4, 26-34
Vangelo di Domenica 6 Giugno: Marco 14, 12-16.22-26
Vangelo di Martedì 30 Maggio: Matteo 28, 16-20
Vangelo di Domenica 23 Maggio: Luca 24, 35-48
Vangelo di Domenica 16 Maggio: Marco 16, 15-20
Vangelo di Domenica 9 Maggio: Giovanni 15, 9-17
Vangelo di Domenica 2 Maggio: Giovanni 15, 1-8
Vangelo di Domenica 25 Aprile: Giovanni 10, 11-18
Vangelo di Domenica 18 Aprile: Luca 24, 35-48
Vangelo di Domenica 11 Aprile: Giovanni 20, 19-31
Vangelo di Venerdì 2 Aprile: Giovanni 18-19
Vangelo di Giovedì 1 Aprile: Giovanni 13, 1-15
Vangelo di Domenica 28 Marzo: Marco 14-15
Vangelo di Domenica 21 Marzo: Giovanni 12, 20-33
Vangelo di Domenica 14 Marzo: Giovanni 3, 14-21
Vangelo di Domenica 7 Marzo: Giovanni 2, 13-25
Vangelo di Domenica 28 Febbraio: Marco 9, 2-10
Vangelo di Domenica 21 Febbraio: Marco 1, 12-15
Vangelo di Domenica 14 Febbraio: Marco 1, 40-45
Vangelo di Domenica 7 Febbraio: Marco 1, 29-39
Vangelo di Domenica 31 Gennaio: Marco 1, 21-28
Vangelo di Domenica 24 Gennaio: Marco 1, 14-20
Vangelo di Domenica 10 Gennaio: Marco 1, 9-11
Vangelo di Giovedì 7 Gennaio: Giovanni 1, 35-42
Vangelo di Mercoledì 6 Gennaio: Matteo 2, 1-12
Vangelo di Domenica 3 Gennaio: Giovanni 1, 1-18
Vangelo di Venerdì 1 Gennaio: Luca 2, 16-21
Vangelo di Domenica 27 Dicembre: Luca 2, 25-38
Vangelo di Venerdì 25 Dicembre: Luca 2, 1-14
Vangelo di Domenica 20 Dicembre: Luca 1, 26-38
Vangelo di Domenica 13 Dicembre: Giovanni 1, 6-8.19-28
Vangelo di Domenica 6 Dicembre: Marco 1, 1-8
Vangelo di Domenica 29 Novembre: Marco 13, 33-37
Vangelo di Domenica 22 Novembre: Matteo 25, 31-46
Vangelo di Domenica 15 novembre: Matteo 25, 14-30
Vangelo di Domenica 8 Novembre: Matteo 25, 1-13
Vangelo di Domenica 1 Novembre: Luca 6, 17. 20-26/ Matteo 5, 1-12
Vangelo di Domenica 25 Ottobre: Matteo 22, 34-40
Vangelo di Domenica 18 Ottobre: Matteo 22, 15-21
Vangelo di Domenica 10 Ottobre: Matteo 22, 1-14
Vangelo di Domenica 4 Ottobre: Matteo 21, 33-43
Vangelo di Domenica 27 Settembre: Matteo 21, 28-32
Vangelo di Domenica 20 Settembre: Matteo 20, 1-16
Vangelo di Domenica 13 Settembre: Matteo 18, 21-35
Vangelo di Domenica 6 Settembre: Matteo 18, 15-20
Vangelo di Domenica 6 Settembre