Cari Consorelle e Confratelli delle Misericordie, sono Carlo Miglietta, medico, biblista, laico, marito, papà e nonno (www.buonabibbiaatutti.it). Anche oggi condivido con voi un breve pensiero di meditazione sul Vangelo, con particolare riferimento al tema della misericordia.
Veramente stupefacente questa parabola in cui un imbroglione smascherato, l’amministratore infedele, viene dal padrone lodato quando orchestra una nuova truffa, e sempre ai danni dello stesso padrone, per farsi accogliere, una volta licenziato, nelle case dei debitori.
È sorprendente che il padrone, invece diede di adirarsi per l’ennesima frode, lodi quell’amministratore disonesto, e si compiaccia della sua furbizia.
Gli insegnamenti che questa parabola vuole darci sono molti.
Il primo è che spesso noi impegniamo la nostra scaltrezza, il nostro ingegno, le nostre doti, per tante cose che non contano: per la carriera, per prevalere nel lavoro, per il successo, per una migliore sistemazione sociale, per farci valere o per metterci in mostra. Invece dovremmo mettere questo zelo per la costruzione del Regno di Dio, per la diffusione del Vangelo, perché il nome del Signore sia lodato in tutta la terra, perché tutti Lo conoscano e Lo adorino.
Ma soprattutto, nel contesto della parabola, dovremmo mettere il nostro ingegno nel capire il senso più profondo del dell’economia. Il possedere dei beni non è in sé peccato, ma diventa disonesto nel momento in cui io non condivido quanto ho con i fratelli più bisognosi. La ricchezza è ingiusta perché, come dice Gesù, è sempre “ricchezza altrui” (Lc 16,12), è accumulo di beni che invece vanno partecipati. Gesù definisce la ricchezza come “disonesta”, “ingiusta”; in aramaico si usa l’espressione “mamon disqar”, reso letteralmente dal Signore in Luca con “mamonàs tès adikìas”, “la ricchezza quella ingiusta” (Lc 16,9) e, più esplicitamente, con “ò àdikos mamonàs”, “l’ingiusta ricchezza” (Lc 16,11). Le ricchezze non condivise sono sempre frutto di peccato, sono beni di cui diventiamo “amministratori disonesti” (Lc 16,8).
La ricchezza, che il Vangelo presenta come accumulo di beni che invece dovrebbero essere distribuiti, è definita “mammona” (Lc 16,9.11.13), l’idolo-accaparramento che si contrappone al Dio Amore-Dono. Il vocabolo aramaico “mamon” (attestato anche nella lingua fenicio-punica), da cui deriva il greco “mamònas”, significa “ciò che è sicuro, ciò su cui si può contare”; in ebraico è “ma’amun”, che ha la stessa radice della fede (“emunà”, da cui il nostro “amen”); nell’Antico Testamento appare solo nel testo ebraico di Siracide (Sir 31,8), e nel Talmud designa tout court le ricchezze, i beni. Si noti come il Sl 37,3: “Confida nel Signore e fa’ il bene; abita la terra e nutriti di fiducia”, diventi, nel testo greco dei LXX: “Ti nutrirai della sua ricchezza”.
Ai tempi di Gesù, l’interpretazione più corrente dello “Shema’“, l’“Ascolta, Israele” (Dt 6,4-5) era che si dovesse amare Dio “con tutta la tua forza”, cioè con tutto il tuo “mamon”: e ciò era talora interpretato come invito a rinunciare a tutti i propri beni per amore di Dio.
“Gesù non prende la parola «mammona» da un uso corrente nei gruppi sociali a cui si rivolge, perché non si ha notizia che una divinità di quel nome fosse conosciuta negli ambienti giudaici o galilei, e neppure fra i pagani dei dintorni… Questa personificazione del denaro sembra una creazione di Gesù stesso, e se così fosse, ci rivela sul denaro qualcosa di eccezionale, poiché Gesù non era solito fare queste deificazioni e personificazioni” (J. de S. Ana). Per Gesù “mammona” personifica il denaro come potenza demoniaca.
Gesù è durissimo. Non possiamo accampare nessun diritto di proprietà privata: noi siamo solo amministratori di beni che Dio ci ha dato perché li condividiamo con i fratelli. La scelta è drastica: o restare attaccati al denaro, o attaccarsi a Dio.
È questo un brano che i credenti delle chiese occidentali sempre evitano di approfondire. Nessuno li ha mai educati alla condivisione dei beni. Quando andiamo a confessarci, ci vien chiesto se andiamo a messa alla domenica, se preghiamo, se abbiamo tradito la moglie o il marito, ma quasi mai ci viene chiesto qual è il valore del nostro conto in banca, e perché non condividiamo i nostri beni con i fratelli più poveri. Eppure il Vangelo odierno ci chiama con forza a questo atteggiamento, a ricordare cioè che ciò che abbiamo non ci appartiene, ma c’è solo dato perché altri ne possano usufruire. Quando si parla di condivisione dei beni ai credenti, questo discorso spesso entra da un orecchio ed esce dall’altro: pare che essi non ne siano neanche sfiorati, che le parole di Gesù siano come acqua che scorre sul marmo, che Gesù le abbia pronunciate tanto per dire qualcosa, che forse scherzasse.
Ma tante ingiustizie di questo mondo esistono proprio perché noi non sappiamo condividere il nostro pane con l’affamato, i nostri vestiti con l’ignudo, la nostra terra con gli immigrati, le nostre proprietà con chi non ha nulla. In tal senso tutta la riflessione patristica è unanime nel ricordarci la destinazione sociale dei beni, che è stata rimarcata con forza sia dal Concilio Ecumenico Vaticano II (GS, n. 69) che dal Magistero degli ultimi Papi e dal Catechismo della Chiesa Cattolica (nn. 2403-2404). Ma noi continuiamo a fare orecchie da mercante.
Eppure saranno i poveri i nostri portinai in Paradiso (Lc 16,9). Saranno loro che ci accoglieranno o no nelle dimore celesti. Se non capiamo la centralità della condivisione dei beni nel nostro percorso di Fede, non abbiamo capito nulla della sequela del Signore e della strada che egli ci mostra per arrivare al Regno.
Ma Gesù non solo ci invita a condividere: ci chiede di farci amici i poveri. Questo è un passo ulteriore non certamente semplice. Perché spesso il povero non è riconoscente, è stressante, talora si comporta male…: eppure il povero deve essere un mio amico, uno che circondo dello stesso amore con cui Cristo circonda me, e di cui quindi mi faccio carico, considerandolo non “un assistito”, ma un fratello, uno di famiglia.
Il brano odierno è quindi particolarmente impegnativo ed esigente. Occorre davvero metterci davanti alla Parola di Dio per fare un profondo esame di coscienza ed iniziare un cammino di conversione che ci porti a quella libertà che ci rende capaci di amare concretamente tutti, “non a parole né con la lingua, ma coi fatti e nella verità” (1 Gv 3,18), senza riserve e senza scuse.
Buona Misericordia a tutti!
Chi volesse leggere un’esegesi più completa del testo, o qualche approfondimento, me li chieda a migliettacarlo@gmail.com.
Vangelo di Domenica 18 Settembre: Luca 16, 1-13
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Cari Consorelle e Confratelli delle Misericordie, sono Carlo Miglietta, medico, biblista, laico, marito, papà e nonno (www.buonabibbiaatutti.it). Anche oggi condivido con voi un breve pensiero di meditazione sul Vangelo, con particolare riferimento al tema della misericordia.
Veramente stupefacente questa parabola in cui un imbroglione smascherato, l’amministratore infedele, viene dal padrone lodato quando orchestra una nuova truffa, e sempre ai danni dello stesso padrone, per farsi accogliere, una volta licenziato, nelle case dei debitori.
È sorprendente che il padrone, invece diede di adirarsi per l’ennesima frode, lodi quell’amministratore disonesto, e si compiaccia della sua furbizia.
Gli insegnamenti che questa parabola vuole darci sono molti.
Il primo è che spesso noi impegniamo la nostra scaltrezza, il nostro ingegno, le nostre doti, per tante cose che non contano: per la carriera, per prevalere nel lavoro, per il successo, per una migliore sistemazione sociale, per farci valere o per metterci in mostra. Invece dovremmo mettere questo zelo per la costruzione del Regno di Dio, per la diffusione del Vangelo, perché il nome del Signore sia lodato in tutta la terra, perché tutti Lo conoscano e Lo adorino.
Ma soprattutto, nel contesto della parabola, dovremmo mettere il nostro ingegno nel capire il senso più profondo del dell’economia. Il possedere dei beni non è in sé peccato, ma diventa disonesto nel momento in cui io non condivido quanto ho con i fratelli più bisognosi. La ricchezza è ingiusta perché, come dice Gesù, è sempre “ricchezza altrui” (Lc 16,12), è accumulo di beni che invece vanno partecipati. Gesù definisce la ricchezza come “disonesta”, “ingiusta”; in aramaico si usa l’espressione “mamon disqar”, reso letteralmente dal Signore in Luca con “mamonàs tès adikìas”, “la ricchezza quella ingiusta” (Lc 16,9) e, più esplicitamente, con “ò àdikos mamonàs”, “l’ingiusta ricchezza” (Lc 16,11). Le ricchezze non condivise sono sempre frutto di peccato, sono beni di cui diventiamo “amministratori disonesti” (Lc 16,8).
La ricchezza, che il Vangelo presenta come accumulo di beni che invece dovrebbero essere distribuiti, è definita “mammona” (Lc 16,9.11.13), l’idolo-accaparramento che si contrappone al Dio Amore-Dono. Il vocabolo aramaico “mamon” (attestato anche nella lingua fenicio-punica), da cui deriva il greco “mamònas”, significa “ciò che è sicuro, ciò su cui si può contare”; in ebraico è “ma’amun”, che ha la stessa radice della fede (“emunà”, da cui il nostro “amen”); nell’Antico Testamento appare solo nel testo ebraico di Siracide (Sir 31,8), e nel Talmud designa tout court le ricchezze, i beni. Si noti come il Sl 37,3: “Confida nel Signore e fa’ il bene; abita la terra e nutriti di fiducia”, diventi, nel testo greco dei LXX: “Ti nutrirai della sua ricchezza”.
Ai tempi di Gesù, l’interpretazione più corrente dello “Shema’“, l’“Ascolta, Israele” (Dt 6,4-5) era che si dovesse amare Dio “con tutta la tua forza”, cioè con tutto il tuo “mamon”: e ciò era talora interpretato come invito a rinunciare a tutti i propri beni per amore di Dio.
“Gesù non prende la parola «mammona» da un uso corrente nei gruppi sociali a cui si rivolge, perché non si ha notizia che una divinità di quel nome fosse conosciuta negli ambienti giudaici o galilei, e neppure fra i pagani dei dintorni… Questa personificazione del denaro sembra una creazione di Gesù stesso, e se così fosse, ci rivela sul denaro qualcosa di eccezionale, poiché Gesù non era solito fare queste deificazioni e personificazioni” (J. de S. Ana). Per Gesù “mammona” personifica il denaro come potenza demoniaca.
Gesù è durissimo. Non possiamo accampare nessun diritto di proprietà privata: noi siamo solo amministratori di beni che Dio ci ha dato perché li condividiamo con i fratelli. La scelta è drastica: o restare attaccati al denaro, o attaccarsi a Dio.
È questo un brano che i credenti delle chiese occidentali sempre evitano di approfondire. Nessuno li ha mai educati alla condivisione dei beni. Quando andiamo a confessarci, ci vien chiesto se andiamo a messa alla domenica, se preghiamo, se abbiamo tradito la moglie o il marito, ma quasi mai ci viene chiesto qual è il valore del nostro conto in banca, e perché non condividiamo i nostri beni con i fratelli più poveri. Eppure il Vangelo odierno ci chiama con forza a questo atteggiamento, a ricordare cioè che ciò che abbiamo non ci appartiene, ma c’è solo dato perché altri ne possano usufruire. Quando si parla di condivisione dei beni ai credenti, questo discorso spesso entra da un orecchio ed esce dall’altro: pare che essi non ne siano neanche sfiorati, che le parole di Gesù siano come acqua che scorre sul marmo, che Gesù le abbia pronunciate tanto per dire qualcosa, che forse scherzasse.
Ma tante ingiustizie di questo mondo esistono proprio perché noi non sappiamo condividere il nostro pane con l’affamato, i nostri vestiti con l’ignudo, la nostra terra con gli immigrati, le nostre proprietà con chi non ha nulla. In tal senso tutta la riflessione patristica è unanime nel ricordarci la destinazione sociale dei beni, che è stata rimarcata con forza sia dal Concilio Ecumenico Vaticano II (GS, n. 69) che dal Magistero degli ultimi Papi e dal Catechismo della Chiesa Cattolica (nn. 2403-2404). Ma noi continuiamo a fare orecchie da mercante.
Eppure saranno i poveri i nostri portinai in Paradiso (Lc 16,9). Saranno loro che ci accoglieranno o no nelle dimore celesti. Se non capiamo la centralità della condivisione dei beni nel nostro percorso di Fede, non abbiamo capito nulla della sequela del Signore e della strada che egli ci mostra per arrivare al Regno.
Ma Gesù non solo ci invita a condividere: ci chiede di farci amici i poveri. Questo è un passo ulteriore non certamente semplice. Perché spesso il povero non è riconoscente, è stressante, talora si comporta male…: eppure il povero deve essere un mio amico, uno che circondo dello stesso amore con cui Cristo circonda me, e di cui quindi mi faccio carico, considerandolo non “un assistito”, ma un fratello, uno di famiglia.
Il brano odierno è quindi particolarmente impegnativo ed esigente. Occorre davvero metterci davanti alla Parola di Dio per fare un profondo esame di coscienza ed iniziare un cammino di conversione che ci porti a quella libertà che ci rende capaci di amare concretamente tutti, “non a parole né con la lingua, ma coi fatti e nella verità” (1 Gv 3,18), senza riserve e senza scuse.
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Spazio Spadoni
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Vangelo di domenica 06 aprile V Domenica di Quaresima anno C – Giovanni 8, 1-11
Vangelo di domenica 30 marzo IV Domenica di Quaresima anno C – Luca 15, 1 – 3. 11-32
Vangelo di domenica 23 marzo III Domenica di Quaresima anno C – Luca 13, 1-9
Vangelo di domenica 16 marzo: II Domenica di Quaresima anno C – Luca 9, 28-36
Vangelo di domenica 09 marzo: I Domenica di Quaresima anno C – Luca 4,1-13
Vangelo di domenica 02 marzo: VII Domenica C: Luca 6, 39-45
Vangelo di domenica 23 febbraio: VI Domenica C: Luca 6, 27-38
Vangelo di domenica 16 febbraio: VI Domenica C: Luca 6, 17. 20-26
Vangelo di domenica 09 febbraio: V Domenica C: Luca 5, 1-11
Vangelo di domenica 02 febbraio: Presentazione del Signore C: Luca 2, 22-40
Vangelo di domenica 26 gennaio III Domenica C: Luca 1, 1-4; 4, 14-21
Vangelo di domenica 19 gennaio: Giovanni 2,1-11
Vangelo di domenica 12 gennaio: Luca 3,15-22
Vangelo di lunedì 06 gennaio: Matteo 2, 1-12
Vangelo di domenica 05 gennaio: Giovanni 1, 1-18
Vangelo di mercoledì 1 gennaio: Luca 2, 16-21
Vangelo di domenica 29 dicembre: Luca 2, 41-52
Vangelo di mercoledì 25 dicembre: Luca 2, 1-14
Vangelo di domenica 22 dicembre: Luca 1, 39-45
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Vangelo di domenica 08 dicembre: Luca 1, 26-38
Vangelo di domenica 01 dicembre: Luca 21, 25-28.34-36
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Vangelo di domenica 27 ottobre: Marco 10, 46-52
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Vangelo di Domenica 10 Ottobre: Marco 10, 17-31
Vangelo di Domenica 3 Ottobre: Marco 10, 2-16
Vangelo di Domenica 26 Settembre: Marco 9, 38-43.45.47-48
Vangelo di Domenica 19 Settembre: Marco 9, 30-37
Vangelo di Domenica 12 Settembre: Marco 8, 27-35
Vangelo di Domenica 5 Settembre: Marco 7, 31-37
Vangelo di Domenica 29 Agosto: Marco 7, 1-8.14-15.21-23
Vangelo di Domenica 22 Agosto: Giovanni 6, 60-70
Vangelo di Domenica 15 Agosto: Luca 1, 39-56
Vangelo di Domenica 8 Agosto: Giovanni 6, 41-51
Vangelo di Domenica 1 Agosto: Giovanni 6, 24-35
Vangelo di Domenica 25 Luglio: Giovanni 6, 1-15
Vangelo di Domenica 18 Luglio: Marco 6, 30-34
Vangelo di Domenica 11 Luglio: Marco 6, 7-13
Vangelo di Domenica 4 Luglio: Marco 6, 1-6
Vangelo di Martedì 29 Giugno: Matteo 16, 13-19
Vangelo di Domenica 27 Giugno: Marco 5, 21-43
Vangelo di Domenica 20 Giugno: Marco 4, 35-41
Vangelo di Domenica 13 Giugno: Marco 4, 26-34
Vangelo di Domenica 6 Giugno: Marco 14, 12-16.22-26
Vangelo di Martedì 30 Maggio: Matteo 28, 16-20
Vangelo di Domenica 23 Maggio: Luca 24, 35-48
Vangelo di Domenica 16 Maggio: Marco 16, 15-20
Vangelo di Domenica 9 Maggio: Giovanni 15, 9-17
Vangelo di Domenica 2 Maggio: Giovanni 15, 1-8
Vangelo di Domenica 25 Aprile: Giovanni 10, 11-18
Vangelo di Domenica 18 Aprile: Luca 24, 35-48
Vangelo di Domenica 11 Aprile: Giovanni 20, 19-31
Vangelo di Venerdì 2 Aprile: Giovanni 18-19
Vangelo di Giovedì 1 Aprile: Giovanni 13, 1-15
Vangelo di Domenica 28 Marzo: Marco 14-15
Vangelo di Domenica 21 Marzo: Giovanni 12, 20-33
Vangelo di Domenica 14 Marzo: Giovanni 3, 14-21
Vangelo di Domenica 7 Marzo: Giovanni 2, 13-25
Vangelo di Domenica 28 Febbraio: Marco 9, 2-10
Vangelo di Domenica 21 Febbraio: Marco 1, 12-15
Vangelo di Domenica 14 Febbraio: Marco 1, 40-45
Vangelo di Domenica 7 Febbraio: Marco 1, 29-39
Vangelo di Domenica 31 Gennaio: Marco 1, 21-28
Vangelo di Domenica 24 Gennaio: Marco 1, 14-20
Vangelo di Domenica 10 Gennaio: Marco 1, 9-11
Vangelo di Giovedì 7 Gennaio: Giovanni 1, 35-42
Vangelo di Mercoledì 6 Gennaio: Matteo 2, 1-12
Vangelo di Domenica 3 Gennaio: Giovanni 1, 1-18
Vangelo di Venerdì 1 Gennaio: Luca 2, 16-21
Vangelo di Domenica 27 Dicembre: Luca 2, 25-38
Vangelo di Venerdì 25 Dicembre: Luca 2, 1-14
Vangelo di Domenica 20 Dicembre: Luca 1, 26-38
Vangelo di Domenica 13 Dicembre: Giovanni 1, 6-8.19-28
Vangelo di Domenica 6 Dicembre: Marco 1, 1-8
Vangelo di Domenica 29 Novembre: Marco 13, 33-37
Vangelo di Domenica 22 Novembre: Matteo 25, 31-46
Vangelo di Domenica 15 novembre: Matteo 25, 14-30
Vangelo di Domenica 8 Novembre: Matteo 25, 1-13
Vangelo di Domenica 1 Novembre: Luca 6, 17. 20-26/ Matteo 5, 1-12
Vangelo di Domenica 25 Ottobre: Matteo 22, 34-40
Vangelo di Domenica 18 Ottobre: Matteo 22, 15-21
Vangelo di Domenica 10 Ottobre: Matteo 22, 1-14
Vangelo di Domenica 4 Ottobre: Matteo 21, 33-43
Vangelo di Domenica 27 Settembre: Matteo 21, 28-32
Vangelo di Domenica 20 Settembre: Matteo 20, 1-16
Vangelo di Domenica 13 Settembre: Matteo 18, 21-35
Vangelo di Domenica 6 Settembre: Matteo 18, 15-20
Vangelo di Domenica 6 Settembre