Cari Consorelle e Confratelli delle Misericordie, sono Carlo Miglietta, medico, biblista, laico, marito, papà e nonno (www.buonabibbiaatutti.it). Anche oggi condivido con voi un breve pensiero di meditazione sul Vangelo, con particolare riferimento al tema della misericordia.
Il Vangelo che la liturgia odierna ci propone è lo stesso che abbiamo meditato nella Festa dei Santi Pietro e Paolo. A quel commento vi rimando per un’esegesi più fedele del testo.
Oggi voglio soffermarmi su un problema non certo secondario che scaturisce da questo brano.
IL PRIMATO DI PIETRO
L’antichità di questo brano non è stata quasi mai messa in discussione. Anche Lutero e gli altri riformatori lo ritenevano un testo arcaico, anche se negavano l’interpretazione cattolica secondo cui il brano possa riferirsi non solo alla persona di Pietro, ma anche ai suoi successori. Secondo Lutero, questi versetti sono rivolti a tutta la Chiesa.
Si è però talora ipotizzato che questo testo sia da ascriversi non al tempo di Gesù, ma a quello della prima Chiesa, che avrebbe attribuito a Pietro il ruolo di leader. Pietro sarebbe stato il primo a riconoscere Gesù come Signore dopo la sua resurrezione, e pertanto gli altri apostoli, e non Gesù stesso, gli avrebbero riconosciuto un primato. “Studi più recenti, proprio in ambito protestante, hanno quindi abbandonato la teoria della comunità creatrice del primato di Pietro e hanno, invece, ammesso non solo l’autenticità del testo del primato così come si trova in Mt 16, ma anche il fatto importantissimo che le parole pronunciate da Gesù appartengono a un contesto anteriore alla Pasqua per il loro carattere fortemente semitico” (S. T. Stancati). “Si tratta molto probabilmente di una tradizione prematteana che Matteo ha inserito nel proprio testo” (D. J. Harrington). Il brano è quindi molto antico, e probabilmente riferisce fedelmente il dialogo tra Gesù e Pietro.
IL PRIMATO DEL VESCOVO DI ROMA
Ben presto la Chiesa di Roma dove, secondo la tradizione insegnarono e furono martirizzati sia Pietro che Paolo, divenne il riferimento per tutte le altre Chiese. Già nel 95 Clemente, vescovo di Roma, manda una lunga lettera ai Corinti per risolvere loro controversie, illustrando la dottrina degli Apostoli: “Gli Apostoli ci annunziarono il Vangelo inviati dal Signore Gesù Cristo, Gesù Cristo fu mandato da Dio. Cristo viene dunque da Dio, gli Apostoli da Cristo: entrambi procedono ordinatamente dalla volontà di Dio… I nostri Apostoli vennero a conoscenza per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo che sarebbero sorte contese intorno alla funzione episcopale. Perciò, prevedendo perfettamente l’avvenire stabilirono gli eletti e diedero quindi loro l’ordine, affinché alla loro morte altri uomini provati assumessero il loro servizio”. Ignazio di Antiochia, all’inizio del II secolo, definisce la Chiesa di Roma come quella “che presiede alla carità” (“prochathemène tès agàpes”): non significa solo “una precedenza nel sentimento d’amore e nell’azione caritativa. Ma messo in relazione con le parole che immediatamente precedono: «che anche presiede nel territorio romano» («ètis kaì prokàthenai èn tòpo chorìou Romàion») fa pensare proprio ad una vera posizione di preminenza nella fede e nell’amore” (K. Bihlmeyer, H. Tuechle). Ireneo di Lione afferma nel 180-190 che conviene che ogni Chiesa abbia la stessa fede di quella di Roma, perché là si è conservata intatta la fede di Pietro: e qualifica la Chiesa di Roma come quella con la quale “a motivo della sua origine più eccellente deve concordare tutta la Chiesa”. Lo stesso Ireneo ci fornisce l’elenco dei Vescovi di Roma, cui fu trasmesso dopo Pietro “il ministero episcopale”. Alla fine del II secolo, Tertulliano attribuisce alla Chiesa romana un particolare prestigio, perché colà furono martirizzati Pietro e Paolo. Sempre alla fine del II secolo, come ci riferisce Eusebio di Cesarea, il vescovo di Roma, nella discussione sulla data della Pasqua, prende iniziativa per la Chiesa intera al fine di salvaguardare la comunione basata sul “comune consenso”. Intorno al 250 Cipriano di Cartagine, in una lettera a Papa Cornelio, chiama la Chiesa di Roma “la cattedra di Pietro e la Chiesa principale, da cui è emanata l’unità sacerdotale” (“Petri cathedra atque ecclesia principalis, unde unitas sacerdotalis exorta est”); egli attribuisce a Roma lo stesso ruolo che Gesù diede a Pietro, quello di confermare i fratelli, affermando poi che “gli altri Apostoli erano uguali a Pietro, egualmente partecipi dell’onore e della potestà (di consacrare) e che per l’amministrazione della loro diocesi sono responsabili (soltanto) verso Dio” (K. Bihlmeyer, H. Tuechle). Sant’Ambrogio (339 o 340-397) dirà: “Ubi Petrus, ibi ergo Ecclesia”, “Dove c’è Pietro, là c’è la Chiesa”. Leone Magno (440-461) qualifica il vescovo di Roma come “successore di Pietro”, intervenendo al secondo Concilio della storia della Chiesa, il Concilio di Calcedonia, nel 451.
La dottrina sul primato di Pietro venne solennemente affermata nei Concili medioevali, soprattutto nel Concilio di Lione (1274) e nel Concilio di Firenze (1439), e infine ribadita nel Concilio Vaticano I (1870) e nel Concilio Vaticano II.
“Il Vescovo della sede romana non è «più» Vescovo di colui che presiede una Chiesa locale. Il Papa, però, svolge in maniera unica il suo ministero, quello dell’unità, che è a favore di tutti i Vescovi” (S. T. Stancati).
Purtroppo da una visione in cui i ministeri erano davvero servizi ecclesiali si passò dal Medioevo a una “visione ecclesiologica in cui l’aspetto gerarchico è messo in primo piano ed occupa il massimo grado: la Chiesa coincide con la gerarchia… La Chiesa viene considerata come una grande diocesi con a capo il Papa, mentre i vescovi (e le Chiese locali) non sono altro che vicari dello stesso pontefice… Ad esempio Egidio Romano, nel suo «De ecclesiastica potestate», stabilisce un’equivalenza tra la persona del Papa e la Chiesa stessa: «Papa qui potest dici Ecclesia» (il Papa, vale a dire la Chiesa). Un’accentuazione di tipo curiale ci sarà anche quando il potere della curia romana diventerà così importante da potersi sostituire alla stessa dicitura di «Chiesa romana»: «Nunc dicitur Curia Romana quae ante hac dicebatur Ecclesia Romana» («Ora si chiama Curia Romana quella che una volta si chiamava Chiesa Romana»), diceva Gerloh di Reichenberg” (S. T. Stancati). Quale distorsione e impoverimento nella concezione della Chiesa, purtroppo tanto presente ancora ai nostri giorni!
Il Concilio Ecumenico Vaticano II descrive la Chiesa universale come “«comunione di Chiese» locali – diocesane – particolari, articolata «a partire da esse» e «in esse» (LG, n. 23) … La Chiesa è guidata da tutto il collegio episcopale con il suo capo, il vescovo di Roma (LG, n.21) “ (S. Pié-Ninot).
Ricordava padre Turoldo: “La Chiesa è un organismo, non un’organizzazione; non è uno stato, ma una vita… L’istituzionalismo è un mezzo e non un fine. Lo stesso ordine e le leggi sono per la vita, non la vita per le leggi”.
RIPENSARE IL MINISTERO PETRINO
Anche per portare avanti il dialogo ecumenico, bisogna che, pur nella fedeltà alla Scrittura e alla Tradizione, si ripensino, come più volte hanno anche auspicato gli ultimi Papi, i modi di vivere i ministeri e anche il primato del Vescovo di Roma. Giovanni Paolo II, in modo particolare nell’Enciclica “Ut unum sint”, ha voluto rivolgere specialmente ai pastori ed ai teologi l’invito a “trovare una forma di esercizio del Primato che, pur non rinunciando in nessun modo all’essenziale della sua missione, si apra a una situazione nuova…, giacché per delle ragioni molto diverse e contro la volontà degli uni e degli altri, ciò che doveva essere un servizio ha potuto manifestarsi sotto una luce abbastanza diversa… Lo Spirito Santo ci doni la sua luce…, affinché possiamo cercare, evidentemente insieme, le forme nelle quali questo ministero possa realizzare un servizio di amore riconosciuto dagli uni e dagli altri” (n. 95).
Occorre quindi che anche il ministero petrino venga ripensato nelle sue modalità di espressione, come ricordava l’allora cardinal Ratzinger quando era prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede: “«La Chiesa pellegrinante, nei suoi sacramenti e nelle sue istituzioni, che appartengono all’età presente, porta la figura fugace di questo mondo» (LG, n. 48). Anche per questo, l’immutabile natura del Primato del Successore di Pietro si è espressa storicamente
attraverso modalità di esercizio adeguate alle circostanze di una Chiesa pellegrinante in questo mondo mutevole. I contenuti concreti del suo esercizio caratterizzano il ministero petrino nella misura in cui esprimono fedelmente l’applicazione alle circostanze di luogo e di tempo delle esigenze della finalità ultima che gli è propria (l’unità della Chiesa). La maggiore o minore estensione di tali contenuti concreti dipenderà in ogni epoca storica dalla «necessitas Ecclesiae». Lo Spirito Santo aiuta la Chiesa a conoscere questa «necessitas» ed il Romano Pontefice, ascoltando la voce dello Spirito nelle Chiese, cerca la risposta e la offre quando e come lo ritiene opportuno”.
Buona Misericordia a tutti!
Chi volesse leggere un’esegesi più completa del testo, o qualche approfondimento, me li chieda a migliettacarlo@gmail.com.
Vangelo di Domenica 27 agosto: Matteo 16, 13-20
il:
– di:
Cari Consorelle e Confratelli delle Misericordie, sono Carlo Miglietta, medico, biblista, laico, marito, papà e nonno (www.buonabibbiaatutti.it). Anche oggi condivido con voi un breve pensiero di meditazione sul Vangelo, con particolare riferimento al tema della misericordia.
Il Vangelo che la liturgia odierna ci propone è lo stesso che abbiamo meditato nella Festa dei Santi Pietro e Paolo. A quel commento vi rimando per un’esegesi più fedele del testo.
Oggi voglio soffermarmi su un problema non certo secondario che scaturisce da questo brano.
IL PRIMATO DI PIETRO
L’antichità di questo brano non è stata quasi mai messa in discussione. Anche Lutero e gli altri riformatori lo ritenevano un testo arcaico, anche se negavano l’interpretazione cattolica secondo cui il brano possa riferirsi non solo alla persona di Pietro, ma anche ai suoi successori. Secondo Lutero, questi versetti sono rivolti a tutta la Chiesa.
Si è però talora ipotizzato che questo testo sia da ascriversi non al tempo di Gesù, ma a quello della prima Chiesa, che avrebbe attribuito a Pietro il ruolo di leader. Pietro sarebbe stato il primo a riconoscere Gesù come Signore dopo la sua resurrezione, e pertanto gli altri apostoli, e non Gesù stesso, gli avrebbero riconosciuto un primato. “Studi più recenti, proprio in ambito protestante, hanno quindi abbandonato la teoria della comunità creatrice del primato di Pietro e hanno, invece, ammesso non solo l’autenticità del testo del primato così come si trova in Mt 16, ma anche il fatto importantissimo che le parole pronunciate da Gesù appartengono a un contesto anteriore alla Pasqua per il loro carattere fortemente semitico” (S. T. Stancati). “Si tratta molto probabilmente di una tradizione prematteana che Matteo ha inserito nel proprio testo” (D. J. Harrington). Il brano è quindi molto antico, e probabilmente riferisce fedelmente il dialogo tra Gesù e Pietro.
IL PRIMATO DEL VESCOVO DI ROMA
Ben presto la Chiesa di Roma dove, secondo la tradizione insegnarono e furono martirizzati sia Pietro che Paolo, divenne il riferimento per tutte le altre Chiese. Già nel 95 Clemente, vescovo di Roma, manda una lunga lettera ai Corinti per risolvere loro controversie, illustrando la dottrina degli Apostoli: “Gli Apostoli ci annunziarono il Vangelo inviati dal Signore Gesù Cristo, Gesù Cristo fu mandato da Dio. Cristo viene dunque da Dio, gli Apostoli da Cristo: entrambi procedono ordinatamente dalla volontà di Dio… I nostri Apostoli vennero a conoscenza per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo che sarebbero sorte contese intorno alla funzione episcopale. Perciò, prevedendo perfettamente l’avvenire stabilirono gli eletti e diedero quindi loro l’ordine, affinché alla loro morte altri uomini provati assumessero il loro servizio”. Ignazio di Antiochia, all’inizio del II secolo, definisce la Chiesa di Roma come quella “che presiede alla carità” (“prochathemène tès agàpes”): non significa solo “una precedenza nel sentimento d’amore e nell’azione caritativa. Ma messo in relazione con le parole che immediatamente precedono: «che anche presiede nel territorio romano» («ètis kaì prokàthenai èn tòpo chorìou Romàion») fa pensare proprio ad una vera posizione di preminenza nella fede e nell’amore” (K. Bihlmeyer, H. Tuechle). Ireneo di Lione afferma nel 180-190 che conviene che ogni Chiesa abbia la stessa fede di quella di Roma, perché là si è conservata intatta la fede di Pietro: e qualifica la Chiesa di Roma come quella con la quale “a motivo della sua origine più eccellente deve concordare tutta la Chiesa”. Lo stesso Ireneo ci fornisce l’elenco dei Vescovi di Roma, cui fu trasmesso dopo Pietro “il ministero episcopale”. Alla fine del II secolo, Tertulliano attribuisce alla Chiesa romana un particolare prestigio, perché colà furono martirizzati Pietro e Paolo. Sempre alla fine del II secolo, come ci riferisce Eusebio di Cesarea, il vescovo di Roma, nella discussione sulla data della Pasqua, prende iniziativa per la Chiesa intera al fine di salvaguardare la comunione basata sul “comune consenso”. Intorno al 250 Cipriano di Cartagine, in una lettera a Papa Cornelio, chiama la Chiesa di Roma “la cattedra di Pietro e la Chiesa principale, da cui è emanata l’unità sacerdotale” (“Petri cathedra atque ecclesia principalis, unde unitas sacerdotalis exorta est”); egli attribuisce a Roma lo stesso ruolo che Gesù diede a Pietro, quello di confermare i fratelli, affermando poi che “gli altri Apostoli erano uguali a Pietro, egualmente partecipi dell’onore e della potestà (di consacrare) e che per l’amministrazione della loro diocesi sono responsabili (soltanto) verso Dio” (K. Bihlmeyer, H. Tuechle). Sant’Ambrogio (339 o 340-397) dirà: “Ubi Petrus, ibi ergo Ecclesia”, “Dove c’è Pietro, là c’è la Chiesa”. Leone Magno (440-461) qualifica il vescovo di Roma come “successore di Pietro”, intervenendo al secondo Concilio della storia della Chiesa, il Concilio di Calcedonia, nel 451.
La dottrina sul primato di Pietro venne solennemente affermata nei Concili medioevali, soprattutto nel Concilio di Lione (1274) e nel Concilio di Firenze (1439), e infine ribadita nel Concilio Vaticano I (1870) e nel Concilio Vaticano II.
“Il Vescovo della sede romana non è «più» Vescovo di colui che presiede una Chiesa locale. Il Papa, però, svolge in maniera unica il suo ministero, quello dell’unità, che è a favore di tutti i Vescovi” (S. T. Stancati).
Purtroppo da una visione in cui i ministeri erano davvero servizi ecclesiali si passò dal Medioevo a una “visione ecclesiologica in cui l’aspetto gerarchico è messo in primo piano ed occupa il massimo grado: la Chiesa coincide con la gerarchia… La Chiesa viene considerata come una grande diocesi con a capo il Papa, mentre i vescovi (e le Chiese locali) non sono altro che vicari dello stesso pontefice… Ad esempio Egidio Romano, nel suo «De ecclesiastica potestate», stabilisce un’equivalenza tra la persona del Papa e la Chiesa stessa: «Papa qui potest dici Ecclesia» (il Papa, vale a dire la Chiesa). Un’accentuazione di tipo curiale ci sarà anche quando il potere della curia romana diventerà così importante da potersi sostituire alla stessa dicitura di «Chiesa romana»: «Nunc dicitur Curia Romana quae ante hac dicebatur Ecclesia Romana» («Ora si chiama Curia Romana quella che una volta si chiamava Chiesa Romana»), diceva Gerloh di Reichenberg” (S. T. Stancati). Quale distorsione e impoverimento nella concezione della Chiesa, purtroppo tanto presente ancora ai nostri giorni!
Il Concilio Ecumenico Vaticano II descrive la Chiesa universale come “«comunione di Chiese» locali – diocesane – particolari, articolata «a partire da esse» e «in esse» (LG, n. 23) … La Chiesa è guidata da tutto il collegio episcopale con il suo capo, il vescovo di Roma (LG, n.21) “ (S. Pié-Ninot).
Ricordava padre Turoldo: “La Chiesa è un organismo, non un’organizzazione; non è uno stato, ma una vita… L’istituzionalismo è un mezzo e non un fine. Lo stesso ordine e le leggi sono per la vita, non la vita per le leggi”.
RIPENSARE IL MINISTERO PETRINO
Anche per portare avanti il dialogo ecumenico, bisogna che, pur nella fedeltà alla Scrittura e alla Tradizione, si ripensino, come più volte hanno anche auspicato gli ultimi Papi, i modi di vivere i ministeri e anche il primato del Vescovo di Roma. Giovanni Paolo II, in modo particolare nell’Enciclica “Ut unum sint”, ha voluto rivolgere specialmente ai pastori ed ai teologi l’invito a “trovare una forma di esercizio del Primato che, pur non rinunciando in nessun modo all’essenziale della sua missione, si apra a una situazione nuova…, giacché per delle ragioni molto diverse e contro la volontà degli uni e degli altri, ciò che doveva essere un servizio ha potuto manifestarsi sotto una luce abbastanza diversa… Lo Spirito Santo ci doni la sua luce…, affinché possiamo cercare, evidentemente insieme, le forme nelle quali questo ministero possa realizzare un servizio di amore riconosciuto dagli uni e dagli altri” (n. 95).
Occorre quindi che anche il ministero petrino venga ripensato nelle sue modalità di espressione, come ricordava l’allora cardinal Ratzinger quando era prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede: “«La Chiesa pellegrinante, nei suoi sacramenti e nelle sue istituzioni, che appartengono all’età presente, porta la figura fugace di questo mondo» (LG, n. 48). Anche per questo, l’immutabile natura del Primato del Successore di Pietro si è espressa storicamente
attraverso modalità di esercizio adeguate alle circostanze di una Chiesa pellegrinante in questo mondo mutevole. I contenuti concreti del suo esercizio caratterizzano il ministero petrino nella misura in cui esprimono fedelmente l’applicazione alle circostanze di luogo e di tempo delle esigenze della finalità ultima che gli è propria (l’unità della Chiesa). La maggiore o minore estensione di tali contenuti concreti dipenderà in ogni epoca storica dalla «necessitas Ecclesiae». Lo Spirito Santo aiuta la Chiesa a conoscere questa «necessitas» ed il Romano Pontefice, ascoltando la voce dello Spirito nelle Chiese, cerca la risposta e la offre quando e come lo ritiene opportuno”.
Buona Misericordia a tutti!
Chi volesse leggere un’esegesi più completa del testo, o qualche approfondimento, me li chieda a migliettacarlo@gmail.com.
Fonte dell’articolo
Spazio Spadoni
TAG
CONDIVIDI
Vangelo di domenica 06 aprile V Domenica di Quaresima anno C – Giovanni 8, 1-11
Vangelo di domenica 30 marzo IV Domenica di Quaresima anno C – Luca 15, 1 – 3. 11-32
Vangelo di domenica 23 marzo III Domenica di Quaresima anno C – Luca 13, 1-9
Vangelo di domenica 16 marzo: II Domenica di Quaresima anno C – Luca 9, 28-36
Vangelo di domenica 09 marzo: I Domenica di Quaresima anno C – Luca 4,1-13
Vangelo di domenica 02 marzo: VII Domenica C: Luca 6, 39-45
Vangelo di domenica 23 febbraio: VI Domenica C: Luca 6, 27-38
Vangelo di domenica 16 febbraio: VI Domenica C: Luca 6, 17. 20-26
Vangelo di domenica 09 febbraio: V Domenica C: Luca 5, 1-11
Vangelo di domenica 02 febbraio: Presentazione del Signore C: Luca 2, 22-40
Vangelo di domenica 26 gennaio III Domenica C: Luca 1, 1-4; 4, 14-21
Vangelo di domenica 19 gennaio: Giovanni 2,1-11
Vangelo di domenica 12 gennaio: Luca 3,15-22
Vangelo di lunedì 06 gennaio: Matteo 2, 1-12
Vangelo di domenica 05 gennaio: Giovanni 1, 1-18
Vangelo di mercoledì 1 gennaio: Luca 2, 16-21
Vangelo di domenica 29 dicembre: Luca 2, 41-52
Vangelo di mercoledì 25 dicembre: Luca 2, 1-14
Vangelo di domenica 22 dicembre: Luca 1, 39-45
Vangelo di domenica 15 dicembre: Luca 3, 10-18
Vangelo di domenica 08 dicembre: Luca 1, 26-38
Vangelo di domenica 01 dicembre: Luca 21, 25-28.34-36
Vangelo di domenica 24 novembre: Giovanni 18, 33b-37
Vangelo di domenica 17 novembre: Marco 13,24-32
Vangelo di domenica 10 novembre: Marco 12, 38-44
Vangelo di venerdì 1 novembre: Matteo 5,1-12
Vangelo di domenica 03 novembre: Marco 12, 28b-34
Vangelo di domenica 27 ottobre: Marco 10, 46-52
Vangelo di domenica 20 ottobre: Marco 10, 35-45
Vangelo di domenica 13 ottobre: Marco 10, 17-30
Vangelo di domenica 06 ottobre: Marco 10, 2-16
Vangelo di domenica 29 settembre: Marco 9, 38-43.45.47-48
Vangelo di domenica 22 settembre: Marco 9, 30-37
Vangelo di domenica 15 settembre: Marco 8, 27-35
Vangelo di domenica 08 settembre: Marco 7, 31-35
Vangelo di domenica 01 settembre: Marco 7, 1-8. 14-15. 21-23
Vangelo di domenica 25 agosto: Giovanni 6, 60-69
Vangelo di Giovedì 15 agosto: Luca 1, 39-56
Vangelo di domenica 18 agosto: Giovanni 6, 51-58
Vangelo di Domenica 11 agosto: Giovanni 6, 41-51
Vangelo di Domenica 4 agosto: Giovanni 6, 24-35
Vangelo di Domenica 28 luglio: Giovanni 6, 1-15
Vangelo di Domenica 21 luglio: Marco 6, 30-34
Vangelo di Domenica 14 luglio: Marco 6, 7-13
Vangelo di Domenica 07 luglio: Marco 6, 1-6
Vangelo di Domenica 30 giugno: Marco 5, 21-43
Vangelo di Domenica 23 giugno: Marco 4, 35-41
Vangelo di Domenica 16 giugno: Marco 4, 26-34
Vangelo di Domenica 09 giugno: Marco 3, 20-35
Vangelo di Domenica 02 giugno: Marco 14, 12-26; 16, 22-26
Vangelo di Domenica 26 maggio: Matteo 28, 16-20
Vangelo di Domenica 19 maggio: Giovanni 15, 26-27; 16, 12-15
Vangelo di Domenica 12 maggio: Marco 16, 15-20
Vangelo di Domenica 05 maggio: Giovanni 15, 9-17
Vangelo di Domenica 28 aprile: Giovanni 15, 1-8
Vangelo di Domenica 21 aprile: Giovanni 10, 11-18
Vangelo di Domenica 14 aprile: Luca 24, 35-48
Vangelo di Domenica 07 aprile: Giovanni 20, 19-31
Pasqua di Resurrezione: Giovanni 20, 1-9
Vangelo di Domenica 24 marzo: Marco 14, 1-15, 47
Vangelo di Domenica 17 marzo: Giovanni 12, 20-33
Vangelo di Domenica 10 marzo: Giovanni 3, 14-21
Vangelo di Domenica 03 marzo: Giovanni 2, 13-25
Vangelo di Domenica 25 febbraio: Marco 9, 2-10
Vangelo di Domenica 18 febbraio: Marco 1, 12-15
Vangelo di Domenica 11 febbraio: Marco 1, 40-45
Vangelo di Domenica 04 febbraio: Marco 1, 29-39
Vangelo di Domenica 28 gennaio: Marco 1, 21-28
Vangelo di Domenica 21 gennaio: Marco 1, 14-20
Vangelo di Domenica 14 gennaio: Giovanni 1, 35-42
Vangelo di Domenica 07 gennaio: Marco 1, 9-11
Vangelo di Sabato 06 gennaio: Matteo 2, 1-12
Vangelo di Lunedì 01 gennaio: Luca 2, 16-21
Vangelo di Domenica 31 dicembre: Luca 2, 22-40
Vangelo di Lunedì 25 dicembre: Luca 2, 1-14
Vangelo di Domenica 24 Dicembre: Luca 1, 26-38
Vangelo di Domenica 17 dicembre: Giovanni 1, 6-8. 19-28
Vangelo di Venerdì 8 dicembre: Luca 1, 26-38
Vangelo di Domenica 10 dicembre: Marco 1, 1-8
Vangelo di Domenica 03 dicembre: Marco 13, 33-37
Vangelo di Domenica 26 novembre: Matteo 25, 31-46
Vangelo di Domenica 19 novembre: Matteo 25, 14-30
Vangelo di Domenica 12 novembre: Matteo 25, 1-13
Vangelo di Domenica 5 novembre: Matteo 23, 1-12
Vangelo di Mercoledì 1 novembre: Matteo 5, 1-12
Vangelo di Domenica 29 ottobre: Matteo 22, 34-40
Vangelo di Domenica 22 ottobre: Matteo 22, 15-21
Vangelo di Domenica 15 ottobre: Matteo 22, 1-14
Vangelo di Domenica 8 ottobre: Matteo 21, 33-43
Vangelo di Domenica 1 ottobre: Matteo 21, 28-32
Vangelo di Domenica 24 settembre: Matteo 20, 1-16
Vangelo di Domenica 17 settembre: Matteo 18, 21-35
Vangelo di Domenica 10 settembre: Matteo 18, 15-20
Vangelo di Domenica 03 settembre: Matteo 16, 21-28
Vangelo di Domenica 20 agosto: Matteo 15 ,21-28
Vangelo di Martedì 15 Agosto: Luca 1, 39-56
Vangelo di Domenica 13 Agosto: Matteo 14, 22-33
Vangelo di Domenica 06 Agosto: Matteo 17, 1-9
Vangelo di Domenica 30 Luglio: Matteo 13, 44-52
Vangelo di Domenica 23 Luglio: Matteo 13, 24-43
Vangelo di Domenica 16 Luglio: Matteo 13, 1-23
Vangelo di Domenica 09 Luglio: Matteo 11, 25-30
Vangelo di Domenica 02 Luglio: Matteo 10, 37-42
Vangelo di Giovedì 29 Giugno: Matteo 16, 13-19
Vangelo di Domenica 25 Giugno: Matteo 10, 26-33
Vangelo di Domenica 18 Giugno: Matteo 9, 36 – 10, 8
Vangelo di Domenica 11 Giugno: Giovanni 6, 51-58
Vangelo di Domenica 04 Giugno: Giovanni 3, 16-18
Vangelo di Domenica 28 Maggio: Giovanni 20, 19-23
Vangelo di Domenica 21 Maggio: Matteo 28, 16-20
Vangelo di Domenica 14 Maggio: Giovanni 14, 15-21
Vangelo di Domenica 07 Maggio: Giovanni 14, 1-12
Vangelo di Domenica 30 Aprile: Giovanni 10, 1-10
Vangelo di Domenica 23 Aprile: Luca 24, 13-35
Vangelo di Domenica 16 Aprile: Giovanni 20, 19-31
Vangelo di Domenica 09 Aprile: Giovanni 20, 1-9
Vangelo di Domenica 02 Aprile: Matteo 26, 14-27, 66
Vangelo di Domenica 26 marzo: Giovanni 11, 1-45
Vangelo di Domenica 19 marzo: Giovanni 9, 1-41
Vangelo di Domenica 12 marzo: Giovanni 4, 5-42
Vangelo di Domenica 5 marzo: Matteo 17, 1-13
Vangelo di Domenica 26 febbraio: Matteo 4, 1-11
Vangelo di Domenica 19 febbraio: Matteo 5, 38-48
Vangelo di Domenica 12 febbraio: Matteo 5, 17-37
Vangelo di Domenica 05 febbraio: Matteo 5, 13-16
Vangelo di Domenica 29 Gennaio: Matteo 5 , 1-12
Vangelo di Domenica 22 Gennaio: Matteo 4 , 12-25
Vangelo di Domenica 15 Gennaio: Giovanni 1, 29-34
Vangelo di Domenica 8 Gennaio: Matteo 3 , 13-17
Vangelo di Venerdì 6 Gennaio: Matteo 2, 1-12
Vangelo di Domenica 1 Gennaio: Luca 2, 16-21
Vangelo di Domenica 25 Dicembre: Luca 2, 1-14
Vangelo di Domenica 18 Dicembre: Matteo 1, 18-24
Vangelo di Domenica 11 Dicembre: Matteo 11, 2-11
Vangelo di Giovedì 8 Dicembre: Luca 1, 26-38
Vangelo di Domenica 4 Dicembre: Matteo 3, 1-12
Vangelo di Domenica 27 Novembre: Matteo 24, 37-44
Vangelo di Domenica 20 Novembre: Luca 23, 35-43
Vangelo di Domenica 13 Novembre: Luca 21, 5-19
Vangelo di Domenica 6 Novembre: Luca 20, 27-38
Vangelo di Martedì 1 Novembre: Matteo 5, 1-12
Vangelo di Domenica 30 Ottobre: Luca 19, 1-10
Vangelo di Domenica 23 Ottobre: Luca 18, 9-14
Vangelo di Domenica 16 Ottobre: Luca 18, 1-8
Vangelo di Domenica 9 Ottobre: Luca 17, 11-19
Vangelo di Domenica 2 Ottobre: Luca 17, 5-10
Vangelo di Domenica 25 Settembre: Luca 16, 19-31
Vangelo di Domenica 18 Settembre: Luca 16, 1-13
Vangelo di Domenica 11 Settembre: Luca 15, 1-32
Vangelo di Domenica 4 Settembre: Luca 14, 25-33
Vangelo di Domenica 28 Agosto: Luca 14, 1.7-14
Vangelo di Domenica 21 Agosto: Luca 13, 22-30
Vangelo di Lunedì 15 Agosto: Luca 1, 39-56
Vangelo di Domenica 14 Agosto: Luca 12, 49-53
Vangelo di Domenica 7 Agosto: Luca 12, 32-48
Vangelo di Domenica 31 Luglio: Luca 12, 13-21
Vangelo di Domenica 24 Luglio: Luca 11, 1-13
Vangelo di Domenica 17 Luglio: Luca 10, 38-42
Vangelo di Domenica 10 Luglio: Luca 10, 25-37
Vangelo di Domenica 3 Luglio: Luca 10, 1-20
Vangelo di Domenica 26 Giugno: Luca 9, 51-62
Vangelo di Domenica 19 Giugno: Luca 9, 10-17
Vangelo di Domenica 12 Giugno: Giovanni 16, 12-15
Vangelo di Domenica 5 Giugno: Giovanni 14, 15-16. 23-26
Vangelo di Domenica 29 Maggio: Luca 24, 46-53
Vangelo di Domenica 22 Maggio : Giovanni 14, 23-29
Vangelo di Domenica 15 Maggio: Giovanni 13, 31-35
Vangelo di Domenica 8 Maggio: Giovanni 10, 27-30
Vangelo di Domenica 1 Maggio: Giovanni 21, 1-23
Vangelo di Domenica 24 Aprile: Giovanni 20, 19-31
Vangelo di Domenica 17 Aprile: Giovanni 20, 1-9
Vangelo di Domenica 10 Aprile: Luca 22, 14-23, 56
Vangelo di Domenica 3 Aprile: Giovanni 8, 1-11
Vangelo di Domenica 27 Marzo: Luca 15 ,1-3.11-32
Vangelo di Domenica 20 Marzo: Luca 13, 1-9
Vangelo di Domenica 13 Marzo: Luca 9, 28-36
Vangelo di Domenica 6 Marzo: Luca 4, 1-13
Vangelo di Domenica 27 Febbraio: Luca 6, 39-45
Vangelo di Domenica 20 Febbraio: Luca 6, 27-38
Vangelo di Domenica 13 Febbraio: Luca 6, 17. 20-26
Vangelo di Domenica 6 Febbraio: Luca 5, 1-11
Vangelo di Domenica 30 Gennaio Luca 4, 21-30
Vangelo di Domenica 23 Gennaio Luca 1, 1-4; 4, 14-21
Vangelo di Domenica 16 Gennaio: Giovanni 2, 1-11
Vangelo di Domenica 9 Gennaio Luca 3, 15-16.21-22
Vangelo di Giovedì 6 Gennaio: Matteo 2, 1-12
Vangelo di Domenica 2 Gennaio: Giovanni 1, 1-18
Vangelo di Sabato 1 Gennaio: Luca 2, 16-21
Vangelo di Domenica 26 Dicembre: Luca 2, 41-52
Vangelo di Sabato 25 Dicembre: Luca 2, 1-14
Vangelo di Domenica 19 Dicembre: Luca 1, 39-45
Vangelo di Domenica 12 Dicembre: Luca 3, 10-18
Vangelo di Mercoledì 8 Dicembre: Luca 1, 26-38
Vangelo di Domenica 5 Dicembre: Luca 3, 1-6
Vangelo di Domenica 28 Novembre: Luca 21, 25-28. 34-36
Vangelo di Domenica 21 Novembre: Giovanni 13, 33-37
Vangelo di Domenica 14 Novembre: Marco 13, 24-32
Vangelo di Domenica 7 Novembre: Marco 12, 38-44
Vangelo di Lunedì 1 Novembre: Luca 6, 17. 20-26/ Matteo 5, 1-12
Vangelo di Domenica 31 Ottobre: Marco 12, 28-34
Vangelo di Domenica 24 Ottobre: Marco 10, 46-52
Vangelo di Domenica 17 Ottobre: Marco 10, 35-45
Vangelo di Domenica 10 Ottobre: Marco 10, 17-31
Vangelo di Domenica 3 Ottobre: Marco 10, 2-16
Vangelo di Domenica 26 Settembre: Marco 9, 38-43.45.47-48
Vangelo di Domenica 19 Settembre: Marco 9, 30-37
Vangelo di Domenica 12 Settembre: Marco 8, 27-35
Vangelo di Domenica 5 Settembre: Marco 7, 31-37
Vangelo di Domenica 29 Agosto: Marco 7, 1-8.14-15.21-23
Vangelo di Domenica 22 Agosto: Giovanni 6, 60-70
Vangelo di Domenica 15 Agosto: Luca 1, 39-56
Vangelo di Domenica 8 Agosto: Giovanni 6, 41-51
Vangelo di Domenica 1 Agosto: Giovanni 6, 24-35
Vangelo di Domenica 25 Luglio: Giovanni 6, 1-15
Vangelo di Domenica 18 Luglio: Marco 6, 30-34
Vangelo di Domenica 11 Luglio: Marco 6, 7-13
Vangelo di Domenica 4 Luglio: Marco 6, 1-6
Vangelo di Martedì 29 Giugno: Matteo 16, 13-19
Vangelo di Domenica 27 Giugno: Marco 5, 21-43
Vangelo di Domenica 20 Giugno: Marco 4, 35-41
Vangelo di Domenica 13 Giugno: Marco 4, 26-34
Vangelo di Domenica 6 Giugno: Marco 14, 12-16.22-26
Vangelo di Martedì 30 Maggio: Matteo 28, 16-20
Vangelo di Domenica 23 Maggio: Luca 24, 35-48
Vangelo di Domenica 16 Maggio: Marco 16, 15-20
Vangelo di Domenica 9 Maggio: Giovanni 15, 9-17
Vangelo di Domenica 2 Maggio: Giovanni 15, 1-8
Vangelo di Domenica 25 Aprile: Giovanni 10, 11-18
Vangelo di Domenica 18 Aprile: Luca 24, 35-48
Vangelo di Domenica 11 Aprile: Giovanni 20, 19-31
Vangelo di Venerdì 2 Aprile: Giovanni 18-19
Vangelo di Giovedì 1 Aprile: Giovanni 13, 1-15
Vangelo di Domenica 28 Marzo: Marco 14-15
Vangelo di Domenica 21 Marzo: Giovanni 12, 20-33
Vangelo di Domenica 14 Marzo: Giovanni 3, 14-21
Vangelo di Domenica 7 Marzo: Giovanni 2, 13-25
Vangelo di Domenica 28 Febbraio: Marco 9, 2-10
Vangelo di Domenica 21 Febbraio: Marco 1, 12-15
Vangelo di Domenica 14 Febbraio: Marco 1, 40-45
Vangelo di Domenica 7 Febbraio: Marco 1, 29-39
Vangelo di Domenica 31 Gennaio: Marco 1, 21-28
Vangelo di Domenica 24 Gennaio: Marco 1, 14-20
Vangelo di Domenica 10 Gennaio: Marco 1, 9-11
Vangelo di Giovedì 7 Gennaio: Giovanni 1, 35-42
Vangelo di Mercoledì 6 Gennaio: Matteo 2, 1-12
Vangelo di Domenica 3 Gennaio: Giovanni 1, 1-18
Vangelo di Venerdì 1 Gennaio: Luca 2, 16-21
Vangelo di Domenica 27 Dicembre: Luca 2, 25-38
Vangelo di Venerdì 25 Dicembre: Luca 2, 1-14
Vangelo di Domenica 20 Dicembre: Luca 1, 26-38
Vangelo di Domenica 13 Dicembre: Giovanni 1, 6-8.19-28
Vangelo di Domenica 6 Dicembre: Marco 1, 1-8
Vangelo di Domenica 29 Novembre: Marco 13, 33-37
Vangelo di Domenica 22 Novembre: Matteo 25, 31-46
Vangelo di Domenica 15 novembre: Matteo 25, 14-30
Vangelo di Domenica 8 Novembre: Matteo 25, 1-13
Vangelo di Domenica 1 Novembre: Luca 6, 17. 20-26/ Matteo 5, 1-12
Vangelo di Domenica 25 Ottobre: Matteo 22, 34-40
Vangelo di Domenica 18 Ottobre: Matteo 22, 15-21
Vangelo di Domenica 10 Ottobre: Matteo 22, 1-14
Vangelo di Domenica 4 Ottobre: Matteo 21, 33-43
Vangelo di Domenica 27 Settembre: Matteo 21, 28-32
Vangelo di Domenica 20 Settembre: Matteo 20, 1-16
Vangelo di Domenica 13 Settembre: Matteo 18, 21-35
Vangelo di Domenica 6 Settembre: Matteo 18, 15-20
Vangelo di Domenica 6 Settembre