Cari Consorelle e Confratelli delle Misericordie, sono Carlo Miglietta, medico, biblista, laico, marito, papà e nonno (www.buonabibbiaatutti.it). Anche oggi condivido con voi un breve pensiero di meditazione sul Vangelo, con particolare riferimento al tema della misericordia.
(vedi Mt 20,29-34; Lc 18,35-43)
Come la guarigione del cieco di Betsaida precedeva la confessione di Pietro, così la guarigione del cieco di Gerico precede la proclamazione di Gesù come Re-Messia da parte delle folle di Gerusalemme.
Il miracolo della guarigione del cieco di Gerico è carico di valenze simboliche. Innanzitutto l’episodio si svolge nella città dove si concluse il cammino di liberazione dalla schiavitù d’Egitto alla terra promessa, fortezza inespugnabile che solo un prodigio di Dio (Gs 6) riuscì a fare cadere nelle mani degli israeliti. E la cecità, che fa vivere l’uomo nelle tenebre, è un’infermità reale e allegorica.
Gesù luce del mondo
Nella Bibbia Dio è luce. Il salmista prega: “Risplenda su di noi, Signore, la luce del tuo volto” (Sl 4,7). Isaia dice che Dio “farà camminare i ciechi per vie che non conoscono…, trasformerà davanti a loro le tenebre in luce” (Is 42,16); “Colui che cammina nelle tenebre, senza avere luce, speri nel nome del Signore, si appoggi al suo Dio” (Is 50,10). La grande promessa dei profeti era l’arrivo del Messia che avrebbe illuminato la tenebre: “Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te” (Is 60,1); all’arrivo del Cristo “il sole non sarà più la tua luce di giorno, né ti illuminerà più chiarore della luna. Ma il Signore sarà per te luce eterna, il tuo Dio sarà il tuo splendore” (Is 60,19).
Gesù è annunciato da Simeone nel tempio come “luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele” (Lc 2,32). Giovanni afferma di lui: “Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo” (Gv 1,9). E Gesù dice di sé: “Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv 8,12; cfr 12,46). Presentandosi nella sinagoga di Nazaret, Gesù afferma di essere venuto “per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista, per rimettere in libertà gli oppressi” (Lc 4,18). Al Battista che gli chiede se sia lui il Messia, Gesù fa rispondere: “Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista” (Lc 7,22). E alla fine dei tempi “Non vi sarà più notte e non avranno più bisogno di luce di lampada, né di luce di sole, perché il Signore Dio li illuminerà” (Ap 22,5).
La Fede è illuminazione
Paolo, nelle tenebre della cecità, ritroverà la luce solo dopo che Anania gli avrà imposto le mani, conferendogli lo Spirito santo (At 9,1-19). La prima Chiesa chiamerà spesso il battesimo “illuminazione”.
Nella guarigione del cieco di Gerico è simboleggiato il cammino di fede di ogni uomo: senza la luce di Dio, ciascuno di noi si trova in situazione disperata, “cieco, seduto presso la via, mendicando” (Mc 11,46). Il cieco è seduto: non ha la capacità di stare in piedi. Non è nemmeno sulla strada, ma fuori della via: non è coinvolto nel movimento che porta a Gerusalemme, la città santa. Non è autosufficiente: sta mendicando. E’ la situazione del nostro mondo, inchiodato dai suoi problemi, incapace di trovare un senso alla vita, attanagliato dal buio dell’angoscia e della paura, oppresso dalla miseria e dalla morte; e tutti mendichiamo alla vita una qualche sopravvivenza, stordendoci nel divertimento, nella corsa al denaro, al piacere, al potere, alienandoci in mille frivolezze: ma alla fine ci ritroviamo soli, al margine della strada, nelle tenebre…
Il cammino della Fede
Per fortuna “Gesù passa di là” (Mc 11,47): è Dio che prende l’iniziativa, che viene incontro alla nostra miseria, che scende dai suoi cieli a soccorrerci. Dio ode il disperato grido di aiuto dell’uomo e interviene a liberarlo, anche se questi ne intuisce soltanto la presenza.
Notiamo che le folle che “transitano” con Gesù cercano di dissuadere il cieco dal ricorrere a lui, anzi “lo rimproveravano perché tacesse” (v. 43): Dio non c’è, e se c’è non può sentirti, è inutile ricorrere a lui… Sono folle che stanno attorno a Gesù, ma che forse non lo seguono: solo il cieco guarito si metterà alla sequela. Sono i tanti cristiani che vogliono seguire il Signore a modo loro, senza essere disturbati dai poveri, dagli emarginati, dagli oppressi di tutto il mondo che gridano il proprio dolore e la propria rabbia. Sono il prototipo di una Chiesa che è spesso… atea, che non crede alla potenza di Dio, alla sua possibilità di fare miracoli.
A questa folla il cieco dà un grande esempio di vera fede. Innanzitutto si mette in ascolto della Parola: “Avendo udito” (v. 47). Il primo passo della Fede è l’ascolto. Paolo parlerà dell’“upakoè pìsteos” (Rm 1,5), dell’“obbedienza della fede”, cioè quella fede che si identifica con l’obbedienza. Il greco “upakoè” (da “up”, “sotto” e “akoùo”, “ascolto”), così come il latino “ob-audire” (“ob”, “verso”; “audire”, “sentire”) e l’italiano “udire-obbedire”, richiama l’ascolto. Ascoltare è l’atteggiamento attivo della persona (Es 33,11; 1 Sam 3,9; Is 8,9) e del popolo (“Shemà”: Dt 5,1; 6,4; 9,1) dinanzi a Dio che si rivela. “La fede dipende dall’ascolto («akoè»)” (Rm 10,17).
L’annuncio che il cieco riceve è che “Gesù, il Nazareno, c’era (“estìn”)” (v. 47). Solo il Gesù storico, il povero falegname che veniva dall’infima Nazaret (Gv 1,46), colui che morirà crocifisso come un malfattore, è la salvezza unica dell’uomo, la risposta definitiva di Dio, la luce che squarcia le nostre tenebre.
Ma è poi necessaria la perseveranza, l’insistenza nella ricerca del Signore, senza lasciarci scoraggiare (“Ma egli gridava più forte”: v. 48). E occorre cercare un rapporto personale, diretto, fiduciario con Dio: il cieco chiama Gesù per nome: e “chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato… In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati” (At 2,21-4,12).
Il cieco chiede a Gesù il suo amore: “Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!”. E’ la stupenda “preghiera del cuore” che nell’ortodossia diventerà il dolce mantra che, ripetuto ritmato al respiro, diventerà la “preghiera del cuore” di tanti Santi.
È un titolo messianico che compare 19 volte nei sinottici, mai in Giovanni, e che connota un messianismo glorioso regale. È l’unica volta che tale è accennato nel Vangelo di Marco. Ma ormai i tempi sono compiuti: il Figlio dell’uomo sta per soffrire, sarà consegnato, ma è il Figlio di Davide, il Messia glorioso, che verrà, come dice il capitolo prossimo, a giudicare tutte le nazioni. Per capire questo mistero del figlio di Davide che sta per essere consegnato e che sta per morire in croce, bisogna che Dio faccia per noi discepoli alcune cose.
Primo: che ci apra gli occhi.
Secondo: che noi ci alziamo, cioè che risorgiamo interiormente: il verbo in ebraico indica la risurrezione. Dobbiamo passare da una realtà di morte ad una realtà di vita.
Terzo: bisogna gettare via il mantello. C’è nella Bibbia tutta una teologia del vestito: quando si parla di abiti, che sempre dietro un simbolismo molto importante. Il mantello è segno della dignità dell’uomo, è segno della potenza dell’uomo: ecco perché il massimo sfregio di Gesù sarà la spogliazione delle sue vesti che verranno tratte a sorte: è Dio che ha rinunciato ad ogni potenza, ad ogni dignità. L’uomo che vuol capire il mistero di Cristo non deve solo aprire gli occhi, non deve solo alzarsi in piedi, ma deve buttare via i suoi simboli di potenza, di dignità, riconoscersi nudo di fronte Signore, e avere fede in lui solo.
E Gesù “si ferma” (v. 49) accanto all’uomo; non lo chiama però direttamente, ma per il tramite della Chiesa (“Chiamatelo qua”: v. 49): la Chiesa ha il compito di portare un annuncio di salvezza che non è suo, ma che le è stato affidato. La Chiesa non dovrebbe mai allontanare gli uomini da Dio, ma sempre portare a lui tutti i malati, i sofferenti, i peccatori, quanti sono “nelle tenebre e nell’ombra della morte” (Lc 1,79). La Chiesa deve essere speranza e liberazione per tutti gli uomini, nessuno escluso.
Gesù chiede al cieco: “Che vuoi che io ti faccia?” (v. 51). E’ la stessa domanda che aveva fatto a Giacomo e Giovanni: là gli Apostoli gli chiedono il potere e la gloria, e Gesù risponde loro: “Voi non sapete ciò che domandate” (Mc 10,36-40). Qui il cieco chiede l’illuminazione, e viene esaudito: “Ana-blèpho”, che traduciamo in genere: “Che io veda”, significa letteralmente: “Che io guardi in alto”, e ha probabilmente anche valenze teologiche, esprime una ricerca che va al di là della semplice vista fisica.
Gesù gli risponde: “La tua fede ti ha salvato” (v. 52). Notiamo che Gesù non ha mai detto a nessuno: “Io ti ho salvato”, bensì: “La tua fede ti ha salvato” (cfr Lc 7,50; 17,19; Mc 5,34; 10,52…); “Va’, e sia fatto secondo la tua fede” (Mt 8,13); “Davvero grande è la tua fede! Ti sia fatto come desideri” (Mt 15,28). Gesù è il vero Educatore”: “e-ducare” vuol dire infatti tirare fuori”, “far affiorare” dall’altro. “Nel rispondere a chi incontrava, Gesù cercava la fede presente nell’altro, come se volesse risvegliare e far emergere la sua fede. Egli sapeva infatti che la fede è un atto personale, che ciascuno deve compiere in libertà: nessuno può credere al posto di un altro! Gesù sapeva che a volte negli uomini c’è l’assenza di fede, atteggiamento che lo stupiva e lo rendeva impotente a operare in loro favore (cfr Mc 6,6); era anche consapevole che ci può essere una fede non affidabile nel suo Nome, suscitata dal suo compiere segni, miracoli, come annota il quarto vangelo: «Molti, vedendo i segni che faceva, mettevano fede nel suo Nome; ma Gesù non metteva fede in loro» (Gv 2,23-24), perché l’uomo diventa rapidamente religioso, ma è lento a credere… Gesù cercava invece in chi incontrava la fede autentica, e quando essa era presente poteva dire: «La tua fede ti ha salvato»” (E. Bianchi).
Il cieco guarito “si mise a seguire Gesù lungo la via” (v. 52): l’uomo che sperimenta la salvezza e la liberazione, l’uomo che trova in Gesù il senso del suo vivere e anche del suo morire, diventa il seguace, il discepolo, che fa della sua vita una lode al Signore e alla sua bontà. Solo chi ha gustato la dolcezza del Signore può diventare suo apostolo e testimone. Tante volte il nostro slancio missionario è scarso perché abbiamo fatto poca esperienza della sua salvezza, non ci siamo lasciati entusiasmare da Dio, non fremiamo di gioia per lui.
Noi ciechi siamo quindi chiamati prima a sperimentare che solo Gesù è la luce che vince la tenebra. Che anche noi poi sappiamo seguirlo “subito” (“parakrèma”: Lc 18,43), con prontezza ed entusiasmo come il miracolato di Gerico, per non meritare la condanna di quanti “hanno preferito le tenebre alla luce” (Gv 3,18-21)!
Buona Misericordia a tutti!
Chi volesse leggere un’esegesi più completa del testo, o qualche approfondimento, me li chieda a migliettacarlo@gmail.com.
Vangelo di domenica 27 ottobre: Marco 10, 46-52
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Cari Consorelle e Confratelli delle Misericordie, sono Carlo Miglietta, medico, biblista, laico, marito, papà e nonno (www.buonabibbiaatutti.it). Anche oggi condivido con voi un breve pensiero di meditazione sul Vangelo, con particolare riferimento al tema della misericordia.
(vedi Mt 20,29-34; Lc 18,35-43)
Come la guarigione del cieco di Betsaida precedeva la confessione di Pietro, così la guarigione del cieco di Gerico precede la proclamazione di Gesù come Re-Messia da parte delle folle di Gerusalemme.
Il miracolo della guarigione del cieco di Gerico è carico di valenze simboliche. Innanzitutto l’episodio si svolge nella città dove si concluse il cammino di liberazione dalla schiavitù d’Egitto alla terra promessa, fortezza inespugnabile che solo un prodigio di Dio (Gs 6) riuscì a fare cadere nelle mani degli israeliti. E la cecità, che fa vivere l’uomo nelle tenebre, è un’infermità reale e allegorica.
Gesù luce del mondo
Nella Bibbia Dio è luce. Il salmista prega: “Risplenda su di noi, Signore, la luce del tuo volto” (Sl 4,7). Isaia dice che Dio “farà camminare i ciechi per vie che non conoscono…, trasformerà davanti a loro le tenebre in luce” (Is 42,16); “Colui che cammina nelle tenebre, senza avere luce, speri nel nome del Signore, si appoggi al suo Dio” (Is 50,10). La grande promessa dei profeti era l’arrivo del Messia che avrebbe illuminato la tenebre: “Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te” (Is 60,1); all’arrivo del Cristo “il sole non sarà più la tua luce di giorno, né ti illuminerà più chiarore della luna. Ma il Signore sarà per te luce eterna, il tuo Dio sarà il tuo splendore” (Is 60,19).
Gesù è annunciato da Simeone nel tempio come “luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele” (Lc 2,32). Giovanni afferma di lui: “Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo” (Gv 1,9). E Gesù dice di sé: “Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv 8,12; cfr 12,46). Presentandosi nella sinagoga di Nazaret, Gesù afferma di essere venuto “per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista, per rimettere in libertà gli oppressi” (Lc 4,18). Al Battista che gli chiede se sia lui il Messia, Gesù fa rispondere: “Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista” (Lc 7,22). E alla fine dei tempi “Non vi sarà più notte e non avranno più bisogno di luce di lampada, né di luce di sole, perché il Signore Dio li illuminerà” (Ap 22,5).
La Fede è illuminazione
Paolo, nelle tenebre della cecità, ritroverà la luce solo dopo che Anania gli avrà imposto le mani, conferendogli lo Spirito santo (At 9,1-19). La prima Chiesa chiamerà spesso il battesimo “illuminazione”.
Nella guarigione del cieco di Gerico è simboleggiato il cammino di fede di ogni uomo: senza la luce di Dio, ciascuno di noi si trova in situazione disperata, “cieco, seduto presso la via, mendicando” (Mc 11,46). Il cieco è seduto: non ha la capacità di stare in piedi. Non è nemmeno sulla strada, ma fuori della via: non è coinvolto nel movimento che porta a Gerusalemme, la città santa. Non è autosufficiente: sta mendicando. E’ la situazione del nostro mondo, inchiodato dai suoi problemi, incapace di trovare un senso alla vita, attanagliato dal buio dell’angoscia e della paura, oppresso dalla miseria e dalla morte; e tutti mendichiamo alla vita una qualche sopravvivenza, stordendoci nel divertimento, nella corsa al denaro, al piacere, al potere, alienandoci in mille frivolezze: ma alla fine ci ritroviamo soli, al margine della strada, nelle tenebre…
Il cammino della Fede
Per fortuna “Gesù passa di là” (Mc 11,47): è Dio che prende l’iniziativa, che viene incontro alla nostra miseria, che scende dai suoi cieli a soccorrerci. Dio ode il disperato grido di aiuto dell’uomo e interviene a liberarlo, anche se questi ne intuisce soltanto la presenza.
Notiamo che le folle che “transitano” con Gesù cercano di dissuadere il cieco dal ricorrere a lui, anzi “lo rimproveravano perché tacesse” (v. 43): Dio non c’è, e se c’è non può sentirti, è inutile ricorrere a lui… Sono folle che stanno attorno a Gesù, ma che forse non lo seguono: solo il cieco guarito si metterà alla sequela. Sono i tanti cristiani che vogliono seguire il Signore a modo loro, senza essere disturbati dai poveri, dagli emarginati, dagli oppressi di tutto il mondo che gridano il proprio dolore e la propria rabbia. Sono il prototipo di una Chiesa che è spesso… atea, che non crede alla potenza di Dio, alla sua possibilità di fare miracoli.
A questa folla il cieco dà un grande esempio di vera fede. Innanzitutto si mette in ascolto della Parola: “Avendo udito” (v. 47). Il primo passo della Fede è l’ascolto. Paolo parlerà dell’“upakoè pìsteos” (Rm 1,5), dell’“obbedienza della fede”, cioè quella fede che si identifica con l’obbedienza. Il greco “upakoè” (da “up”, “sotto” e “akoùo”, “ascolto”), così come il latino “ob-audire” (“ob”, “verso”; “audire”, “sentire”) e l’italiano “udire-obbedire”, richiama l’ascolto. Ascoltare è l’atteggiamento attivo della persona (Es 33,11; 1 Sam 3,9; Is 8,9) e del popolo (“Shemà”: Dt 5,1; 6,4; 9,1) dinanzi a Dio che si rivela. “La fede dipende dall’ascolto («akoè»)” (Rm 10,17).
L’annuncio che il cieco riceve è che “Gesù, il Nazareno, c’era (“estìn”)” (v. 47). Solo il Gesù storico, il povero falegname che veniva dall’infima Nazaret (Gv 1,46), colui che morirà crocifisso come un malfattore, è la salvezza unica dell’uomo, la risposta definitiva di Dio, la luce che squarcia le nostre tenebre.
Ma è poi necessaria la perseveranza, l’insistenza nella ricerca del Signore, senza lasciarci scoraggiare (“Ma egli gridava più forte”: v. 48). E occorre cercare un rapporto personale, diretto, fiduciario con Dio: il cieco chiama Gesù per nome: e “chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato… In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati” (At 2,21-4,12).
Il cieco chiede a Gesù il suo amore: “Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!”. E’ la stupenda “preghiera del cuore” che nell’ortodossia diventerà il dolce mantra che, ripetuto ritmato al respiro, diventerà la “preghiera del cuore” di tanti Santi.
È un titolo messianico che compare 19 volte nei sinottici, mai in Giovanni, e che connota un messianismo glorioso regale. È l’unica volta che tale è accennato nel Vangelo di Marco. Ma ormai i tempi sono compiuti: il Figlio dell’uomo sta per soffrire, sarà consegnato, ma è il Figlio di Davide, il Messia glorioso, che verrà, come dice il capitolo prossimo, a giudicare tutte le nazioni. Per capire questo mistero del figlio di Davide che sta per essere consegnato e che sta per morire in croce, bisogna che Dio faccia per noi discepoli alcune cose.
Primo: che ci apra gli occhi.
Secondo: che noi ci alziamo, cioè che risorgiamo interiormente: il verbo in ebraico indica la risurrezione. Dobbiamo passare da una realtà di morte ad una realtà di vita.
Terzo: bisogna gettare via il mantello. C’è nella Bibbia tutta una teologia del vestito: quando si parla di abiti, che sempre dietro un simbolismo molto importante. Il mantello è segno della dignità dell’uomo, è segno della potenza dell’uomo: ecco perché il massimo sfregio di Gesù sarà la spogliazione delle sue vesti che verranno tratte a sorte: è Dio che ha rinunciato ad ogni potenza, ad ogni dignità. L’uomo che vuol capire il mistero di Cristo non deve solo aprire gli occhi, non deve solo alzarsi in piedi, ma deve buttare via i suoi simboli di potenza, di dignità, riconoscersi nudo di fronte Signore, e avere fede in lui solo.
E Gesù “si ferma” (v. 49) accanto all’uomo; non lo chiama però direttamente, ma per il tramite della Chiesa (“Chiamatelo qua”: v. 49): la Chiesa ha il compito di portare un annuncio di salvezza che non è suo, ma che le è stato affidato. La Chiesa non dovrebbe mai allontanare gli uomini da Dio, ma sempre portare a lui tutti i malati, i sofferenti, i peccatori, quanti sono “nelle tenebre e nell’ombra della morte” (Lc 1,79). La Chiesa deve essere speranza e liberazione per tutti gli uomini, nessuno escluso.
Gesù chiede al cieco: “Che vuoi che io ti faccia?” (v. 51). E’ la stessa domanda che aveva fatto a Giacomo e Giovanni: là gli Apostoli gli chiedono il potere e la gloria, e Gesù risponde loro: “Voi non sapete ciò che domandate” (Mc 10,36-40). Qui il cieco chiede l’illuminazione, e viene esaudito: “Ana-blèpho”, che traduciamo in genere: “Che io veda”, significa letteralmente: “Che io guardi in alto”, e ha probabilmente anche valenze teologiche, esprime una ricerca che va al di là della semplice vista fisica.
Gesù gli risponde: “La tua fede ti ha salvato” (v. 52). Notiamo che Gesù non ha mai detto a nessuno: “Io ti ho salvato”, bensì: “La tua fede ti ha salvato” (cfr Lc 7,50; 17,19; Mc 5,34; 10,52…); “Va’, e sia fatto secondo la tua fede” (Mt 8,13); “Davvero grande è la tua fede! Ti sia fatto come desideri” (Mt 15,28). Gesù è il vero Educatore”: “e-ducare” vuol dire infatti tirare fuori”, “far affiorare” dall’altro. “Nel rispondere a chi incontrava, Gesù cercava la fede presente nell’altro, come se volesse risvegliare e far emergere la sua fede. Egli sapeva infatti che la fede è un atto personale, che ciascuno deve compiere in libertà: nessuno può credere al posto di un altro! Gesù sapeva che a volte negli uomini c’è l’assenza di fede, atteggiamento che lo stupiva e lo rendeva impotente a operare in loro favore (cfr Mc 6,6); era anche consapevole che ci può essere una fede non affidabile nel suo Nome, suscitata dal suo compiere segni, miracoli, come annota il quarto vangelo: «Molti, vedendo i segni che faceva, mettevano fede nel suo Nome; ma Gesù non metteva fede in loro» (Gv 2,23-24), perché l’uomo diventa rapidamente religioso, ma è lento a credere… Gesù cercava invece in chi incontrava la fede autentica, e quando essa era presente poteva dire: «La tua fede ti ha salvato»” (E. Bianchi).
Il cieco guarito “si mise a seguire Gesù lungo la via” (v. 52): l’uomo che sperimenta la salvezza e la liberazione, l’uomo che trova in Gesù il senso del suo vivere e anche del suo morire, diventa il seguace, il discepolo, che fa della sua vita una lode al Signore e alla sua bontà. Solo chi ha gustato la dolcezza del Signore può diventare suo apostolo e testimone. Tante volte il nostro slancio missionario è scarso perché abbiamo fatto poca esperienza della sua salvezza, non ci siamo lasciati entusiasmare da Dio, non fremiamo di gioia per lui.
Noi ciechi siamo quindi chiamati prima a sperimentare che solo Gesù è la luce che vince la tenebra. Che anche noi poi sappiamo seguirlo “subito” (“parakrèma”: Lc 18,43), con prontezza ed entusiasmo come il miracolato di Gerico, per non meritare la condanna di quanti “hanno preferito le tenebre alla luce” (Gv 3,18-21)!
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Vangelo di domenica 06 aprile V Domenica di Quaresima anno C – Giovanni 8, 1-11
Vangelo di domenica 30 marzo IV Domenica di Quaresima anno C – Luca 15, 1 – 3. 11-32
Vangelo di domenica 23 marzo III Domenica di Quaresima anno C – Luca 13, 1-9
Vangelo di domenica 16 marzo: II Domenica di Quaresima anno C – Luca 9, 28-36
Vangelo di domenica 09 marzo: I Domenica di Quaresima anno C – Luca 4,1-13
Vangelo di domenica 02 marzo: VII Domenica C: Luca 6, 39-45
Vangelo di domenica 23 febbraio: VI Domenica C: Luca 6, 27-38
Vangelo di domenica 16 febbraio: VI Domenica C: Luca 6, 17. 20-26
Vangelo di domenica 09 febbraio: V Domenica C: Luca 5, 1-11
Vangelo di domenica 02 febbraio: Presentazione del Signore C: Luca 2, 22-40
Vangelo di domenica 26 gennaio III Domenica C: Luca 1, 1-4; 4, 14-21
Vangelo di domenica 19 gennaio: Giovanni 2,1-11
Vangelo di domenica 12 gennaio: Luca 3,15-22
Vangelo di lunedì 06 gennaio: Matteo 2, 1-12
Vangelo di domenica 05 gennaio: Giovanni 1, 1-18
Vangelo di mercoledì 1 gennaio: Luca 2, 16-21
Vangelo di domenica 29 dicembre: Luca 2, 41-52
Vangelo di mercoledì 25 dicembre: Luca 2, 1-14
Vangelo di domenica 22 dicembre: Luca 1, 39-45
Vangelo di domenica 15 dicembre: Luca 3, 10-18
Vangelo di domenica 08 dicembre: Luca 1, 26-38
Vangelo di domenica 01 dicembre: Luca 21, 25-28.34-36
Vangelo di domenica 24 novembre: Giovanni 18, 33b-37
Vangelo di domenica 17 novembre: Marco 13,24-32
Vangelo di domenica 10 novembre: Marco 12, 38-44
Vangelo di venerdì 1 novembre: Matteo 5,1-12
Vangelo di domenica 03 novembre: Marco 12, 28b-34
Vangelo di domenica 20 ottobre: Marco 10, 35-45
Vangelo di domenica 13 ottobre: Marco 10, 17-30
Vangelo di domenica 06 ottobre: Marco 10, 2-16
Vangelo di domenica 29 settembre: Marco 9, 38-43.45.47-48
Vangelo di domenica 22 settembre: Marco 9, 30-37
Vangelo di domenica 15 settembre: Marco 8, 27-35
Vangelo di domenica 08 settembre: Marco 7, 31-35
Vangelo di domenica 01 settembre: Marco 7, 1-8. 14-15. 21-23
Vangelo di domenica 25 agosto: Giovanni 6, 60-69
Vangelo di Giovedì 15 agosto: Luca 1, 39-56
Vangelo di domenica 18 agosto: Giovanni 6, 51-58
Vangelo di Domenica 11 agosto: Giovanni 6, 41-51
Vangelo di Domenica 4 agosto: Giovanni 6, 24-35
Vangelo di Domenica 28 luglio: Giovanni 6, 1-15
Vangelo di Domenica 21 luglio: Marco 6, 30-34
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Vangelo di Domenica 14 aprile: Luca 24, 35-48
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Pasqua di Resurrezione: Giovanni 20, 1-9
Vangelo di Domenica 24 marzo: Marco 14, 1-15, 47
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Vangelo di Domenica 03 marzo: Giovanni 2, 13-25
Vangelo di Domenica 25 febbraio: Marco 9, 2-10
Vangelo di Domenica 18 febbraio: Marco 1, 12-15
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Vangelo di Domenica 04 febbraio: Marco 1, 29-39
Vangelo di Domenica 28 gennaio: Marco 1, 21-28
Vangelo di Domenica 21 gennaio: Marco 1, 14-20
Vangelo di Domenica 14 gennaio: Giovanni 1, 35-42
Vangelo di Domenica 07 gennaio: Marco 1, 9-11
Vangelo di Sabato 06 gennaio: Matteo 2, 1-12
Vangelo di Lunedì 01 gennaio: Luca 2, 16-21
Vangelo di Domenica 31 dicembre: Luca 2, 22-40
Vangelo di Lunedì 25 dicembre: Luca 2, 1-14
Vangelo di Domenica 24 Dicembre: Luca 1, 26-38
Vangelo di Domenica 17 dicembre: Giovanni 1, 6-8. 19-28
Vangelo di Venerdì 8 dicembre: Luca 1, 26-38
Vangelo di Domenica 10 dicembre: Marco 1, 1-8
Vangelo di Domenica 03 dicembre: Marco 13, 33-37
Vangelo di Domenica 26 novembre: Matteo 25, 31-46
Vangelo di Domenica 19 novembre: Matteo 25, 14-30
Vangelo di Domenica 12 novembre: Matteo 25, 1-13
Vangelo di Domenica 5 novembre: Matteo 23, 1-12
Vangelo di Mercoledì 1 novembre: Matteo 5, 1-12
Vangelo di Domenica 29 ottobre: Matteo 22, 34-40
Vangelo di Domenica 22 ottobre: Matteo 22, 15-21
Vangelo di Domenica 15 ottobre: Matteo 22, 1-14
Vangelo di Domenica 8 ottobre: Matteo 21, 33-43
Vangelo di Domenica 1 ottobre: Matteo 21, 28-32
Vangelo di Domenica 24 settembre: Matteo 20, 1-16
Vangelo di Domenica 17 settembre: Matteo 18, 21-35
Vangelo di Domenica 10 settembre: Matteo 18, 15-20
Vangelo di Domenica 03 settembre: Matteo 16, 21-28
Vangelo di Domenica 27 agosto: Matteo 16, 13-20
Vangelo di Domenica 20 agosto: Matteo 15 ,21-28
Vangelo di Martedì 15 Agosto: Luca 1, 39-56
Vangelo di Domenica 13 Agosto: Matteo 14, 22-33
Vangelo di Domenica 06 Agosto: Matteo 17, 1-9
Vangelo di Domenica 30 Luglio: Matteo 13, 44-52
Vangelo di Domenica 23 Luglio: Matteo 13, 24-43
Vangelo di Domenica 16 Luglio: Matteo 13, 1-23
Vangelo di Domenica 09 Luglio: Matteo 11, 25-30
Vangelo di Domenica 02 Luglio: Matteo 10, 37-42
Vangelo di Giovedì 29 Giugno: Matteo 16, 13-19
Vangelo di Domenica 25 Giugno: Matteo 10, 26-33
Vangelo di Domenica 18 Giugno: Matteo 9, 36 – 10, 8
Vangelo di Domenica 11 Giugno: Giovanni 6, 51-58
Vangelo di Domenica 04 Giugno: Giovanni 3, 16-18
Vangelo di Domenica 28 Maggio: Giovanni 20, 19-23
Vangelo di Domenica 21 Maggio: Matteo 28, 16-20
Vangelo di Domenica 14 Maggio: Giovanni 14, 15-21
Vangelo di Domenica 07 Maggio: Giovanni 14, 1-12
Vangelo di Domenica 30 Aprile: Giovanni 10, 1-10
Vangelo di Domenica 23 Aprile: Luca 24, 13-35
Vangelo di Domenica 16 Aprile: Giovanni 20, 19-31
Vangelo di Domenica 09 Aprile: Giovanni 20, 1-9
Vangelo di Domenica 02 Aprile: Matteo 26, 14-27, 66
Vangelo di Domenica 26 marzo: Giovanni 11, 1-45
Vangelo di Domenica 19 marzo: Giovanni 9, 1-41
Vangelo di Domenica 12 marzo: Giovanni 4, 5-42
Vangelo di Domenica 5 marzo: Matteo 17, 1-13
Vangelo di Domenica 26 febbraio: Matteo 4, 1-11
Vangelo di Domenica 19 febbraio: Matteo 5, 38-48
Vangelo di Domenica 12 febbraio: Matteo 5, 17-37
Vangelo di Domenica 05 febbraio: Matteo 5, 13-16
Vangelo di Domenica 29 Gennaio: Matteo 5 , 1-12
Vangelo di Domenica 22 Gennaio: Matteo 4 , 12-25
Vangelo di Domenica 15 Gennaio: Giovanni 1, 29-34
Vangelo di Domenica 8 Gennaio: Matteo 3 , 13-17
Vangelo di Venerdì 6 Gennaio: Matteo 2, 1-12
Vangelo di Domenica 1 Gennaio: Luca 2, 16-21
Vangelo di Domenica 25 Dicembre: Luca 2, 1-14
Vangelo di Domenica 18 Dicembre: Matteo 1, 18-24
Vangelo di Domenica 11 Dicembre: Matteo 11, 2-11
Vangelo di Giovedì 8 Dicembre: Luca 1, 26-38
Vangelo di Domenica 4 Dicembre: Matteo 3, 1-12
Vangelo di Domenica 27 Novembre: Matteo 24, 37-44
Vangelo di Domenica 20 Novembre: Luca 23, 35-43
Vangelo di Domenica 13 Novembre: Luca 21, 5-19
Vangelo di Domenica 6 Novembre: Luca 20, 27-38
Vangelo di Martedì 1 Novembre: Matteo 5, 1-12
Vangelo di Domenica 30 Ottobre: Luca 19, 1-10
Vangelo di Domenica 23 Ottobre: Luca 18, 9-14
Vangelo di Domenica 16 Ottobre: Luca 18, 1-8
Vangelo di Domenica 9 Ottobre: Luca 17, 11-19
Vangelo di Domenica 2 Ottobre: Luca 17, 5-10
Vangelo di Domenica 25 Settembre: Luca 16, 19-31
Vangelo di Domenica 18 Settembre: Luca 16, 1-13
Vangelo di Domenica 11 Settembre: Luca 15, 1-32
Vangelo di Domenica 4 Settembre: Luca 14, 25-33
Vangelo di Domenica 28 Agosto: Luca 14, 1.7-14
Vangelo di Domenica 21 Agosto: Luca 13, 22-30
Vangelo di Lunedì 15 Agosto: Luca 1, 39-56
Vangelo di Domenica 14 Agosto: Luca 12, 49-53
Vangelo di Domenica 7 Agosto: Luca 12, 32-48
Vangelo di Domenica 31 Luglio: Luca 12, 13-21
Vangelo di Domenica 24 Luglio: Luca 11, 1-13
Vangelo di Domenica 17 Luglio: Luca 10, 38-42
Vangelo di Domenica 10 Luglio: Luca 10, 25-37
Vangelo di Domenica 3 Luglio: Luca 10, 1-20
Vangelo di Domenica 26 Giugno: Luca 9, 51-62
Vangelo di Domenica 19 Giugno: Luca 9, 10-17
Vangelo di Domenica 12 Giugno: Giovanni 16, 12-15
Vangelo di Domenica 5 Giugno: Giovanni 14, 15-16. 23-26
Vangelo di Domenica 29 Maggio: Luca 24, 46-53
Vangelo di Domenica 22 Maggio : Giovanni 14, 23-29
Vangelo di Domenica 15 Maggio: Giovanni 13, 31-35
Vangelo di Domenica 8 Maggio: Giovanni 10, 27-30
Vangelo di Domenica 1 Maggio: Giovanni 21, 1-23
Vangelo di Domenica 24 Aprile: Giovanni 20, 19-31
Vangelo di Domenica 17 Aprile: Giovanni 20, 1-9
Vangelo di Domenica 10 Aprile: Luca 22, 14-23, 56
Vangelo di Domenica 3 Aprile: Giovanni 8, 1-11
Vangelo di Domenica 27 Marzo: Luca 15 ,1-3.11-32
Vangelo di Domenica 20 Marzo: Luca 13, 1-9
Vangelo di Domenica 13 Marzo: Luca 9, 28-36
Vangelo di Domenica 6 Marzo: Luca 4, 1-13
Vangelo di Domenica 27 Febbraio: Luca 6, 39-45
Vangelo di Domenica 20 Febbraio: Luca 6, 27-38
Vangelo di Domenica 13 Febbraio: Luca 6, 17. 20-26
Vangelo di Domenica 6 Febbraio: Luca 5, 1-11
Vangelo di Domenica 30 Gennaio Luca 4, 21-30
Vangelo di Domenica 23 Gennaio Luca 1, 1-4; 4, 14-21
Vangelo di Domenica 16 Gennaio: Giovanni 2, 1-11
Vangelo di Domenica 9 Gennaio Luca 3, 15-16.21-22
Vangelo di Giovedì 6 Gennaio: Matteo 2, 1-12
Vangelo di Domenica 2 Gennaio: Giovanni 1, 1-18
Vangelo di Sabato 1 Gennaio: Luca 2, 16-21
Vangelo di Domenica 26 Dicembre: Luca 2, 41-52
Vangelo di Sabato 25 Dicembre: Luca 2, 1-14
Vangelo di Domenica 19 Dicembre: Luca 1, 39-45
Vangelo di Domenica 12 Dicembre: Luca 3, 10-18
Vangelo di Mercoledì 8 Dicembre: Luca 1, 26-38
Vangelo di Domenica 5 Dicembre: Luca 3, 1-6
Vangelo di Domenica 28 Novembre: Luca 21, 25-28. 34-36
Vangelo di Domenica 21 Novembre: Giovanni 13, 33-37
Vangelo di Domenica 14 Novembre: Marco 13, 24-32
Vangelo di Domenica 7 Novembre: Marco 12, 38-44
Vangelo di Lunedì 1 Novembre: Luca 6, 17. 20-26/ Matteo 5, 1-12
Vangelo di Domenica 31 Ottobre: Marco 12, 28-34
Vangelo di Domenica 24 Ottobre: Marco 10, 46-52
Vangelo di Domenica 17 Ottobre: Marco 10, 35-45
Vangelo di Domenica 10 Ottobre: Marco 10, 17-31
Vangelo di Domenica 3 Ottobre: Marco 10, 2-16
Vangelo di Domenica 26 Settembre: Marco 9, 38-43.45.47-48
Vangelo di Domenica 19 Settembre: Marco 9, 30-37
Vangelo di Domenica 12 Settembre: Marco 8, 27-35
Vangelo di Domenica 5 Settembre: Marco 7, 31-37
Vangelo di Domenica 29 Agosto: Marco 7, 1-8.14-15.21-23
Vangelo di Domenica 22 Agosto: Giovanni 6, 60-70
Vangelo di Domenica 15 Agosto: Luca 1, 39-56
Vangelo di Domenica 8 Agosto: Giovanni 6, 41-51
Vangelo di Domenica 1 Agosto: Giovanni 6, 24-35
Vangelo di Domenica 25 Luglio: Giovanni 6, 1-15
Vangelo di Domenica 18 Luglio: Marco 6, 30-34
Vangelo di Domenica 11 Luglio: Marco 6, 7-13
Vangelo di Domenica 4 Luglio: Marco 6, 1-6
Vangelo di Martedì 29 Giugno: Matteo 16, 13-19
Vangelo di Domenica 27 Giugno: Marco 5, 21-43
Vangelo di Domenica 20 Giugno: Marco 4, 35-41
Vangelo di Domenica 13 Giugno: Marco 4, 26-34
Vangelo di Domenica 6 Giugno: Marco 14, 12-16.22-26
Vangelo di Martedì 30 Maggio: Matteo 28, 16-20
Vangelo di Domenica 23 Maggio: Luca 24, 35-48
Vangelo di Domenica 16 Maggio: Marco 16, 15-20
Vangelo di Domenica 9 Maggio: Giovanni 15, 9-17
Vangelo di Domenica 2 Maggio: Giovanni 15, 1-8
Vangelo di Domenica 25 Aprile: Giovanni 10, 11-18
Vangelo di Domenica 18 Aprile: Luca 24, 35-48
Vangelo di Domenica 11 Aprile: Giovanni 20, 19-31
Vangelo di Venerdì 2 Aprile: Giovanni 18-19
Vangelo di Giovedì 1 Aprile: Giovanni 13, 1-15
Vangelo di Domenica 28 Marzo: Marco 14-15
Vangelo di Domenica 21 Marzo: Giovanni 12, 20-33
Vangelo di Domenica 14 Marzo: Giovanni 3, 14-21
Vangelo di Domenica 7 Marzo: Giovanni 2, 13-25
Vangelo di Domenica 28 Febbraio: Marco 9, 2-10
Vangelo di Domenica 21 Febbraio: Marco 1, 12-15
Vangelo di Domenica 14 Febbraio: Marco 1, 40-45
Vangelo di Domenica 7 Febbraio: Marco 1, 29-39
Vangelo di Domenica 31 Gennaio: Marco 1, 21-28
Vangelo di Domenica 24 Gennaio: Marco 1, 14-20
Vangelo di Domenica 10 Gennaio: Marco 1, 9-11
Vangelo di Giovedì 7 Gennaio: Giovanni 1, 35-42
Vangelo di Mercoledì 6 Gennaio: Matteo 2, 1-12
Vangelo di Domenica 3 Gennaio: Giovanni 1, 1-18
Vangelo di Venerdì 1 Gennaio: Luca 2, 16-21
Vangelo di Domenica 27 Dicembre: Luca 2, 25-38
Vangelo di Venerdì 25 Dicembre: Luca 2, 1-14
Vangelo di Domenica 20 Dicembre: Luca 1, 26-38
Vangelo di Domenica 13 Dicembre: Giovanni 1, 6-8.19-28
Vangelo di Domenica 6 Dicembre: Marco 1, 1-8
Vangelo di Domenica 29 Novembre: Marco 13, 33-37
Vangelo di Domenica 22 Novembre: Matteo 25, 31-46
Vangelo di Domenica 15 novembre: Matteo 25, 14-30
Vangelo di Domenica 8 Novembre: Matteo 25, 1-13
Vangelo di Domenica 1 Novembre: Luca 6, 17. 20-26/ Matteo 5, 1-12
Vangelo di Domenica 25 Ottobre: Matteo 22, 34-40
Vangelo di Domenica 18 Ottobre: Matteo 22, 15-21
Vangelo di Domenica 10 Ottobre: Matteo 22, 1-14
Vangelo di Domenica 4 Ottobre: Matteo 21, 33-43
Vangelo di Domenica 27 Settembre: Matteo 21, 28-32
Vangelo di Domenica 20 Settembre: Matteo 20, 1-16
Vangelo di Domenica 13 Settembre: Matteo 18, 21-35
Vangelo di Domenica 6 Settembre: Matteo 18, 15-20
Vangelo di Domenica 6 Settembre