Cari Consorelle e Confratelli delle Misericordie, sono Carlo Miglietta, medico, biblista, laico, marito, papà e nonno (www.buonabibbiaatutti.it). Anche oggi condivido con voi un breve pensiero di meditazione sul Vangelo, con particolare riferimento al tema della misericordia.
Da “Chiesa per i poveri” a “Chiesa dei poveri”
Afferma Papa Francesco: “L’opzione preferenziale per i poveri è al centro del Vangelo. E il primo a farla è stato Gesù. Lui, essendo ricco, si è fatto povero per arricchire noi. Si è fatto uno di noi e per questo, al centro del Vangelo, al centro dell’annuncio di Gesù c’è questa opzione. Cristo stesso, che è Dio, ha spogliato sé stesso, rendendosi simile agli uomini; e non ha scelto una vita di privilegio, ma ha scelto la condizione di servo (cfr Fil 2,6-7). Annientò sé stesso facendosi servo. All’inizio della sua predicazione, ha annunciato che nel Regno di Dio i poveri sono beati (cfr Mt 5,3; Lc 6,20). Stava in mezzo ai malati, ai poveri, agli esclusi, mostrando loro l’amore misericordioso di Dio (cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, 2444)”.
La Chiesa è quindi fedele alla missione del suo Fondatore solo se, come diceva monsignor Helder Camara, il profetico vescovo di Recife e Olinda,si fa “serva e povera, e serva dei poveri”. Come scriveva Paolo VI: “Chiesa, abbi il senso dei bisogni veri e profondi dell’umanità; e cammina povera, cioè libera, forte e amorosa verso Cristo”. Anche Benedetto XVI auspicava una “Chiesa
povera e libera. Così deve essere la Comunità Ecclesiale per riuscire a parlare all’umanità contemporanea” e soprattutto per essere fedele al suo Signore.
Ma siamo chiamati ad un passo ulteriore. Spesso siamo una Chiesa “per i poveri”: è la benemerita azione di tanti Religiosi, Religiose e laici nelle varie Caritas, Misericordie, Centri d’ascolto, Gruppi di volontariato, Centri di accoglienza, ecc.
Ma occorre che diventi, come diceva Papa Giovanni XXIII, “Chiesa dei poveri”: “La Chiesa è la Chiesa di tutti, ma oggi più che mai è la Chiesa dei poveri”. Una Chiesa dove i poveri non siano solo i beneficati, i destinatari della carità di alcuni. Ma dove siano i protagonisti. Dove siano membri del Consiglio Diocesano e di quello Parrocchiale, animatori della Liturgia e della Catechesi, corresponsabili delle iniziative caritative. Dove si sentano attori, a casa loro, pienamente integrati in ogni ordine e grado della comunità.
È uno dei più angoscianti drammi della Chiesa di oggi che i poveri non vedano in essa la luce, il conforto, la speranza: che le nostre Chiese non rigurgitino di poveri, che tutti gli emarginati e i sofferenti non accorrano nelle nostre comunità per trovarvi accoglienza, redenzione, liberazione, integrazione. “I poveri appartengono alla comprensione della vera natura della Chiesa…, ma la Chiesa non riconosce se stessa nei poveri, e i poveri non riconoscono Cristo nella Chiesa. Ma questa è una situazione di identità perduta, di auto-alienazione per la Chiesa, una situazione in cui la Chiesa non è interamente Chiesa. La Chiesa che non è Chiesa dei poveri mette seriamente a repentaglio il suo carattere ecclesiale” (J. de S. Ana).
Papa Francesco afferma che la frase di Gesù: “I poveri li avete sempre con voi” (Mc 14,7) “sta a indicare anche questo: la loro presenza in mezzo a noi è costante, ma non deve indurre a un’abitudine che diventa indifferenza, bensì coinvolgere in una condivisione di vita che non ammette deleghe. I poveri non sono persone «esterne» alla comunità, ma fratelli e sorelle con cui condividere… Si sa che un gesto di beneficenza presuppone un benefattore e un beneficato, mentre la condivisione genera fratellanza. L’elemosina, è occasionale; la condivisione invece è duratura. La prima rischia di gratificare chi la compie e di umiliare chi la riceve; la seconda rafforza la solidarietà e pone le premesse necessarie per raggiungere la giustizia. Insomma, i credenti, quando vogliono vedere di persona Gesù e toccarlo con mano, sanno dove rivolgersi: i poveri sono sacramento di Cristo, rappresentano la sua persona e rinviano a Lui”.
E questo senza neanche guardare le loro qualità morali, come ci insegna il Signore nella parabola del ricco e di Lazzaro, in cui Gesù pone all’inferno il ricco solo per l’abbondanza dei suoi beni, e Lazzaro “nel seno di Abramo” solo perché povero in terra, indipendentemente dalle loro disposizioni interiori. Il ricco anzi pare persino… un uomo pio, che nei tormenti infernali si preoccupa della salvezza dei suoi fratelli, e che implora per essi una rivelazione più chiara sull’uso delle ricchezze. Ma è dannato perché ricco: ciò scandalizzò a tal punto Girolamo, che nella Vulgata si permise di aggiungere autonomamente “ma nessuno gliene dava” al versetto che descrive il desiderio di Lazzaro di partecipare ai beni del ricco (Lc 16,21), tanto per attribuire al ricco almeno la colpa della sua insensibilità ai miseri. Dice a proposito Papa Francesco: “In questo contesto fa bene ricordare anche le parole di San Giovanni Crisostomo: «Chi è generoso non deve chiedere conto della condotta, ma solamente migliorare la condizione di povertà e appagare il bisogno. Il povero ha una sola difesa: la sua povertà e la condizione di bisogno in cui si trova. Non chiedergli altro; ma fosse pure l’uomo più malvagio al mondo, qualora manchi del nutrimento necessario, liberiamolo dalla fame… L’uomo misericordioso è un porto per chi è nel bisogno: anche tu, dunque, quando vedi in terra un uomo che ha sofferto il naufragio della povertà, non giudicare, non chiedere conto della sua condotta, ma liberalo dalla sventura» (Discorsi sul povero Lazzaro, II, 5)”.
Diventare amici dei poveri
Un altro passo di conversione ci è richiesto, forse il più difficile: non solo aiutare i poveri, ma farseli amici. Ci dice infatti il Signore: “Procuratevi amici con la disonesta ricchezza, perché, quand’essa verrà a mancare, vi accolgano nelle dimore eterne” (Lc 16,9); “Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici, né i tuoi fratelli, né i tuoi parenti, né i ricchi vicini, perché anch’essi non ti invitino a loro volta e tu abbia il contraccambio. Quando dai un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi e ciechi; e sarai beato, perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla resurrezione dei giusti” (Lc 14,12-14).
Ci è quindi richiesta non solo la condivisione economica, ma l’affetto, il farli partecipi della nostra vita, della nostra famiglia, del nostro gruppo e della nostra comunità.
Quando facciamo una festa, ci circondiamo degli ultimi? Sono loro i nostri migliori amici? E i nostri banchetti eucaristici, le nostre liturgie, sono frequentate dai poveri o dal solito giro di “gente bene”? Eppure saranno i poveri i “portinai” del Paradiso, che ci “accoglieranno o no nelle dimore eterne”…
È questo il punto più faticoso: se diventi amico di un povero, ti carichi di tutti i suoi problemi, non sei tranquillo finché non glieli hai risolti, e magari lui non è nemmeno simpatico, né riconoscente: magari è pretenzioso, arrogante, ti stressa a ogni ora del giorno e magari anche di notte, ti tratta male se gli dai dei consigli che non gli piacciono, o se non riesci a trovare il modo di aiutarlo…
Ci ammonisce Papa Francesco: “Facciamo nostre le parole accorate di Don Primo Mazzolari: «Vorrei pregarvi di non chiedermi se ci sono dei poveri, chi sono e quanti sono, perché temo che simili domande rappresentino una distrazione o il pretesto per scantonare da una precisa indicazione della coscienza e del cuore… Io non li ho mai contati i poveri, perché non si possono
contare: i poveri si abbracciano, non si contano». I poveri sono in mezzo noi. Come sarebbe evangelico se potessimo dire con tutta verità: anche noi siamo poveri, perché solo così riusciremmo a riconoscerli realmente e farli diventare parte della nostra vita e strumento di salvezza”.
Buona Misericordia a tutti!
Chi volesse leggere un’esegesi più completa del testo, o qualche approfondimento, me li chieda a migliettacarlo@gmail.com.
Vangelo di Domenica 28 Agosto: Luca 14, 1.7-14
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Cari Consorelle e Confratelli delle Misericordie, sono Carlo Miglietta, medico, biblista, laico, marito, papà e nonno (www.buonabibbiaatutti.it). Anche oggi condivido con voi un breve pensiero di meditazione sul Vangelo, con particolare riferimento al tema della misericordia.
Da “Chiesa per i poveri” a “Chiesa dei poveri”
Afferma Papa Francesco: “L’opzione preferenziale per i poveri è al centro del Vangelo. E il primo a farla è stato Gesù. Lui, essendo ricco, si è fatto povero per arricchire noi. Si è fatto uno di noi e per questo, al centro del Vangelo, al centro dell’annuncio di Gesù c’è questa opzione. Cristo stesso, che è Dio, ha spogliato sé stesso, rendendosi simile agli uomini; e non ha scelto una vita di privilegio, ma ha scelto la condizione di servo (cfr Fil 2,6-7). Annientò sé stesso facendosi servo. All’inizio della sua predicazione, ha annunciato che nel Regno di Dio i poveri sono beati (cfr Mt 5,3; Lc 6,20). Stava in mezzo ai malati, ai poveri, agli esclusi, mostrando loro l’amore misericordioso di Dio (cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, 2444)”.
La Chiesa è quindi fedele alla missione del suo Fondatore solo se, come diceva monsignor Helder Camara, il profetico vescovo di Recife e Olinda,si fa “serva e povera, e serva dei poveri”. Come scriveva Paolo VI: “Chiesa, abbi il senso dei bisogni veri e profondi dell’umanità; e cammina povera, cioè libera, forte e amorosa verso Cristo”. Anche Benedetto XVI auspicava una “Chiesa
povera e libera. Così deve essere la Comunità Ecclesiale per riuscire a parlare all’umanità contemporanea” e soprattutto per essere fedele al suo Signore.
Ma siamo chiamati ad un passo ulteriore. Spesso siamo una Chiesa “per i poveri”: è la benemerita azione di tanti Religiosi, Religiose e laici nelle varie Caritas, Misericordie, Centri d’ascolto, Gruppi di volontariato, Centri di accoglienza, ecc.
Ma occorre che diventi, come diceva Papa Giovanni XXIII, “Chiesa dei poveri”: “La Chiesa è la Chiesa di tutti, ma oggi più che mai è la Chiesa dei poveri”. Una Chiesa dove i poveri non siano solo i beneficati, i destinatari della carità di alcuni. Ma dove siano i protagonisti. Dove siano membri del Consiglio Diocesano e di quello Parrocchiale, animatori della Liturgia e della Catechesi, corresponsabili delle iniziative caritative. Dove si sentano attori, a casa loro, pienamente integrati in ogni ordine e grado della comunità.
È uno dei più angoscianti drammi della Chiesa di oggi che i poveri non vedano in essa la luce, il conforto, la speranza: che le nostre Chiese non rigurgitino di poveri, che tutti gli emarginati e i sofferenti non accorrano nelle nostre comunità per trovarvi accoglienza, redenzione, liberazione, integrazione. “I poveri appartengono alla comprensione della vera natura della Chiesa…, ma la Chiesa non riconosce se stessa nei poveri, e i poveri non riconoscono Cristo nella Chiesa. Ma questa è una situazione di identità perduta, di auto-alienazione per la Chiesa, una situazione in cui la Chiesa non è interamente Chiesa. La Chiesa che non è Chiesa dei poveri mette seriamente a repentaglio il suo carattere ecclesiale” (J. de S. Ana).
Papa Francesco afferma che la frase di Gesù: “I poveri li avete sempre con voi” (Mc 14,7) “sta a indicare anche questo: la loro presenza in mezzo a noi è costante, ma non deve indurre a un’abitudine che diventa indifferenza, bensì coinvolgere in una condivisione di vita che non ammette deleghe. I poveri non sono persone «esterne» alla comunità, ma fratelli e sorelle con cui condividere… Si sa che un gesto di beneficenza presuppone un benefattore e un beneficato, mentre la condivisione genera fratellanza. L’elemosina, è occasionale; la condivisione invece è duratura. La prima rischia di gratificare chi la compie e di umiliare chi la riceve; la seconda rafforza la solidarietà e pone le premesse necessarie per raggiungere la giustizia. Insomma, i credenti, quando vogliono vedere di persona Gesù e toccarlo con mano, sanno dove rivolgersi: i poveri sono sacramento di Cristo, rappresentano la sua persona e rinviano a Lui”.
E questo senza neanche guardare le loro qualità morali, come ci insegna il Signore nella parabola del ricco e di Lazzaro, in cui Gesù pone all’inferno il ricco solo per l’abbondanza dei suoi beni, e Lazzaro “nel seno di Abramo” solo perché povero in terra, indipendentemente dalle loro disposizioni interiori. Il ricco anzi pare persino… un uomo pio, che nei tormenti infernali si preoccupa della salvezza dei suoi fratelli, e che implora per essi una rivelazione più chiara sull’uso delle ricchezze. Ma è dannato perché ricco: ciò scandalizzò a tal punto Girolamo, che nella Vulgata si permise di aggiungere autonomamente “ma nessuno gliene dava” al versetto che descrive il desiderio di Lazzaro di partecipare ai beni del ricco (Lc 16,21), tanto per attribuire al ricco almeno la colpa della sua insensibilità ai miseri. Dice a proposito Papa Francesco: “In questo contesto fa bene ricordare anche le parole di San Giovanni Crisostomo: «Chi è generoso non deve chiedere conto della condotta, ma solamente migliorare la condizione di povertà e appagare il bisogno. Il povero ha una sola difesa: la sua povertà e la condizione di bisogno in cui si trova. Non chiedergli altro; ma fosse pure l’uomo più malvagio al mondo, qualora manchi del nutrimento necessario, liberiamolo dalla fame… L’uomo misericordioso è un porto per chi è nel bisogno: anche tu, dunque, quando vedi in terra un uomo che ha sofferto il naufragio della povertà, non giudicare, non chiedere conto della sua condotta, ma liberalo dalla sventura» (Discorsi sul povero Lazzaro, II, 5)”.
Diventare amici dei poveri
Un altro passo di conversione ci è richiesto, forse il più difficile: non solo aiutare i poveri, ma farseli amici. Ci dice infatti il Signore: “Procuratevi amici con la disonesta ricchezza, perché, quand’essa verrà a mancare, vi accolgano nelle dimore eterne” (Lc 16,9); “Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici, né i tuoi fratelli, né i tuoi parenti, né i ricchi vicini, perché anch’essi non ti invitino a loro volta e tu abbia il contraccambio. Quando dai un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi e ciechi; e sarai beato, perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla resurrezione dei giusti” (Lc 14,12-14).
Ci è quindi richiesta non solo la condivisione economica, ma l’affetto, il farli partecipi della nostra vita, della nostra famiglia, del nostro gruppo e della nostra comunità.
Quando facciamo una festa, ci circondiamo degli ultimi? Sono loro i nostri migliori amici? E i nostri banchetti eucaristici, le nostre liturgie, sono frequentate dai poveri o dal solito giro di “gente bene”? Eppure saranno i poveri i “portinai” del Paradiso, che ci “accoglieranno o no nelle dimore eterne”…
È questo il punto più faticoso: se diventi amico di un povero, ti carichi di tutti i suoi problemi, non sei tranquillo finché non glieli hai risolti, e magari lui non è nemmeno simpatico, né riconoscente: magari è pretenzioso, arrogante, ti stressa a ogni ora del giorno e magari anche di notte, ti tratta male se gli dai dei consigli che non gli piacciono, o se non riesci a trovare il modo di aiutarlo…
Ci ammonisce Papa Francesco: “Facciamo nostre le parole accorate di Don Primo Mazzolari: «Vorrei pregarvi di non chiedermi se ci sono dei poveri, chi sono e quanti sono, perché temo che simili domande rappresentino una distrazione o il pretesto per scantonare da una precisa indicazione della coscienza e del cuore… Io non li ho mai contati i poveri, perché non si possono
contare: i poveri si abbracciano, non si contano». I poveri sono in mezzo noi. Come sarebbe evangelico se potessimo dire con tutta verità: anche noi siamo poveri, perché solo così riusciremmo a riconoscerli realmente e farli diventare parte della nostra vita e strumento di salvezza”.
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Spazio Spadoni
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Vangelo di domenica 06 aprile V Domenica di Quaresima anno C – Giovanni 8, 1-11
Vangelo di domenica 30 marzo IV Domenica di Quaresima anno C – Luca 15, 1 – 3. 11-32
Vangelo di domenica 23 marzo III Domenica di Quaresima anno C – Luca 13, 1-9
Vangelo di domenica 16 marzo: II Domenica di Quaresima anno C – Luca 9, 28-36
Vangelo di domenica 09 marzo: I Domenica di Quaresima anno C – Luca 4,1-13
Vangelo di domenica 02 marzo: VII Domenica C: Luca 6, 39-45
Vangelo di domenica 23 febbraio: VI Domenica C: Luca 6, 27-38
Vangelo di domenica 16 febbraio: VI Domenica C: Luca 6, 17. 20-26
Vangelo di domenica 09 febbraio: V Domenica C: Luca 5, 1-11
Vangelo di domenica 02 febbraio: Presentazione del Signore C: Luca 2, 22-40
Vangelo di domenica 26 gennaio III Domenica C: Luca 1, 1-4; 4, 14-21
Vangelo di domenica 19 gennaio: Giovanni 2,1-11
Vangelo di domenica 12 gennaio: Luca 3,15-22
Vangelo di lunedì 06 gennaio: Matteo 2, 1-12
Vangelo di domenica 05 gennaio: Giovanni 1, 1-18
Vangelo di mercoledì 1 gennaio: Luca 2, 16-21
Vangelo di domenica 29 dicembre: Luca 2, 41-52
Vangelo di mercoledì 25 dicembre: Luca 2, 1-14
Vangelo di domenica 22 dicembre: Luca 1, 39-45
Vangelo di domenica 15 dicembre: Luca 3, 10-18
Vangelo di domenica 08 dicembre: Luca 1, 26-38
Vangelo di domenica 01 dicembre: Luca 21, 25-28.34-36
Vangelo di domenica 24 novembre: Giovanni 18, 33b-37
Vangelo di domenica 17 novembre: Marco 13,24-32
Vangelo di domenica 10 novembre: Marco 12, 38-44
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Vangelo di domenica 03 novembre: Marco 12, 28b-34
Vangelo di domenica 27 ottobre: Marco 10, 46-52
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Vangelo di Domenica 21 luglio: Marco 6, 30-34
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Vangelo di Domenica 27 Marzo: Luca 15 ,1-3.11-32
Vangelo di Domenica 20 Marzo: Luca 13, 1-9
Vangelo di Domenica 13 Marzo: Luca 9, 28-36
Vangelo di Domenica 6 Marzo: Luca 4, 1-13
Vangelo di Domenica 27 Febbraio: Luca 6, 39-45
Vangelo di Domenica 20 Febbraio: Luca 6, 27-38
Vangelo di Domenica 13 Febbraio: Luca 6, 17. 20-26
Vangelo di Domenica 6 Febbraio: Luca 5, 1-11
Vangelo di Domenica 30 Gennaio Luca 4, 21-30
Vangelo di Domenica 23 Gennaio Luca 1, 1-4; 4, 14-21
Vangelo di Domenica 16 Gennaio: Giovanni 2, 1-11
Vangelo di Domenica 9 Gennaio Luca 3, 15-16.21-22
Vangelo di Giovedì 6 Gennaio: Matteo 2, 1-12
Vangelo di Domenica 2 Gennaio: Giovanni 1, 1-18
Vangelo di Sabato 1 Gennaio: Luca 2, 16-21
Vangelo di Domenica 26 Dicembre: Luca 2, 41-52
Vangelo di Sabato 25 Dicembre: Luca 2, 1-14
Vangelo di Domenica 19 Dicembre: Luca 1, 39-45
Vangelo di Domenica 12 Dicembre: Luca 3, 10-18
Vangelo di Mercoledì 8 Dicembre: Luca 1, 26-38
Vangelo di Domenica 5 Dicembre: Luca 3, 1-6
Vangelo di Domenica 28 Novembre: Luca 21, 25-28. 34-36
Vangelo di Domenica 21 Novembre: Giovanni 13, 33-37
Vangelo di Domenica 14 Novembre: Marco 13, 24-32
Vangelo di Domenica 7 Novembre: Marco 12, 38-44
Vangelo di Lunedì 1 Novembre: Luca 6, 17. 20-26/ Matteo 5, 1-12
Vangelo di Domenica 31 Ottobre: Marco 12, 28-34
Vangelo di Domenica 24 Ottobre: Marco 10, 46-52
Vangelo di Domenica 17 Ottobre: Marco 10, 35-45
Vangelo di Domenica 10 Ottobre: Marco 10, 17-31
Vangelo di Domenica 3 Ottobre: Marco 10, 2-16
Vangelo di Domenica 26 Settembre: Marco 9, 38-43.45.47-48
Vangelo di Domenica 19 Settembre: Marco 9, 30-37
Vangelo di Domenica 12 Settembre: Marco 8, 27-35
Vangelo di Domenica 5 Settembre: Marco 7, 31-37
Vangelo di Domenica 29 Agosto: Marco 7, 1-8.14-15.21-23
Vangelo di Domenica 22 Agosto: Giovanni 6, 60-70
Vangelo di Domenica 15 Agosto: Luca 1, 39-56
Vangelo di Domenica 8 Agosto: Giovanni 6, 41-51
Vangelo di Domenica 1 Agosto: Giovanni 6, 24-35
Vangelo di Domenica 25 Luglio: Giovanni 6, 1-15
Vangelo di Domenica 18 Luglio: Marco 6, 30-34
Vangelo di Domenica 11 Luglio: Marco 6, 7-13
Vangelo di Domenica 4 Luglio: Marco 6, 1-6
Vangelo di Martedì 29 Giugno: Matteo 16, 13-19
Vangelo di Domenica 27 Giugno: Marco 5, 21-43
Vangelo di Domenica 20 Giugno: Marco 4, 35-41
Vangelo di Domenica 13 Giugno: Marco 4, 26-34
Vangelo di Domenica 6 Giugno: Marco 14, 12-16.22-26
Vangelo di Martedì 30 Maggio: Matteo 28, 16-20
Vangelo di Domenica 23 Maggio: Luca 24, 35-48
Vangelo di Domenica 16 Maggio: Marco 16, 15-20
Vangelo di Domenica 9 Maggio: Giovanni 15, 9-17
Vangelo di Domenica 2 Maggio: Giovanni 15, 1-8
Vangelo di Domenica 25 Aprile: Giovanni 10, 11-18
Vangelo di Domenica 18 Aprile: Luca 24, 35-48
Vangelo di Domenica 11 Aprile: Giovanni 20, 19-31
Vangelo di Venerdì 2 Aprile: Giovanni 18-19
Vangelo di Giovedì 1 Aprile: Giovanni 13, 1-15
Vangelo di Domenica 28 Marzo: Marco 14-15
Vangelo di Domenica 21 Marzo: Giovanni 12, 20-33
Vangelo di Domenica 14 Marzo: Giovanni 3, 14-21
Vangelo di Domenica 7 Marzo: Giovanni 2, 13-25
Vangelo di Domenica 28 Febbraio: Marco 9, 2-10
Vangelo di Domenica 21 Febbraio: Marco 1, 12-15
Vangelo di Domenica 14 Febbraio: Marco 1, 40-45
Vangelo di Domenica 7 Febbraio: Marco 1, 29-39
Vangelo di Domenica 31 Gennaio: Marco 1, 21-28
Vangelo di Domenica 24 Gennaio: Marco 1, 14-20
Vangelo di Domenica 10 Gennaio: Marco 1, 9-11
Vangelo di Giovedì 7 Gennaio: Giovanni 1, 35-42
Vangelo di Mercoledì 6 Gennaio: Matteo 2, 1-12
Vangelo di Domenica 3 Gennaio: Giovanni 1, 1-18
Vangelo di Venerdì 1 Gennaio: Luca 2, 16-21
Vangelo di Domenica 27 Dicembre: Luca 2, 25-38
Vangelo di Venerdì 25 Dicembre: Luca 2, 1-14
Vangelo di Domenica 20 Dicembre: Luca 1, 26-38
Vangelo di Domenica 13 Dicembre: Giovanni 1, 6-8.19-28
Vangelo di Domenica 6 Dicembre: Marco 1, 1-8
Vangelo di Domenica 29 Novembre: Marco 13, 33-37
Vangelo di Domenica 22 Novembre: Matteo 25, 31-46
Vangelo di Domenica 15 novembre: Matteo 25, 14-30
Vangelo di Domenica 8 Novembre: Matteo 25, 1-13
Vangelo di Domenica 1 Novembre: Luca 6, 17. 20-26/ Matteo 5, 1-12
Vangelo di Domenica 25 Ottobre: Matteo 22, 34-40
Vangelo di Domenica 18 Ottobre: Matteo 22, 15-21
Vangelo di Domenica 10 Ottobre: Matteo 22, 1-14
Vangelo di Domenica 4 Ottobre: Matteo 21, 33-43
Vangelo di Domenica 27 Settembre: Matteo 21, 28-32
Vangelo di Domenica 20 Settembre: Matteo 20, 1-16
Vangelo di Domenica 13 Settembre: Matteo 18, 21-35
Vangelo di Domenica 6 Settembre: Matteo 18, 15-20
Vangelo di Domenica 6 Settembre