Cari Consorelle e Confratelli delle Misericordie, sono Carlo Miglietta, medico, biblista, laico, marito, papà e nonno (www.buonabibbiaatutti.it). Anche oggi condivido con voi un breve pensiero di meditazione sul Vangelo, con particolare riferimento al tema della misericordia.
Gli uni gli altri
“Allèlous”, “gli uni gli altri”, è vocabolo che si ripete in maniera martellante in tutto il Nuovo Testamento: non solo bisogna “amarsi gli uni gli altri” (Gv 13,34; 15,12; Rm 12,10; 1 Tess 4,9; 1 Gv 3,11.23; 4,7.11-12; 2 Gv 1,5; 1 Pt 1,22), ma occorre “lavarsi i piedi gli uni gli altri” (Gv 13,14), “gareggiare nello stimarsi gli uni gli altri” (Rm 12,10), “cessare di giudicarsi gli uni gli altri” (Rm 14,13), “accogliersi gli uni gli altri come Cristo accolse noi” (Rm 15,7), “salutarsi gli uni gli altri con il bacio santo” (Rm 16,16), “aspettarsi gli uni gli altri” (1 Cor 11,33), “non mentirsi gli uni gli altri” (Col 3,9), “confortarsi gli uni gli altri edificandosi” (1 Tess 5,11)… La Chiesa è il luogo della reciprocità, degli stretti rapporti di fraternità “gli uni gli altri”.
Ma è anche il luogo del “syn”, il “con”, la condivisione, la compagnia: Paolo parla infatti di con-gioire, con-soffrire, con-lavorare, con-vivere, con-morire, inventando addirittura neologismi (1 Cor 12,26; 2 Cor 7,3; Fil 1,27; 2,17). I Cristiani devono “compatire” i fratelli, cioè saper “patire con” essi: “Rallegratevi con quelli che sono nella gioia, piangete con quelli che sono nel pianto” (Rm 12,15), “facendovi solidali con… gli esposti a insulti e tribolazioni” (Eb 10,33); “Se un membro (del corpo mistico di Cristo) soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui” (1 Cor 12,26). Gioire e piangere insieme significa vivere l’uno per l’altro. È l’abnegazione spinta ad un punto tale che l’altro sono io ed io sono l’altro, e così vivo la vita dell’altro (Fil 2,17-18): “Ama il prossimo tuo come te stesso” (Mt 22,39; 7,12).
“Tutto il Nuovo Testamento è attraversato dalla preoccupazione della comunione come apprendimento di una «forma vitae» contrassegnata dal «syn» (con) e dall’«allèlon» (reciprocamente): ciò si traduce in una costante tensione verso la capacità di sentire, pensare, agire insieme, verso la responsabilità di comportamenti segnati dalla reciprocità. È un cammino che nasce nel più elementare tessuto delle relazioni quotidiane e si concretizza in un movimento di fuga dall’individualismo per approdare sempre di nuovo alla condivisione. Il «télos» di tutto questo è ben espresso da Paolo in 2 Cor 7,3…: «Morire insieme e vivere insieme»” (E. Bianchi).
L’amore fraterno, unico criterio ecclesiologico
Ha scritto Benedetto XVI che la Chiesa deve essere una “comunità d’amore”. Infatti l’unico criterio di ecclesialità datoci da Gesù è l’amore fraterno: “Da questo tutti riconosceranno che siete miei discepoli: se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13,35). I pagani del II secolo, ci riferisce Tertulliano, dicevano: “Vedete come si amano tra loro!”.
Fratello per Giovanni non è ogni uomo, ma il cristiano: e “nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15,13). Perché Giovanni, i cui scritti sono tra gli ultimi del Nuovo Testamento, si preoccupa più della dimensione ecclesiale dell’amore che di quella esterna? Forse perché Giovanni, sviluppandosi la vita ecclesiale, ha capito come spesso è più facile amare i lontani che gli altri cristiani: e la storia della Chiesa, con tutte le sue lotte intestine, le sue lacerazioni, i suoi scismi, le reciproche scomuniche, i suoi partiti e le sue fazioni, le sue correnti e i suoi movimenti vari in perenne disputa tra loro, lo ha ampiamente dimostrato. Talora è più facile impegnarsi per i poveri e gli oppressi che sopportare coloro che ci emarginano proprio in nome di Cristo. E’ più facile aiutare un lontano che amare il vicino che vive il cristianesimo con una sensibilità che ci urta. E’ più facile perdonare un oppressore esterno che dialogare con una gerarchia che talora può sembrarci antievangelica. .
Se nel mondo c’è tanto ateismo, chiediamoci se non è perché noi non riusciamo a dare, con il nostro comportamento, il segno di Dio agli uomini. I nostri rapporti intraecclesiali, sono all’insegna della carità? Nella Chiesa c’è sempre rispetto per le singole persone, per la libertà del singolo, c’è ascolto reciproco, accoglienza, uguaglianza, fraternità, dialogo, astensione dal giudizio?
Girolamo, citando un’antica tradizione, afferma che Giovanni, ormai vecchio, fosse solo più capace di dire: “Amatevi!”. L’osservanza del comandamento dell’amore è l’unico criterio di appartenenza ai salvati: non lo è il culto, la conoscenza teologica o biblica: lo è solo l’amore: “Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli. Chi non ama rimane nella morte” (1 Gv 3,14).
Buona Misericordia a tutti!
Chi volesse leggere un’esegesi più completa del testo, o qualche approfondimento, me li chieda a migliettacarlo@gmail.com.
Vangelo di Domenica 9 Maggio: Giovanni 15, 9-17
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Cari Consorelle e Confratelli delle Misericordie, sono Carlo Miglietta, medico, biblista, laico, marito, papà e nonno (www.buonabibbiaatutti.it). Anche oggi condivido con voi un breve pensiero di meditazione sul Vangelo, con particolare riferimento al tema della misericordia.
Gli uni gli altri
“Allèlous”, “gli uni gli altri”, è vocabolo che si ripete in maniera martellante in tutto il Nuovo Testamento: non solo bisogna “amarsi gli uni gli altri” (Gv 13,34; 15,12; Rm 12,10; 1 Tess 4,9; 1 Gv 3,11.23; 4,7.11-12; 2 Gv 1,5; 1 Pt 1,22), ma occorre “lavarsi i piedi gli uni gli altri” (Gv 13,14), “gareggiare nello stimarsi gli uni gli altri” (Rm 12,10), “cessare di giudicarsi gli uni gli altri” (Rm 14,13), “accogliersi gli uni gli altri come Cristo accolse noi” (Rm 15,7), “salutarsi gli uni gli altri con il bacio santo” (Rm 16,16), “aspettarsi gli uni gli altri” (1 Cor 11,33), “non mentirsi gli uni gli altri” (Col 3,9), “confortarsi gli uni gli altri edificandosi” (1 Tess 5,11)… La Chiesa è il luogo della reciprocità, degli stretti rapporti di fraternità “gli uni gli altri”.
Ma è anche il luogo del “syn”, il “con”, la condivisione, la compagnia: Paolo parla infatti di con-gioire, con-soffrire, con-lavorare, con-vivere, con-morire, inventando addirittura neologismi (1 Cor 12,26; 2 Cor 7,3; Fil 1,27; 2,17). I Cristiani devono “compatire” i fratelli, cioè saper “patire con” essi: “Rallegratevi con quelli che sono nella gioia, piangete con quelli che sono nel pianto” (Rm 12,15), “facendovi solidali con… gli esposti a insulti e tribolazioni” (Eb 10,33); “Se un membro (del corpo mistico di Cristo) soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui” (1 Cor 12,26). Gioire e piangere insieme significa vivere l’uno per l’altro. È l’abnegazione spinta ad un punto tale che l’altro sono io ed io sono l’altro, e così vivo la vita dell’altro (Fil 2,17-18): “Ama il prossimo tuo come te stesso” (Mt 22,39; 7,12).
“Tutto il Nuovo Testamento è attraversato dalla preoccupazione della comunione come apprendimento di una «forma vitae» contrassegnata dal «syn» (con) e dall’«allèlon» (reciprocamente): ciò si traduce in una costante tensione verso la capacità di sentire, pensare, agire insieme, verso la responsabilità di comportamenti segnati dalla reciprocità. È un cammino che nasce nel più elementare tessuto delle relazioni quotidiane e si concretizza in un movimento di fuga dall’individualismo per approdare sempre di nuovo alla condivisione. Il «télos» di tutto questo è ben espresso da Paolo in 2 Cor 7,3…: «Morire insieme e vivere insieme»” (E. Bianchi).
L’amore fraterno, unico criterio ecclesiologico
Ha scritto Benedetto XVI che la Chiesa deve essere una “comunità d’amore”. Infatti l’unico criterio di ecclesialità datoci da Gesù è l’amore fraterno: “Da questo tutti riconosceranno che siete miei discepoli: se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13,35). I pagani del II secolo, ci riferisce Tertulliano, dicevano: “Vedete come si amano tra loro!”.
Fratello per Giovanni non è ogni uomo, ma il cristiano: e “nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15,13). Perché Giovanni, i cui scritti sono tra gli ultimi del Nuovo Testamento, si preoccupa più della dimensione ecclesiale dell’amore che di quella esterna? Forse perché Giovanni, sviluppandosi la vita ecclesiale, ha capito come spesso è più facile amare i lontani che gli altri cristiani: e la storia della Chiesa, con tutte le sue lotte intestine, le sue lacerazioni, i suoi scismi, le reciproche scomuniche, i suoi partiti e le sue fazioni, le sue correnti e i suoi movimenti vari in perenne disputa tra loro, lo ha ampiamente dimostrato. Talora è più facile impegnarsi per i poveri e gli oppressi che sopportare coloro che ci emarginano proprio in nome di Cristo. E’ più facile aiutare un lontano che amare il vicino che vive il cristianesimo con una sensibilità che ci urta. E’ più facile perdonare un oppressore esterno che dialogare con una gerarchia che talora può sembrarci antievangelica. .
Se nel mondo c’è tanto ateismo, chiediamoci se non è perché noi non riusciamo a dare, con il nostro comportamento, il segno di Dio agli uomini. I nostri rapporti intraecclesiali, sono all’insegna della carità? Nella Chiesa c’è sempre rispetto per le singole persone, per la libertà del singolo, c’è ascolto reciproco, accoglienza, uguaglianza, fraternità, dialogo, astensione dal giudizio?
Girolamo, citando un’antica tradizione, afferma che Giovanni, ormai vecchio, fosse solo più capace di dire: “Amatevi!”. L’osservanza del comandamento dell’amore è l’unico criterio di appartenenza ai salvati: non lo è il culto, la conoscenza teologica o biblica: lo è solo l’amore: “Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli. Chi non ama rimane nella morte” (1 Gv 3,14).
Buona Misericordia a tutti!
Chi volesse leggere un’esegesi più completa del testo, o qualche approfondimento, me li chieda a migliettacarlo@gmail.com.
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Spazio Spadoni
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Vangelo di domenica 06 aprile V Domenica di Quaresima anno C – Giovanni 8, 1-11
Vangelo di domenica 30 marzo IV Domenica di Quaresima anno C – Luca 15, 1 – 3. 11-32
Vangelo di domenica 23 marzo III Domenica di Quaresima anno C – Luca 13, 1-9
Vangelo di domenica 16 marzo: II Domenica di Quaresima anno C – Luca 9, 28-36
Vangelo di domenica 09 marzo: I Domenica di Quaresima anno C – Luca 4,1-13
Vangelo di domenica 02 marzo: VII Domenica C: Luca 6, 39-45
Vangelo di domenica 23 febbraio: VI Domenica C: Luca 6, 27-38
Vangelo di domenica 16 febbraio: VI Domenica C: Luca 6, 17. 20-26
Vangelo di domenica 09 febbraio: V Domenica C: Luca 5, 1-11
Vangelo di domenica 02 febbraio: Presentazione del Signore C: Luca 2, 22-40
Vangelo di domenica 26 gennaio III Domenica C: Luca 1, 1-4; 4, 14-21
Vangelo di domenica 19 gennaio: Giovanni 2,1-11
Vangelo di domenica 12 gennaio: Luca 3,15-22
Vangelo di lunedì 06 gennaio: Matteo 2, 1-12
Vangelo di domenica 05 gennaio: Giovanni 1, 1-18
Vangelo di mercoledì 1 gennaio: Luca 2, 16-21
Vangelo di domenica 29 dicembre: Luca 2, 41-52
Vangelo di mercoledì 25 dicembre: Luca 2, 1-14
Vangelo di domenica 22 dicembre: Luca 1, 39-45
Vangelo di domenica 15 dicembre: Luca 3, 10-18
Vangelo di domenica 08 dicembre: Luca 1, 26-38
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Vangelo di domenica 10 novembre: Marco 12, 38-44
Vangelo di venerdì 1 novembre: Matteo 5,1-12
Vangelo di domenica 03 novembre: Marco 12, 28b-34
Vangelo di domenica 27 ottobre: Marco 10, 46-52
Vangelo di domenica 20 ottobre: Marco 10, 35-45
Vangelo di domenica 13 ottobre: Marco 10, 17-30
Vangelo di domenica 06 ottobre: Marco 10, 2-16
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Vangelo di domenica 22 settembre: Marco 9, 30-37
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Vangelo di domenica 25 agosto: Giovanni 6, 60-69
Vangelo di Giovedì 15 agosto: Luca 1, 39-56
Vangelo di domenica 18 agosto: Giovanni 6, 51-58
Vangelo di Domenica 11 agosto: Giovanni 6, 41-51
Vangelo di Domenica 4 agosto: Giovanni 6, 24-35
Vangelo di Domenica 28 luglio: Giovanni 6, 1-15
Vangelo di Domenica 21 luglio: Marco 6, 30-34
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Vangelo di Domenica 26 maggio: Matteo 28, 16-20
Vangelo di Domenica 19 maggio: Giovanni 15, 26-27; 16, 12-15
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Vangelo di Domenica 21 aprile: Giovanni 10, 11-18
Vangelo di Domenica 14 aprile: Luca 24, 35-48
Vangelo di Domenica 07 aprile: Giovanni 20, 19-31
Pasqua di Resurrezione: Giovanni 20, 1-9
Vangelo di Domenica 24 marzo: Marco 14, 1-15, 47
Vangelo di Domenica 17 marzo: Giovanni 12, 20-33
Vangelo di Domenica 10 marzo: Giovanni 3, 14-21
Vangelo di Domenica 03 marzo: Giovanni 2, 13-25
Vangelo di Domenica 25 febbraio: Marco 9, 2-10
Vangelo di Domenica 18 febbraio: Marco 1, 12-15
Vangelo di Domenica 11 febbraio: Marco 1, 40-45
Vangelo di Domenica 04 febbraio: Marco 1, 29-39
Vangelo di Domenica 28 gennaio: Marco 1, 21-28
Vangelo di Domenica 21 gennaio: Marco 1, 14-20
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Vangelo di Lunedì 01 gennaio: Luca 2, 16-21
Vangelo di Domenica 31 dicembre: Luca 2, 22-40
Vangelo di Lunedì 25 dicembre: Luca 2, 1-14
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Vangelo di Domenica 10 settembre: Matteo 18, 15-20
Vangelo di Domenica 03 settembre: Matteo 16, 21-28
Vangelo di Domenica 27 agosto: Matteo 16, 13-20
Vangelo di Domenica 20 agosto: Matteo 15 ,21-28
Vangelo di Martedì 15 Agosto: Luca 1, 39-56
Vangelo di Domenica 13 Agosto: Matteo 14, 22-33
Vangelo di Domenica 06 Agosto: Matteo 17, 1-9
Vangelo di Domenica 30 Luglio: Matteo 13, 44-52
Vangelo di Domenica 23 Luglio: Matteo 13, 24-43
Vangelo di Domenica 16 Luglio: Matteo 13, 1-23
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Vangelo di Giovedì 29 Giugno: Matteo 16, 13-19
Vangelo di Domenica 25 Giugno: Matteo 10, 26-33
Vangelo di Domenica 18 Giugno: Matteo 9, 36 – 10, 8
Vangelo di Domenica 11 Giugno: Giovanni 6, 51-58
Vangelo di Domenica 04 Giugno: Giovanni 3, 16-18
Vangelo di Domenica 28 Maggio: Giovanni 20, 19-23
Vangelo di Domenica 21 Maggio: Matteo 28, 16-20
Vangelo di Domenica 14 Maggio: Giovanni 14, 15-21
Vangelo di Domenica 07 Maggio: Giovanni 14, 1-12
Vangelo di Domenica 30 Aprile: Giovanni 10, 1-10
Vangelo di Domenica 23 Aprile: Luca 24, 13-35
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Vangelo di Domenica 09 Aprile: Giovanni 20, 1-9
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Vangelo di Domenica 13 Marzo: Luca 9, 28-36
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Vangelo di Domenica 27 Febbraio: Luca 6, 39-45
Vangelo di Domenica 20 Febbraio: Luca 6, 27-38
Vangelo di Domenica 13 Febbraio: Luca 6, 17. 20-26
Vangelo di Domenica 6 Febbraio: Luca 5, 1-11
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Vangelo di Domenica 23 Gennaio Luca 1, 1-4; 4, 14-21
Vangelo di Domenica 16 Gennaio: Giovanni 2, 1-11
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Vangelo di Sabato 25 Dicembre: Luca 2, 1-14
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Vangelo di Domenica 5 Dicembre: Luca 3, 1-6
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Vangelo di Domenica 2 Maggio: Giovanni 15, 1-8
Vangelo di Domenica 25 Aprile: Giovanni 10, 11-18
Vangelo di Domenica 18 Aprile: Luca 24, 35-48
Vangelo di Domenica 11 Aprile: Giovanni 20, 19-31
Vangelo di Venerdì 2 Aprile: Giovanni 18-19
Vangelo di Giovedì 1 Aprile: Giovanni 13, 1-15
Vangelo di Domenica 28 Marzo: Marco 14-15
Vangelo di Domenica 21 Marzo: Giovanni 12, 20-33
Vangelo di Domenica 14 Marzo: Giovanni 3, 14-21
Vangelo di Domenica 7 Marzo: Giovanni 2, 13-25
Vangelo di Domenica 28 Febbraio: Marco 9, 2-10
Vangelo di Domenica 21 Febbraio: Marco 1, 12-15
Vangelo di Domenica 14 Febbraio: Marco 1, 40-45
Vangelo di Domenica 7 Febbraio: Marco 1, 29-39
Vangelo di Domenica 31 Gennaio: Marco 1, 21-28
Vangelo di Domenica 24 Gennaio: Marco 1, 14-20
Vangelo di Domenica 10 Gennaio: Marco 1, 9-11
Vangelo di Giovedì 7 Gennaio: Giovanni 1, 35-42
Vangelo di Mercoledì 6 Gennaio: Matteo 2, 1-12
Vangelo di Domenica 3 Gennaio: Giovanni 1, 1-18
Vangelo di Venerdì 1 Gennaio: Luca 2, 16-21
Vangelo di Domenica 27 Dicembre: Luca 2, 25-38
Vangelo di Venerdì 25 Dicembre: Luca 2, 1-14
Vangelo di Domenica 20 Dicembre: Luca 1, 26-38
Vangelo di Domenica 13 Dicembre: Giovanni 1, 6-8.19-28
Vangelo di Domenica 6 Dicembre: Marco 1, 1-8
Vangelo di Domenica 29 Novembre: Marco 13, 33-37
Vangelo di Domenica 22 Novembre: Matteo 25, 31-46
Vangelo di Domenica 15 novembre: Matteo 25, 14-30
Vangelo di Domenica 8 Novembre: Matteo 25, 1-13
Vangelo di Domenica 1 Novembre: Luca 6, 17. 20-26/ Matteo 5, 1-12
Vangelo di Domenica 25 Ottobre: Matteo 22, 34-40
Vangelo di Domenica 18 Ottobre: Matteo 22, 15-21
Vangelo di Domenica 10 Ottobre: Matteo 22, 1-14
Vangelo di Domenica 4 Ottobre: Matteo 21, 33-43
Vangelo di Domenica 27 Settembre: Matteo 21, 28-32
Vangelo di Domenica 20 Settembre: Matteo 20, 1-16
Vangelo di Domenica 13 Settembre: Matteo 18, 21-35
Vangelo di Domenica 6 Settembre: Matteo 18, 15-20
Vangelo di Domenica 6 Settembre