XI Domenica anno B
26 Diceva: «Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra; 27 dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa. 28 Poiché la terra produce spontaneamente, prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga. 29 Quando il frutto è pronto, subito si mette mano alla falce, perché è venuta la mietitura».
30 Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? 31 Esso è come un granellino di senapa che, quando viene seminato per terra, è il più piccolo di tutti semi che sono sulla terra; 32 ma appena seminato cresce e diviene più grande di tutti gli ortaggi e fa rami tanto grandi che gli uccelli del cielo possono ripararsi alla sua ombra».
33 Con molte parabole di questo genere annunziava loro la parola secondo quello che potevano intendere. 34 Senza parabole non parlava loro; ma in privato, ai suoi discepoli, spiegava ogni cosa.
Mc 4, 26-34
Cari Consorelle e Confratelli delle Misericordie, sono Carlo Miglietta, medico, biblista, laico, marito, papà e nonno (www.buonabibbiaatutti.it). Anche oggi condivido con voi un breve pensiero di meditazione sul Vangelo, con particolare riferimento al tema della misericordia.
IL LIBRETTO DELLE PARABOLE: 4,1-34
E’ molto importante questo capitolo perché il Vangelo di Marco in genere dà molto spazio ai gesti, e poco ai discorsi: acquista quindi un particolare valore questa composizione letteraria in cui Gesù esplica a quelli che sono “dentro”, con lui, il Mistero del Regno.
La parabola del seme che cresce da solo (4, 26-28)
Dovremo essere grati a Marco anche solo per questa Parabola. Questa è l’unica parabola che ha solo Marco: non c’e in Matteo, in Luca e in Giovanni. E’ la Parabola del seme che cresce da solo.
“10 Come infatti la pioggia e la neve
scendono dal cielo e non vi ritornano
senza avere irrigato la terra,
senza averla fecondata e fatta germogliare,
perché dia il seme al seminatore
e pane da mangiare,
11 così sarà della parola
uscita dalla mia bocca:
non ritornerà a me senza effetto,
senza aver operato ciò che desidero
e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata” (Is 55,10-11).
La Parola di Dio si realizza sempre, questa è la nostra grande fiducia, questo fonda la nostra serenità, questo ci fa capire perché tutte le volte che IHWH compare nella storia, tutte le volte che Dio si rivela in Gesù Cristo, la prima parola che dice è: “Non temere, state tranquilli”, da Esodo 14 fino all’evento Pasquale.
Il Salmo 127 ci ricorda;
“Se il Signore non costruisce la casa,
invano vi faticano i costruttori.
Se il Signore non custodisce la città,
invano veglia il custode.
2 Invano vi alzate di buon mattino,
tardi andate a riposare
e mangiate pane di sudore:
il Signore ne darà ai suoi amici nel sonno”.
II seme cresce – dice Marco – “automate”, cioè automaticamente, da solo. Questa è una fonte veramente di grande serenità per noi: occorre avere pazienza e fiducia, ma il Regno di Dio viene sempre. Questa Parabola è un invito all’ottimismo: per quanto ci agitiamo, il Regno progredisce solo per la sua forza intrinseca, e a noi non resta che concludere, come dirà in un altro brano Luca: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare” (Lc 17,10).
Ignazio di Loyola diceva: “Agisci come se tutto dipendesse da te, sapendo che poi in realtà tutto dipende da Dio”: questo è un grande motto. Quindi affidiamoci alla letizia della contemplazione, accettiamo di essere salvati dalla gratuità dell’Amore di Dio, e non dai nostri sforzi.
Non abbiamo paura neanche di non rispondere alla Parola di Dio, di non riuscire a capire la sua volontà su di noi: non turbiamoci troppo. Sappiamo invece stupirci di fronte a questa Parola che sempre si realizza, che sempre porta frutto, sia che noi ci diamo da fare, sia che noi ci addormentiamo. Questa è una grande consolazione per noi che spesso non vediamo il Regno avanzare, che spesso siamo tristi perché sembra che le forze del male vincano, che spesso nella nostra esperienza quotidiana ci sentiamo sopraffatti dalla malattia, dalla morte, dalla sofferenza, dal peccato. Qui invece ci viene detto che il seme cresce automaticamente: la Parola che è stata seminata in noi, la figliolanza di Dio che in noi è stata seminata nel Battesimo cresce e ci trasforma in uomini nuovi, vincitori del male, della malattia, del peccato, della morte. E’ la parabola della serenità.
II versetto 29 che conclude la parabola, realizzandoci questa mietitura finale, cita Gioele 4 e dà un senso escatologico alla Parabola, cioè è un versetto che ci assicura che verrà il momento della restaurazione definitiva del Regno di Dio. La mietitura era vista come un segno del processo finale, dell’avvento del Regno, come la festa del giudizio di Dio che salva i poveri e gli oppressi contro i malvagi prepotenti.
La parabola del granello di senape (4,30-32)
In Palestina era proverbiale la piccolezza del granello di senape. Qui Gesù vuole insistere sul rapporto tra gli umili inizi del Regno e la sua crescita in mezzo agli uomini. Questo piccolo seme diventa un grande albero: la figura del grande albero è una figura ebraica che indicava il Regno di Dio. Basta vedere il Salmo 80, tutti gli inni di Qumram: questo albero della Signoria di IHWH, come diceva il profeta Ezechiele al cap 17 e al cap 31, e Daniele al cap 4, questo albero offrirà una grande ombra sotto cui tutte le nazioni si ripareranno, così come la nube del deserto offriva questa grande ombra al Popolo in cammino. Questo albero, dice Lamentazioni 4, sarà il segno del Messia che accoglierà tutte le genti, e tutte le proteggerà. C’è solo da meravigliarsi, da lodare adorando quel Dio che schianta i cedri del Libano, come dice il Sl 29, ma fa crescere questo piccolo seme del Regno di Dio.
Ancora una volta la logica dell’essere piccoli, del morire nella terra, lasciando a Dio la potenza e la forza. Diremmo quasi che pene, prove, nascondimento, piccolezza, umiltà sono sempre i criteri di discernimento del Regno di Dio che viene.
Perché Gesù parla in parabole (4,33-34)
Questi versetti descrivono la trascendenza assoluta del Regno che non può essere spiegata, ma lo capiscono quelli che sono “endo”, cioè che vivono nel privato di Gesù: solo stando con Gesù, solo amando Gesù, solo radicandoci su Gesù si capisce il Mistero del Regno.
Ancora una volta il Vangelo di Marco è un Vangelo Cristologico: è solo in privato con il Signore che noi riusciamo a capire il Mistero del Regno. Vedete la centralità della figura del Signore Gesù, della nostra adesione. Matteo per esempio parlerà di questa Parabola in altro contesto, in un contesto sapienziale, in un contesto didattico; qui invece Marco insiste sulla necessità ancora una volta di aderire alla persona di Gesù per capire il Mistero del Regno.
Fra queste cinque Parabole c’è una logica. C’è un “filo rosso” che prosegue in crescendo dalla prima all’ultima. Nella prima parabola, quella del seminatore (4,1-20), solo un resto del seme fruttifica, una parte del seme va disperso, tra i sassi e i rovi, non produce. Solo un piccolo resto accoglie la Parola. Questa Parola è la luce che giunge, la luce che arriva su di noi (ecco la seconda parabola, quella della lampada sul moggio: 4,21-23). Se si accoglie il seme misurandolo come cosa enorme, facendogli spazio, allargando la nostra misura per lui (ecco il senso della terza parabola, quella della misura: 4,24-25), ecco che il seme cresce da solo, “automate”, automaticamente (quarta parabola: 4,26-28), e diventa l’albero grande del Regno (quinta parabola: 4,30-32) su cui tutti gli uomini si radunano; “uccelli”, secondo la terminologia rabbinica, era un modo per definire i pagani, i lontani: anche i lontani avrebbero trovato su questo albero un posto accogliente.
E’ un crescendo. Solo un resto fruttifica (prima parabola). Accogliendo la luce che viene (seconda parabola), facendo spazio a questa luce (terza parabola), il seme cresce da solo (quarta parabola), e diventa l’albero grande che dà conversione, gioia, e liberazione a tutti gli uomini (quinta parabola).
Buona Misericordia a tutti!
Chi volesse leggere un’esegesi più completa del testo, o qualche approfondimento, me li chieda a migliettacarlo@gmail.com.
Vangelo di Domenica 16 giugno: Marco 4, 26-34
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Cari Consorelle e Confratelli delle Misericordie, sono Carlo Miglietta, medico, biblista, laico, marito, papà e nonno (www.buonabibbiaatutti.it). Anche oggi condivido con voi un breve pensiero di meditazione sul Vangelo, con particolare riferimento al tema della misericordia.
IL LIBRETTO DELLE PARABOLE: 4,1-34
E’ molto importante questo capitolo perché il Vangelo di Marco in genere dà molto spazio ai gesti, e poco ai discorsi: acquista quindi un particolare valore questa composizione letteraria in cui Gesù esplica a quelli che sono “dentro”, con lui, il Mistero del Regno.
La parabola del seme che cresce da solo (4, 26-28)
Dovremo essere grati a Marco anche solo per questa Parabola. Questa è l’unica parabola che ha solo Marco: non c’e in Matteo, in Luca e in Giovanni. E’ la Parabola del seme che cresce da solo.
“10 Come infatti la pioggia e la neve
scendono dal cielo e non vi ritornano
senza avere irrigato la terra,
senza averla fecondata e fatta germogliare,
perché dia il seme al seminatore
e pane da mangiare,
11 così sarà della parola
uscita dalla mia bocca:
non ritornerà a me senza effetto,
senza aver operato ciò che desidero
e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata” (Is 55,10-11).
La Parola di Dio si realizza sempre, questa è la nostra grande fiducia, questo fonda la nostra serenità, questo ci fa capire perché tutte le volte che IHWH compare nella storia, tutte le volte che Dio si rivela in Gesù Cristo, la prima parola che dice è: “Non temere, state tranquilli”, da Esodo 14 fino all’evento Pasquale.
Il Salmo 127 ci ricorda;
“Se il Signore non costruisce la casa,
invano vi faticano i costruttori.
Se il Signore non custodisce la città,
invano veglia il custode.
2 Invano vi alzate di buon mattino,
tardi andate a riposare
e mangiate pane di sudore:
il Signore ne darà ai suoi amici nel sonno”.
II seme cresce – dice Marco – “automate”, cioè automaticamente, da solo. Questa è una fonte veramente di grande serenità per noi: occorre avere pazienza e fiducia, ma il Regno di Dio viene sempre. Questa Parabola è un invito all’ottimismo: per quanto ci agitiamo, il Regno progredisce solo per la sua forza intrinseca, e a noi non resta che concludere, come dirà in un altro brano Luca: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare” (Lc 17,10).
Ignazio di Loyola diceva: “Agisci come se tutto dipendesse da te, sapendo che poi in realtà tutto dipende da Dio”: questo è un grande motto. Quindi affidiamoci alla letizia della contemplazione, accettiamo di essere salvati dalla gratuità dell’Amore di Dio, e non dai nostri sforzi.
Non abbiamo paura neanche di non rispondere alla Parola di Dio, di non riuscire a capire la sua volontà su di noi: non turbiamoci troppo. Sappiamo invece stupirci di fronte a questa Parola che sempre si realizza, che sempre porta frutto, sia che noi ci diamo da fare, sia che noi ci addormentiamo. Questa è una grande consolazione per noi che spesso non vediamo il Regno avanzare, che spesso siamo tristi perché sembra che le forze del male vincano, che spesso nella nostra esperienza quotidiana ci sentiamo sopraffatti dalla malattia, dalla morte, dalla sofferenza, dal peccato. Qui invece ci viene detto che il seme cresce automaticamente: la Parola che è stata seminata in noi, la figliolanza di Dio che in noi è stata seminata nel Battesimo cresce e ci trasforma in uomini nuovi, vincitori del male, della malattia, del peccato, della morte. E’ la parabola della serenità.
II versetto 29 che conclude la parabola, realizzandoci questa mietitura finale, cita Gioele 4 e dà un senso escatologico alla Parabola, cioè è un versetto che ci assicura che verrà il momento della restaurazione definitiva del Regno di Dio. La mietitura era vista come un segno del processo finale, dell’avvento del Regno, come la festa del giudizio di Dio che salva i poveri e gli oppressi contro i malvagi prepotenti.
La parabola del granello di senape (4,30-32)
In Palestina era proverbiale la piccolezza del granello di senape. Qui Gesù vuole insistere sul rapporto tra gli umili inizi del Regno e la sua crescita in mezzo agli uomini. Questo piccolo seme diventa un grande albero: la figura del grande albero è una figura ebraica che indicava il Regno di Dio. Basta vedere il Salmo 80, tutti gli inni di Qumram: questo albero della Signoria di IHWH, come diceva il profeta Ezechiele al cap 17 e al cap 31, e Daniele al cap 4, questo albero offrirà una grande ombra sotto cui tutte le nazioni si ripareranno, così come la nube del deserto offriva questa grande ombra al Popolo in cammino. Questo albero, dice Lamentazioni 4, sarà il segno del Messia che accoglierà tutte le genti, e tutte le proteggerà. C’è solo da meravigliarsi, da lodare adorando quel Dio che schianta i cedri del Libano, come dice il Sl 29, ma fa crescere questo piccolo seme del Regno di Dio.
Ancora una volta la logica dell’essere piccoli, del morire nella terra, lasciando a Dio la potenza e la forza. Diremmo quasi che pene, prove, nascondimento, piccolezza, umiltà sono sempre i criteri di discernimento del Regno di Dio che viene.
Perché Gesù parla in parabole (4,33-34)
Questi versetti descrivono la trascendenza assoluta del Regno che non può essere spiegata, ma lo capiscono quelli che sono “endo”, cioè che vivono nel privato di Gesù: solo stando con Gesù, solo amando Gesù, solo radicandoci su Gesù si capisce il Mistero del Regno.
Ancora una volta il Vangelo di Marco è un Vangelo Cristologico: è solo in privato con il Signore che noi riusciamo a capire il Mistero del Regno. Vedete la centralità della figura del Signore Gesù, della nostra adesione. Matteo per esempio parlerà di questa Parabola in altro contesto, in un contesto sapienziale, in un contesto didattico; qui invece Marco insiste sulla necessità ancora una volta di aderire alla persona di Gesù per capire il Mistero del Regno.
Fra queste cinque Parabole c’è una logica. C’è un “filo rosso” che prosegue in crescendo dalla prima all’ultima. Nella prima parabola, quella del seminatore (4,1-20), solo un resto del seme fruttifica, una parte del seme va disperso, tra i sassi e i rovi, non produce. Solo un piccolo resto accoglie la Parola. Questa Parola è la luce che giunge, la luce che arriva su di noi (ecco la seconda parabola, quella della lampada sul moggio: 4,21-23). Se si accoglie il seme misurandolo come cosa enorme, facendogli spazio, allargando la nostra misura per lui (ecco il senso della terza parabola, quella della misura: 4,24-25), ecco che il seme cresce da solo, “automate”, automaticamente (quarta parabola: 4,26-28), e diventa l’albero grande del Regno (quinta parabola: 4,30-32) su cui tutti gli uomini si radunano; “uccelli”, secondo la terminologia rabbinica, era un modo per definire i pagani, i lontani: anche i lontani avrebbero trovato su questo albero un posto accogliente.
E’ un crescendo. Solo un resto fruttifica (prima parabola). Accogliendo la luce che viene (seconda parabola), facendo spazio a questa luce (terza parabola), il seme cresce da solo (quarta parabola), e diventa l’albero grande che dà conversione, gioia, e liberazione a tutti gli uomini (quinta parabola).
Buona Misericordia a tutti!
Chi volesse leggere un’esegesi più completa del testo, o qualche approfondimento, me li chieda a migliettacarlo@gmail.com.
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Spazio Spadoni
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Vangelo di domenica 06 aprile V Domenica di Quaresima anno C – Giovanni 8, 1-11
Vangelo di domenica 30 marzo IV Domenica di Quaresima anno C – Luca 15, 1 – 3. 11-32
Vangelo di domenica 23 marzo III Domenica di Quaresima anno C – Luca 13, 1-9
Vangelo di domenica 16 marzo: II Domenica di Quaresima anno C – Luca 9, 28-36
Vangelo di domenica 09 marzo: I Domenica di Quaresima anno C – Luca 4,1-13
Vangelo di domenica 02 marzo: VII Domenica C: Luca 6, 39-45
Vangelo di domenica 23 febbraio: VI Domenica C: Luca 6, 27-38
Vangelo di domenica 16 febbraio: VI Domenica C: Luca 6, 17. 20-26
Vangelo di domenica 09 febbraio: V Domenica C: Luca 5, 1-11
Vangelo di domenica 02 febbraio: Presentazione del Signore C: Luca 2, 22-40
Vangelo di domenica 26 gennaio III Domenica C: Luca 1, 1-4; 4, 14-21
Vangelo di domenica 19 gennaio: Giovanni 2,1-11
Vangelo di domenica 12 gennaio: Luca 3,15-22
Vangelo di lunedì 06 gennaio: Matteo 2, 1-12
Vangelo di domenica 05 gennaio: Giovanni 1, 1-18
Vangelo di mercoledì 1 gennaio: Luca 2, 16-21
Vangelo di domenica 29 dicembre: Luca 2, 41-52
Vangelo di mercoledì 25 dicembre: Luca 2, 1-14
Vangelo di domenica 22 dicembre: Luca 1, 39-45
Vangelo di domenica 15 dicembre: Luca 3, 10-18
Vangelo di domenica 08 dicembre: Luca 1, 26-38
Vangelo di domenica 01 dicembre: Luca 21, 25-28.34-36
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Vangelo di domenica 17 novembre: Marco 13,24-32
Vangelo di domenica 10 novembre: Marco 12, 38-44
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Vangelo di domenica 03 novembre: Marco 12, 28b-34
Vangelo di domenica 27 ottobre: Marco 10, 46-52
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Vangelo di domenica 13 ottobre: Marco 10, 17-30
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Vangelo di Domenica 03 marzo: Giovanni 2, 13-25
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Vangelo di Domenica 18 febbraio: Marco 1, 12-15
Vangelo di Domenica 11 febbraio: Marco 1, 40-45
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Vangelo di Domenica 28 gennaio: Marco 1, 21-28
Vangelo di Domenica 21 gennaio: Marco 1, 14-20
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Vangelo di Venerdì 8 dicembre: Luca 1, 26-38
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Vangelo di Domenica 20 agosto: Matteo 15 ,21-28
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Vangelo di Domenica 27 Marzo: Luca 15 ,1-3.11-32
Vangelo di Domenica 20 Marzo: Luca 13, 1-9
Vangelo di Domenica 13 Marzo: Luca 9, 28-36
Vangelo di Domenica 6 Marzo: Luca 4, 1-13
Vangelo di Domenica 27 Febbraio: Luca 6, 39-45
Vangelo di Domenica 20 Febbraio: Luca 6, 27-38
Vangelo di Domenica 13 Febbraio: Luca 6, 17. 20-26
Vangelo di Domenica 6 Febbraio: Luca 5, 1-11
Vangelo di Domenica 30 Gennaio Luca 4, 21-30
Vangelo di Domenica 23 Gennaio Luca 1, 1-4; 4, 14-21
Vangelo di Domenica 16 Gennaio: Giovanni 2, 1-11
Vangelo di Domenica 9 Gennaio Luca 3, 15-16.21-22
Vangelo di Giovedì 6 Gennaio: Matteo 2, 1-12
Vangelo di Domenica 2 Gennaio: Giovanni 1, 1-18
Vangelo di Sabato 1 Gennaio: Luca 2, 16-21
Vangelo di Domenica 26 Dicembre: Luca 2, 41-52
Vangelo di Sabato 25 Dicembre: Luca 2, 1-14
Vangelo di Domenica 19 Dicembre: Luca 1, 39-45
Vangelo di Domenica 12 Dicembre: Luca 3, 10-18
Vangelo di Mercoledì 8 Dicembre: Luca 1, 26-38
Vangelo di Domenica 5 Dicembre: Luca 3, 1-6
Vangelo di Domenica 28 Novembre: Luca 21, 25-28. 34-36
Vangelo di Domenica 21 Novembre: Giovanni 13, 33-37
Vangelo di Domenica 14 Novembre: Marco 13, 24-32
Vangelo di Domenica 7 Novembre: Marco 12, 38-44
Vangelo di Lunedì 1 Novembre: Luca 6, 17. 20-26/ Matteo 5, 1-12
Vangelo di Domenica 31 Ottobre: Marco 12, 28-34
Vangelo di Domenica 24 Ottobre: Marco 10, 46-52
Vangelo di Domenica 17 Ottobre: Marco 10, 35-45
Vangelo di Domenica 10 Ottobre: Marco 10, 17-31
Vangelo di Domenica 3 Ottobre: Marco 10, 2-16
Vangelo di Domenica 26 Settembre: Marco 9, 38-43.45.47-48
Vangelo di Domenica 19 Settembre: Marco 9, 30-37
Vangelo di Domenica 12 Settembre: Marco 8, 27-35
Vangelo di Domenica 5 Settembre: Marco 7, 31-37
Vangelo di Domenica 29 Agosto: Marco 7, 1-8.14-15.21-23
Vangelo di Domenica 22 Agosto: Giovanni 6, 60-70
Vangelo di Domenica 15 Agosto: Luca 1, 39-56
Vangelo di Domenica 8 Agosto: Giovanni 6, 41-51
Vangelo di Domenica 1 Agosto: Giovanni 6, 24-35
Vangelo di Domenica 25 Luglio: Giovanni 6, 1-15
Vangelo di Domenica 18 Luglio: Marco 6, 30-34
Vangelo di Domenica 11 Luglio: Marco 6, 7-13
Vangelo di Domenica 4 Luglio: Marco 6, 1-6
Vangelo di Martedì 29 Giugno: Matteo 16, 13-19
Vangelo di Domenica 27 Giugno: Marco 5, 21-43
Vangelo di Domenica 20 Giugno: Marco 4, 35-41
Vangelo di Domenica 13 Giugno: Marco 4, 26-34
Vangelo di Domenica 6 Giugno: Marco 14, 12-16.22-26
Vangelo di Martedì 30 Maggio: Matteo 28, 16-20
Vangelo di Domenica 23 Maggio: Luca 24, 35-48
Vangelo di Domenica 16 Maggio: Marco 16, 15-20
Vangelo di Domenica 9 Maggio: Giovanni 15, 9-17
Vangelo di Domenica 2 Maggio: Giovanni 15, 1-8
Vangelo di Domenica 25 Aprile: Giovanni 10, 11-18
Vangelo di Domenica 18 Aprile: Luca 24, 35-48
Vangelo di Domenica 11 Aprile: Giovanni 20, 19-31
Vangelo di Venerdì 2 Aprile: Giovanni 18-19
Vangelo di Giovedì 1 Aprile: Giovanni 13, 1-15
Vangelo di Domenica 28 Marzo: Marco 14-15
Vangelo di Domenica 21 Marzo: Giovanni 12, 20-33
Vangelo di Domenica 14 Marzo: Giovanni 3, 14-21
Vangelo di Domenica 7 Marzo: Giovanni 2, 13-25
Vangelo di Domenica 28 Febbraio: Marco 9, 2-10
Vangelo di Domenica 21 Febbraio: Marco 1, 12-15
Vangelo di Domenica 14 Febbraio: Marco 1, 40-45
Vangelo di Domenica 7 Febbraio: Marco 1, 29-39
Vangelo di Domenica 31 Gennaio: Marco 1, 21-28
Vangelo di Domenica 24 Gennaio: Marco 1, 14-20
Vangelo di Domenica 10 Gennaio: Marco 1, 9-11
Vangelo di Giovedì 7 Gennaio: Giovanni 1, 35-42
Vangelo di Mercoledì 6 Gennaio: Matteo 2, 1-12
Vangelo di Domenica 3 Gennaio: Giovanni 1, 1-18
Vangelo di Venerdì 1 Gennaio: Luca 2, 16-21
Vangelo di Domenica 27 Dicembre: Luca 2, 25-38
Vangelo di Venerdì 25 Dicembre: Luca 2, 1-14
Vangelo di Domenica 20 Dicembre: Luca 1, 26-38
Vangelo di Domenica 13 Dicembre: Giovanni 1, 6-8.19-28
Vangelo di Domenica 6 Dicembre: Marco 1, 1-8
Vangelo di Domenica 29 Novembre: Marco 13, 33-37
Vangelo di Domenica 22 Novembre: Matteo 25, 31-46
Vangelo di Domenica 15 novembre: Matteo 25, 14-30
Vangelo di Domenica 8 Novembre: Matteo 25, 1-13
Vangelo di Domenica 1 Novembre: Luca 6, 17. 20-26/ Matteo 5, 1-12
Vangelo di Domenica 25 Ottobre: Matteo 22, 34-40
Vangelo di Domenica 18 Ottobre: Matteo 22, 15-21
Vangelo di Domenica 10 Ottobre: Matteo 22, 1-14
Vangelo di Domenica 4 Ottobre: Matteo 21, 33-43
Vangelo di Domenica 27 Settembre: Matteo 21, 28-32
Vangelo di Domenica 20 Settembre: Matteo 20, 1-16
Vangelo di Domenica 13 Settembre: Matteo 18, 21-35
Vangelo di Domenica 6 Settembre: Matteo 18, 15-20
Vangelo di Domenica 6 Settembre