Cari Consorelle e Confratelli delle Misericordie, sono Carlo Miglietta, medico, biblista, laico, marito, papà e nonno (www.buonabibbiaatutti.it). Anche oggi condivido con voi un breve pensiero di meditazione sul Vangelo, con particolare riferimento al tema della misericordia.
Sono tantissimi gli elementi di riflessione che questo conosciutissimo e splendido brano di Vangelo ci suggerisce.
Gesù è sulla via che dalla Galilea sale verso Gerusalemme, la meta del viaggio da lui intrapreso con grande decisione (Lc 9,51). Mentre Gesù sta attraversando Gerico, entra in scena Zaccheo. “Egli è «un uomo» (Lc 19,2), questa la sua qualità primaria: l’evangelista la evidenzia subito, per chiarire ciò che il protagonista principale del racconto” (E. Bianchi).
Innanzitutto ci troviamo di fronte ad un ricco piccolo, basso. Non solo è un pubblicano, ma un “capo dei pubblicani”, una specie di boss mafioso, il prototipo del peccatore.
La ricchezza non è tutto, non risolve tutti i problemi. Zaccheo è un tracagnotto che per vedere Gesù deve salire su un albero. I suoi soldi non lo privilegiano nell’incontro con il Signore. Anzi per lui occorre uno sforzo supplementare. Ma Zaccheo non ha paura di esporsi al ridicolo: immaginatevi la reazione degli astanti che vedono un uomo importante, un “capo-bastone”, arrampicarsi su un albero…
Zaccheo è desideroso di incontrare il Signore. Non solo è salito su un albero, ma prima si è messo a correre in “avanti” (Lc 19,4), perché il suo cuore ardentemente desiderava vedere Gesù. La sequela del Signore è sempre camminare dietro a Gesù (Lc 7,38; 9,23; 14,27): qui è l’unico caso nei Vangeli in cui qualcuno addirittura lo sorpassa, pieno di zelo!
C’è quindi la disponibilità dell’uomo, ma è sempre il Signore che chiama. È quasi umoristico che Gesù che tante volte levò lo sguardo al cielo come segno di relazione con il Padre (Mc 6,41; Mt 14,19; Lc 9,16; Mc 7,34; Gv 17,1), questa volta alzi lo sguardo e trovi un peccatore su un albero. Gesù lo chiama e si autoinvita a casa sua.
“Gesù sa andare oltre l’opinione comune, è capace di sentire in grande, di vedere in profondità: vede un uomo dove gli altri vedono solo un delinquente, coglie in ogni suo interlocutore la condizione di essere umano, senza alcuna prevenzione. Il suo nome è Zakkaj, che significa «puro, innocente»: ironia della sorte oppure un altro particolare che ci dice tra le righe ciò che solo Gesù sa vedere in lui?” (E. Bianchi).
Gesù gli dice di scendere “subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua” (Lc 19,5): e poi dirà: “Oggi la salvezza è entrata in questa casa” (Lc 19,9). La risposta alla chiamata va data subito, nell’“oggi”: “Oggi, nella città di David, è nato per voi un Salvatore” (Lc 2,11), annunciano gli angeli ai pastori; “Oggi questa Scrittura si compie nei vostri orecchi” (Lc 4,21), proclama Gesù nella sinagoga di Nazaret; “Oggi con me sarai nel paradiso” (Lc 23,43), promette Gesù dalla croce al buon ladrone. Non possiamo rimandare la conversione ad altra occasione. È da oggi che devo cambiare la mia vita.
Com’è bella l’accoglienza di Zaccheo: è quella di un uomo “pieno di gioia” (Lc 19,6). Zaccheo ha intuito che il Vangelo del Signore è davvero “Lieta notizia”, che seguire Cristo significa entrare in una dimensione di letizia, di felicità, di beatitudine senza fine. Come diceva Sant’Agostino: “Nessuno ci fa felici più che Dio”. Zaccheo ho capito che non sono i soldi a dare la felicità, ma che è l’accoglienza del Signore e del suo Vangelo.
Si noti che Gesù non chiede la conversione di Zaccheo prima di andare da lui. È Dio che fa sempre il primo passo, il suo perdono precede la nostra conversione, il suo amore la nostra risposta d’amore, siamo giustificati in virtù dell’incontro con Cristo, non per le nostre opere, ma “gratuitamente per la sua grazia”, come dirà San Paolo nella Lettera ai Romani (Rm 3,21-25).
I soliti religiosi perbenisti si oppongono al Cristo e si scandalizzano che vada a pranzo da un peccatore. Per gli ebrei consumare un pasto insieme non era solo un gesto banale, ma indicava profonda comunione. Nell’Apocalisse si legge, per indicare un’intimità assoluta: “Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno… mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” (Ap 3,20).
Eppure i Rabbini insegnavano (Talmud Babilonese, Sanhedrin, 25b): “Nessuno si incontri con il peccatore, neanche per condurlo allo studio della Legge”. Il problema infatti non era solo che Gesù avesse delle frequentazioni poco raccomandabili, ma che stando con esse contraesse quell’impurità legale che lo rendeva inidoneo al culto. Gli scribi dei farisei ne erano quindi scandalizzati (Mc 2,16).
Gesù, per stare con i fratelli più bisognosi, non ha paura di rendersi egli stesso “impuro”. E’ questa la sua missione, che Paolo descrive con quelle che i teologi chiamano le “formule paradossali dell’Incarnazione”: per amore degli uomini, Gesù non esita a diventare “povero” (2 Cor 8,9), “in una carne simile a quella del peccato” (Rm 8,3-4), a farsi “peccato” (2 Cor 5,21), “maledizione” (Gal 3,13-14)…
Gesù si lascia toccare da “una donna, che da dodici anni era affetta da emorragia” (Mc 5,25), nonostante che per la Legge fosse immonda (Lv 15.19.25). Si lascia baciare, a casa di Simone “il lebbroso”, da una donna “peccatrice” (Mc 14,3-9; Lc 7,39). Gesù tocca i lebbrosi per guarirli (Mc 1,40-45), rompendo la segregazione legale a cui erano costretti (Lv 13,45-46). Gesù accoglie l’adultera perdonandola (Gv 8,1-11), invece di lapidarla come comandava la Legge (Dt 22,22-24)…
Zaccheo subito capisce che accogliere il Signore significa accogliere i fratelli. Egli era un pubblicano, cioè riscuoteva le tasse per conto dei Romani, e il suo guadagno nasceva dalla cresta che poneva sulla quota che l’oppressore romano gli chiedeva annualmente di portargli. Zaccheo fa una scelta radicale: non solo condivide metà dei suoi beni con i poveri, ma risarcisce quattro volte tanto quelli a cui ha fatto il pizzo. In altre parole, si spoglia totalmente dei suoi beni.
Si noti come la sua affermazione, più che sembrare una limitazione della donazione ai poveri, è invece chiara attestazione del primato della giustizia sulla beneficenza. Egli potrà dare ai poveri solo quando avrà fatto giustizia dei beni fraudolentemente accumulati. È anche da sottolineare che all’atto di giustizia egli accompagna anche una forte espiazione: il restituire quattro volte tanto, che nella Torah è richiesto in un solo caso, quello del furto di un montone (Es 21,37), e nella legge romana solo per i “furta manifesta”, quelli di pubblico scandalo.
Gesù festeggia questa conversione, proclamando ancora una volta di non essere colui che è venuto a giudicare o condannare il mondo, ma colui che è venuto a salvare tutti, affinché nessuno si perda (Lc 19.9-10). “Gesù non è venuto per i più bravi, per coloro che sono giudicati i migliori. Egli è qui per aiutarci nella nostra fragilità e povertà, per correggere coloro che sbagliano, per riportare sulla strada giusta quelli che si stanno smarrendo lungo i sentieri interrotti del nostro tempo, per coloro ancora che si sentono indegni di accedere alla maestà di Dio. Glorifichiamo la sua clemenza e lasciamoci guidare da lui verso la meta della gioia e della pace” (C. M. Martini).
Buona Misericordia a tutti!
Chi volesse leggere un’esegesi più completa del testo, o qualche approfondimento, me li chieda a migliettacarlo@gmail.com.
Vangelo di Domenica 30 Ottobre: Luca 19, 1-10
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Cari Consorelle e Confratelli delle Misericordie, sono Carlo Miglietta, medico, biblista, laico, marito, papà e nonno (www.buonabibbiaatutti.it). Anche oggi condivido con voi un breve pensiero di meditazione sul Vangelo, con particolare riferimento al tema della misericordia.
Sono tantissimi gli elementi di riflessione che questo conosciutissimo e splendido brano di Vangelo ci suggerisce.
Gesù è sulla via che dalla Galilea sale verso Gerusalemme, la meta del viaggio da lui intrapreso con grande decisione (Lc 9,51). Mentre Gesù sta attraversando Gerico, entra in scena Zaccheo. “Egli è «un uomo» (Lc 19,2), questa la sua qualità primaria: l’evangelista la evidenzia subito, per chiarire ciò che il protagonista principale del racconto” (E. Bianchi).
Innanzitutto ci troviamo di fronte ad un ricco piccolo, basso. Non solo è un pubblicano, ma un “capo dei pubblicani”, una specie di boss mafioso, il prototipo del peccatore.
La ricchezza non è tutto, non risolve tutti i problemi. Zaccheo è un tracagnotto che per vedere Gesù deve salire su un albero. I suoi soldi non lo privilegiano nell’incontro con il Signore. Anzi per lui occorre uno sforzo supplementare. Ma Zaccheo non ha paura di esporsi al ridicolo: immaginatevi la reazione degli astanti che vedono un uomo importante, un “capo-bastone”, arrampicarsi su un albero…
Zaccheo è desideroso di incontrare il Signore. Non solo è salito su un albero, ma prima si è messo a correre in “avanti” (Lc 19,4), perché il suo cuore ardentemente desiderava vedere Gesù. La sequela del Signore è sempre camminare dietro a Gesù (Lc 7,38; 9,23; 14,27): qui è l’unico caso nei Vangeli in cui qualcuno addirittura lo sorpassa, pieno di zelo!
C’è quindi la disponibilità dell’uomo, ma è sempre il Signore che chiama. È quasi umoristico che Gesù che tante volte levò lo sguardo al cielo come segno di relazione con il Padre (Mc 6,41; Mt 14,19; Lc 9,16; Mc 7,34; Gv 17,1), questa volta alzi lo sguardo e trovi un peccatore su un albero. Gesù lo chiama e si autoinvita a casa sua.
“Gesù sa andare oltre l’opinione comune, è capace di sentire in grande, di vedere in profondità: vede un uomo dove gli altri vedono solo un delinquente, coglie in ogni suo interlocutore la condizione di essere umano, senza alcuna prevenzione. Il suo nome è Zakkaj, che significa «puro, innocente»: ironia della sorte oppure un altro particolare che ci dice tra le righe ciò che solo Gesù sa vedere in lui?” (E. Bianchi).
Gesù gli dice di scendere “subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua” (Lc 19,5): e poi dirà: “Oggi la salvezza è entrata in questa casa” (Lc 19,9). La risposta alla chiamata va data subito, nell’“oggi”: “Oggi, nella città di David, è nato per voi un Salvatore” (Lc 2,11), annunciano gli angeli ai pastori; “Oggi questa Scrittura si compie nei vostri orecchi” (Lc 4,21), proclama Gesù nella sinagoga di Nazaret; “Oggi con me sarai nel paradiso” (Lc 23,43), promette Gesù dalla croce al buon ladrone. Non possiamo rimandare la conversione ad altra occasione. È da oggi che devo cambiare la mia vita.
Com’è bella l’accoglienza di Zaccheo: è quella di un uomo “pieno di gioia” (Lc 19,6). Zaccheo ha intuito che il Vangelo del Signore è davvero “Lieta notizia”, che seguire Cristo significa entrare in una dimensione di letizia, di felicità, di beatitudine senza fine. Come diceva Sant’Agostino: “Nessuno ci fa felici più che Dio”. Zaccheo ho capito che non sono i soldi a dare la felicità, ma che è l’accoglienza del Signore e del suo Vangelo.
Si noti che Gesù non chiede la conversione di Zaccheo prima di andare da lui. È Dio che fa sempre il primo passo, il suo perdono precede la nostra conversione, il suo amore la nostra risposta d’amore, siamo giustificati in virtù dell’incontro con Cristo, non per le nostre opere, ma “gratuitamente per la sua grazia”, come dirà San Paolo nella Lettera ai Romani (Rm 3,21-25).
I soliti religiosi perbenisti si oppongono al Cristo e si scandalizzano che vada a pranzo da un peccatore. Per gli ebrei consumare un pasto insieme non era solo un gesto banale, ma indicava profonda comunione. Nell’Apocalisse si legge, per indicare un’intimità assoluta: “Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno… mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” (Ap 3,20).
Eppure i Rabbini insegnavano (Talmud Babilonese, Sanhedrin, 25b): “Nessuno si incontri con il peccatore, neanche per condurlo allo studio della Legge”. Il problema infatti non era solo che Gesù avesse delle frequentazioni poco raccomandabili, ma che stando con esse contraesse quell’impurità legale che lo rendeva inidoneo al culto. Gli scribi dei farisei ne erano quindi scandalizzati (Mc 2,16).
Gesù, per stare con i fratelli più bisognosi, non ha paura di rendersi egli stesso “impuro”. E’ questa la sua missione, che Paolo descrive con quelle che i teologi chiamano le “formule paradossali dell’Incarnazione”: per amore degli uomini, Gesù non esita a diventare “povero” (2 Cor 8,9), “in una carne simile a quella del peccato” (Rm 8,3-4), a farsi “peccato” (2 Cor 5,21), “maledizione” (Gal 3,13-14)…
Gesù si lascia toccare da “una donna, che da dodici anni era affetta da emorragia” (Mc 5,25), nonostante che per la Legge fosse immonda (Lv 15.19.25). Si lascia baciare, a casa di Simone “il lebbroso”, da una donna “peccatrice” (Mc 14,3-9; Lc 7,39). Gesù tocca i lebbrosi per guarirli (Mc 1,40-45), rompendo la segregazione legale a cui erano costretti (Lv 13,45-46). Gesù accoglie l’adultera perdonandola (Gv 8,1-11), invece di lapidarla come comandava la Legge (Dt 22,22-24)…
Zaccheo subito capisce che accogliere il Signore significa accogliere i fratelli. Egli era un pubblicano, cioè riscuoteva le tasse per conto dei Romani, e il suo guadagno nasceva dalla cresta che poneva sulla quota che l’oppressore romano gli chiedeva annualmente di portargli. Zaccheo fa una scelta radicale: non solo condivide metà dei suoi beni con i poveri, ma risarcisce quattro volte tanto quelli a cui ha fatto il pizzo. In altre parole, si spoglia totalmente dei suoi beni.
Si noti come la sua affermazione, più che sembrare una limitazione della donazione ai poveri, è invece chiara attestazione del primato della giustizia sulla beneficenza. Egli potrà dare ai poveri solo quando avrà fatto giustizia dei beni fraudolentemente accumulati. È anche da sottolineare che all’atto di giustizia egli accompagna anche una forte espiazione: il restituire quattro volte tanto, che nella Torah è richiesto in un solo caso, quello del furto di un montone (Es 21,37), e nella legge romana solo per i “furta manifesta”, quelli di pubblico scandalo.
Gesù festeggia questa conversione, proclamando ancora una volta di non essere colui che è venuto a giudicare o condannare il mondo, ma colui che è venuto a salvare tutti, affinché nessuno si perda (Lc 19.9-10). “Gesù non è venuto per i più bravi, per coloro che sono giudicati i migliori. Egli è qui per aiutarci nella nostra fragilità e povertà, per correggere coloro che sbagliano, per riportare sulla strada giusta quelli che si stanno smarrendo lungo i sentieri interrotti del nostro tempo, per coloro ancora che si sentono indegni di accedere alla maestà di Dio. Glorifichiamo la sua clemenza e lasciamoci guidare da lui verso la meta della gioia e della pace” (C. M. Martini).
Buona Misericordia a tutti!
Chi volesse leggere un’esegesi più completa del testo, o qualche approfondimento, me li chieda a migliettacarlo@gmail.com.
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Spazio Spadoni
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Vangelo di domenica 06 aprile V Domenica di Quaresima anno C – Giovanni 8, 1-11
Vangelo di domenica 30 marzo IV Domenica di Quaresima anno C – Luca 15, 1 – 3. 11-32
Vangelo di domenica 23 marzo III Domenica di Quaresima anno C – Luca 13, 1-9
Vangelo di domenica 16 marzo: II Domenica di Quaresima anno C – Luca 9, 28-36
Vangelo di domenica 09 marzo: I Domenica di Quaresima anno C – Luca 4,1-13
Vangelo di domenica 02 marzo: VII Domenica C: Luca 6, 39-45
Vangelo di domenica 23 febbraio: VI Domenica C: Luca 6, 27-38
Vangelo di domenica 16 febbraio: VI Domenica C: Luca 6, 17. 20-26
Vangelo di domenica 09 febbraio: V Domenica C: Luca 5, 1-11
Vangelo di domenica 02 febbraio: Presentazione del Signore C: Luca 2, 22-40
Vangelo di domenica 26 gennaio III Domenica C: Luca 1, 1-4; 4, 14-21
Vangelo di domenica 19 gennaio: Giovanni 2,1-11
Vangelo di domenica 12 gennaio: Luca 3,15-22
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Vangelo di domenica 29 dicembre: Luca 2, 41-52
Vangelo di mercoledì 25 dicembre: Luca 2, 1-14
Vangelo di domenica 22 dicembre: Luca 1, 39-45
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Vangelo di Domenica 3 Aprile: Giovanni 8, 1-11
Vangelo di Domenica 27 Marzo: Luca 15 ,1-3.11-32
Vangelo di Domenica 20 Marzo: Luca 13, 1-9
Vangelo di Domenica 13 Marzo: Luca 9, 28-36
Vangelo di Domenica 6 Marzo: Luca 4, 1-13
Vangelo di Domenica 27 Febbraio: Luca 6, 39-45
Vangelo di Domenica 20 Febbraio: Luca 6, 27-38
Vangelo di Domenica 13 Febbraio: Luca 6, 17. 20-26
Vangelo di Domenica 6 Febbraio: Luca 5, 1-11
Vangelo di Domenica 30 Gennaio Luca 4, 21-30
Vangelo di Domenica 23 Gennaio Luca 1, 1-4; 4, 14-21
Vangelo di Domenica 16 Gennaio: Giovanni 2, 1-11
Vangelo di Domenica 9 Gennaio Luca 3, 15-16.21-22
Vangelo di Giovedì 6 Gennaio: Matteo 2, 1-12
Vangelo di Domenica 2 Gennaio: Giovanni 1, 1-18
Vangelo di Sabato 1 Gennaio: Luca 2, 16-21
Vangelo di Domenica 26 Dicembre: Luca 2, 41-52
Vangelo di Sabato 25 Dicembre: Luca 2, 1-14
Vangelo di Domenica 19 Dicembre: Luca 1, 39-45
Vangelo di Domenica 12 Dicembre: Luca 3, 10-18
Vangelo di Mercoledì 8 Dicembre: Luca 1, 26-38
Vangelo di Domenica 5 Dicembre: Luca 3, 1-6
Vangelo di Domenica 28 Novembre: Luca 21, 25-28. 34-36
Vangelo di Domenica 21 Novembre: Giovanni 13, 33-37
Vangelo di Domenica 14 Novembre: Marco 13, 24-32
Vangelo di Domenica 7 Novembre: Marco 12, 38-44
Vangelo di Lunedì 1 Novembre: Luca 6, 17. 20-26/ Matteo 5, 1-12
Vangelo di Domenica 31 Ottobre: Marco 12, 28-34
Vangelo di Domenica 24 Ottobre: Marco 10, 46-52
Vangelo di Domenica 17 Ottobre: Marco 10, 35-45
Vangelo di Domenica 10 Ottobre: Marco 10, 17-31
Vangelo di Domenica 3 Ottobre: Marco 10, 2-16
Vangelo di Domenica 26 Settembre: Marco 9, 38-43.45.47-48
Vangelo di Domenica 19 Settembre: Marco 9, 30-37
Vangelo di Domenica 12 Settembre: Marco 8, 27-35
Vangelo di Domenica 5 Settembre: Marco 7, 31-37
Vangelo di Domenica 29 Agosto: Marco 7, 1-8.14-15.21-23
Vangelo di Domenica 22 Agosto: Giovanni 6, 60-70
Vangelo di Domenica 15 Agosto: Luca 1, 39-56
Vangelo di Domenica 8 Agosto: Giovanni 6, 41-51
Vangelo di Domenica 1 Agosto: Giovanni 6, 24-35
Vangelo di Domenica 25 Luglio: Giovanni 6, 1-15
Vangelo di Domenica 18 Luglio: Marco 6, 30-34
Vangelo di Domenica 11 Luglio: Marco 6, 7-13
Vangelo di Domenica 4 Luglio: Marco 6, 1-6
Vangelo di Martedì 29 Giugno: Matteo 16, 13-19
Vangelo di Domenica 27 Giugno: Marco 5, 21-43
Vangelo di Domenica 20 Giugno: Marco 4, 35-41
Vangelo di Domenica 13 Giugno: Marco 4, 26-34
Vangelo di Domenica 6 Giugno: Marco 14, 12-16.22-26
Vangelo di Martedì 30 Maggio: Matteo 28, 16-20
Vangelo di Domenica 23 Maggio: Luca 24, 35-48
Vangelo di Domenica 16 Maggio: Marco 16, 15-20
Vangelo di Domenica 9 Maggio: Giovanni 15, 9-17
Vangelo di Domenica 2 Maggio: Giovanni 15, 1-8
Vangelo di Domenica 25 Aprile: Giovanni 10, 11-18
Vangelo di Domenica 18 Aprile: Luca 24, 35-48
Vangelo di Domenica 11 Aprile: Giovanni 20, 19-31
Vangelo di Venerdì 2 Aprile: Giovanni 18-19
Vangelo di Giovedì 1 Aprile: Giovanni 13, 1-15
Vangelo di Domenica 28 Marzo: Marco 14-15
Vangelo di Domenica 21 Marzo: Giovanni 12, 20-33
Vangelo di Domenica 14 Marzo: Giovanni 3, 14-21
Vangelo di Domenica 7 Marzo: Giovanni 2, 13-25
Vangelo di Domenica 28 Febbraio: Marco 9, 2-10
Vangelo di Domenica 21 Febbraio: Marco 1, 12-15
Vangelo di Domenica 14 Febbraio: Marco 1, 40-45
Vangelo di Domenica 7 Febbraio: Marco 1, 29-39
Vangelo di Domenica 31 Gennaio: Marco 1, 21-28
Vangelo di Domenica 24 Gennaio: Marco 1, 14-20
Vangelo di Domenica 10 Gennaio: Marco 1, 9-11
Vangelo di Giovedì 7 Gennaio: Giovanni 1, 35-42
Vangelo di Mercoledì 6 Gennaio: Matteo 2, 1-12
Vangelo di Domenica 3 Gennaio: Giovanni 1, 1-18
Vangelo di Venerdì 1 Gennaio: Luca 2, 16-21
Vangelo di Domenica 27 Dicembre: Luca 2, 25-38
Vangelo di Venerdì 25 Dicembre: Luca 2, 1-14
Vangelo di Domenica 20 Dicembre: Luca 1, 26-38
Vangelo di Domenica 13 Dicembre: Giovanni 1, 6-8.19-28
Vangelo di Domenica 6 Dicembre: Marco 1, 1-8
Vangelo di Domenica 29 Novembre: Marco 13, 33-37
Vangelo di Domenica 22 Novembre: Matteo 25, 31-46
Vangelo di Domenica 15 novembre: Matteo 25, 14-30
Vangelo di Domenica 8 Novembre: Matteo 25, 1-13
Vangelo di Domenica 1 Novembre: Luca 6, 17. 20-26/ Matteo 5, 1-12
Vangelo di Domenica 25 Ottobre: Matteo 22, 34-40
Vangelo di Domenica 18 Ottobre: Matteo 22, 15-21
Vangelo di Domenica 10 Ottobre: Matteo 22, 1-14
Vangelo di Domenica 4 Ottobre: Matteo 21, 33-43
Vangelo di Domenica 27 Settembre: Matteo 21, 28-32
Vangelo di Domenica 20 Settembre: Matteo 20, 1-16
Vangelo di Domenica 13 Settembre: Matteo 18, 21-35
Vangelo di Domenica 6 Settembre: Matteo 18, 15-20
Vangelo di Domenica 6 Settembre