Cari Consorelle e Confratelli delle Misericordie, sono Carlo Miglietta, medico, biblista, laico, marito, papà e nonno (www.buonabibbiaatutti.it). Anche oggi condivido con voi un breve pensiero di meditazione sul Vangelo, con particolare riferimento al tema della misericordia.
La parabola della guarigione miracolosa dei dieci lebbrosi (Lc 17,11-19), in cui uno solo torna a ringraziare Gesù, è sempre stata letta come un invito ad essere riconoscenti al Signore. Dio ci colma continuamente di tanti benefici, ma spesso la nostra preghiera è rivolta solo… a chiedergli ulteriori favori e non a “render gloria a Dio” (Lc 17,18), come Gesù sottolinea.
Ma in questo racconto il tema non è tanto quello della gratitudine, ma quello di che cosa voglia dire credere.
Credere alla Parola
“Nel Vangelo secondo Luca abbiamo già letto un incontro tra Gesù e un lebbroso: supplicato da quest’ultimo, Gesù aveva steso la mano e toccato il suo corpo piagato, guarendolo (Lc 5,12-16). Qui invece i lebbrosi sono un gruppetto e, stando lontani, senza avvicinarsi a lui, gli gridano: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». È un grido semplice e breve, che mette l’accento sulla miseria di questi uomini. È un grido ripetuto tante volte nei Salmi, come invocazione al Signore Dio. Il Signore, che è misericordioso e compassionevole (cfr Es 34,6), nella sua potenza può compiere ciò che i lebbrosi possono solo desiderare ma non realizzare” (E. Bianchi).
Ma qui Gesù non si avvicina per guarirli, non tocca i loro corpi malati. Dà solo un ordine, che può sembrare assurdo: “Andate a presentarvi ai sacerdoti”, coloro che erano incaricati dalla Legge di diagnosticare la lebbra e attestare la guarigione da essa (Lc 17,14). Gesù non compie nessun gesto di guarigione: dà solo un comando. Ed essi credono, se ne vanno ancora malati ma fiduciosi nella Parola di Gesù. Ed ecco che “mentre essi andavano, furono purificati” (Lc 17,14): la loro lebbra sparisce ed essi diventano puri. “Certamente Luca, nel raccontare questo evento, ricorda la guarigione dalla lebbra di Naaman il siro da parte di Eliseo: il profeta, restando lontano, gli ordina attraverso un messaggero di andare a bagnarsi nel Giordano, ed egli dopo un iniziale rifiuto acconsente e così viene guarito (2 Re 5,1-14; Lc 4,27)” (E. Bianchi). Allo stesso modo Gesù si comporta con il funzionario regio che viene a chiedergli la guarigione del figlio: “«Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli risponde: «Va’, tuo figlio vive». Quell’uomo credette alla parola che gli aveva detto Gesù e si mise in cammino. Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». S’informò poi a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un’ora dopo mezzogiorno la febbre lo ha lasciato». Il padre riconobbe che proprio in quell’ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive» e credette lui con tutta la sua famiglia” (Gv 4,49-53).
La vera Fede è quella che si affida alla sola Parola di Dio. Non pretende segni, gesti eclatanti, prodigi immediati. Davvero la Fede è affidarsi, confidare, talora alla povertà e alla nudità di una Promessa di cui non vediamo nessun segno concreto di realizzazione.
“La tua fede ti ha salvato”
Gesù ribadisce che la salvezza totale viene solo dall’adesione a lui, e l’evento di guarigione, seppur miracoloso, altro non è che un epifenomeno del totale superamento del limite creaturale che la sua Incarnazione realizza. Solo nella fede, nell’“amen” amoroso a lui, troveremo “la via, la verità, la vita” (Gv 14,6). Ecco perché Gesù richiede con insistenza la Fede a coloro che guarisce. Al centurione che lo supplica di guarire il suo servo Gesù infatti dice: “Va’, e sia fatto secondo la tua Fede” (Mt 8,8-13); “Gesù, voltatisi, disse (all’emorroissa): «Coraggio, figliola, la tua Fede ti ha guarita»” (Mt 9,22); “Gesù disse (ai due ciechi): «Credete voi che io possa fare questo?… Sia fatto a voi secondo la vostra fede»” (Mt 9,28-29); “Gesù, incontrando (il cieco nato) gli disse: «Tu credi nel Figlio dell’uomo?»… Ed egli disse: «Io credo, Signore!»” (Gv 9,35-38); “«Io sono la resurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno. Credi tu questo?». (Marta) gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo»” (Gv 11,25-27); “Gesù replicò (alla cananea): «Donna, davvero grande è la tua fede! Ti sia fatto come desideri»” (Mt 15,28); “Gesù disse (al cieco di Gerico): «Va’, la tua fede ti ha salvato»” (Mc 9,52).
Mentre invece a Nazaret “non fece molti miracoli a causa della loro incredulità” (Mt 13,58). Gesù non crede in coloro che credono in lui a causa dei miracoli che egli compie: lo afferma Giovanni con un interessante gioco di parole: “Molti, vedendo i segni che faceva, credettero nel suo nome. Gesù però non credeva in loro” (Gv 2,23-24).
È la persona di Gesù la salvezza del mondo. Non dobbiamo aspettarci guarigioni da gesti clamorosi del Signore, ma solo dall’adesione totale a lui, che prende su di sé i mali del mondo e li annienta nella potenza della sua Resurrezione. “Noi cristiani dovremmo essere molto attenti e vigilanti di fronte a guarigioni e miracoli: questi avvengono, a dire il vero anche in contesti non cristiani, ma non sono le guarigioni e i miracoli che danno la salvezza, che rendono i malati figli del Regno e quindi discepoli di Gesù. La guarigione fisica non significa e non coincide con la guarigione totale, integrale, quella della vita più intima, la vita spirituale che ciascuno di noi, con più o meno consapevolezza, vive” (E. Bianchi). Solo Gesù è la salvezza!
Credere è proprio questo attaccarci a Gesù, diventando una cosa sola con lui: e allora tutto il male, la malattia, la stessa morte saranno annientati.
Una Fede universale
Dei dieci lebbrosi guariti, uno solo torna a ringraziare Gesù. Ed è un Samaritano (Lc 17,16). I Samaritani erano dei “bastardi” dal punto di vista religioso: nel 721 a. C. gli Assiri deportarono gran parte degli Ebrei che vivevano in Samaria, e li sostituirono con coloni fatti venire dall’Assiria. Questi non solo inquinarono la “purezza etnica” di Israele ma, portando con sé le proprie tradizioni idolatre, finirono per contaminare la fede degli Ebrei rimasti (2 Re 17,1-41). Verso la fine del IV sec. a. C. si concluse l’incessante storica rivalità (Esd 4) con lo scisma samaritano, con la costruzione di un nuovo santuario sul Garizim, presso Sichem, e l’accettazione da parte dei Samaritani soltanto dei libri del Pentateuco.
“Anche questa volta (cfr Lc 4,23-27; 7,1-10) chi accede allo spazio dei figli del Regno è uno straniero, un Samaritano, uno fuori dal popolo di Dio, dal recinto ortodosso. In questo racconto Gesù demolisce molte certezze di noi cristiani asserragliati in chiese o comunità. Fuori, fuori, anche fuori c’è un operare di Cristo Signore che a volte trova più ricezione di quanta ne abbia tra noi che ci sentiamo dentro. Dio non si lascia conoscere solo nelle istituzioni ecclesiastiche o cultuali, ma si fa conoscere soprattutto in Gesù: grazie a lui, attraverso di lui solo si rende gloria a Dio” (E. Bianchi).
Buona Misericordia a tutti!
Chi volesse leggere un’esegesi più completa del testo, o qualche approfondimento, me li chieda a migliettacarlo@gmail.com.
Vangelo di Domenica 9 Ottobre: Luca 17, 11-19
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Cari Consorelle e Confratelli delle Misericordie, sono Carlo Miglietta, medico, biblista, laico, marito, papà e nonno (www.buonabibbiaatutti.it). Anche oggi condivido con voi un breve pensiero di meditazione sul Vangelo, con particolare riferimento al tema della misericordia.
La parabola della guarigione miracolosa dei dieci lebbrosi (Lc 17,11-19), in cui uno solo torna a ringraziare Gesù, è sempre stata letta come un invito ad essere riconoscenti al Signore. Dio ci colma continuamente di tanti benefici, ma spesso la nostra preghiera è rivolta solo… a chiedergli ulteriori favori e non a “render gloria a Dio” (Lc 17,18), come Gesù sottolinea.
Ma in questo racconto il tema non è tanto quello della gratitudine, ma quello di che cosa voglia dire credere.
Credere alla Parola
“Nel Vangelo secondo Luca abbiamo già letto un incontro tra Gesù e un lebbroso: supplicato da quest’ultimo, Gesù aveva steso la mano e toccato il suo corpo piagato, guarendolo (Lc 5,12-16). Qui invece i lebbrosi sono un gruppetto e, stando lontani, senza avvicinarsi a lui, gli gridano: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». È un grido semplice e breve, che mette l’accento sulla miseria di questi uomini. È un grido ripetuto tante volte nei Salmi, come invocazione al Signore Dio. Il Signore, che è misericordioso e compassionevole (cfr Es 34,6), nella sua potenza può compiere ciò che i lebbrosi possono solo desiderare ma non realizzare” (E. Bianchi).
Ma qui Gesù non si avvicina per guarirli, non tocca i loro corpi malati. Dà solo un ordine, che può sembrare assurdo: “Andate a presentarvi ai sacerdoti”, coloro che erano incaricati dalla Legge di diagnosticare la lebbra e attestare la guarigione da essa (Lc 17,14). Gesù non compie nessun gesto di guarigione: dà solo un comando. Ed essi credono, se ne vanno ancora malati ma fiduciosi nella Parola di Gesù. Ed ecco che “mentre essi andavano, furono purificati” (Lc 17,14): la loro lebbra sparisce ed essi diventano puri. “Certamente Luca, nel raccontare questo evento, ricorda la guarigione dalla lebbra di Naaman il siro da parte di Eliseo: il profeta, restando lontano, gli ordina attraverso un messaggero di andare a bagnarsi nel Giordano, ed egli dopo un iniziale rifiuto acconsente e così viene guarito (2 Re 5,1-14; Lc 4,27)” (E. Bianchi). Allo stesso modo Gesù si comporta con il funzionario regio che viene a chiedergli la guarigione del figlio: “«Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli risponde: «Va’, tuo figlio vive». Quell’uomo credette alla parola che gli aveva detto Gesù e si mise in cammino. Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». S’informò poi a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un’ora dopo mezzogiorno la febbre lo ha lasciato». Il padre riconobbe che proprio in quell’ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive» e credette lui con tutta la sua famiglia” (Gv 4,49-53).
La vera Fede è quella che si affida alla sola Parola di Dio. Non pretende segni, gesti eclatanti, prodigi immediati. Davvero la Fede è affidarsi, confidare, talora alla povertà e alla nudità di una Promessa di cui non vediamo nessun segno concreto di realizzazione.
“La tua fede ti ha salvato”
Gesù ribadisce che la salvezza totale viene solo dall’adesione a lui, e l’evento di guarigione, seppur miracoloso, altro non è che un epifenomeno del totale superamento del limite creaturale che la sua Incarnazione realizza. Solo nella fede, nell’“amen” amoroso a lui, troveremo “la via, la verità, la vita” (Gv 14,6). Ecco perché Gesù richiede con insistenza la Fede a coloro che guarisce. Al centurione che lo supplica di guarire il suo servo Gesù infatti dice: “Va’, e sia fatto secondo la tua Fede” (Mt 8,8-13); “Gesù, voltatisi, disse (all’emorroissa): «Coraggio, figliola, la tua Fede ti ha guarita»” (Mt 9,22); “Gesù disse (ai due ciechi): «Credete voi che io possa fare questo?… Sia fatto a voi secondo la vostra fede»” (Mt 9,28-29); “Gesù, incontrando (il cieco nato) gli disse: «Tu credi nel Figlio dell’uomo?»… Ed egli disse: «Io credo, Signore!»” (Gv 9,35-38); “«Io sono la resurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno. Credi tu questo?». (Marta) gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo»” (Gv 11,25-27); “Gesù replicò (alla cananea): «Donna, davvero grande è la tua fede! Ti sia fatto come desideri»” (Mt 15,28); “Gesù disse (al cieco di Gerico): «Va’, la tua fede ti ha salvato»” (Mc 9,52).
Mentre invece a Nazaret “non fece molti miracoli a causa della loro incredulità” (Mt 13,58). Gesù non crede in coloro che credono in lui a causa dei miracoli che egli compie: lo afferma Giovanni con un interessante gioco di parole: “Molti, vedendo i segni che faceva, credettero nel suo nome. Gesù però non credeva in loro” (Gv 2,23-24).
È la persona di Gesù la salvezza del mondo. Non dobbiamo aspettarci guarigioni da gesti clamorosi del Signore, ma solo dall’adesione totale a lui, che prende su di sé i mali del mondo e li annienta nella potenza della sua Resurrezione. “Noi cristiani dovremmo essere molto attenti e vigilanti di fronte a guarigioni e miracoli: questi avvengono, a dire il vero anche in contesti non cristiani, ma non sono le guarigioni e i miracoli che danno la salvezza, che rendono i malati figli del Regno e quindi discepoli di Gesù. La guarigione fisica non significa e non coincide con la guarigione totale, integrale, quella della vita più intima, la vita spirituale che ciascuno di noi, con più o meno consapevolezza, vive” (E. Bianchi). Solo Gesù è la salvezza!
Credere è proprio questo attaccarci a Gesù, diventando una cosa sola con lui: e allora tutto il male, la malattia, la stessa morte saranno annientati.
Una Fede universale
Dei dieci lebbrosi guariti, uno solo torna a ringraziare Gesù. Ed è un Samaritano (Lc 17,16). I Samaritani erano dei “bastardi” dal punto di vista religioso: nel 721 a. C. gli Assiri deportarono gran parte degli Ebrei che vivevano in Samaria, e li sostituirono con coloni fatti venire dall’Assiria. Questi non solo inquinarono la “purezza etnica” di Israele ma, portando con sé le proprie tradizioni idolatre, finirono per contaminare la fede degli Ebrei rimasti (2 Re 17,1-41). Verso la fine del IV sec. a. C. si concluse l’incessante storica rivalità (Esd 4) con lo scisma samaritano, con la costruzione di un nuovo santuario sul Garizim, presso Sichem, e l’accettazione da parte dei Samaritani soltanto dei libri del Pentateuco.
“Anche questa volta (cfr Lc 4,23-27; 7,1-10) chi accede allo spazio dei figli del Regno è uno straniero, un Samaritano, uno fuori dal popolo di Dio, dal recinto ortodosso. In questo racconto Gesù demolisce molte certezze di noi cristiani asserragliati in chiese o comunità. Fuori, fuori, anche fuori c’è un operare di Cristo Signore che a volte trova più ricezione di quanta ne abbia tra noi che ci sentiamo dentro. Dio non si lascia conoscere solo nelle istituzioni ecclesiastiche o cultuali, ma si fa conoscere soprattutto in Gesù: grazie a lui, attraverso di lui solo si rende gloria a Dio” (E. Bianchi).
Buona Misericordia a tutti!
Chi volesse leggere un’esegesi più completa del testo, o qualche approfondimento, me li chieda a migliettacarlo@gmail.com.
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Spazio Spadoni
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Vangelo di domenica 06 aprile V Domenica di Quaresima anno C – Giovanni 8, 1-11
Vangelo di domenica 30 marzo IV Domenica di Quaresima anno C – Luca 15, 1 – 3. 11-32
Vangelo di domenica 23 marzo III Domenica di Quaresima anno C – Luca 13, 1-9
Vangelo di domenica 16 marzo: II Domenica di Quaresima anno C – Luca 9, 28-36
Vangelo di domenica 09 marzo: I Domenica di Quaresima anno C – Luca 4,1-13
Vangelo di domenica 02 marzo: VII Domenica C: Luca 6, 39-45
Vangelo di domenica 23 febbraio: VI Domenica C: Luca 6, 27-38
Vangelo di domenica 16 febbraio: VI Domenica C: Luca 6, 17. 20-26
Vangelo di domenica 09 febbraio: V Domenica C: Luca 5, 1-11
Vangelo di domenica 02 febbraio: Presentazione del Signore C: Luca 2, 22-40
Vangelo di domenica 26 gennaio III Domenica C: Luca 1, 1-4; 4, 14-21
Vangelo di domenica 19 gennaio: Giovanni 2,1-11
Vangelo di domenica 12 gennaio: Luca 3,15-22
Vangelo di lunedì 06 gennaio: Matteo 2, 1-12
Vangelo di domenica 05 gennaio: Giovanni 1, 1-18
Vangelo di mercoledì 1 gennaio: Luca 2, 16-21
Vangelo di domenica 29 dicembre: Luca 2, 41-52
Vangelo di mercoledì 25 dicembre: Luca 2, 1-14
Vangelo di domenica 22 dicembre: Luca 1, 39-45
Vangelo di domenica 15 dicembre: Luca 3, 10-18
Vangelo di domenica 08 dicembre: Luca 1, 26-38
Vangelo di domenica 01 dicembre: Luca 21, 25-28.34-36
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Vangelo di domenica 03 novembre: Marco 12, 28b-34
Vangelo di domenica 27 ottobre: Marco 10, 46-52
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Vangelo di Domenica 3 Aprile: Giovanni 8, 1-11
Vangelo di Domenica 27 Marzo: Luca 15 ,1-3.11-32
Vangelo di Domenica 20 Marzo: Luca 13, 1-9
Vangelo di Domenica 13 Marzo: Luca 9, 28-36
Vangelo di Domenica 6 Marzo: Luca 4, 1-13
Vangelo di Domenica 27 Febbraio: Luca 6, 39-45
Vangelo di Domenica 20 Febbraio: Luca 6, 27-38
Vangelo di Domenica 13 Febbraio: Luca 6, 17. 20-26
Vangelo di Domenica 6 Febbraio: Luca 5, 1-11
Vangelo di Domenica 30 Gennaio Luca 4, 21-30
Vangelo di Domenica 23 Gennaio Luca 1, 1-4; 4, 14-21
Vangelo di Domenica 16 Gennaio: Giovanni 2, 1-11
Vangelo di Domenica 9 Gennaio Luca 3, 15-16.21-22
Vangelo di Giovedì 6 Gennaio: Matteo 2, 1-12
Vangelo di Domenica 2 Gennaio: Giovanni 1, 1-18
Vangelo di Sabato 1 Gennaio: Luca 2, 16-21
Vangelo di Domenica 26 Dicembre: Luca 2, 41-52
Vangelo di Sabato 25 Dicembre: Luca 2, 1-14
Vangelo di Domenica 19 Dicembre: Luca 1, 39-45
Vangelo di Domenica 12 Dicembre: Luca 3, 10-18
Vangelo di Mercoledì 8 Dicembre: Luca 1, 26-38
Vangelo di Domenica 5 Dicembre: Luca 3, 1-6
Vangelo di Domenica 28 Novembre: Luca 21, 25-28. 34-36
Vangelo di Domenica 21 Novembre: Giovanni 13, 33-37
Vangelo di Domenica 14 Novembre: Marco 13, 24-32
Vangelo di Domenica 7 Novembre: Marco 12, 38-44
Vangelo di Lunedì 1 Novembre: Luca 6, 17. 20-26/ Matteo 5, 1-12
Vangelo di Domenica 31 Ottobre: Marco 12, 28-34
Vangelo di Domenica 24 Ottobre: Marco 10, 46-52
Vangelo di Domenica 17 Ottobre: Marco 10, 35-45
Vangelo di Domenica 10 Ottobre: Marco 10, 17-31
Vangelo di Domenica 3 Ottobre: Marco 10, 2-16
Vangelo di Domenica 26 Settembre: Marco 9, 38-43.45.47-48
Vangelo di Domenica 19 Settembre: Marco 9, 30-37
Vangelo di Domenica 12 Settembre: Marco 8, 27-35
Vangelo di Domenica 5 Settembre: Marco 7, 31-37
Vangelo di Domenica 29 Agosto: Marco 7, 1-8.14-15.21-23
Vangelo di Domenica 22 Agosto: Giovanni 6, 60-70
Vangelo di Domenica 15 Agosto: Luca 1, 39-56
Vangelo di Domenica 8 Agosto: Giovanni 6, 41-51
Vangelo di Domenica 1 Agosto: Giovanni 6, 24-35
Vangelo di Domenica 25 Luglio: Giovanni 6, 1-15
Vangelo di Domenica 18 Luglio: Marco 6, 30-34
Vangelo di Domenica 11 Luglio: Marco 6, 7-13
Vangelo di Domenica 4 Luglio: Marco 6, 1-6
Vangelo di Martedì 29 Giugno: Matteo 16, 13-19
Vangelo di Domenica 27 Giugno: Marco 5, 21-43
Vangelo di Domenica 20 Giugno: Marco 4, 35-41
Vangelo di Domenica 13 Giugno: Marco 4, 26-34
Vangelo di Domenica 6 Giugno: Marco 14, 12-16.22-26
Vangelo di Martedì 30 Maggio: Matteo 28, 16-20
Vangelo di Domenica 23 Maggio: Luca 24, 35-48
Vangelo di Domenica 16 Maggio: Marco 16, 15-20
Vangelo di Domenica 9 Maggio: Giovanni 15, 9-17
Vangelo di Domenica 2 Maggio: Giovanni 15, 1-8
Vangelo di Domenica 25 Aprile: Giovanni 10, 11-18
Vangelo di Domenica 18 Aprile: Luca 24, 35-48
Vangelo di Domenica 11 Aprile: Giovanni 20, 19-31
Vangelo di Venerdì 2 Aprile: Giovanni 18-19
Vangelo di Giovedì 1 Aprile: Giovanni 13, 1-15
Vangelo di Domenica 28 Marzo: Marco 14-15
Vangelo di Domenica 21 Marzo: Giovanni 12, 20-33
Vangelo di Domenica 14 Marzo: Giovanni 3, 14-21
Vangelo di Domenica 7 Marzo: Giovanni 2, 13-25
Vangelo di Domenica 28 Febbraio: Marco 9, 2-10
Vangelo di Domenica 21 Febbraio: Marco 1, 12-15
Vangelo di Domenica 14 Febbraio: Marco 1, 40-45
Vangelo di Domenica 7 Febbraio: Marco 1, 29-39
Vangelo di Domenica 31 Gennaio: Marco 1, 21-28
Vangelo di Domenica 24 Gennaio: Marco 1, 14-20
Vangelo di Domenica 10 Gennaio: Marco 1, 9-11
Vangelo di Giovedì 7 Gennaio: Giovanni 1, 35-42
Vangelo di Mercoledì 6 Gennaio: Matteo 2, 1-12
Vangelo di Domenica 3 Gennaio: Giovanni 1, 1-18
Vangelo di Venerdì 1 Gennaio: Luca 2, 16-21
Vangelo di Domenica 27 Dicembre: Luca 2, 25-38
Vangelo di Venerdì 25 Dicembre: Luca 2, 1-14
Vangelo di Domenica 20 Dicembre: Luca 1, 26-38
Vangelo di Domenica 13 Dicembre: Giovanni 1, 6-8.19-28
Vangelo di Domenica 6 Dicembre: Marco 1, 1-8
Vangelo di Domenica 29 Novembre: Marco 13, 33-37
Vangelo di Domenica 22 Novembre: Matteo 25, 31-46
Vangelo di Domenica 15 novembre: Matteo 25, 14-30
Vangelo di Domenica 8 Novembre: Matteo 25, 1-13
Vangelo di Domenica 1 Novembre: Luca 6, 17. 20-26/ Matteo 5, 1-12
Vangelo di Domenica 25 Ottobre: Matteo 22, 34-40
Vangelo di Domenica 18 Ottobre: Matteo 22, 15-21
Vangelo di Domenica 10 Ottobre: Matteo 22, 1-14
Vangelo di Domenica 4 Ottobre: Matteo 21, 33-43
Vangelo di Domenica 27 Settembre: Matteo 21, 28-32
Vangelo di Domenica 20 Settembre: Matteo 20, 1-16
Vangelo di Domenica 13 Settembre: Matteo 18, 21-35
Vangelo di Domenica 6 Settembre: Matteo 18, 15-20
Vangelo di Domenica 6 Settembre