Cari Consorelle e Confratelli delle Misericordie, sono Carlo Miglietta, medico, biblista, laico, marito, papà e nonno (www.buonabibbiaatutti.it). Anche oggi condivido con voi un breve pensiero di meditazione sul Vangelo, con particolare riferimento al tema della misericordia.
Il racconto della Passione e Morte di Gesù riveste, nel Vangelo di Giovanni, alcune caratteristiche specifiche, con la sottolineatura di alcuni temi.
Il giardino
Il brano inizia e termina con la menzione di un giardino (18,1: il Getsemani; 19,41-42: il sepolcro), chiaro riferimento all’Eden dove si svolse la prima grande lotta tra il bene ed il male; ma nella tradizione ebraica il giardino è lo stesso Israele, e in un giardino il Messia condurrà i giusti alla fine dei tempi (Paradiso deriva dal persiano pairi-daeza, che significa “giardino reale”).
L’ “innalzamento”
Tre volte Gesù annuncia il suo “innalzamento”, hypsothènai (3,1-4-15; 8,28; 12,32). Nell’Antico Testamento “innalzare” significa esaltare, glorificare, talora regnare (Is 52,13; 1 Mac 8; 11,16): “innalzare” è usato in Nm 21 per il serpente di bronzo che dà guarigione a tutti i colpiti dai morsi dei serpenti. Nel Nuovo Testamento è riferito essenzialmente all’Ascensione (At 2,33). Per Giovanni ha significato di glorificazione, regalità, salvezza.
Gli “ultimi tempi” sono già iniziati
a) Il giudizio finale in Giovanni non è sentenza di ricompensa o condanna eterna, nè la venuta del Figlio tra sconvolgimenti cosmici. Ma Gesù, colui che è chiamato a giudicare, non emette nessuna sentenza, ma lascia che siano gli uomini, in piena libertà, ad accoglierlo e salvarsi o a rifiutarlo e dannarsi (Gv 3,18-21);
b) la Chiesa è il vero Israele escatologico, la comunità del Messia (Is 2,2-5; 4,2; 11,1-11; Ger 23,2-6; 31,7-11; Mic 2,12-13): Gesù è l’unico pastore atteso per la fine dei tempi (10,11; 11,51-52), la Chiesa è la sua tunica indivisa (19,23-24), sotto la Croce nasce un nuovo popolo, rappresentato da Maria e Giovanni (19,25-27).
Cristo regna dal legno
Nell’Antico Testamento solo Dio regna su Israele (Sl regali, 1 Sam 8…): anche il re terreno è solo un suo rappresentante: solo il Messia avrà parte del potere regale (Sl 110). Nei due capitoli della Passione la parola “re” compare una decina di volte e molte sono le scene “regali” (l’affermazione esplicita della propria regalità da parte di Gesù: 18,37; la coronazione di spine e il mantello di porpora: 19,2; lo scherno al “Re dei Giudei”: 19,3; l’”Ecce homo”: 19,4-5; il titolo sulla croce di “Re dei Giudei”: 19,19-22; la croce come trono del Re Messia…). Per Giovanni la morte di Gesù in croce è in realtà la sua intronizzazione come Signore dell’universo: Gesù è “il Signore che regna dal legno” (Sl 96,10).
La croce è il compimento dell’“ora” di Gesù
Sulla croce si compie il grande movimento discensionale del Verbo che si è fatto carne davvero e che ora, in un grande movimento ascensionale, porta tutta la finitudine creaturale nell’infinità di Dio.
Gesù è Signore anche nella Passione
E’ sempre Gesù il protagonista degli eventi, da lui già previsti (18,4) e liberamente accettati e condotti (18,5-9; 13,27; 19,17…): perciò Giovanni, a differenza dei sinottici, omette tutto ciò che può sembrare non “regale” nella Passione di Gesù (l’agonia nel Getsemani e il sudar sangue, il bacio di Giuda, la fuga dei discepoli, gli sputi e le bastonate sul capo, il grido di Gesù morente…).
La croce “segno” definitivo
La Croce è la suprema Rivelazione di Dio, il suo massimo e definitivo intervento di trasformazione della storia.
Contemplare il Crocifisso
Per capire l’essenza di Dio, la sua intimità più profonda, che è solo amore, tenerezza, dono, Papa Francesco ci invita a contemplare il Crocifisso: “«Quando avrete innalzato il Figlio dell’Uomo, allora conoscerete che Io sono» (Gv 8,21-30)… È qui la chiave della nostra salvezza, la chiave della nostra pazienza nel cammino della vita, la chiave per superare i nostri deserti: guardare il crocifisso. Guardare Cristo crocifisso… Guardalo. Guarda le piaghe. Entra nelle piaghe. Per quelle piaghe noi siamo stati guariti. Ti senti avvelenato, ti senti triste, senti che la tua vita non va, è piena di difficoltà e anche di malattia? Guarda lì. In silenzio. Guarda. Ma guarda, in quei momenti guarda il crocifisso brutto, cioè il reale: perché gli artisti hanno fatto crocifissi belli, artistici, anche alcuni sono d’oro, di pietre preziose. Non sempre è mondanità: quello vuole significare la gloria della croce, la gloria della risurrezione. Ma quando tu ti senti così, guarda questo: prima della gloria… Insegnate ai vostri bambini a guardare entrambi, sia il crocifisso, sia la gloria di Cristo. Soprattutto nei momenti brutti, nei momenti difficili, avvelenati un po’ dall’aver detto nel nostro cuore qualche delusione contro Dio, bisogna guardare specialmente le piaghe. Cristo innalzato come il serpente di Numeri 21,4-9: perché lui si è fatto serpente, si è annientato tutto per vincere «il» serpente maligno”.
Nella “Gaudete et exsultate” il Papa dice: “Quando senti la tentazione di invischiarti nella tua debolezza, alza gli occhi al Crocifisso e digli: «Signore, io sono un poveretto, ma tu puoi compiere il miracolo di rendermi un poco migliore»”; “Ricordiamo che «è la contemplazione del volto di Gesù morto e risorto che ricompone la nostra umanità, anche quella frammentata per le fatiche della vita, o segnata dal peccato. Non dobbiamo addomesticare la potenza del volto di Cristo». Dunque mi permetto di chiederti: ci sono momenti in cui ti poni alla sua presenza in silenzio, rimani con Lui senza fretta, e ti lasci guardare da Lui? Lasci che il suo fuoco infiammi il tuo cuore? Se non permetti che Lui alimenti in esso il calore dell’amore e della tenerezza, non avrai fuoco, e così come potrai infiammare il cuore degli altri con la tua testimonianza e le tue parole? E se davanti al volto di Cristo ancora non riesci a lasciarti guarire e trasformare, allora penetra nelle viscere del Signore, entra nelle sue piaghe, perché lì ha sede la misericordia divina” (nn. 15; 151).
Buona Misericordia a tutti!
Chi volesse leggere un’esegesi più completa del testo, o qualche approfondimento, me li chieda a migliettacarlo@gmail.com.
Vangelo di Venerdì 2 Aprile: Giovanni 18-19
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Cari Consorelle e Confratelli delle Misericordie, sono Carlo Miglietta, medico, biblista, laico, marito, papà e nonno (www.buonabibbiaatutti.it). Anche oggi condivido con voi un breve pensiero di meditazione sul Vangelo, con particolare riferimento al tema della misericordia.
Il racconto della Passione e Morte di Gesù riveste, nel Vangelo di Giovanni, alcune caratteristiche specifiche, con la sottolineatura di alcuni temi.
Il giardino
Il brano inizia e termina con la menzione di un giardino (18,1: il Getsemani; 19,41-42: il sepolcro), chiaro riferimento all’Eden dove si svolse la prima grande lotta tra il bene ed il male; ma nella tradizione ebraica il giardino è lo stesso Israele, e in un giardino il Messia condurrà i giusti alla fine dei tempi (Paradiso deriva dal persiano pairi-daeza, che significa “giardino reale”).
L’ “innalzamento”
Tre volte Gesù annuncia il suo “innalzamento”, hypsothènai (3,1-4-15; 8,28; 12,32). Nell’Antico Testamento “innalzare” significa esaltare, glorificare, talora regnare (Is 52,13; 1 Mac 8; 11,16): “innalzare” è usato in Nm 21 per il serpente di bronzo che dà guarigione a tutti i colpiti dai morsi dei serpenti. Nel Nuovo Testamento è riferito essenzialmente all’Ascensione (At 2,33). Per Giovanni ha significato di glorificazione, regalità, salvezza.
Gli “ultimi tempi” sono già iniziati
a) Il giudizio finale in Giovanni non è sentenza di ricompensa o condanna eterna, nè la venuta del Figlio tra sconvolgimenti cosmici. Ma Gesù, colui che è chiamato a giudicare, non emette nessuna sentenza, ma lascia che siano gli uomini, in piena libertà, ad accoglierlo e salvarsi o a rifiutarlo e dannarsi (Gv 3,18-21);
b) la Chiesa è il vero Israele escatologico, la comunità del Messia (Is 2,2-5; 4,2; 11,1-11; Ger 23,2-6; 31,7-11; Mic 2,12-13): Gesù è l’unico pastore atteso per la fine dei tempi (10,11; 11,51-52), la Chiesa è la sua tunica indivisa (19,23-24), sotto la Croce nasce un nuovo popolo, rappresentato da Maria e Giovanni (19,25-27).
Cristo regna dal legno
Nell’Antico Testamento solo Dio regna su Israele (Sl regali, 1 Sam 8…): anche il re terreno è solo un suo rappresentante: solo il Messia avrà parte del potere regale (Sl 110). Nei due capitoli della Passione la parola “re” compare una decina di volte e molte sono le scene “regali” (l’affermazione esplicita della propria regalità da parte di Gesù: 18,37; la coronazione di spine e il mantello di porpora: 19,2; lo scherno al “Re dei Giudei”: 19,3; l’”Ecce homo”: 19,4-5; il titolo sulla croce di “Re dei Giudei”: 19,19-22; la croce come trono del Re Messia…). Per Giovanni la morte di Gesù in croce è in realtà la sua intronizzazione come Signore dell’universo: Gesù è “il Signore che regna dal legno” (Sl 96,10).
La croce è il compimento dell’“ora” di Gesù
Sulla croce si compie il grande movimento discensionale del Verbo che si è fatto carne davvero e che ora, in un grande movimento ascensionale, porta tutta la finitudine creaturale nell’infinità di Dio.
Gesù è Signore anche nella Passione
E’ sempre Gesù il protagonista degli eventi, da lui già previsti (18,4) e liberamente accettati e condotti (18,5-9; 13,27; 19,17…): perciò Giovanni, a differenza dei sinottici, omette tutto ciò che può sembrare non “regale” nella Passione di Gesù (l’agonia nel Getsemani e il sudar sangue, il bacio di Giuda, la fuga dei discepoli, gli sputi e le bastonate sul capo, il grido di Gesù morente…).
La croce “segno” definitivo
La Croce è la suprema Rivelazione di Dio, il suo massimo e definitivo intervento di trasformazione della storia.
Contemplare il Crocifisso
Per capire l’essenza di Dio, la sua intimità più profonda, che è solo amore, tenerezza, dono, Papa Francesco ci invita a contemplare il Crocifisso: “«Quando avrete innalzato il Figlio dell’Uomo, allora conoscerete che Io sono» (Gv 8,21-30)… È qui la chiave della nostra salvezza, la chiave della nostra pazienza nel cammino della vita, la chiave per superare i nostri deserti: guardare il crocifisso. Guardare Cristo crocifisso… Guardalo. Guarda le piaghe. Entra nelle piaghe. Per quelle piaghe noi siamo stati guariti. Ti senti avvelenato, ti senti triste, senti che la tua vita non va, è piena di difficoltà e anche di malattia? Guarda lì. In silenzio. Guarda. Ma guarda, in quei momenti guarda il crocifisso brutto, cioè il reale: perché gli artisti hanno fatto crocifissi belli, artistici, anche alcuni sono d’oro, di pietre preziose. Non sempre è mondanità: quello vuole significare la gloria della croce, la gloria della risurrezione. Ma quando tu ti senti così, guarda questo: prima della gloria… Insegnate ai vostri bambini a guardare entrambi, sia il crocifisso, sia la gloria di Cristo. Soprattutto nei momenti brutti, nei momenti difficili, avvelenati un po’ dall’aver detto nel nostro cuore qualche delusione contro Dio, bisogna guardare specialmente le piaghe. Cristo innalzato come il serpente di Numeri 21,4-9: perché lui si è fatto serpente, si è annientato tutto per vincere «il» serpente maligno”.
Nella “Gaudete et exsultate” il Papa dice: “Quando senti la tentazione di invischiarti nella tua debolezza, alza gli occhi al Crocifisso e digli: «Signore, io sono un poveretto, ma tu puoi compiere il miracolo di rendermi un poco migliore»”; “Ricordiamo che «è la contemplazione del volto di Gesù morto e risorto che ricompone la nostra umanità, anche quella frammentata per le fatiche della vita, o segnata dal peccato. Non dobbiamo addomesticare la potenza del volto di Cristo». Dunque mi permetto di chiederti: ci sono momenti in cui ti poni alla sua presenza in silenzio, rimani con Lui senza fretta, e ti lasci guardare da Lui? Lasci che il suo fuoco infiammi il tuo cuore? Se non permetti che Lui alimenti in esso il calore dell’amore e della tenerezza, non avrai fuoco, e così come potrai infiammare il cuore degli altri con la tua testimonianza e le tue parole? E se davanti al volto di Cristo ancora non riesci a lasciarti guarire e trasformare, allora penetra nelle viscere del Signore, entra nelle sue piaghe, perché lì ha sede la misericordia divina” (nn. 15; 151).
Buona Misericordia a tutti!
Chi volesse leggere un’esegesi più completa del testo, o qualche approfondimento, me li chieda a migliettacarlo@gmail.com.
Fonte dell’articolo
Spazio Spadoni
Cari Consorelle e Confratelli delle Misericordie, sono Carlo Miglietta, medico, biblista, laico, marito, papà e nonno (www.buonabibbiaatutti.it). Anche oggi condivido con voi un breve pensiero di meditazione sul Vangelo, con particolare riferimento al tema della misericordia.
Il racconto della Passione e Morte di Gesù riveste, nel Vangelo di Giovanni, alcune caratteristiche specifiche, con la sottolineatura di alcuni temi.
Il giardino
Il brano inizia e termina con la menzione di un giardino (18,1: il Getsemani; 19,41-42: il sepolcro), chiaro riferimento all’Eden dove si svolse la prima grande lotta tra il bene ed il male; ma nella tradizione ebraica il giardino è lo stesso Israele, e in un giardino il Messia condurrà i giusti alla fine dei tempi (Paradiso deriva dal persiano pairi-daeza, che significa “giardino reale”).
L’ “innalzamento”
Tre volte Gesù annuncia il suo “innalzamento”, hypsothènai (3,1-4-15; 8,28; 12,32). Nell’Antico Testamento “innalzare” significa esaltare, glorificare, talora regnare (Is 52,13; 1 Mac 8; 11,16): “innalzare” è usato in Nm 21 per il serpente di bronzo che dà guarigione a tutti i colpiti dai morsi dei serpenti. Nel Nuovo Testamento è riferito essenzialmente all’Ascensione (At 2,33). Per Giovanni ha significato di glorificazione, regalità, salvezza.
Gli “ultimi tempi” sono già iniziati
a) Il giudizio finale in Giovanni non è sentenza di ricompensa o condanna eterna, nè la venuta del Figlio tra sconvolgimenti cosmici. Ma Gesù, colui che è chiamato a giudicare, non emette nessuna sentenza, ma lascia che siano gli uomini, in piena libertà, ad accoglierlo e salvarsi o a rifiutarlo e dannarsi (Gv 3,18-21);
b) la Chiesa è il vero Israele escatologico, la comunità del Messia (Is 2,2-5; 4,2; 11,1-11; Ger 23,2-6; 31,7-11; Mic 2,12-13): Gesù è l’unico pastore atteso per la fine dei tempi (10,11; 11,51-52), la Chiesa è la sua tunica indivisa (19,23-24), sotto la Croce nasce un nuovo popolo, rappresentato da Maria e Giovanni (19,25-27).
Cristo regna dal legno
Nell’Antico Testamento solo Dio regna su Israele (Sl regali, 1 Sam 8…): anche il re terreno è solo un suo rappresentante: solo il Messia avrà parte del potere regale (Sl 110). Nei due capitoli della Passione la parola “re” compare una decina di volte e molte sono le scene “regali” (l’affermazione esplicita della propria regalità da parte di Gesù: 18,37; la coronazione di spine e il mantello di porpora: 19,2; lo scherno al “Re dei Giudei”: 19,3; l’”Ecce homo”: 19,4-5; il titolo sulla croce di “Re dei Giudei”: 19,19-22; la croce come trono del Re Messia…). Per Giovanni la morte di Gesù in croce è in realtà la sua intronizzazione come Signore dell’universo: Gesù è “il Signore che regna dal legno” (Sl 96,10).
La croce è il compimento dell’“ora” di Gesù
Sulla croce si compie il grande movimento discensionale del Verbo che si è fatto carne davvero e che ora, in un grande movimento ascensionale, porta tutta la finitudine creaturale nell’infinità di Dio.
Gesù è Signore anche nella Passione
E’ sempre Gesù il protagonista degli eventi, da lui già previsti (18,4) e liberamente accettati e condotti (18,5-9; 13,27; 19,17…): perciò Giovanni, a differenza dei sinottici, omette tutto ciò che può sembrare non “regale” nella Passione di Gesù (l’agonia nel Getsemani e il sudar sangue, il bacio di Giuda, la fuga dei discepoli, gli sputi e le bastonate sul capo, il grido di Gesù morente…).
La croce “segno” definitivo
La Croce è la suprema Rivelazione di Dio, il suo massimo e definitivo intervento di trasformazione della storia.
Contemplare il Crocifisso
Per capire l’essenza di Dio, la sua intimità più profonda, che è solo amore, tenerezza, dono, Papa Francesco ci invita a contemplare il Crocifisso: “«Quando avrete innalzato il Figlio dell’Uomo, allora conoscerete che Io sono» (Gv 8,21-30)… È qui la chiave della nostra salvezza, la chiave della nostra pazienza nel cammino della vita, la chiave per superare i nostri deserti: guardare il crocifisso. Guardare Cristo crocifisso… Guardalo. Guarda le piaghe. Entra nelle piaghe. Per quelle piaghe noi siamo stati guariti. Ti senti avvelenato, ti senti triste, senti che la tua vita non va, è piena di difficoltà e anche di malattia? Guarda lì. In silenzio. Guarda. Ma guarda, in quei momenti guarda il crocifisso brutto, cioè il reale: perché gli artisti hanno fatto crocifissi belli, artistici, anche alcuni sono d’oro, di pietre preziose. Non sempre è mondanità: quello vuole significare la gloria della croce, la gloria della risurrezione. Ma quando tu ti senti così, guarda questo: prima della gloria… Insegnate ai vostri bambini a guardare entrambi, sia il crocifisso, sia la gloria di Cristo. Soprattutto nei momenti brutti, nei momenti difficili, avvelenati un po’ dall’aver detto nel nostro cuore qualche delusione contro Dio, bisogna guardare specialmente le piaghe. Cristo innalzato come il serpente di Numeri 21,4-9: perché lui si è fatto serpente, si è annientato tutto per vincere «il» serpente maligno”.
Nella “Gaudete et exsultate” il Papa dice: “Quando senti la tentazione di invischiarti nella tua debolezza, alza gli occhi al Crocifisso e digli: «Signore, io sono un poveretto, ma tu puoi compiere il miracolo di rendermi un poco migliore»”; “Ricordiamo che «è la contemplazione del volto di Gesù morto e risorto che ricompone la nostra umanità, anche quella frammentata per le fatiche della vita, o segnata dal peccato. Non dobbiamo addomesticare la potenza del volto di Cristo». Dunque mi permetto di chiederti: ci sono momenti in cui ti poni alla sua presenza in silenzio, rimani con Lui senza fretta, e ti lasci guardare da Lui? Lasci che il suo fuoco infiammi il tuo cuore? Se non permetti che Lui alimenti in esso il calore dell’amore e della tenerezza, non avrai fuoco, e così come potrai infiammare il cuore degli altri con la tua testimonianza e le tue parole? E se davanti al volto di Cristo ancora non riesci a lasciarti guarire e trasformare, allora penetra nelle viscere del Signore, entra nelle sue piaghe, perché lì ha sede la misericordia divina” (nn. 15; 151).
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Vangelo di domenica 28 settembre: XXVI domenica anno C: Luca 16, 19-31
Vangelo di domenica 21 settembre: XXV domenica anno C: Luca 16, 1-13
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Vangelo di domenica 7 settembre: XXIII domenica anno C: Luca 14, 25-33
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