Cari Consorelle e Confratelli delle Misericordie, sono Carlo Miglietta, medico, biblista, laico, marito, papà e nonno (www.buonabibbiaatutti.it). Anche oggi condivido con voi un breve pensiero di meditazione sul Vangelo, con particolare riferimento al tema della misericordia.
La Festa dell’Epifania annuncia la rivelazione del Messia alle genti. La parola “Epifania” significa “manifestazione”: Gesù si rivela alle nazioni. La pagina dei Magi è una solenne dichiarazione di missionarietà e di universalismo. Questo episodio, posto all’inizio del Vangelo di Matteo, richiama la conclusione dello stesso Vangelo: “Andate e fate mie discepole tutte le genti…” (Mt 28,18). Due pagine missionarie che aprono e chiudono la storia di Cristo, con una differenza:
nell’episodio dei Magi sono le genti che arrivano a Gerusalemme, alla fine del Vangelo è la Chiesa inviata al mondo: è “la Chiesa in uscita”, di cui spesso ci parla Papa Francesco, “uscire verso gli altri per giungere alle periferie umane” (Evangelii gaudium, n. 46).
“Gesù è stato partorito da Maria, la povera figlia di Israele, e i pastori, accorsi alla parola rivolta loro dall’angelo, hanno visto «un bambino avvolto in fasce deposto in una mangiatoia» (cfr Lc 2,7.12.16). Nato a Betlemme, la città di David (cfr 1 Sam 16), Gesù è un discendente di David a cui spetta il titolo di Messia, di Re dei Giudei; ma proprio il Vangelo secondo Matteo, così radicato nell’ambiente giudaico, mette in evidenza che Gesù è il Salvatore destinato a tutta l’umanità e, quindi, la sua rivelazione è indirizzata a tutte le genti, ai pagani, nella cui discendenza anche noi siamo collocati… Sì, l’universalità della buona notizia è affermata già al momento della nascita di Gesù, e l’episodio dei Magi appare come una profezia che si compirà nella storia della chiesa, quando il Vangelo raggiungerà tutte le culture dei popoli” (E. Bianchi).
Da sempre l’Epifania ha pertanto avuto nella Chiesa una caratterizzazione missionaria, al punto che oggi si celebra la Giornata Mondiale per l’infanzia missionaria. Il Concilio Ecumenico Vaticano II ha ribadito: “La Chiesa peregrinante è per sua natura missionaria” (Ad gentes, n. 2); ed ha invitato “ciascuna comunità… ad allargare la vasta trama della sua carità fino ai confini della terra, dimostrando per quelli che sono lontani la stessa sollecitudine che ha per coloro che sono i suoi propri membri” (id., n. 37). La missione fa parte quindi costitutiva, integrante della vita della Chiesa, “in quanto è dalla missione del Figlio e dalla missione dello Spirito Santo che essa, secondo il disegno del Padre, deriva la propria origine” (Ad gentes, n. 2).
L’Eucarestia ha avuto vari nomi nelle Chiese. E ‘interessante notare come nella terminologia occidentale prevalga l’aspetto missionario, di invio: “Messa”, che letteralmente significa “inviata”, “mandata”. Il vocabolo deriva dalle parole che alla fine della celebrazione il prete dichiarava: “Ite, missa est”, cioè: “Andate, (l’Eucarestia) è stata inviata (agli assenti)” (N. Zingarelli), ai malati, ai prigionieri, ai fratelli lontani… “La si chiama… «Santa Messa», perché la Liturgia, nella quale si è compiuto il mistero della salvezza, si conclude con l’invio dei fedeli («missio») affinché compiano la volontà di Dio nella loro vita quotidiana” (Catechismo Chiesa Cattolica, n. 1332).
L’Eucarestia non è intimistica relazione con il Cristo, fine a se stessa. Ci si unisce a lui e in lui per poi mandarci nel mondo, per farci suoi missionari. “Il banchetto eucaristico non è mai, come nei culti misterici, riservato ad un’élite di iniziati, ma… è essenzialmente aperto e dinamico, proteso all’invito e alla comunicazione di tutti per la salvezza del mondo intero” (P. Visentin). “L’Eucaristia si pone come fonte e insieme come culmine di tutta l’evangelizzazione, poiché il suo fine è la comunione degli uomini con Cristo e in Lui col Padre e con lo Spirito Santo” (Giovanni Paolo II, Ecclesia de Eucharistia, 2003, n. 22). “É dall’Eucarestia che scaturisce la missione. Se la «missione» è un «modo di essere» modellato sul Cristo, essa inizia e muove proprio da quel corpo donato e da quel sangue versato” (CEI, Comunione e comunità missionaria, n. 37). È questa la dinamica del sacramento: riempirsi del Signore per traboccarne ai fratelli. “«Fate questo in memoria di me». Si pensa che queste parole riguardino solo la formula della consacrazione. Ma Gesù non ci ha mai chiesto di ripeterle. Ci ha chiesto, invece, di fare quello che lui stesso faceva in quel momento. E cioè prepararsi a dare la vita per la salvezza del mondo… Se le nostre celebrazioni eucaristiche in passato non sono state efficaci per trasformare la vita delle persone, nel rendere i fedeli più impegnati nell’opera di Cristo, forse è perché la gente ha sempre pensato di dovere ricevere anziché dare. Le mani che porgiamo, tuttavia, non sono solo per ricevere il corpo di Cristo, ma anche per darlo agli altri. È questa l’essenza della missione cristiana” (P. Bernier).
Come ci ricorda Maria nel Vangelo odierno, che tende le sue mani, che stringono il divino Bambino, per offrirlo a questi Pagani venuti dall’oriente.
Buona Misericordia a tutti!
Chi volesse leggere un’esegesi più completa del testo, o qualche approfondimento, me li chieda a migliettacarlo@gmail.com.
Vangelo di Venerdì 6 Gennaio: Matteo 2, 1-12
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Cari Consorelle e Confratelli delle Misericordie, sono Carlo Miglietta, medico, biblista, laico, marito, papà e nonno (www.buonabibbiaatutti.it). Anche oggi condivido con voi un breve pensiero di meditazione sul Vangelo, con particolare riferimento al tema della misericordia.
La Festa dell’Epifania annuncia la rivelazione del Messia alle genti. La parola “Epifania” significa “manifestazione”: Gesù si rivela alle nazioni. La pagina dei Magi è una solenne dichiarazione di missionarietà e di universalismo. Questo episodio, posto all’inizio del Vangelo di Matteo, richiama la conclusione dello stesso Vangelo: “Andate e fate mie discepole tutte le genti…” (Mt 28,18). Due pagine missionarie che aprono e chiudono la storia di Cristo, con una differenza:
nell’episodio dei Magi sono le genti che arrivano a Gerusalemme, alla fine del Vangelo è la Chiesa inviata al mondo: è “la Chiesa in uscita”, di cui spesso ci parla Papa Francesco, “uscire verso gli altri per giungere alle periferie umane” (Evangelii gaudium, n. 46).
“Gesù è stato partorito da Maria, la povera figlia di Israele, e i pastori, accorsi alla parola rivolta loro dall’angelo, hanno visto «un bambino avvolto in fasce deposto in una mangiatoia» (cfr Lc 2,7.12.16). Nato a Betlemme, la città di David (cfr 1 Sam 16), Gesù è un discendente di David a cui spetta il titolo di Messia, di Re dei Giudei; ma proprio il Vangelo secondo Matteo, così radicato nell’ambiente giudaico, mette in evidenza che Gesù è il Salvatore destinato a tutta l’umanità e, quindi, la sua rivelazione è indirizzata a tutte le genti, ai pagani, nella cui discendenza anche noi siamo collocati… Sì, l’universalità della buona notizia è affermata già al momento della nascita di Gesù, e l’episodio dei Magi appare come una profezia che si compirà nella storia della chiesa, quando il Vangelo raggiungerà tutte le culture dei popoli” (E. Bianchi).
Da sempre l’Epifania ha pertanto avuto nella Chiesa una caratterizzazione missionaria, al punto che oggi si celebra la Giornata Mondiale per l’infanzia missionaria. Il Concilio Ecumenico Vaticano II ha ribadito: “La Chiesa peregrinante è per sua natura missionaria” (Ad gentes, n. 2); ed ha invitato “ciascuna comunità… ad allargare la vasta trama della sua carità fino ai confini della terra, dimostrando per quelli che sono lontani la stessa sollecitudine che ha per coloro che sono i suoi propri membri” (id., n. 37). La missione fa parte quindi costitutiva, integrante della vita della Chiesa, “in quanto è dalla missione del Figlio e dalla missione dello Spirito Santo che essa, secondo il disegno del Padre, deriva la propria origine” (Ad gentes, n. 2).
L’Eucarestia ha avuto vari nomi nelle Chiese. E ‘interessante notare come nella terminologia occidentale prevalga l’aspetto missionario, di invio: “Messa”, che letteralmente significa “inviata”, “mandata”. Il vocabolo deriva dalle parole che alla fine della celebrazione il prete dichiarava: “Ite, missa est”, cioè: “Andate, (l’Eucarestia) è stata inviata (agli assenti)” (N. Zingarelli), ai malati, ai prigionieri, ai fratelli lontani… “La si chiama… «Santa Messa», perché la Liturgia, nella quale si è compiuto il mistero della salvezza, si conclude con l’invio dei fedeli («missio») affinché compiano la volontà di Dio nella loro vita quotidiana” (Catechismo Chiesa Cattolica, n. 1332).
L’Eucarestia non è intimistica relazione con il Cristo, fine a se stessa. Ci si unisce a lui e in lui per poi mandarci nel mondo, per farci suoi missionari. “Il banchetto eucaristico non è mai, come nei culti misterici, riservato ad un’élite di iniziati, ma… è essenzialmente aperto e dinamico, proteso all’invito e alla comunicazione di tutti per la salvezza del mondo intero” (P. Visentin). “L’Eucaristia si pone come fonte e insieme come culmine di tutta l’evangelizzazione, poiché il suo fine è la comunione degli uomini con Cristo e in Lui col Padre e con lo Spirito Santo” (Giovanni Paolo II, Ecclesia de Eucharistia, 2003, n. 22). “É dall’Eucarestia che scaturisce la missione. Se la «missione» è un «modo di essere» modellato sul Cristo, essa inizia e muove proprio da quel corpo donato e da quel sangue versato” (CEI, Comunione e comunità missionaria, n. 37). È questa la dinamica del sacramento: riempirsi del Signore per traboccarne ai fratelli. “«Fate questo in memoria di me». Si pensa che queste parole riguardino solo la formula della consacrazione. Ma Gesù non ci ha mai chiesto di ripeterle. Ci ha chiesto, invece, di fare quello che lui stesso faceva in quel momento. E cioè prepararsi a dare la vita per la salvezza del mondo… Se le nostre celebrazioni eucaristiche in passato non sono state efficaci per trasformare la vita delle persone, nel rendere i fedeli più impegnati nell’opera di Cristo, forse è perché la gente ha sempre pensato di dovere ricevere anziché dare. Le mani che porgiamo, tuttavia, non sono solo per ricevere il corpo di Cristo, ma anche per darlo agli altri. È questa l’essenza della missione cristiana” (P. Bernier).
Come ci ricorda Maria nel Vangelo odierno, che tende le sue mani, che stringono il divino Bambino, per offrirlo a questi Pagani venuti dall’oriente.
Buona Misericordia a tutti!
Chi volesse leggere un’esegesi più completa del testo, o qualche approfondimento, me li chieda a migliettacarlo@gmail.com.
Fonte dell’articolo
Spazio Spadoni
Cari Consorelle e Confratelli delle Misericordie, sono Carlo Miglietta, medico, biblista, laico, marito, papà e nonno (www.buonabibbiaatutti.it). Anche oggi condivido con voi un breve pensiero di meditazione sul Vangelo, con particolare riferimento al tema della misericordia.
La Festa dell’Epifania annuncia la rivelazione del Messia alle genti. La parola “Epifania” significa “manifestazione”: Gesù si rivela alle nazioni. La pagina dei Magi è una solenne dichiarazione di missionarietà e di universalismo. Questo episodio, posto all’inizio del Vangelo di Matteo, richiama la conclusione dello stesso Vangelo: “Andate e fate mie discepole tutte le genti…” (Mt 28,18). Due pagine missionarie che aprono e chiudono la storia di Cristo, con una differenza:
nell’episodio dei Magi sono le genti che arrivano a Gerusalemme, alla fine del Vangelo è la Chiesa inviata al mondo: è “la Chiesa in uscita”, di cui spesso ci parla Papa Francesco, “uscire verso gli altri per giungere alle periferie umane” (Evangelii gaudium, n. 46).
“Gesù è stato partorito da Maria, la povera figlia di Israele, e i pastori, accorsi alla parola rivolta loro dall’angelo, hanno visto «un bambino avvolto in fasce deposto in una mangiatoia» (cfr Lc 2,7.12.16). Nato a Betlemme, la città di David (cfr 1 Sam 16), Gesù è un discendente di David a cui spetta il titolo di Messia, di Re dei Giudei; ma proprio il Vangelo secondo Matteo, così radicato nell’ambiente giudaico, mette in evidenza che Gesù è il Salvatore destinato a tutta l’umanità e, quindi, la sua rivelazione è indirizzata a tutte le genti, ai pagani, nella cui discendenza anche noi siamo collocati… Sì, l’universalità della buona notizia è affermata già al momento della nascita di Gesù, e l’episodio dei Magi appare come una profezia che si compirà nella storia della chiesa, quando il Vangelo raggiungerà tutte le culture dei popoli” (E. Bianchi).
Da sempre l’Epifania ha pertanto avuto nella Chiesa una caratterizzazione missionaria, al punto che oggi si celebra la Giornata Mondiale per l’infanzia missionaria. Il Concilio Ecumenico Vaticano II ha ribadito: “La Chiesa peregrinante è per sua natura missionaria” (Ad gentes, n. 2); ed ha invitato “ciascuna comunità… ad allargare la vasta trama della sua carità fino ai confini della terra, dimostrando per quelli che sono lontani la stessa sollecitudine che ha per coloro che sono i suoi propri membri” (id., n. 37). La missione fa parte quindi costitutiva, integrante della vita della Chiesa, “in quanto è dalla missione del Figlio e dalla missione dello Spirito Santo che essa, secondo il disegno del Padre, deriva la propria origine” (Ad gentes, n. 2).
L’Eucarestia ha avuto vari nomi nelle Chiese. E ‘interessante notare come nella terminologia occidentale prevalga l’aspetto missionario, di invio: “Messa”, che letteralmente significa “inviata”, “mandata”. Il vocabolo deriva dalle parole che alla fine della celebrazione il prete dichiarava: “Ite, missa est”, cioè: “Andate, (l’Eucarestia) è stata inviata (agli assenti)” (N. Zingarelli), ai malati, ai prigionieri, ai fratelli lontani… “La si chiama… «Santa Messa», perché la Liturgia, nella quale si è compiuto il mistero della salvezza, si conclude con l’invio dei fedeli («missio») affinché compiano la volontà di Dio nella loro vita quotidiana” (Catechismo Chiesa Cattolica, n. 1332).
L’Eucarestia non è intimistica relazione con il Cristo, fine a se stessa. Ci si unisce a lui e in lui per poi mandarci nel mondo, per farci suoi missionari. “Il banchetto eucaristico non è mai, come nei culti misterici, riservato ad un’élite di iniziati, ma… è essenzialmente aperto e dinamico, proteso all’invito e alla comunicazione di tutti per la salvezza del mondo intero” (P. Visentin). “L’Eucaristia si pone come fonte e insieme come culmine di tutta l’evangelizzazione, poiché il suo fine è la comunione degli uomini con Cristo e in Lui col Padre e con lo Spirito Santo” (Giovanni Paolo II, Ecclesia de Eucharistia, 2003, n. 22). “É dall’Eucarestia che scaturisce la missione. Se la «missione» è un «modo di essere» modellato sul Cristo, essa inizia e muove proprio da quel corpo donato e da quel sangue versato” (CEI, Comunione e comunità missionaria, n. 37). È questa la dinamica del sacramento: riempirsi del Signore per traboccarne ai fratelli. “«Fate questo in memoria di me». Si pensa che queste parole riguardino solo la formula della consacrazione. Ma Gesù non ci ha mai chiesto di ripeterle. Ci ha chiesto, invece, di fare quello che lui stesso faceva in quel momento. E cioè prepararsi a dare la vita per la salvezza del mondo… Se le nostre celebrazioni eucaristiche in passato non sono state efficaci per trasformare la vita delle persone, nel rendere i fedeli più impegnati nell’opera di Cristo, forse è perché la gente ha sempre pensato di dovere ricevere anziché dare. Le mani che porgiamo, tuttavia, non sono solo per ricevere il corpo di Cristo, ma anche per darlo agli altri. È questa l’essenza della missione cristiana” (P. Bernier).
Come ci ricorda Maria nel Vangelo odierno, che tende le sue mani, che stringono il divino Bambino, per offrirlo a questi Pagani venuti dall’oriente.
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Spazio Spadoni
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Vangelo di domenica 19 ottobre: XXIX domenica anno C: Luca 18, 1-8
Vangelo di domenica 12 ottobre: XXVIII domenica anno C: Luca 17, 11-19
Vangelo di domenica 05 ottobre: XXVII domenica anno C: Luca 17, 5-10
Vangelo di domenica 28 settembre: XXVI domenica anno C: Luca 16, 19-31
Vangelo di domenica 21 settembre: XXV domenica anno C: Luca 16, 1-13
Vangelo di domenica 14 settembre: Esaltazione della Santa Croce: Giovanni 3, 13-17
Vangelo di domenica 7 settembre: XXIII domenica anno C: Luca 14, 25-33
Vangelo di domenica 31 agosto: XXII domenica anno C: Luca 14, 1. 7-14
Vangelo di domenica 24 agosto: XXI domenica anno C: Luca 13, 22-30
Vangelo di domenica 17 agosto: XX domenica anno C: Luca 12,49-53